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L’argentina contro gli avvoltoi - la soluzione è semplice ma lasciamo stare la moralità

Stanno circolando in questi giorni diverse petizioni su Internet che condannano la decisione della Corte Suprema americana del 17 giugno 2014, la quale rifiuta l’appello presentato dal governo argentino contro una precedente direttiva della corte americana in favore di NML Capital Ltd. che nega di fatto al governo argentino l’accesso al sistema bancario americano finché esso non ripagherà le passività inevase detenute da NML.

Le implicazioni di questa decisione sono che il governo non potrà onorare quella passività che richiedono pagamenti attraverso le banche americane. Ciò significa che la stragrande maggioranza dei cosiddetti obbligazionisti, che hanno ricevuto pagamenti nel 2005 e nel 2010 dopo che l’Argentina ha dichiarato default sulle sue obbligazioni debitorie, non potrà essere ripagata finché NML, che detiene una modesta quantità di debito Argentino “inevaso”, venga pienamente rimborsata. Cosa può fare il governo argentino in questa situazione, dato che ha pienamente onorato le passività commerciali ma afferma di non poter ripagare le passività originalmente detenute da NML? La risposta è semplice e non è necessario inserire pubblicità nei giornali americani lamentandosi dell’ingiustizia della situazione. Il senso di giustizia non c’entra.

NML è un cosiddetto “fondo avvoltoio” o, come mi dice la petizione ricevuta via mail, rappresenta un “piccolo gruppo di azionisti hold-out birichini che rifiutano un piano di ristrutturazione del debito concluso dopo anni di paziente negoziazione”. La mail mi informa poi del fatto che la decisione della Corte Suprema americana “ha profonde implicazioni per il sistema finanziario così come per la gestione del debito sovrano e del destino di molti paesi recentemente indebitati come Grecia e Portogallo”.

Credo che la parola “informato” non sia la giusta scelta in questo contesto. “Disinformato” è già una descrizione migliore. Non ci sono implicazioni negative per Grecia e Portogallo rispetto a quanto sta accadendo con l’Argentina, dato che mentre i primi due utilizzano una moneta estera (l’euro) l’Argentina è un emettitore sovrano della sua moneta, ed ha perciò a disposizione delle opportunità che né la Grecia né il Portogallo possiedono all’interno dell’eurozona.

L’unico parallelo possibile è che il caso argentino ha mostrato ad altre nazioni deboli come Grecia e Portogallo cosa possa fare un paese con sufficiente coraggio se si trova rinchiuso all’interno di accordi monetari che impediscono al governo nazionale di agire nei migliori interessi della propria comunità. In altri termini, quando l’Argentina ha chiuso la porta al FMI e agli hedge funds nel 2002 ed ha dichiarato default sulle proprie passività, interrompendo l’accordo di cambio fisso con il dollaro, ha agito come una nazione che dispone della sovranità rispetto alla propria valuta. La Grecia ed il Portogallo dovrebbero far tesoro di quell’esempio ed uscire dall’eurozona il più presto possibile per sfuggire alla soffocante stagnazione determinata dall’appartenenza all’unione monetaria.

Inoltre, la decisione della Corte Suprema cancella davvero ogni speranza per i fondi avvoltoi di ricavare profitti dalla loro attività di negoziazione e compravendita del debito pubblico in difficoltà, sebbene non si ottenga questa impressione leggendo il tono della petizione e molti dei resoconti forniti dalla stampa in seguito alla decisione. Tornerò su questo punto a breve.

Una petizione che ho ricevuto la scorsa settimana da un gruppo progressista afferma che:

Finalmente, la Corte Suprema afferma di aver agito per preservare l’interesse di New York a mantenere il proprio status di maggior mercato dei capitali nel mondo.

