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La produzione e l’occupazione dell’Eurozona stanno ancora andando indietro

Produzione e l’occupazione

Ci sono molti commentatori pro-austerità che stanno dicendo che il peggio nella crisi dell’Eurozona è passato. Naturalmente, a questi commenti fanno seguire il dato di fatto che il miglioramento sia tutto merito dell’austerità. Io devo vivere in un altro universo perché la mia lettura dei dati mi dice che l’austerità continua a pesare sulla crescita e sulla prosperità nell’Eurozona, cosi come la produzione industriale e l’occupazione diminuiscono. Ho fatto l’update del mio database sull’Eurozona oggi, in modo da riflettere i dati rilasciati da Eurostat; e questo articolo provvede alcune indicazione su quello che i dati ci stanno correntemente dicendo. Il messaggio è coerente con la mia interpretazione che non abbiamo ancora avuto la ripresa ed una importante inversione di politica a favore di uno stimolo è disperatamente giustificata. I dati ci dicono che nell’Eurozona la produzione e la disoccupazione stanno ancora andando indietro = 5 anni dopo l’inizio della crisi.

 Il 12 Settembre 2013 Eurostat ha emesso i suoi ultimi dati sulla produzione industriale, in cui annunciava che – La produzione industriale cala del 1,5% nell’area euro.

 Eurostat ci dice che:

"Nel Luglio 2013, comparato con il Giugno 2013 la produzione industriale regolata stagionale … è caduta di 1,5% nella euro area 2 (Euro Area 17 paesi membri) e dell’1% nella EU (27 paesi membri) … Nel Luglio 2013 comparato con il Giugno 2012 … la produzione industriale è scesa di 2,1% nell’euro area e di 1,7% nella EU.  "

C’era stata una lieve ripresa nei dati del Giugno 2013 ma il trend è ancora verso il basso e sta accelerando. Anche l’economia centrale, quella della Germania, si è contratta del 2,5% nell’anno al Luglio 2013, in termini di produzione industriale. Quella greca si è contratta dell’8,2% nel medesimo periodo, l’Irlanda del 7,9% e l’Italia del 4,3%. La produzione di beni capitali (un indicatore dell’andamento degli investimenti e della crescita futura) è diminuito del 3,3%, nell’anno, al Luglio 2013.

A me non sembra che il peggio sia passato.

Il giorno dopo la pubblicazione di questi dati, Eurostat ha emesso gli ultimi dati nazionali stimati per la disoccupazione – L’occupazione scende dello 0,1% nell’euro area, stabile nell’Europa dei 27 - che ci presentano delle notizie piuttosto desolanti. 

Il principale messaggio è che: 

"Il numero di persone occupate ... è diminuito dello 0,1% nella zona euro ... ed è rimasta stabile nella UE dei 27 Stati nel secondo trimestre del 2013 rispetto al trimestre precedente ... Nel primo trimestre del 2013, l'occupazione è diminuita dello 0,4% nella zona euro e dello 0,2% nell'Ue-27 ... Rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente, l'occupazione è scesa dell’1,0% nella zona euro e dello 0,4% nell'UE-27 nel secondo trimestre del 2013 (dopo un -1,0% e un -0,5% rispettivamente nel il primo trimestre del 2013)."

Il seguente grafico è preso dalla pubblicazione di Eurostat e si spiega da solo. [Evoluzione dell’occupazione. Indici: 2005 primo trimestre = 100 n.d.t.]

Graph Eurozone Total Employment June 2013

Quei risultati non sono il segnale di una ripresa in corso anche se è vero che la crescita dell'occupazione delle persone è ritardata rispetto al ciclo di crescita dopo una recessione, perché le aziende fanno prima la regolazione delle ore, mentre “lavorano” su un rinnovamento della crescita della domanda se è probabile che duri.

Ma il tipo di regolazione non è coerente con un calo continuo dell'occupazione complessiva. Dal momento che, dal primo trimestre del 2011, l'occupazione è diminuita in tutti i trimestri.

Durante l'anno, al Giugno del 2013, l'occupazione è scesa del 4,3% in Grecia, del 3,7% in Spagna, 2,2% in Italia, 6,6% a Cipro, 4% in Portogallo, che sono tra i più grandi Stati membri.

