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Debito, deficit e Modern Money Theory (MMT)

Epic ha tradotto l'intervista a Bill Mitchell realizzata da Winston Gee per la prestigiosa Harvard International Review; si tratta dell'articolo più letto della rivista a riprova della rilevanza scientifica e della centralità della MMT nel dibattito economico . 

Bill Mitchell è il professore di ricerca in Economia e il rettore del centro di piena occupazione ed equità presso l’Università di Newcastle, in Australia. Quella che segue è una trascrizione che deriva da un colloquio, tenuto il 15 agosto del 2011.

 

- Grazie per essere qui con noi, professor Mitchell. Volevo parlare con lei, oggi, della Modern Money Theory (MMT), l’approccio teorico, di cui lei è parte integrante nello sviluppo, e la sua importanza ai dibattiti attuali sulle finanze pubbliche. So che è stato molto pungente nell'ambito del discorso economico tradizionale. Ad esempio, ha scritto nel suo blog di recente che "i media dell’economia sono dominati da questioni finanziarie, troppo debito pubblico, massimali di debito, la sostenibilità fiscale, il rischio sovrano, e tutto il resto dei non-problemi che hanno messo al centro della scena''. Potrebbe prendere un momento per spiegare perché la MMT rende queste cose dei non-problemi?

 

La percezione errata più importante è che la MMT stia, in qualche modo, delineando un ideale o un nuovo regime che potrebbe essere introdotto. La realtà è che la maggior parte dei Paesi del mondo vive sotto, e hanno vissuto sotto, un sistema di moneta “fiat” dal 1971, quando il presidente degli Stati Uniti di quel periodo, Richard Nixon, sospese la convertibilità del dollaro americano in oro. A quel punto, il sistema di tassi di cambio fisso, all'interno del quale tutti i Paesi hanno concordato di fissare le loro valute nei confronti del dollaro americano e che è stato a sua volta un punto di riferimento di prezzo a fronte di oro, è stato abbandonato. Così, da quel giorno, la maggior parte di noi ha vissuto in quello che noi chiamiamo un sistema di moneta “fiat”.

 

In un sistema di moneta “fiat”, la moneta ha legittimità a causa di una costrizione legislativa: il governo ci dice che è la moneta, e poi legifera come tale. La moneta non ha alcun valore intrinseco. Quello che le dà valore, ciò che ci spinge ad utilizzare la valuta che il governo suggerisce, è il fatto che tutti gli obblighi fiscali siano denominati in tale valuta, e debbano essere estinti con la stessa. Non abbiamo scelta. Se si vive in America, per esempio, si devono pagare le tasse americane per l’IRS con dollari americani. Quindi, la domanda per la valuta, che altrimenti rimane un pezzo di carta, è guidata dal fatto che tutti gli obblighi fiscali devono essere estinti con quella moneta. Una volta che questo viene considerato, allora ci si rende conto immediatamente che il governo nazionale è l’emittente del monopolio di quella moneta. Ciò significa che il governo nazionale in un tale sistema non può mai essere a corto di tale moneta, non può rimanere mai a corto di soldi. Non ha bisogno di te o di me per prestare i soldi, o di te e di me per pagare le tasse ed ottenere più moneta. Non può rimanere mai a corto di soldi. Questa è la prima idea di base della MMT: i governi non sono limitati [costretti ndr] nella loro spesa da una necessità di aumentare le entrate.

 

Se si estende questa logica un po’ oltre, potreste chiedere: “Beh, ma noi non paghiamo le tasse e acquistiamo titoli in modo che il governo possa spendere? ”Beh, dovete prima porre questa domanda a voi stessi, “Da dove si ottengono i soldi per pagare le tasse e comprare le obbligazioni?”, e la risposta è che non possiamo mettere le mani sulla moneta fino a quando il governo nazionale non la spende. La spesa è l’atto preliminare in un sistema monetario fiat, la tassazione e l’indebitamento sono atti che seguono. In effetti, il governo sta tassando solo ciò che ha già speso, e restituisce prestiti di denaro che ha fondamentalmente già speso. Una volta che si inizia a perseguire questa logica, ci si rende conto che la maggior parte delle affermazioni che occupano il dibattito in corso in tutto il mondo si basano su false premesse.

 

Un’altra premessa di base della MMT è che oggi viviamo in un mondo di tassi di cambio flessibili, così tutti gli squilibri del mercato estero dei cambi si risolvono con il prezzo della moneta fluttuante. Ciò significa che gli strumenti della politica interna, la banca centrale e la politica di bilancio, sono liberi di colpire gli obiettivi della politica interna sapendo che il tasso di cambio risolverà gli squilibri di valuta derivanti dal deficit commerciale, eccedenze commerciali, eccetera.

