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Non c’è bisogno di tutto questo sadomasochismo economico – David Graeber

Sado Masochismo economico

La giustificazione intellettuale per l'austerità è in rovina. Si scopre che gli economisti di Harvard Carmen Reinhart e Ken Rogoff, che per primi formularono la tesi che un “rapporto debito-PIL" troppo alto porterà sempre, necessariamente, alla contrazione economica - e che l’avevano aggressivamente promossa durante il mandato di Rogoff come capo economista per il Fondo Monetario Internazionale - avevano basato tutta la loro tesi su un errore da foglio di calcolo (qui  n.d.t.).

La premessa dietro i tagli risulta essere difettosa. Ormai non c'è prova definitiva che alti livelli di debito portino necessariamente alla recessione.  

Vedremo, quindi, un'inversione di politica?! Un mare di mea culpa da parte dei politici che hanno trascorso gli ultimi anni raccontando a pensionati disabili che dovevano rinunciare al passaggio del loro autobus e agli studenti poveri di rinunciare all'Università, il tutto sulla base di un errore?! Sembra improbabile. Dopo tutto, come il sottoscritto e molti altri hanno a lungo sostenuto, l'austerità non è mai veramente stata una politica economica: in definitiva, era sempre una questione morale. Stiamo parlando di una politica di delitto e castigo, di peccato ed espiazione. Vero, non è mai stato particolarmente chiaro esattamente quale fosse il peccato originale: una combinazione, forse, di evasione fiscale, pigrizia, frodi allo stato sociale ed elezione di leader irresponsabili. Ma in un senso più ampio, il messaggio era che fossimo colpevoli di aver sognato la sicurezza sociale, condizioni di lavoro umane, le pensioni, la democrazia sociale ed economica.

 

La morale del debito si è dimostrata spettacolarmente una buona politica. E sembra funzionare altrettanto bene qualsiasi forma assuma: sadismo fiscale (gli elettori olandesi e tedeschi credono, effettivamente, che i cittadini greci, spagnoli e irlandesi siano tutti, collettivamente, come si diceva, "peccatori del debito", e danno sostegno con il voto ai politici che vogliono punirli) o masochismo fiscale (i britannici della classe media voteranno doverosamente per i candidati che gli dicono che il governo ha fatto “baldoria”, che dovranno tirare la cinghia, che sarà difficile, ma è qualcosa che tutti noi possiamo fare per il bene dei nostri nipoti). I politici individuano le teorie economiche che forniscono equazioni appariscenti per giustificare la politica, ed i loro autori, come Rogoff, vengono celebrati come oracoli; nessuno si preoccupa di controllare se i numeri in realtà tornino.

 

Se fosse mai stata richiesta la prova che la teoria è stata selezionata per adattarsi alla politica, basti considerare la reazione che hanno i politici nei confronti degli economisti che osano suggerire l'inutilità di questo contesto moralistico, o che ci potrebbero essere soluzioni che non comportano estese sofferenze.

 

Anche prima sapevamo che lo studio di Reinhart e Rogoff era semplicemente sbagliato, molti avevano sottolineato che la loro indagine storica non faceva alcuna distinzione tra gli effetti del debito su paesi come gli USA o il Giappone - che emettono la propria moneta e che quindi hanno il loro debito denominato in tale valuta - e su paesi come l'Irlanda, la Grecia, che non la emettono. Ma la vera soluzione per la crisi degli eurobond [la crisi del debito n.d.t.], alcuni hanno sostenuto, si trova proprio in questa distinzione.

Perché il Giappone non è nella stessa situazione della Spagna o dell'Italia?! Ha uno dei più alti rapporti debito/PIL del mondo (il doppio di quello dell’Irlanda), ed è regolarmente citato in riviste come l'Economist come esempio prima facie di caso disperato in economia, o per lo meno, di come non gestire una moderna economia industriale. Eppure, non hanno alcun problema nella raccolta di fondi. Infatti il tasso sui loro titoli a 10 anni è inferiore all'1%. Perché? Perché non c'è nessun pericolo di default. Tutti sanno che in caso di emergenza, il governo giapponese potrebbe semplicemente stampare il denaro. E i soldi giapponese, a loro volta, andranno sempre bene perché c'è una costante domanda di questi da parte di chiunque debba pagare tasse giapponesi.

