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Quattro ragioni per cui dovreste considerare il deficit di Washington come un vostro attivo

Potevo sentire il programma Meet the Press in sottofondo mentre ero a casa la domenica ed i giornalisti che stavano discutendo i vari mezzi di riduzione del deficit di bilancio. Non mi sono preoccupato di sedermi e ascoltare, comunque, perché sapevo che niente di tutto questo aveva un senso. Tutti erano basati su una falsa premessa: i deficit del governo federale rappresentano un onere per il settore privato.

Non lo sono. Considerate i seguenti punti.

1) I deficit del settore pubblico sono gli attivi del settore privato.
Provo ad essere molto attento nel proclamare una “verità”. La scienza propriamente detta prevede che ogni proposizione sia falsificabile e che si debba rimanere scettici, specialmente riguardo i punti di vista che noi adottiamo. Ma questo riguarda quanto più ci si avvicina ai fatti: quando il settore pubblico spende a deficit, è per definizione un attivo del settore privato. Se lo Stato spende $500 più di quanto tassi, allora deve essere vero che il settore privato ha guadagnato $500 più di quanto sia stato tassato. Punto. Questa è un’ineludibile identità contabile.

La conseguenza logica di questo è che la riduzione del deficit del settore pubblico = riduzione dei redditi del settore privato. Immaginate se i politici e i policy maker discutessero di questo. Prendiamo, per esempio, questi estratti dal discorso sullo Stato dell’Unione del 2013 (in corsivo il testo sostituito):

“Nel corso dei recenti ultimi anni, entrambi i partiti hanno lavorato assieme per ridurre il reddito del settore privato di più di $2,5 trilioni - per la maggior parte attraverso tagli di spesa, ma anche aumentando la tassazione sull’uno percento degli Americani più ricchi.

Nel 2011, il Congresso ha approvato una legge che sostiene che se entrambi i partiti non si riescono ad accordarsi su un piano di riduzione del nostro reddito del settore privato, del valore di un trilione di dollari, i tagli entrerebbero automaticamente in vigore quest’anno.

Lasciatemi ripetere, nulla di quello che sto proponendo stasera dovrebbe aumentare il reddito del settore privato di un singolo centesimo

Abbiamo ora la nostra migliore occasione per una riforma fiscale bipartisan e completa che incoraggi la creazione di posti di lavoro e aiuti a diminuire il reddito del settore privato (Applausi)”

Sospetto che nessuna di queste affermazioni avrebbe generato un applauso fragoroso, eppure sono altrettanto esatte - e più rilevanti - delle dichiarazioni originali.

2) Gli USA non potranno mai essere forzati a fare default per un debito denominato nella loro propria valuta.
Qualcuno potrebbe ragionevolmente chiedere, anche se quanto sopra è vero, un lievitante livello di debito non ci lascerebbe esposti al pericolo di un default nazionale? No, non ci sarà mai questo pericolo fintanto che il debito è denominato in una moneta che ci è consentito emettere. Questa dovrebbe essere l’affermazione meno controversa che si possa fare a proposito del debito, eppure spesso trovo che è la più discussa! Non proseguirò qui, ma per ulteriori conferme (incluse le affermazione della FED di Saint Louis e del precedente capo della FED) potete leggere questo post: È impossibile per gli USA fare default.

Chiusa: un livello crescente di debito non ci espone al pericolo di default.

3) La spesa a deficit non è per sua natura inflattiva.
Un’altra preoccupazione comune è che emettere più valuta per finanziare la spesa a deficit (che è fondamentalmente quelle che facciamo, anche se in maniera indiretta) potrebbe essere [un processo] inflattivo. Questo è vero, potrebbe. Ma le circostanze in cui si verificherebbe sono anche quelle in cui avremmo meno incentivi a fare spesa a deficit, ossia, livelli di disoccupazione molto bassi. Solo durante la Seconda Guerra Mondiale lo abbiamo fatto. Per tre anni consecutivi i disoccupati furono meno del due percento e continuavamo ad avere enormi deficit per finanziare lo sforzo bellico. Questo ha portato a un aumento dei prezzi? Assolutamente, e fu solo grazie ai controlli di prezzi e salari e al razionamento che non andò peggio. Avere deficit così ampi fu certamente un cattivo consiglio da un punto di vista economico perché aumentò la domanda quando l'offerta non poteva aumentare ulteriormente; ma il nostro obiettivo era politico e quindi vedemmo questo come un male necessario.

