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Philip Pilkington: Il mio incubo europeo – che contiene un uragano infernale?

La bufera infernal, che mai non resta, mena li spirti con la sua rapina; voltando e percotendo li molesta.
Dante Alighieri, La divina commedia, Inferno canto V, versi 31,32,33

Ogni tanto un pensiero terribile entra nella mia mente. Funziona in questo modo: e se il teatro della Eurocrisi fosse realmente e veramente un gioco del potere politico; giocato cinicamente da un nucleo forte di politici, mentre la periferia brucia?

Sì, certo, saremmo in grado di impegnarci in una polemica e dire che questo è il caso. Ma così facendo staremmo cercando di alimentare il fuoco delle emozioni e, in generale, lasceremmo che fosse la nostro retorica a portare l'argomento. Almeno, questo è quello che ho pensato. Avevo sentito questa retorica; vi avevo impegnato me stesso in qualche misura; ma non vi avevo mai veramente creduto. Solo una volta o due volte, nei miei incubi, avevo pensato che, forse, solo forse, ci poteva essere un fondo di verità.

E poi il Financial Times ha pubblicato questo documento 'strettamente confidenziale’ [‘strictly confidential’ document n.d.t.] trapelato dall'interno dell’Eurostruttura. Così il mio incubo ha iniziato a diventare sempre più reale.

Il documento è schiacciante in quanto riconosce pienamente quello che molti di noi hanno detto per mesi: e cioè, che con le misure di austerità nella periferia non si ha intenzione di produrre un risultato favorevole a nessuno. Il documento si concentra sulla Grecia, ma le implicazioni di ciò che riporta, per quanto riguarda l'esperimento in corso, determinano conseguenze per tutti i paesi che attualmente guardano in basso la botte dell’austerità.

Prendete i tassi di crescita, per esempio. Prima che questo documento emergesse le stime della troika erano abbastanza robuste. E' stato ipotizzato che se i “dissoluti” (anche licenziosi o spendaccioni n.d.t.) avessero ingerito la loro pillola di austerità sarebbero presto di nuovo tornati sulla strada della ripresa. Non è più così. Nel documento trapelato l'economia della Grecia dovrebbe contrarsi del 5,5% nel 2011 e di un ulteriore 3% nel 2012. Nel 2013 si assume che la Grecia tornerà a crescere - di un misero 1,25%. Crescerà di un ulteriore 2,66% dal 2015-2020. Per il decennio successivo - tra il 2021 e il 2030 - la crescita dovrebbe essere di un misero 1,66%.

Queste proiezioni sono in realtà troppo ottimistiche. Esse assumono che le riforme strutturali promuovano effettivamente la crescita, mentre, in realtà, probabilmente esacerberanno le pressioni deflazionistiche. Ma anche se prendiamo queste cifre al valore nominale, il messaggio è chiaro: la Grecia sarà in un “gabinetto” per i prossimi venti anni, se le politiche attuali saranno rispettate.

La relazione prosegue suggerendo che i proventi portati dalle unità privatizzate (leggi: asset-stripping) saranno di molto inferiori al previsto. Essa suggerisce inoltre che l'accesso greco ai normali canali di finanziamento sul mercato sarà molto ritardato e che gli avanzi di bilancio nei prossimi anni saranno al di sotto dell'obiettivo. (Anche in questo caso, su quest'ultimo punto, la relazione è probabilmente troppo ottimista nella sua valutazione).

Le conclusioni tratte da questa relazione sono notevoli:

In queste ipotesi, i picchi del debito della Grecia a livelli molto alti si ridurrebbero ad un ritmo molto lento, indicando la necessità di una ulteriore riduzione del debito per garantire la sostenibilità.

Il debito pubblico greco, dice il rapporto, "dovrebbe raggiungere il picco al 186% del PIL nel 2013 e scendere solo al 152% del PIL entro il 2020 e in fine al 130 per cento del PIL entro la fine del 2030."

Oh egregio. Questo non sembra per niente buono del tutto. Con queste ipotesi (ancora una volta, troppo ottimistiche, a mio parere) la Grecia non tornerebbe sui mercati fino al 2021!

La relazione passa poi a discutere di “tagli di capelli” nel settore privato in qualche parte fino al 60%. Ohi!

Ecco il punto chiave però: nella relazione si afferma in sostanza che le misure di austerità in corso stanno macellando l'economia greca. Anche se si fanno dei tagli- e anche se questi funzionassero per ridurre il carico del debito, che è un grande 'se' [a big ‘if’, n.d.t.]  – si assume che l'economia greca cresca lentamente per due decenni. (Ancora una volta, farò notare che, per quanto posso vedere, anche questa pessimistica relazione è ancora troppo ottimista a questo proposito).

Questo ci porta alla domanda ovvia: gli eurocrati sanno tutto questo? Prima si è sempre assunto implicitamente che non lo sapessero. E' stato ipotizzato che fossero semplicemente illusi sulla ripresa economica della periferia, non sanguinosamente predisposti in merito alle implicazioni dell’austerità. Ma ora dobbiamo mettere in discussione questo racconto.

Quindi, il mio incubo diventa sempre più reale. Ciò che questo rapporto suggerisce è che gli eurocrati sanno bene cosa stanno facendo. Essi stanno imponendo misure di austerità distruttive - e, siamo sinceri, inutili asset-stripping di unità - alla periferia, ben sapendo l'effetto che queste stanno per avere.