 

Vorrei soffermarmi su un paio di cose. La prima è l’intuizione di base della MMT che i governi non devono tassare o prendere in prestito prima di spendere. Dato il recente furore sui declassamenti dell’affidabilità creditizia [degli stati sovrani ndr], ci si potrebbe chiedere: se questo è vero, perché i governi continuano a emettere titoli di debito e a mettere nei guai se stessi con la disciplina del mercato dei titoli e le agenzie di valutazione del credito?

 

Sì, è una domanda interessante, ed è una delle cose che veramente incuriosisce le persone fino a cercare di capire la MMT. In base al cosiddetto sistema Bretton Woods, il sistema del tasso di cambio fisso che ha prevalso nel secondo dopoguerra fino al 1971, i governi sono stati costretti a richiedere le entrate fiscali perché la banca centrale poteva concedere all’economia reale tanto denaro quanto i suoi averi in oro e in valuta corrente. Quindi, se il governo voleva spendere di più, si doveva assicurare che avrebbe preso i soldi da qualche altra parte nell’economia in modo che l’offerta di moneta globale sarebbe rimasta costante. In questo tipo di sistema monetario, il governo ha dovuto tassare o prendere in prestito per poter spendere. Quel tipo di ragionamento si è insinuato nel sistema monetario moderno, dove però non regge più, perché usiamo valute fiat invece di valute convertibili.

 

Ma c’è probabilmente molto più di ciò. Una delle spiegazioni è che la professione non ha elaborato le implicazioni di un sistema monetario fiat. Io non sottoscrivo questo perché le persone non sono così sciocche. Quindi penso che tu debba scavare più a fondo per spiegare il perché stiamo mantenendo un comportamento del tipo “gold-standard” in un sistema in cui non abbiamo bisogno di questo tipo di comportamento.

 

Se si guarda indietro nella storia e si esaminano le discussioni in vari documenti del governo, quello che si raccoglie è un’indicazione solida che i governi hanno combinato compromessi istituzionali come il rilancio del debito, con alcune pratiche contabili, per far sembrare come se anche tali debiti finanziassero effettivamente la spesa del governo. Questi compromessi istituzionali sono stati rafforzati alla fine del 1970 e il 1980 perché la professione economica tradizionale sapeva che tale regime avrebbe posto vincoli alla libertà dei governi di spendere. Il "tradizionalismo" ritiene che la tassazione falsi gli incentivi individuali, che l’indebitamento del governo spinga i tassi di interesse in alto e quindi scalzando gli investimenti del settore privato, e che in ultima analisi, il pericolo di spesa pubblica sia l’iperinflazione.

 

Quindi è tutta un’ideologia, o è anche una mancanza di comprensione di come il sistema monetario moderno funziona in realtà?

 

Beh, vi è certamente un’errata descrizione, tra gli economisti tradizionali, su come il sistema monetario moderno funzioni. Nei libri di testo tradizionali troverete un capitolo dedicato al ruolo della banca centrale, e quel capitolo descrive, come funzione principale della banca centrale, quella di controllare l’offerta di moneta attraverso operazioni di mercato aperto, cioè, l’acquisto e la vendita di titoli di stato per regolare la domanda di denaro riguardante la fornitura. Attraverso questo processo, come ci dice anche la storia, la banca centrale è in grado di indirizzare i tassi di interesse.

 

Tale spiegazione del libro di testo è del tutto sbagliata. Le banche centrali non possono controllare l’offerta di moneta. E non molte banche centrali, passata la metà degli anni '80, hanno dato credibilità all’obiettivo monetario. Si sono resi conto che le banche centrali possono controllare solo i tassi di interesse, non l’offerta di moneta. Dopo questa comprensione, la politica monetaria si espresse attraverso la fissazione a breve termine dei tassi di interesse, gestendo la liquidità nei mercati finanziari “overnight”.

 

Ciascuna delle banche commerciali ha un conto presso la banca centrale, un conto di riserva, e questi conti di riserva vengono utilizzati quotidianamente per fare in modo che gli assegni bancari che tutti firmiamo ogni giorno vengano cancellati. In genere le riserve non guadagnano alcun interesse da parte della banca centrale, quindi se il volume delle riserve supera quello che ogni banca pensa che sia richiesto su base giornaliera (surplus di riserve rispetto alle necessità ndr), la banca è bloccata con denaro morto. Ora, in alcuni paesi questo non è vero, ma anche in paesi come l’Australia, dove la banca centrale ha sempre pagato un ritorno sulle riserve ‘overnight’, il ritorno è inferiore al tasso di prestito relativo di mercato.

