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Mano all'economia subito

Non avanzo profezie, né mi avventuro sul terreno politico. Preferisco restare nel settore dei miei studi, cioè nell'economia. E qui sento di dover ribadire le idee già da me sostenute.

Bisogna dare maggior forza e importanza alla domanda interna, come uno degli elementi di fondo della dinamica interna, come uno degli elementi di fondo della dinamica economica rispetto alla dinamica internazionale. Non possiamo continuare a dire che dobbiamo aspettare che questa e quella locomotiva si metta in moto per porci a rimorchio in attesa che venga la ripresa.

Esiste la possibilità di fare alcune cose subito sul mercato interno (edilizia, settore agro-alimentare ecc) e intanto dobbiamo prepararci a fronteggiare la ripresa internazionale allineandoci su un grado soddisfacente di efficienza del sistema produttivo ed economico. È ormai una moda corrente dire che deve essere abbassato il costo del lavoro e non ci si accorge invece che l'efficienza del sistema economico dipende da molti altri fattori: dai trasporti, per esempio, o dai servizi postali o dal funzionamento complessivo dell'apparato statale, tutti punti decisivi se si vuole veramente partecipare alla ripresa internazionale.

È riduttivo vedere tutto in funzione di quanto possiamo esportare, è riduttivo ritenere che la compatibilità del sistema dipenda solo dal fatto che il costo del lavoro sia basso. Credo che il risultato delle elezioni - e mi pare che questo aspetto non sia stato adeguatamente posto in rilievo - contenga un'implicita protesta rispetto all'assoggettamento del nostro paese a posizioni esterne, cioè alle posizioni dominanti.

Scrivo sull'Ora e allora ricordo che un grande personaggio siciliano, Vittorio Emanuele Orlando, parlò a suo tempo, di "cupidigia di servilismo". Ebbene la protesta degli elettori ha colpito questa cupidigia di servilismo. Mi riferisco all'atteggiamento italiano nei confronti della Comunità economica europea, che attua verso l'Italia una vera e propria opera di vessazione impedendoci di fabbricare l'acciaio di cui abbiamo bisogno o di produrre le barbabietole da zucchero che necessitano. È necessario reagire a queste imposizioni. Altrettanto bisogna fare nei confronti degli Stati Uniti, davanti ai continui giri di valzer del dollaro, che ci danneggiano così gravemente. C'è una precisa disposizione del Fondo monetario internazionale che impedisce questi sbalzi della moneta americana. Basta farla rispettare.

Mi auguro che tutto ciò venga attuato, che si rimetta mano alle leggi lasciate cadere a cominciare da quella sull'occupazione dei giovani per il servizio del lavoro. Tanto per citare un esempio: si potrebbero cominciare a reclutare i giovani per completare e rinnovare il catasto edilizio e il fisco trarrebbe un enorme vantaggio dalla scoperta di tutte le case, che non compaiono oggi nemmeno al catasto. Ciò che non vorrei vedere e sentire è l'uso e l'abuso di frasi fatte come rigore, austerità. Ne abbiamo proprio abbastanza.

pubblicato giovedì 30 giugno 1983 su "L'Ora" di Palermo


 

Articolo pubblicato nella rubrica "Elezioni '83" dedicata al commento delle elezioni che videro un'avanzata del Pri di Giovanni Spadolini, primo presidente del Consiglio non democristiano, e del Pci e un arretramento della Dc che scese per la prima volta sotto il 35%.

Fonte:  "Contro gli incappucciati della finanza"