L’esatto contrario di quello che succede con alti livelli di spesa a deficit quando c’è molta disoccupazione. Due casi emblematici sono le amministrazioni Reagan e Obama. Queste guidano la classifica per crescita del debito (misurata in percentuale sul PIL) nel periodo post-bellico, con un tasso di crescita sotto Reagan che è due volte quello di Obama. L’inflazione media sotto Reagan era del 4,7%. Per quanto maggiore della media del 1948-2013 (3,6%), smentisce il fatto che quando i suoi deficit erano i più ampi (nei sui ultimi 6 anni di mandato), l’inflazione era equivalente al tasso medio. Per ripetere, il maggiore incremento della storia in tempo di pace del debito ha portato ad un’inflazione nella media. Nel frattempo, sotto Obama, l’inflazione media è stata dell'1,6%. Che questi due fossero in carica durante tutte o parte delle due peggiori recessioni dall’epoca della Grande Depressione non è una coincidenza.

Non c’è nulla di intrinsecamente inflattivo nella spesa a deficit e quando è più probabile che possa esserlo, non dovremmo essere per farlo comunque.

4) Il debito verso Cina non ha nulla a che vedere con il deficit di bilancio
L’ultima obiezione che si sente spesso è che, dato che detengono volumi crescenti del nostro debito pubblico, stiamo cedendo la nostra indipendenza economica alla Cina. Primo, e più importante, il debito verso la Cina non ha nulla a che fare con il deficit di bilancio e tutto a che vedere con il deficit commerciale. Loro sono acquirenti netti di nostri asset perché ogni anno noi compriamo più beni e servizi da loro rispetto a quanti loro ne comprino da noi. Questo li lascia con dollari che non vogliono spendere ancora. Quindi li investono. Questo sarebbe stato vero anche se il bilancio degli USA fosse stato in surplus. Il nostro debito verso di loro sarebbe stato identico, eccetto che loro avrebbero acquistato azioni di aziende private (un problema politico molto più delicato, per inciso) invece dei nostri Titoli di Stato. In ogni caso, comunque, il bilancio del governo federale non ha nulla a che fare con il debito verso la Cina. Inoltre, se volessimo saldare domattina, potremmo farlo. Ma la Cina non vuole dollari - li hanno già - vogliono asset con interessi.

In breve, non c’è assolutamente ragione di stare a discutere della riduzione del deficit/reddito del settore privato con una disoccupazione al 6.6%. Siamo molto distanti dalla piena occupazione e le aziende e i consumatori rimangono giustamente esitanti nell’aumentare la loro spesa in modo sufficiente da risolvere questo problema. Inoltre, nonostante lo Stato sia in una posizione perfetta per fare ciò, l’ignoranza di entrambi i partiti in materia di economia e contabilità è stata un ostacolo nella creazione di posti di lavoro e di reddito nel settore privato. Con questo non si intende affermare che tutti i deficit siano uguali. Ci sono modi migliori e peggiori di spendere, così come ci sono modi migliori e peggiori di prestare soccorso a una vittima di un incidente. Ma che la vittima necessiti di un soccorso è fuori discussione.

Un giorno spero di vivere in un mondo economicamente alfabetizzato dove i giornalisti che mi capita di sentire a Meet the Press discutano dei mezzi per ridurre la disoccupazione - il problema reale che ha conseguenze reali per le persone reali - e non il deficit. Fino ad allora, cambierò semplicemente canale.


Fonte: http://www.forbes.com/sites/johntharvey/2014/02/24/deficit-as-your-surplus/

Traduzione di Emiliano Galati

Revisione di Cecilia Avventaggiato