 

Questo è precisamente quello che l'Irlanda o la Spagna, o uno qualsiasi degli altri paesi della zona euro del sud in difficoltà, non possono fare. Dal momento che solo la Banca Centrale Europea, dominata dai tedeschi, può stampare euro, gli investitori in obbligazioni irlandesi temono il default, ed i tassi di interesse sono rilanciati di conseguenza. Da qui il circolo vizioso di austerità. Così una percentuale maggiore della spesa pubblica deve essere reindirizzata per pagare l'aumento dei tassi di interesse, i bilanci sono tagliati, i lavoratori licenziati, l’economia si contrae, e così fa la base imponibile, riducendo ulteriormente le entrate statali e aumentando ulteriormente il rischio di default. Infine, i rappresentanti politici dei creditori sono costretti ad offrire "pacchetti di salvataggio", annunciando che, se il paese incriminato è disposto a castigare sufficientemente i sua malati e gli anziani, e ad infrangere i sogni e le aspirazioni di una percentuale sufficiente dei suoi giovani, prenderanno misure per garantire che le obbligazioni non faranno default.

 

Warren Mosler e Philip Pilkington sono due economisti che osano pensare al di là delle catene di un'economia di austerità stile-Rogoff. Appartengono alla scuola della Modern Money Theory , che inizia col guardare a come funziona realmente il denaro, piuttosto che a come dovrebbe funzionare. Su questa base, hanno posto una potente argomentazione al fatto che se ritornassimo ad occuparci del problema di fondo della creazione della moneta, potremmo ben scoprire che niente di tutto questo è mai necessario, tanto per cominciare. In collaborazione con il Levy Institute of Bard College, propongono un’ingegnosa, ma elegante soluzione alla crisi degli eurobond. Perché non aggiungere semplicemente un po' di linguaggio giuridico a, diciamo, i bond irlandesi, dichiarando che, in caso di inadempienza, questi bond possano essere utilizzati per pagare le tasse irlandesi? Gli investitori avrebbero la garanzia che i bond rimarrebbero " soldi sicuri" anche nella peggiore delle crisi - in quanto anche se non stessero investendo produttivamente in Irlanda, e non dovessero quindi pagare le tasse irlandesi, gli sarebbe abbastanza facile vendere i bond, con un piccolo sconto, a chi invece deve pagarle

 

Una volta compresa la nuova disposizione dai potenziali investitori, i tassi di interesse ricadrebbero dal 4-5% ad un gestibile 1-2%, e il ciclo di austerità sarebbe interrotto.

 

Perché non è stato adottato questo piano? Quando è stato proposto nel parlamento irlandese nel maggio 2012, il ministro delle Finanze Michael Noonan ha respinto il piano per motivi del tutto arbitrari (sostenendo che significherebbe trattare alcuni obbligazionisti in modo diverso rispetto ad altri,ed ignorando coloro che rapidamente avevano sottolineato come alle obbligazioni esistenti potesse essere facilmente dato lo stesso status giuridico, o altrimenti, come potessero essere scambiate con tax-backed bond). Nessuno è abbastanza sicuro di quale fosse la vera ragione, eccetto forse un' istintiva paura burocratica dell'ignoto.

 

Non è nemmeno chiaro come si possa essere colpiti da un tale piano. Gli investitori sarebbero felici. I cittadini vedrebbero un rapido sollievo dai tagli. Non ci sarebbe alcuna necessità di ulteriori salvataggi. Potrebbe non funzionare altrettanto bene in paesi come la Grecia, dove la riscossione è, diciamo, meno affidabile, e potrebbe non eliminare del tutto la crisi. Ma avrebbe quasi certamente importanti effetti salutari. Se i politici si rifiutano di considerarlo - come finora hanno fatto - è difficile vedere una qualsiasi ragione diversa dalla pura incredulità al pensiero che il grande dramma morale dei tempi moderni potrebbe in effetti non essere altro che il prodotto di una cattiva teoria e di una serie di dati difettosi.

 

 


 

Fonte inglese (testo e foto): http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2013/apr/21/no-need-for-economic-sadomasochism

Fonte italiana: http://caffedifrontiera.blogspot.it/2013/04/non-ce-bisogno-di-tutto-questo.html?spref=fb

Traduzione di Luca Pezzotta