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Il Quantitative Easing non curerà i mali economici d'Europa

Il programma di Quantitative Easing (QE) della Banca Centrale Europea (BCE) sembra aver creato uno stato di euforia tra gli investitori globali, ma il suo contributo al miglioramento dei problemi economici dell’Europa sarà molto lieve.

 

Un’occhiata più ravvicinata allo stato delle economie europee rivela un fatto molto ignorato dagli economisti più professionali e dai media: l’Europa è di nuovo il malato dell’economia mondiale.

 

Sono passati molti anni dallo scoppio delle crisi finanziaria ed eppure l’economia europea deve ancora tornare ai livelli pre-crisi.


L’area euro, in particolare, è impantanata in una grave crisi economica dalla quale è semplicemente incapace di riprendersi.


La crisi europea ha avuto un impatto devastante specialmente nei paesi periferici dell’eurozona (Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna, Italia e Cipro), producendo una massiccia disoccupazione e aumentando sostanzialmente il rapporto debito/PIL, soprattutto grazie alle politiche di austerità che sono state attuate nel pieno di una recessione economica come parte di piani di salvataggio (Italia esclusa).

 


Il PIL in Spagna, Portogallo, Irlanda e Italia è in media il 7% più basso dei livelli pre-crisi; Il PIL della Grecia è circa il 25% più basso. Il tasso di disoccupazione ufficiale negli stati periferici sono stratosfericamente alti, indicando che non c’è nessun recupero. In Grecia il tasso ufficiale di disoccupazione è al 26% mentre in Spagna è vicino al 24%. In Portogallo è al 13,3%, in Italia al 12,6% e in Irlanda (il paese con il più elevato tasso di migrazione netta in Europa) è sopra al 10%.


L’indice dell’indebitamento pubblico è esploso per tutti questi paesi, lasciandoli in uno stato di schiavitù debitoria e austerità permanente dal quale è improbabile che riescano ad uscire nel prossimo futuro. In Grecia il debito pubblico lordo è esploso dal 126% alla fine del 2009 ad oltre il 175% nel 2014. L’indice del debito pubblico spagnolo è cresciuto dal 52% del 2009 al 110% alla fine del 2014, quello irlandese dal 62,2% nel 2009 al 110% del 2014 e quello portoghese dall’83% nel 2009 al 130% alla fine del 2014.

 

Inoltre, in tutta l’Eurozona, livelli intollerabili di disoccupazione, stagnazione e/o salari in calo e mancanza di prospettive di crescita stanno creando un’opinione pubblica europea che è sempre più euroscettica e nettamente ostile a un’ulteriore integrazione.

In questo contesto, il Quantitative Easing è difficilmente la via d’uscita alle sofferenze economiche europee. Il piano della Banca Centrale Europea di acquisto di bonds nel tentativo di far crescere l’inflazione e stimolare l’economia europea è fuorviante. Tutto quello a cui potrebbe portare è alla creazione di bolle speculative e nuove distorsioni nell’economia reale.

Quello di cui le economie europee hanno bisogno sono politiche fiscali che possano stimolare la crescita reale e creare posti di lavoro. Stimoli di spesa pubblica in larga scala faranno crescere l’economia reale, incrementando la domanda aggregata, e porteranno a salari più elevati.

20 marzo 2015


 

 

traduzione di Matteo Catania

Fonte: https://uk.news.yahoo.com/quantitative-easing-wont-cure-europes-economic-woes-070940559.html#PdTxScV