 

Negli Stati Uniti e in Giappone, per esempio, c'è stato storicamente un rendimento delle riserve pari a zero. Così le banche cercheranno di prestare le riserve in eccesso ad altre banche che possono essere carenti in esse (in riserve ndr). La concorrenza in questo mercato, chiamato il mercato interbancario, inizia a guidare i tassi di interesse in basso, perché le banche prenderanno qualunque profitto, piuttosto che non prender niente. Se la banca centrale permette che questo processo continui, perde il controllo della politica monetaria.

 

Il modo in cui la banca centrale può mantenere il controllo del suo obiettivo del tasso di interesse, è quello di gestire la liquidità che è incarnata in queste riserve. Quindi, se la banca centrale percepisce che le banche ritengono le loro riserve eccessive in giorni particolari, drena quelle riserve fuori dal sistema, offrendo un’attività fruttifera in forma di titoli di Stato. Il ruolo dei titoli di Stato, quindi, è quello di fornire la banca centrale della capacità di garantire che non vi è alcuna pressione competitiva sul tasso di interesse obiettivo. Cosi si può vedere che la funzione dei titoli di Stato è qualcosa di molto diverso dall'idea di dare in prestito i soldi al governo.

 

Sentirai molti politici parlare di “diminuire il debito nazionale”. Che ne pensi di questo ritornello?

 

La realtà storica è che i governi nazionali raramente riducono il loro stock complessivo del debito. Un titolo di debito è un impegno da parte del governo nazionale a pagare un certo capitale in un momento specifico, e nel frattempo pagare una certa resa o interessi su tale debito. Cosi i governi ripagano il debito in questo contesto individuale, ma nel complesso, in un senso macroeconomico, i governi in genere non diminuiscono il loro stock complessivo del debito.

 

Ci sono alcuni rari casi in cui i governi hanno ridotto il loro stock complessivo di debito, come in Australia tra il 1996 e il 2007. Il governo conservatore di quel periodo era così innamorato di questa idea neoliberale che volle sbarazzarsi di tutti i suoi titoli di debito insoluti, così iniziò a raggiungere eccedenze governative molto grandi e a ripagare il suo debito. Dopo circa cinque anni, i mercati pubblici obbligazionari sono diventati cosi sottili, cioè c’era una quantità veramente piccola di debito rimasta nel sistema, che le grandi banche d’investimento hanno iniziato a protestare, giacché avevano fatto affidamento sul debito pubblico come un impiego privo di rischio sul quale fare riferimento per tutti gli altri rischi. Curiosamente, il governo federale australiano ha convenuto che, anche se avesse continuato a registrare avanzi di bilancio, avrebbe continuato a emettere debito ad un importo prestabilito, per garantire che il settore delle imprese avesse i suoi impieghi privi di rischio. Cosi, mentre il Wall Street Journal tira le conclusioni condannando i mali del debito, la realtà è che il settore finanziario non può ottenerne a sufficienza (e quindi si lamenta ndr). Questo è un bellissimo esempio della funzione del debito nei tempi moderni.

 

Nella MMT, vediamo il debito pubblico come ricchezza privata e il pagamento degli interessi come reddito privato. L’eccezionale debito pubblico è in realtà solo una espressione dei deficit di bilancio accumulati che sono stati eseguiti in passato. Questi disavanzi di bilancio hanno aggiunto attività finanziarie al settore privato, fornendo la domanda per beni e servizi che ci hanno permesso di mantenere la crescita del reddito. E quella crescita del reddito ci ha permesso di risparmiare e accumulare attività finanziarie a un tasso di gran lunga maggiore di quello che saremmo stati capaci senza i deficit.

 

Gli unici problemi che una persona progressista potrebbe avere con il debito pubblico sarebbero relativi all’equa considerazione di chi possiede il debito e se vi è una fornitura equa nella ricchezza privata proveniente dai deficit. Vi è un dibattito in essere a tal proposito, ma non vi è alcun motivo per ossessionarsi sul livello del debito pubblico. Il governo può sempre onorare il suo debito, ma non potrà mai fallire. Non c’è dubbio che gli obblighi del debito saranno raggiunti. Non c’è alcun rischio. Inoltre poi, questo debito offre alle imprese, alle famiglie e ad altri nel settore privato un veicolo per parcheggiare la loro ricchezza risparmiata in una forma priva di rischio.

 

Per esempio, quando i governi dovrebbero cominciare a decorrere avanzi di bilancio?

 

Esiti di bilancio particolari non dovrebbero mai essere un obiettivo politico. Ciò a cui il governo dovrebbe puntare sono gli obiettivi reali, e con questo intendo un tasso di crescita sostenibile appoggiato dalla piena occupazione.

 

Perché vogliamo i governi? Li vogliamo perché possono fare cose che migliorano il nostro benessere che non possiamo fare individualmente. In tale contesto, è chiaro che la politica pubblica dovrebbe essere dedicata interamente a fare in modo che ci siano abbastanza posti di lavoro, che venga eliminata la povertà, che la salute pubblica e i sistemi d’istruzione pubblica siano di prima classe, che le persone meno abbienti siano in grado di diventare migliori, ecc.