I dati dell’occupazione si integrano con i risultati della produzione industriale abbastanza da vicino. L'occupazione industriale totale nella zona euro è diminuita del 1,5% annuo al Giugno 2013. L’occupazione nel settore costruzioni è scesa del 6,3% nella zona euro.

Tasso di occupazione.

Il rapporto occupati/popolazione è una misura utile, perché in situazioni normali, la sua variazione è guidata dal numeratore, cioè, i cambiamenti d'impiego. Questo perché il denominatore, popolazione, è abbastanza stabile e ciclicamente invariante (di solito). Questo risolve le carenze dei tassi che vengono calcolati utilizzando la forza lavoro come denominatore – visto che quest'ultimo è ciclicamente sensibile – che aumenta in periodi buoni e diminuisce in quelli cattivi.

Dico anche in "situazioni normali", perché quello che stiamo vedendo in nazioni come l'Irlanda, la Spagna, la Lettonia, ecc., dove centinaia di migliaia di lavoratori stanno migrando verso altre nazioni in cerca di lavoro, è anormale. Il seguente grafico mostra il tasso di occupazione, per le nazioni dell'Eurozona selezionate, tra il 2000 e il 2012. Il dato è tratto da un'indagine di Eurostat sulla forza di lavoro.

Eurostat calcola il tasso di occupazione:

"... Dividendo il numero delle persone di età compresa tra 20 e 64 occupate per la popolazione totale della stessa fascia di età."

Così gli adolescenti sono esclusi dalla misura e, se inclusi, renderebbero le tendenze negative molto peggiori di quello che già sono.

I dati mostrano, per esempio, che la Grecia è passata da un picco del 66,8% nel 2008 al 55,3% nel 2012, e quasi certamente molto più basso per la fine di quest'anno. Avrà circa il 50 % della loro popolazione adulta (oltre i 20 anni), ed in età lavorativa, senza lavoro. Questo è un risultato straordinario per un paese avanzato.

Il miracolo irlandese ha visto il suo tasso di caduta dell’occupazione da un picco del 73,8% nel 2007 al 63,7% nel 2012 e con un trend ancora in calo. Spagna - picco al 69,5% nel 2007 al 59,3% nel 2012 ed in caduta. Il picco della Lettonia era al 75,8% nel 2008 e nel 2012 è stato del 68,2% dopo essere caduto al 65% nel 2010. Naturalmente, il rapporto aumenta se vi è una considerevole emigrazione dalla nazione, anche se in Lettonia l'occupazione è ancora in calo nel corso dei primi sei mesi del 2013.

Grafico Tasso di disoccupazione in Eurozona 2000-2012

Si segnala che il risultato tedesco dovrebbe essere “temperato” dalla consapevolezza che nel periodo indicato (in particolare dopo le riforme Hartz) la qualità del lavoro è diminuita (aumentata la sottoccupazione, le precarietà ed i precari - i cosiddetti "mini-jobs" ).

Si prega di leggere il mio blog - 72% di disoccupazione giovanile, il coronamento dell’infestazione neoliberista - per sapere di più della discussione sulle riforme Hartz.

I Mini-Jobs sono nati da un'idea di Gerhard Schröder nel 2003 come un modo per “trattare” l'alto tasso di disoccupazione seguito all'integrazione della Germania orientale.

Questi posti di lavoro sono precari, pagano una miseria e si estendono, per le prestazioni dovute dai datori di lavoro, sotto forma di minori contributi sociali, assicurativi, ecc. ecc.

I vantaggi standard spettanti ai lavoratori tradizionali - come l'accumulo dell’indennità di disoccupazione, ecc. ecc., sono negati ai lavoratori dei mini-job.

Circa il 20% di tutti i dipendenti sono ora in mini-posti di lavoro e molti fanno più lavori per raschiare un reddito sufficiente a vivere.
La prova è che le persone restano intrappolate in questi posti di lavoro a basso salario senza prospettive di mobilità verso l'alto. Le imprese tendono sempre più vicendevolmente una con l’altra a frazionare i posti di lavoro esistenti in modo da sfruttare le opportunità di salari più bassi.

Nell’articolo citato sopra, discuto come queste cosiddette riforme hanno contribuito ad amplificare le conseguenze dei difetti di progettazione dell’unione monetaria quando la crisi globale si è sviluppata.