A volte, la retorica progressista fa un passo più lungo della gamba. Il linguaggio della decisione della Corte Suprema - Republic of Argentina v. NML Capital Ltd. - mi suggerisce che questa stesse operando in maniera coerente al quadro legislativo cui si è dovuta attenere. In realtà mi chiedo in che modo molti dei giornalisti, progressisti e quant’altro che vedono i fondi avvoltoio ai gradi più bassi della scala della moralità abbiano letto la sentenza.

La Corte ha deciso in merito all’esistenza dell’immunità rispetto alle obbligazioni di un sovrano estero, sotto la giurisdizione delineata nell’US Foreign Sovereign Immunities Act of 1976 (FSIA) per limitare “l’ampiezza delle possibilità di riscatto fornite al creditore in giudizio nell’ambito di un processo federale contro un ente sovrano estero”.

Ovvero, l’Argentina voleva interrompere il processo con cui NML tentava di localizzare altri asset argentini di cui impossessarsi (“possibilità di riscatto”). Nello specifico, NML voleva accedere a documenti detenuti da Bank of America, dopo aver realizzato che l’Argentina stava utilizzando quella banca per dirottare fondi. 

La Corte americana si è rifiutata di cancellare la pena inferiore, che obbligava la Bank [of America, ndt] a fornire ad NML le informazioni richieste. La Corte ha decretato che questa azione all’interno degli USA (“la ricerca di asset extraterritoriali”) «non arreca danni all’immunità dell’Argentina sovrana».

L’Argentina ha fatto ricorso in appello e la Corte Suprema americana ha respinto il ricorso la settimana scorsa. Lascerò ai giuristi il dibattito sui cavilli della decisione in relazione al codice legislativo che la vincolava. Non c’è stato neanche un giudice contrario. 

Chiariamo un altro punto. Le petizioni che circolano sono scritte da cosiddetti gruppi progressisti ed il linguaggio presente nelle e-mail esorta i destinatari a firmare ed esprimere sdegno nei confronti di questi fondi avvoltoi, che sono costruiti per depredare nazioni indifese ed impediscono all’Argentina di mantenere una buona reputazione nei mercati internazionali del debito pubblico.

Gli appelli sono pieni di sfumature morali riguardo alla giustizia e all’equità. Apparentemente, questi fondi avvoltoio sono predatori che non hanno diritti all’interno del quadro legislativo ed il governo argentino è una nazione onesta ed un pagatore affidabile che desidera semplicemente essere equo rispetto alla maggioranza dei suoi creditori.

Non riesco a vedere alcuna traccia di moralità in tutto ciò - da entrambe le parti. Lo stupido governo argentino si è indebitato in valuta estera e si è alleato con il disastroso FMI negli anni Novanta per ingabbiare i propri cittadini in accordi che sono sempre stati destinati a distruggersi.

Essi avevano chiesto fondi che erano forniti da una serie di creditori che hanno agito in buona fede ed hanno l’aspettativa che la legge venga applicata, come accade in tutti gli accordi contrattuali. Il governo si è chiaramente impegnato a ripagare il debito ed onorare i pagamenti degli interessi nel corso del tempo.

Hanno dichiarato default. Difficile dire che sia stata una cosa “onesta” da fare. Ma era l’unica manovra possibile, viste innanzitutto le folli decisioni del regime che li ha trascinati nel disastro. Certo, è probabile che fossero stati sedotti da scintillanti schemi di marketing che sono comuni nei prodotti offerti da “Wall Street”.

Certo, i leader politici argentini probabilmente hanno gradito mescolarsi con gli ufficiali del FMI in eleganti hotel con cene sontuose e del buon vino che scorreva liberamente. Ma un fatto resta: hanno dichiarato default sulle proprie obbligazioni e non ci sono terreni morali superiori che il governo argentino possa presidiare in questa situazione. Essi non sono né indifesi né bisognosi della nostra compassione.

