Cerca in Biblioteca

Archivio

Powered by mod LCA

Donazioni

Puoi fare una donazione tramite IBAN: IT53M0335901600100000101247 oppure con Paypal

Importo:  Valuta:

Abbandonare una nave che affonda? Un piano per lasciare l'euro

Come gli abituali di questo blog sanno, io sono del parere che il collasso dell’Eurozona sarà precursore di un 1930 postmoderno. Nonostante fossi fortemente contrario alla creazione della zona euro, durante la sua crisi, mi sono battuto per salvare l'euro.

Naturalmente, come Alain Parguez ha scritto giustamente qui [Una nuova proposta per sfuggire alla crisi dell'euro di Alain Parguez, ndt], è impossibile salvare qualcuno, o qualcosa, che non vuole essere salvato. In questo post, pur non arretrando nel mio personale impegno di continuare a cercare di salvare l'unione monetaria propensa all’auto-distruzione, io riporterò un'idea di come uno stato membro periferico potrebbe cercare di ridurre al minimo i costi (enormi) socio-economici di un'uscita dall’Eurozona imposti dalla costante disgregazione di quest'ultima.

Tale piano è stato messo insieme pensando all'Irlanda. I suoi autori sono Warren Mosler (un manager di investimenti, inventore del contratto swap “Eurofutures” e del derivato “mortgage swap”) e Philip Pilkington, giornalista e scrittore con sede a Dublino, in Irlanda. Il loro punto di partenza è una diagnosi (perfettamente azzeccata): i "programmi di austerità" sono "un misero fallimento eppure i funzionari europei continuano a considerarle l'unico schema valido. Quindi, possiamo solo concludere in questa fase che, dato che i funzionari europei sanno che i programmi di austerità non funzionano, li stanno perseguendo per ragioni politiche, piuttosto che motivi economici".

Per ragioni che ho più volte esposto, a meno che non venga rivoltato, questo progetto politico, magari involontariamente, porterà al collasso dell’Eurozona. Un paese come l’Irlanda dovrebbe aspettarsi di fare una brutta fine o prepararsi per un’uscita prima che si chiuda il sepolcro dell’euro? Mosler e Pilkington si schierano a favore di una uscita. Ma come può l'Irlanda, o per quel che conta il Portogallo o la Grecia o l'Italia, uscire senza che il cielo si abbatta sulle nostre teste? Ecco quello che propongono. Per il testo completo clicca qui:

1. Al momento dell’annuncio che il paese sta lasciando l’Eurozona, il governo di quel paese dichiara che effettuerà i pagamenti - per i dipendenti pubblici, ecc - esclusivamente nella nuova valuta. Così il governo smetterebbe di usare l'euro come mezzo di pagamento.

2. Il governo inoltre annuncerebbe che accetterà i pagamenti delle tasse soltanto in questa nuova valuta. Ciò garantirebbe che la moneta si apprezzi e, almeno per un po', sia molto più scarsa .

E questo è più o meno tutto. Il governo spende per approvvigionarsi e quindi inietta la nuova valuta nell'economia mentre la sua nuova politica fiscale assicura che sia desiderata dagli agenti economici e, quindi, abbia valore. La spesa pubblica è quindi il perno attraverso il quale il governo inietta nuova moneta nell'economia e la tassazione è il drenaggio che garantisce che i cittadini desiderino la nuova moneta.

L'idea è quella di scegliere un approccio di non intervento. Se il governo di un determinato paese dovesse annunciare l'uscita dalla zona euro e quindi congelare i conti bancari e forzare la conversione ci sarebbe il caos. I cittadini del paese correrebbero alle banche e cercherebbero disperatamente di ottenere più euro possibili in contanti in previsione che varranno più della nuova moneta.

Secondo il piano di cui sopra, tuttavia, i conti bancari dei cittadini sarebbero lasciati intatti. Starebbe a loro di convertire o meno i loro euro nella nuova valuta ad un tasso di cambio flessibile stabilito dal mercato. Naturalmente, dovrebbero cercare la valuta ogni volta che devono pagare le tasse, e così venderebbero beni e servizi denominati nella nuova valuta. Questo 'monetizza' l'economia nella nuova valuta, mentre allo stesso tempo contribuisce a stabilire il valore di mercato di tale valuta.

La mia reazione a questo piano è semplice: è un progetto per chi pensa che il sistema dell'euro sia oltre il punto di non ritorno. Una volta che il punto verrà raggiunto, sarà forse essenziale muoversi in questa direzione rapidamente. Tuttavia, non credo che la zona euro sia, attualmente, oltre il punto di non ritorno. E' ancora possibile salvare la moneta comune attraverso qualcosa di simile alla nostra Modest Proposal [“Una Modesta proposta per risolvere la crisi dell'Eurozona” di Yanis Varoufakis, Stuart Holland e James K. Galbraith, 2013. Ndt]. Si può richiedere più interventi da parte della BCE rispetto a quanto prevede la Modest Proposal (per gentile concessione del ritardo terribile nella attuazione di un piano razionale, proseguendo invece sul presente percorso insostenibile), ma, credo, sia ancora fattibile.