 

Da un punto di vista macroeconomico, le decisioni di spesa e fiscali del governo, devono essere tali che la spesa totale per l’economia sia sufficiente a produrre il livello di produzione reale a cui le imprese impiegheranno la forza del lavoro disponibile. Questo è l’obiettivo, e i risultati particolari della spesa devono essere al servizio di questi obiettivi.

 

Nulla di tutto questo è per dire che i deficit di bilancio non importano affatto. Il punto fondamentale sul quale gli sviluppatori originari della MMT vogliono porre l'attenzione (io o Randall Wray o Warren Mosler), è che il rischio dei deficit di bilancio non è il fallimento ma l’inflazione. Nel dire questo, però, ci teniamo a sottolineare che l’inflazione è il rischio di qualsiasi tipo di spese eccessive, sia essa la spesa per l’investimento, il consumo, l’esportazione, o la spesa pubblica. Ogni componente della domanda aggregata potrebbe spingere l’economia al punto in cui si ottiene l’inflazione. La spesa pubblica eccessiva non è sempre da incolpare.

 

In sintesi, siamo abbastanza categorici da pensare che i deficit di bilancio possano essere eccessivi o anche carenti. I deficit possono essere troppo grandi, cosi come possono essere troppo piccoli e l’obiettivo del governo è quello di assicurarsi di agire per impiegare correttamente tutta la capacità produttiva disponibile.

 

Quanto differisce tutto ciò dal paradigma dominante Neo Keynesiano?

 

Ebbene, il nuovo paradigma Keynesiano è costruito su una serie di false premesse che riguardano le prescrizioni di politica.

Falsa premessa numero 1: il governo deve prendere in prestito per finanziare la spesa. Falsa premessa numero 2: c’è una fornitura fissa di risparmio disponibile in qualsiasi punto nel tempo. Falsa premessa numero 3: il governo, prendendo in prestito da quell’alimentazione fissa di risparmio, nega ai mutuatari del settore privato tali fondi, e la competizione per quei fondi fa salire i tassi di interesse.

 

La MMT afferma quanto segue:

 

Non c’è nessuna ‘piscina’ di risparmi nell’economia. I risparmi sono una funzione del reddito nazionale. Quando c’è un aumento del reddito nazionale, c’è un aumento del risparmio. Quindi, se la spesa pubblica stimola l’attività economica, e di conseguenza il PIL e il reddito nazionale, il risparmio aumenterà contemporaneamente. Questa è la prima parte della storia.

 

La seconda parte della storia è che l’indebitamento del settore privato non dipende da una fornitura fissa di risparmio. Il concetto di una banca nel modello Neo Keynesiano è che la banca sta lì seduta in attesa che i depositari vadano lì con i loro risparmi, e solo una volta che la banca attira quei depositi è in grado di prestare. In altre parole, la concezione Neo Keynesiana è che le banche sono vincolate dalle loro riserve esistenti. In realtà, tuttavia, le banche hanno sempre la capacità di creare prestiti per soggetti degni di credito perché possono sempre avere più riserve. Le banche possono prendere riserve da un certo numero di fonti, ma alla fine della serata le banche sanno di poter coprire le proprie riserve prendendo prestiti dalla banca centrale. Cosi la concezione dell’attività bancaria in MMT è molto diversa dal trattamento stilizzato nella nuova economia Keynesiana.

 

La terza storia è ciò che accade quando il governo ricorre ad un deficit di bilancio. Che cosa succede nel mercato monetario è ciò che segue: il governo degli Stati Uniti acquista qualcosa dal settore privato. Pagano il produttore, che paga quindi i lavoratori. Una vasta catena di operazioni partono da quell’acquisto iniziale del governo. Tutte queste operazioni si fanno strada attraverso il sistema e trovano la loro strada nelle banche ogni giorno. In genere, anche se non al presente perché ci troviamo in una situazione straordinaria in cui la banca centrale paga gli interessi sulle riserve, quelle riserve rimarrebbero lì senza guadagnare nessun interesse per le banche. E cosi in genere, come ho spiegato in precedenza, le banche cercano di sbarazzarsi di quelle riserve, riducendo il tasso d’interesse sul mercato interbancario con questo processo. Quello che si può capire da questo è che i deficit di bilancio, indipendenti da qualsiasi operazione monetaria, guidano i tassi d’interesse verso il basso, non verso l’alto. Questo è l’esatto contrario di quello che gli economisti ortodossi sostengono sia il caso, ed è confermato dalla attuale combinazione di registrazioni di tassi di interesse bassi e deficit di bilancio molto grandi.

 

 


Fonte: http://hir.harvard.edu/debt-deficits-and-modern-monetary-theory