Le grandi banche e gli hedge fund che hanno prestato quei fondi al governo argentino stavano presumibilmente utilizzando delle tecniche di gestione del rischio appropriate per giudicare il calcolo del rischio e del ritorno dei propri investimenti finanziari. Probabilmente, tenevano gli occhi bene aperti e pagavano laute commissioni ai broker, e così via. Non sono né indifesi né bisognosi della nostra compassione.

Anche il piccolo gruppo di creditori che non ha accettato il massiccio haircut richiesto dal governo argentino nelle negoziazioni del default aveva gli occhi aperti. Hanno deciso, per una qualunque ragione, che non avrebbero chiuso accettando semplicemente qualche soldo, invece di non ricevere alcun soldo dai loro precedenti acquisti di obbligazioni. Non sono né indifesi né bisognosi della nostra compassione.

I cosiddetti fondi avvoltoio, incluso NML Capital, non ha violato alcuna legge ma ha pensato che il piccolo gruppo avrebbe accettato una certa soluzione per le loro obbligazioni. Gli avvoltoi sapevano che il governo argentino aveva compiuto degli stupidi errori offrendo delle obbligazioni “exchange” (ad esempio, effettuando pagamenti in dollari attraverso il sistema bancario americano) e perciò hanno tratto beneficio dall’utilizzo degli strumenti legali. 

Non si tratta di malvagi, semplicemente di capitalisti finanziari rapaci che agiscono coerentemente - nel rispetto totale della legge, ma coinvolti in un’operazione ad alto rischio, che poteva portare al nulla. Rischio e rendimento. Non sono né indifesi né bisognosi della nostra compassione.

Non riesco a vedere alcuna immoralità nella decisione di NML di rifiutare lo scambio delle sue vecchie obbligazioni (gravate da default) con i nuovi asset altamente deprezzati offerti dal governo argentino. Il fatto che la stragrande maggioranza dei risparmiatori abbia accettato lo scambio non altera in alcun modo i diritti della minoranza, anche se questa minoranza fosse stata costituita da una singola persona o da un’impresa investitrice.

Adesso un po’ di storia. Nel 2005 prima e nel 2010 poi (quando sono maturati i pagamenti sul debito), il governo argentino ha persuaso la maggioranza dei suoi creditori a scambiare le vecchie obbligazioni per le nuove, che erano scontate del 70%. Da allora, il governo ha onorato i pagamenti sulle obbligazioni exchange senza problemi.

La soluzione del tipo exchange per un default nasce perché non vi sono regole formali che inquadrino il default di un ente sovrano. Un aspetto dell’accordo di scambio era rappresentato dal fatto che il governo argentino avesse dichiarato di non volere onorare il vecchio debito detenuto dai creditori hold-out. Ma fu commesso un errore cruciale nel corso della pianificazione di quelle obbligazioni exchange (non hanno impiegato la parola “soluzione”), che avrebbe protetto i detentori delle obbligazioni exchange attraverso la cosiddetta Most Favoured Creditor Clause [Clausola del creditore preferito in italiano, ndr - http://www.bis.org/publ/bppdf/bispap72u.pdf].

La domanda è: chi era il loro consulente?

Il problema era che le vecchie obbligazioni contenevano la clausola pari passu, una “clausola standard nella gestione delle obbligazioni pubbliche o private internazionali”. È stata proprio questa clausola ad aver fornito a NML Capital la possibilità di fare causa al governo argentino.

Se siete interessati ad approfondire i dettagli, la BRI ha pubblicato un documento che sazierà la vostra curiosità. 

Questa clausola significa essenzialmente che in questo contesto tutte le passività e le obbligazioni siano classificate egualmente presso tutti i creditori. Questa è stata anche la decisione della Corte degli Appelli di Bruxelles nel 2000 quando Elliot Associates LP (che è parte di NML Capital) fece causa al Perù a causa di obbligazioni debitorie gravate da default.

