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“Sullo scandalo metallico” delle monete “celebrative del nulla”

2 euro celebrativi costituzione europea

Ritrovarsi in tasca una moneta da due euro celebrativa della Costituzione Europea può essere utile a ricordare che il “Trattato che istituisce una Costituzione per l’Europa”, firmato dagli Stati membri dell’allora Comunità Europea il 29 ottobre 2004, non è mai entrato in vigore.

 

Conseguentemente al volere della maggioranza dei cittadini francesi e olandesi, espressa mediante referendum, si determinò un arresto della procedura di ratificazione della Costituzione Europea nei paesi membri.

Una simile consultazione diretta non avvenne in Italia, ove il Parlamento, invece, ratificò il Trattato il 25 maggio 2005 in assenza di un reale dibattito interno.

Soltanto a processo concluso venne richiamata l’attenzione degli italiani sul tema, non certamente per affrontare una discussione sul testo normativo ma per celebrare l’adozione di una Costituzione Europea ancora al vaglio della maggior parte dei paesi membri.

Infatti, dal 29 ottobre 2005, gli italiani potevano già utilizzare una moneta da due euro commemorativa del primo anniversario dalla firma della Costituzione Europea.

L’incipit del procedimento di formazione della Costituzione per l’Europa risale al 15 dicembre 2001, quando il Consiglio Europeo adottò la “Dichiarazione di Laeken” con la quale veniva convocata la Convenzione Europea avente il compito di redigere un testo normativo consolidato e semplificato in revisione dei Trattati esistenti.

La Convenzione Europea, presieduta da Valéry Giscard D’Estaing e composta da 102 membri tra i quali vennero nominati vicepresidenti Giuliano Amato e Jean Luc Dehaene, iniziò formalmente i lavori il 28 febbraio 2002.

Proprio Giuliano Amato, intervistato da Guido Lenzi (“Dalla convenzione al Trattato di Lisbona”), dichiarò che inizialmente non era in previsione un vero e proprio testo di costituzione: “Per quanto riguarda, invece, la costituzione, essa non rientrava nel mandato di Laeken alla convenzione. Nel mandato si parlava di semplificazione dei trattati e di loro consolidamento in un unico testo, accennando, tuttavia, ad un possibile «futuro costituzionale» dell’Unione. Sarebbe stato il presidente della convenzione Valéry Giscard d’Estaing, già nel suo discorso inaugurale il febbraio 2002, ad auspicare un ampio consenso della convenzione su una singola proposta di «trattato costituzionale che apra la strada a una costituzione per l’Europa». Nel discorso, dunque, c’è una distinzione temporale e logica fra trattato costituzionale e costituzione. La distinzione sparirà nei lavori successivi e la convenzione approverà un «trattato istitutivo di una costituzione per l’Europa».

Le sedute plenarie della Convenzione furono aperte al pubblico e i documenti furono resi fruibili sulla rete internet, ma con ciò non si può ritenere che i cittadini europei abbiano effettivamente partecipato al procedimento di formazione del testo. L’evidente carenza di democraticità in senso sostanziale, infatti, non è sfuggita alla dottrina giuridica: “Peraltro, considerare come “Costituzione europea” il “Trattato che adotta una costituzione per l’Europa” non fosse altro perché il processo che aveva portato alla sua approvazione era stato, come rilevato, democratico, si era svolto in modo trasparente e aveva visto la partecipazione di molteplici soggetti interessati a fornire i propri suggerimenti ci sembra una forzatura della realtà atteso che a quella elaborazione hanno per lo più partecipato gruppi elitari, lobbies, ma cui è rimasta estranea la maggioranza dell’opinione pubblica.” (“Trattato v. Costituzione” di Gian Luigi Cecchini, ed. II, CEDAM, 2010).

I lavori della Convenzione Europea si conclusero il 10 luglio 2003 ed il 18 luglio 2003 venne presentato a Roma il progetto del “Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa”.

Tempestivamente, venne convocata la Conferenza Intergovernativa (CIG), composta dai capi di Stato o di Governo degli Stati membri, dei Ministri degli Esteri degli Stati membri, dal Presidente della Commissione Europea Romano Prodi, dal Presidente del Parlamento Europeo, per risolvere le controversie sorte in ordine agli snodi fondamentali del testo.

