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I salari bassi non possono e non risolveranno il problema

Diritti del lavoro e previdenza sociale sono i due settori chiave su cui i negoziati in Grecia sono in una situazione di stallo con gli istituti di credito (Banca Centrale Europea , Commissione Europea e Fondo Monetario Internazionale), con questi ultimi che richiedono riforme.

Gli istituti di credito ritengono che l'uscita dalla crisi economica richieda cambiamenti strutturali che porteranno al miglioramento della competitività, che a sua volta deve essere basata sulla riduzione degli elevati costi del lavoro. Da qui la necessità di un'ulteriore riduzione del salario minimo, dell’abolizione definitiva della contrattazione collettiva, ecc.

 

Sebbene promuovere la competitività sia necessario per l'economia greca e il bisogno di riforme sia urgente, la medicina proposta è sbagliata. Secondo molte organizzazioni internazionali (vedi recentemente l’OCSE*), la Grecia ha attuato i cambiamenti strutturali più profondi e di vasta portata in tutto il mondo occidentale negli ultimi 5 anni.

 

E' ampiamente riconosciuto che maggiore pressione dei cambiamenti strutturali si è verificata nei mercati del lavoro e nella sicurezza sociale, riducendo gli stipendi e le pensioni (di circa il 25%), riducendo i costi non salariali, smantellando la contrattazione collettiva e le relazioni industriali e determinando la flessibilizzazione complessiva del mercato del lavoro.

 

La Commissione Europea ritiene che la Grecia abbia ritrovato la competitività del costo del lavoro al livello del 1995 nei confronti della zona euro (vedi Occasional Paper 192, aprile 2014). Secondo gli ultimi dati della BCE, la competitività della Grecia in termini di costo del lavoro, ha visto nel quarto trimestre 2014 un miglioramento del 7,5% rispetto al primo trimestre del 1999, mostrando, insieme a Cipro  la seconda migliore performance dopo la Germania.

 

Nonostante gli indicatori di "competitività" siano migliorati, l'economia reale si sia ridotta drasticamente. Qualsiasi lieve miglioramento nelle esportazioni non ha compensato il netto calo della domanda interna. La riduzione degli stipendi e delle pensioni, unite alla riduzione della spesa pubblica alla fine ha portato a migliaia di fallimenti di imprese greche, ad una disoccupazione vertiginosa (ora al 26,1%, con il 75% della disoccupazione di lunga durata) e a livelli inimmaginabili di perdita di PIL.

 

Per quanto riguarda il salario minimo, è vero che nella zona euro ci sono 5 paesi membri con livello di salario minimo ancor più basso, ma va considerato che sono tutti a livelli di sviluppo molto più bassi (PIL pro capite).

 

L'OCSE dal 2006 (vedi 'Boosting Jobs and Incomes') aveva sottolineato che non vi è alcuna correlazione significativa tra la riduzione della disoccupazione e lo smantellamento della legislazione della protezione del lavoro, e che il livello del salario minimo non ha alcun effetto significativo sulla riduzione della disoccupazione.

 

Di particolare interesse è il recente studio* del FMI, che ritiene che la deregolamentazione del mercato del lavoro non migliori la produttività, mentre nel breve periodo ha anche effetti negativi (World Economic Growth, Box 3.5, aprile 2015).

 

Non è un ulteriore calo dei salari che salverà la situazione  - non sono i salari alti che frenano i progressi nella competitività e gli investimenti nel nostro paese. Il recupero di competitività strutturale richiede miglioramenti nei settori della gestione, del marketing, della certificazione di qualità, delle competenze nelle esportazioni, del finanziamento delle PMI, aumentando l'accesso al credito a tassi di interesse simili a quelli di altri paesi dell'Unione Europea, e una più forte penetrazione nel mercato dell’innovativa economia digitale.

 

Anche il settore privato, per anni, ha sottolineato l'esigenza di semplificare le procedure per la costituzione  e l’inquadramento di un'impresa e la razionalizzazione della legislazione sui fallimenti. Il governo si sta muovendo proprio in questa direzione.


Gli istituti di credito dovrebbero prendere in considerazione molto seriamente le conclusioni di cui sopra. Perseverare nel ripetere gli errori del passato e prescrizioni basate su diagnosi errate dei problemi si è già rivelato disastroso per la società greca.

25 Aprile 2015


 

La ricercatrice Rania Antonopoulos è direttrice del programma Uguaglianza di Genere ed Economia al Levy Institute, specializzata nelle interconnessioni micro-macro di genere ed economia; di competizione internazionale e globalizzazione; di politiche di lavoro garantito e dei loro impatti macroeconomici e sull'occupazione; di protezione sociale e riduzione della povertà; e delle implicazioni del lavoro pagato e non pagato sugli indicatori di povertà. E’ stata una delle fondatrici di “Economists for Full Employment” ed è una sostenitrice di lungo corso dei piani di lavoro garantito.

Rania Antonopoulos è stata nominata Vice Ministro del Lavoro e della Solidarietà Sociale per il governo guidato da Syriza.


Note di traduzione:

L’Fmi ci ripensa: “Liberalizzare il mercato del lavoro non spinge l’economia” Il Fatto Quotidiano, 10 aprile 2015.

Per approfondire:

Rania Antonopoulos - Come rispondere alla crisi dell'occupazione in Grecia (video e trascrizione)


 

traduzione di Alberto Mantova

Fonti: profilo Facebook di Rania Antonopoulos https://www.facebook.com/rania.antonopoulos/posts/836024826432948

originale in greco: http://www.efsyn.gr/arthro/oi-hamiloi-misthoi-den-apoteloyn-lysi