La decisione di Bruxelles su questa materia afferma:

L’accordo di base che regola il rimborso del debito estero peruviano indica anche che i differenti creditori godono di una clausola pari passu che ha come risultato il pagamento uniforme di tutti i creditori in proporzione al loro diritto.

La Corte americana ha decretato che le obbligazioni di NML Capital fossero “subordinate” rispetto alle obbligazioni exchange poiché l’Argentina stava onorando queste ultime e rifiutava di pagare rispetto alle prime. 

Inoltre, la clausola pari passu protegge un risparmiatore (se la clausola è parte del contratto) dallo svantaggio potenziale nel caso in cui venga emesso “un debito superiore” o che venga assegnata “una priorità ad altri pagamenti obbligazionari”.

Ecco perché la Corte Suprema americana ha rifiutato l’appello del governo argentino. Sono sicuro che un giurista specializzato in finanza internazionale e contratti avrebbe molti dettagli da aggiungere, ma in sostanza è di questo che si è occupato il giudizio della corte.

La decisione della Corte impedisce a terze parti (ad esempio ad una banca) di aiutare l’Argentina ad effettuare pagamenti ai risparmiatori. Perciò, a partire dalla fine di questo mese [l’articolo è di giugno 2014, ndr] l’Argentina si troverà in default rispetto alle proprie obbligazioni exchange così come alle vecchie obbligazioni detenute dagli avvoltoi. 

Cosa dovrebbe fare allora il governo argentino? Dipende dagli obiettivi che si pone, ovviamente.

Una delle petizioni via mail affermava:

Questa decisione pone una seria minaccia non soltanto all’Argentina e alla sua popolazione, ma a tutti i paesi sviluppati e in via di sviluppo. Ci uniamo a questo movimento di opinione internazionale nel richiedere alle istituzioni regolatrici di rigettare la decisione della corte ed iniziare a creare un meccanismo di arbitrio giusto, indipendente e trasparente per il debito sovrano. 

E perché un gruppo progressista dovrebbe chiedere la presenza di più enti multilaterali per supervisionare il debito di una nazione? Perché non chiedono la cessazione dell’emissione di debito, assieme al divieto di iniziare transazioni finanziarie speculative che non siano legate al miglioramento dell’economia reale di una nazione (parliamo di circa il 96% dell’attività dei mercati finanziari)? 

Non c’è alcuna seria minaccia per l’Argentina e i suoi cittadini. NML Capital non è un esercito che può invaderla con la forza militare. In realtà, se analizziamo la decisione, è ovvio che NML Capital sia la parte sconfitta.

Perché? Rispondere a questo interrogativo ci fornisce la strada per la soluzione dei problemi dell’Argentina.

Il governo argentino ha una semplice manovra disponibile alla luce della decisione della Corte Suprema americana. Primo, riconoscere di non essere più in grado di onorare i pagamenti rimanenti attraverso il sistema bancario americano.

Secondo, fare in modo che tutti i detentori di obbligazioni exchange lo sappiano. 

Terzo, se desiderano continuare a pagare gli obbligazionisti exchange, dovrebbero ridenominare tutte le passività correnti nella moneta nazionale sotto una speciale giurisdizione argentina, trasportando perciò tutte le questioni legali all’interno il sistema giuridico e bancario argentino.

A quel punto, il sistema giuridico americano diverrebbe irrilevante e le decisioni della Corte Suprema sarebbero discutibili. NML Capital perde il 100% ed il governo argentino non solo risparmia milioni in spese legali, ma riafferma parimenti la propria sovranità monetaria.

Alcuni potrebbero affermare che la ridenominazione non sarebbe necessaria e che il governo potrebbe comunque modificare lo status giuridico delle obbligazioni exchange, mantenendo il dollaro USA come unità di conto. Il governo dovrebbe, in generale, smettere di indebitarsi in moneta estera e perciò la ridenominazione sarebbe preferibile per l’Argentina anche se non sarebbe così per gli obbligazionisti, che sarebbero esposti in tal modo al rischio di cambio. 