Quindi, perché stanno facendo questo? Ebbene, alla luce delle attuali evidenze si dovrebbe trattare di una questione spiacevole: non c'è la possibilità che questa sia davvero una cinica presa di potere? Le élite nei paesi centrali hanno trovato il loro status politico enormemente potenziato dalla crisi attuale. Essi lamentano che questa crisi è terribile, certo, ma in segreto, devono sapere che ha aumentato immensamente il loro profilo politico ed il loro collocamento in importanti posizioni decisionali.

E allora, che cosa sarebbe se ci stessimo muovendo in una situazione in cui gli eurocrati stabilissero una presa di ferro sulla periferia attraverso accordi di finanziamento che in sostanza permettono il loro pieno controllo con l'imposizione di politiche economiche altamente distruttive?

Ecco come vedo lo svolgimento di questo scenario da incubo:

In primo luogo, è sempre più riconosciuto - in particolare dai francesi e dal FMI - che, in modo che il sistema finanziario dell'Eurozona ritrovi un minimo di stabilità, la BCE deve tornare ad intervenire sull'EFSF. In sostanza, la BCE deve diventare una sorta di 'prestatore di ultima istanza' non ufficiale. Se questa situazione si realizza, gli eurocrati avranno una 'potenza di fuoco illimitata' - vale a dire, la capacità della BCE di emettere moneta - con cui si possono essenzialmente controllare i mercati obbligazionari.

Se gli eurocrati si trovano in questa posizione, potrebbero scegliere di mantenere i mercati obbligazionari periferici in vita, pur continuando a insistere sulla austerità...per tutto il tempo necessario, riconoscendo pienamente - come indicato in precedenza nel documento segreto - che cosa questa austerità significherà in termini reali: sofferenza perpetua e senza fine in periferia.

Così l’Eurocrisi non sarà più una crisi finanziaria. Invece quello che avremo, saranno i paesi principali che serrano la morsa dell’austerità alla periferia che implode. Come si vede chiaramente dalle proiezioni nel documento sopra discusso, la fine del gioco non sarà qui, e questa situazione proseguirà indefinitamente. La periferia si troverà coinvolta in un inferno dantesco, non dissimile da quello descritto dal grande scrittore irlandese Flann O'Brien nel suo libro “Il terzo poliziotto”:

“Ha detto che era ancora una volta l'inizio dell’infinito, la riscoperta del familiare, la ri-esperienza del già subito, il dolce oblio del non ricordo. Inferno che gira e rigira. In forma è circolare e per natura interminabile, ripetitivo e quasi insopportabile.”

Il punto di rottura dovrà poi essere sia politico che locale. Da qualche parte nella periferia la popolazione alla fine ne avrà abbastanza di questa spirale perversa e una sorta di evento politico romperà il ciclo distruttivo.

Sembra buono, vero? Beh, forse no. Supponiamo che il punto di rottura si verifichi in Grecia, per il quale probabilmente si vuole che la Grecia abbia già cominciato a sembrare ingovernabile. Beh, la Grecia ha una storia politica interessante in questo senso. Da un lato, la Grecia ha una storia di radicalismo - ricordate, il paese ha quasi avuto una rivoluzione comunista dopo la prima guerra mondiale. Ma - come spesso accade nei paesi con una forte tradizione radicale - la Grecia ha anche la tendenza verso un regime autoritario, dopo aver trascorso anni sotto una dittatura militare.

Alla luce di queste dinamiche non è improbabile che l'impulso per scrollarsi di dosso il giogo provenga da una sinistra dura. Con una sinistra morbida già al potere e l'invio del paese all'inferno con un “carrello a mano”, l'estrema sinistra probabilmente sembrerà sempre più attraente per il cittadino medio greco.

Ma cosa succederebbe se moti di questa estrema sinistra poi, come spesso hanno fatto nella storia, ponessero in essere le forze demoniache dell’autoritarismo che governavano la Grecia non molto tempo fa? Poi, ci potremmo trovare di fronte a qualcosa di simile a un colpo di stato militare e il ritorno a una nuova dittature militare.

Questa è tutta speculazione, naturalmente, e dovrebbe essere considerata come tale. Ma il documento trapelato dall'interno delle strutture dell’Europotere suggerisce fortemente che gli eurocrati sanno esattamente ciò che stanno imponendo alla periferia. Questo rappresenta un'ulteriore conferma che, costi quel che costi, hanno intenzione affilare le loro armi in materia di austerità. Supponendo che questo stato di cose non è destinato a finire prima di due decenni o più, il “gioco del cambiamento” è quindi sicuro verrà dall'interno dei paesi periferici.

L'ultima volta che abbiamo visto la costrizione di queste politiche di austerità imposte ad un paese in Europa - mi riferisco, ovviamente, all’origine del debito che ha avuto luogo dopo la prima guerra mondiale - abbiamo ottenuto Hitler. La Grecia, naturalmente, è di gran lunga un paese troppo piccolo per la produzione di un Hitler. Ma questo non vuol dire che non potrebbe produrre qualcosa di un po' più piccolo, ma per questo, non meno pericoloso per il popolo greco. Un Pinochet, per esempio. Quello che possiamo vedere in alcuni paesi periferici, in questo momento, non è altro che la raccolta di forze che potrebbero minacciare le loro democrazie.

Gli eurocrati, che ora possiamo ritenere essere molto 'al corrente' delle conseguenze dell’austerità e dove questa ci porterà, farebbero meglio a svegliarsi e “annusare” l'odore del caffè. Questo incubo sta diventando sempre più reale di giorno in giorno.

 

 


Fonte: http://www.nakedcapitalism.com/2011/10/philip-pilkington-my-european-nightmare-%E2%80%93-an-infernal-hurricane-gathers.html

Traduzione a cura di Luca Pezzotta