La crescita reale del PIL tedesco era piuttosto scarsa nel periodo precedente alla crisi ed è stata guidata dal suo approccio del basso-salario e delle esportazioni, che ha soffocato la domanda interna e confidato su ampi disavanzi correnti per i suoi vicini. Il cosiddetto "eccesso di spesa" di nazioni come la Grecia era solo una immagine speculare del sottoutilizzo dei lavoratori tedeschi. Il sottoutilizzo è stato la diretta conseguenza del passaggio alla deregolamentazione del mercato del lavoro e dello spostamento del reddito reale lontano dai salari e verso i profitti che ne sono seguiti.

Bambini in famiglie senza lavoro.

I neo-liberisti stanno continuamente minacciando circa gli oneri che generazione attuale lascerà ai suoi nipoti a causa dei deficit di bilancio.

Tuttavia, essi non parlano mai degli oneri che si lasciano ai disoccupati – sia come esperienza diretta che come esperienza passiva (crescere in una famiglia di disoccupati).

Il seguente grafico mostra la percentuale di persone di età compresa tra 0-17 anni che vivono in famiglie in cui nessuno lavora, nelle nazioni europee selezionate, tra il 2000 e il 2012. I dati vengono dal sondaggio di Eurostat sulla forza lavoro (tabella: lfsi_jhh_a).

Il quadro è chiaro. Nelle nazioni che hanno imposto una massiccia austerità, tale rapporto è aumentato piuttosto bruscamente.

[Persone tra gli 0 e i 17 anni che vivono in una famiglia di disoccupati]

Grafico Famiglie con disoccupati in eurozona 2000-2012

I bambini che crescono in famiglie senza lavoro tendono a ereditare lo svantaggio socio-economico dei loro genitori, come loro stessi, entrano nella vita adulta. Essi sono relativamente privi di risorse nel breve-medio termine e non riescono a sviluppare una forza lavoro necessaria e delle competenze di vita che producono risultati migliori.

Un rapporto del 2008 dell'Istituto Australiano di Sanità e del Welfare (agenzia del governo australiano) - Progredire: La salute, lo sviluppo e il benessere dei bambini e dei giovani dell’Australia - ha rilevato che:

"Le famiglie senza lavoro fanno sproporzionatamente e probabilmente affidamento su welfare, hanno redditi bassi e uno sperimentato stress finanziario, ed i report sui membri di queste famiglie parlano di una peggiore salute fisica e mentale e una minore soddisfazione di vita rispetto ai membri di famiglie in cui qualcuno è occupato."

Il rapporto ha anche evidenziato quella che è conosciuto come "dipendenza dal welfare fra le generazioni", che inizia con i giovani in famiglie senza lavoro che lasciano presto la scuola e non entrano nella forza lavoro.

Il rapporto dice:

"L’inattività giovanile è legata alla dipendenza dai genitori o al welfare sociale, ai problemi familiari, all’abuso di sostanze, agli abusi fisici e sessuali, alla violenza e la criminalità."

La mancanza di collegamento con il mercato del lavoro si avvia il ciclo di "bassa autostima e di salute fisica e mentale dei poveri", che dura oltre la vita adulta della persona.

L’Australia, tra l'altro, "ha la seconda percentuale più alta di bambini che vivono in famiglie senza lavoro nel mondo sviluppato." Così, mentre sto scrivendo (e condannando), l'Europa di oggi, in questo senso, sono pienamente consapevole del record vergognoso del mio paese e dei governi falliti che sembrano essere eletti (uno dopo l'altro) qui.

Conclusioni.

Non ho avuto molto tempo oggi, di conseguenza l’articolo è corto.

I dati più recenti sono chiari – la produzione e l'occupazione nell’Eurozona stanno ancora andando indietro. Gli indici dei relativi dati, che non sono di solito riportati nei media mainstream – e di cui due sono stati segnalati qui - dimostrano che le tendenze sono in peggioramento.

L'Europa sta creando un incubo intergenerazionale da sola - tutto perché è guidata da politici ideologici, che andranno a lungo in pensione nel lusso proprio nel momento in cui le reali conseguenze della loro follia politica sono pienamente visibili a tutti.

Questo è sufficiente per oggi!

Fonte.