Il peso è rimasto stabile rispetto al dollaro quest’anno ma si è deprezzato continuamente negli ultimi cinque anni (precipitando in anticipo quest’anno).

L’altra opzione disponibile è dichiarare direttamente default. La stampa mainstream afferma che il governo argentino non potrebbe permettersi il default per mancanza di capitali esteri.

Questa è una di quelle bugie che distolgono l’attenzione dall’ovvia soluzione al problema. Il governo argentino emette la propria moneta, il peso. Non ha bisogno di prendere a prestito quella moneta per poterla spendere. Dunque perché rimanere incastrati in questi complessi accordi con gli obbligazionisti?

La miglior soluzione per l’argentina sarebbe l’annuncio al mondo da parte del governo che esso non si indebiterà mai più e che perciò non fornirà opportunità di “investimento” ad hedge funds che non hanno alcun interesse nel benessere della popolazione argentina, e desiderano soltanto ottenere profitti finanziari.

Perché la spesa del governo, che è volta a massimizzare il benessere delle persone, dovrebbe poi fornire ritorni a creditori esteri, specialmente quando il paese si trova in una situazione critica e questi creditori si alterano, nascondendo il fatto che hanno realizzato investimenti fallimentari?

Conclusione

Il governo argentino dovrebbe smettere di posizionare pubblicità nei giornali americani lamentandosi e dichiarando che si tratta di un gioco morale di potere.

Dovrebbe semplicemente affermare la sua sovranità monetaria e dichiarare l’irrilevanza dei mercati di capitali mondiali - tutti questi finanzieri rapaci che non hanno alcun interesse morale nella nazione - e cominciare a creare lavoro per i suoi cittadini, assicurandosi che tutti abbiano acceso all’istruzione e tutti gli altri servizi pubblici in grado di migliorare le loro vite.

Una simile mossa neutralizzerebbe gli argomenti di NML Capital. Cosa potrebbero fare a quel punto? L’unica azione a loro disposizione è bloccare l’esecuzione dei pagamenti delle obbligazioni exchange da parte dell’Argentina. Se fossero posto sotto la legislazione argentina, questa prerogativa sarebbe persa.

A quel punto, NML Capital dovrebbe girare il mondo per appropriarsi di navi militari argentine, come ad esempio la cattura nell’ottobre 2012 di un “vascello militare argentino nell’Africa Occidentale” (si veda http://www.nytimes.com/2012/10/19/world/americas/seizure-of-argentine-ship-forces-shake-up.html).

Ma il risultato di quel fiasco fu che NML Capital perse, perché il Tribunale Internazionale delle Nazioni Unite (https://www.itlos.org/) per la Legge dei Mari ha decretato nel dicembre 2012 che “in accordo con la legislazione internazionale generale, una nave da guerra gode di immunità” e che “ogni atto che impedisce con la forza ad una nave da guerra di eseguire la sua missione e i suoi doveri è una fonte di conflitto che può mettere a repentaglio le relazioni amichevoli fra Stati”.

Perciò:

Il Ghana dovrà immediatamente e incondizionatamente rilasciare la fregata ARA Libertad, dovrà assicurare che la fregata ARA Libertad, il suo Comandante e l’equipaggio siano in grado di lasciare il porto di Tema e le aree marittime sotto la giurisdizione del Ghana, ed assicurare che la fregata ARA Libertard sia rifornita adeguatamente a questo scopo.

La Decisione è interessante da leggere. 

L’altro aspetto divertente di tutto ciò è che l’Autorità Portuale del Ghana ha fatto ricorso contro NML Capital per i costi legati a questo incidente.

È tutto per oggi!

(c) Copyright 2014 Bill Mitchell. Tutti i diritti riservati.


Fonte: Bill Mitchell - billy blog

traduzione di Giacomo Bracci