Il motivo per cui sono fermamente convinto che questo non sia, ancora, il tempo per abbandonare la nave, è l'enorme costo umano di una rottura dell'Eurozona. Si consideri per esempio che cosa accadrà se, infatti, si adottasse il piano di uscita [dall'euro, n.d.t.] sopra proposto.

  • Tutti i contratti da parte del governo verso il settore privato (estero e nazionale) saranno rinegoziati nella nuova valuta, dopo il deprezzamento di quest'ultima. In altre parole, i fornitori nazionali dovranno affrontare immediatamente un grande haircut. Molti di loro dichiareranno fallimento, con un’altra grande perdita di posti di lavoro. 

  • I fondi disponibili per le banche si esauriranno e non verranno riforniti dalla BCE. Il che significa che l'unico modo per l'Irlanda o la Grecia o chi adotta questo piano per mantenere le proprie banche aperte è ricapitalizzarle in nuova valuta nazionale da parte della Banca centrale. Ma questo significa che i depositi in banca, de facto, saranno convertiti da euro nella nuova moneta; annullando così la misura benefica che non prevedeva conversioni obbligatorie nella nuova valuta (vedi sopra). 

  • Gli autori sostengono che gli effetti negativi di cui sopra saranno diminuiti dalla nuova indipendenza monetaria trovata del governo che le consentirà di interrompere immediatamente i programmi di austerità e di adottare una politica fiscale anticiclica, come ha fatto l'Argentina dopo il suo default e la sospensione dell’aggancio [valutario, n.d.t.] pesos/dollaro. Potrebbe essere così, ma tutti i confronti con l'Argentina devono essere presi con le pinze. Perchè il recupero dell’Argentina, e delle politiche fiscali associate, è stato molto meno dovuto alla sua ritrovata indipendenza e molto più legato a un aumento fortunoso della domanda di semi di soia da parte della Cina.

  • Mentre è vero che la valuta più debole aumenterà le esportazioni, avrà anche un effetto devastante: la creazione di una nazione a due livelli. Una nazione che ha accesso a risparmi accumulati in euro e un’altra che non può. La prima acquisirà immenso potere socio-economico sulla seconda, forgiando così una nuova forma di disuguaglianza che è destinata a operare come un freno per lo sviluppo nel lungo periodo - proprio come la disuguaglianza che sorse nel periodo post 1970 e che ha enormemente danneggiato un reale sviluppo dei nostri paesi (al contrario dei numeri di crescita del PIL) nella fase del secondo dopoguerra. 

  • Ultimo, ma certamente non meno importante, anche se un solo Paese esce dall’Eurozona in questo modo, la zona euro si scioglierebbe entro 24 ore. Il Sistema Europeo delle Banche Centrali [SEBC, n.d.t] si frantumerebbe istantaneamente, gli spread italiani raggiungeranno i livelli greci, la Francia si trasformerà immediatamente in un paese classificato in AA o AB [dalle agenzie di rating, n.d.t.] e, prima di poter fischiettare la Nona Sinfonia, la Germania avrà dichiarato la ricostituzione del DM [Deutsche Mark, marco tedesco n.d.t.]. Una recessione massiccia poi colpirà i paesi che andranno a comporre la nuova zona del marco (Austria, Paesi Bassi, probabilmente la Finlandia, Polonia e Slovacchia), mentre il resto della ex Eurozona lavorerà in una significativa stagflazione. Le nuove guerre valutarie intraeuropee sopprimeranno, in sintonia con il corso di recessione/stagflazione, il commercio internazionale ed europeo e, di conseguenza, gli Stati Uniti si tufferanno in una nuova Grande Recessione. Il 1930 postmoderno di cui continuo a parlare sarà una tragica realtà.

In sintesi, questo piano può finire per essere l'unica via d'uscita da una nave diretta verso gli scogli. Dobbiamo tenerlo a mente visto che l’inclinazione cruenta dei nostri leader europei ha messo, e mantiene, un intero continente sulla rotta degli scogli. Ma non è ancora il momento di adottarla. Per essa si arriverà ad un incredibile costo umano; un costo che può ancora essere evitato (presumendo che abbia ragione nell’affermare che il punto di non ritorno non è stato - ancora - raggiunto). Abbiamo ancora la possibilità di prendere d'assalto il ponte e cambiare rotta. In mancanza di questo, un piano del genere come questo di Mosler e Pilkington potrebbe essere l'equivalente delle nostre scialuppe di salvataggio. Dobbiamo, tuttavia, tenere sempre a mente che le nostre imbarcazioni di salvataggio saranno lanciate nei mari ghiacciati e, mentre si incaglieranno su di loro, molti periranno.

27 novembre 2011


traduzione di Albero Mantova

fonte: http://yanisvaroufakis.eu/2011/11/27/abandoning-a-sinking-ship-a-plan-for-leaving-the-euro/