Nonostante l’accordo finale tra i paesi membri, il risultato dei lavori della Conferenza Intergovernativa è stato poi oggetto di aspre critiche: “La Conferenza Intergovernativa ha proposto, in questo modo, un progetto costituzionale che proclama la democrazia e i diritti dell’uomo, ma che, secondo la sua struttura, organizza un potere economico antidemocratico e spazi di non-diritto. Questo ci fa pensare a dei pompieri che affermano di spegnere un incendio mentre usano tutta la loro autorità pubblica e i loro mezzi per attizzarlo. Questa no man’s land costituzionale apre al potere esecutivo possibilità di azione difficilmente controllabili a tutti i livelli e diminuisce proporzionalmente la possibilità dei cittadini di assumersi la responsabilità giuridica e politica di atti decisori.” (Costituzione Europea. Per una critica radicale. Un’ombra sull’Europa, di Walter Oswalt, Editoriale Jaca Book, 2006). Il testo normativo definitivo del Trattato di adozione una Costituzione per l’Europa fu presentato a Roma il 29 ottobre 2004.

Di seguito, ebbe inizio il processo di ratificazione dei 25 paesi membri dell’allora Comunità Europea del Trattato.

Italia, Lituania, Slovenia, Ungheria, Austria, Grecia, Malta, Cipro, Lettonia, Belgio, Estonia ratificarono il Trattato in seguito al perfezionamento del rispettivo iter parlamentare.

Bulgaria, Romania adottarono la Costituzione Europea mediante la ratifica del Trattato di adesione alla Comunità Europea.

La Spagna ed il Lussemburgo, a seguito di un Referendum, si espressero favorevolmente sulla Costituzione Europea.

In Germania, il testo venne approvato dal Parlamento, tuttavia il Presidente della Repubblica Federale non poté controfirmare il provvedimento in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale Tedesca, su ricorso presentato da un parlamentare tedesco, la quale, a sua volta, sospese il giudizio per non influenzare il dibattito ancora in corso tra i paesi membri.

Francia e Paesi Bassi, quasi in contemporanea, rispettivamente il 29 maggio ed il 1 giugno 2005, respinsero il Trattato mediante consultazione popolare indetta con il referendum, congelando così l’iter di ratifica anche dei restanti paesi membri quali Regno Unito, Irlanda, Portogallo, Repubblica Ceca, Danimarca, Polonia e Svezia.

L’evidente sbilanciamento della Costituzione Europea in favore delle libertà economiche a discapito dei diritti sociali ha sicuramente avuto un peso fondamentale nella decisione dei cittadini direttamente consultati.

Senza contare le diverse storture del sistema tra le quali spiccano il quasi monopolio dell’iniziativa legislativa in capo alla Commissione Europea che di fatto svilisce l’effettività della procedura legislativa di codecisione tra Consiglio e Parlamento, l’ingresso della Banca Centrale Europea nel novero delle istituzioni comunitarie, nonché il principio di indipendenza della stessa dagli altri organi europei.

Tuttavia, per i soggetti preposti alla redazione della Costituzione Europea fu controproducente aprire un processo formalmente costituente e soprattutto consentire la diretta partecipazione dei cittadini al processo decisionale: “I due referendum negativi dimostrarono, una volta di più, quanti sono i rischi che il referendum fa affrontare, giacché il no e il sì sono motivati molto spesso da ragioni che poco hanno a che fare con il quesito formale. E soprattutto in Francia le ragioni estranee pesarono moltissimo. Ma, per quanto riguardava direttamente il trattato, la conclusione che ne trassi fu che di sicuro era stato un errore chiamarlo costituzione, destando così aspettative e timori che innalzavano i dissensi. Per questo, poi, creai e guidai un gruppo di saggi (Aced), che si adoprò non senza efficacia per la riformulazione del trattato (non più costituzionale).” (“Dalla convenzione al Trattato di Lisbona”, Giuliano Amato, intervista di Guido Lenzi).

A riprova di ciò, tra i vari scenari possibili all’indomani del fallimento del progetto “costituente”, venne scelto di riproporre il medesimo contenuto normativo della Costituzione Europea in una forma non assoggettabile ad una consultazione popolare diretta: il Trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1° dicembre 2009 in tutti gli Stati membri.

Tale scelta è altamente sintomatica dello spirito democratico dell’Unione Europea e dei padri del Trattato: “L’Europa di oggi ha bisogno di élites non meno di quella di ieri ( e se ne avesse di più lungimiranti e più coraggiosamente europee non guasterebbe). A differenza di quella di ieri, però, non può più reggersi sul loro solo sostegno. Ha bisogno che le scelte delle élites siano so-stenute da un informato e convinto consenso di opinione pubblica. Formare quel consenso è, dunque, un’esigenza ineludibile […]” (“Dalla convenzione al Trattato di Lisbona”, Giuliano Amato, intervista di Guido Lenzi).

Quel processo di formazione del consenso che presuppone un ruolo totalmente passivo del cittadino, mero destinatario di decisioni assunte da “un’élite illuminata”, passa sicuramente anche dallo “scandalo metallico” della circolazione di monete “celebrative del nulla”, o meglio commemorativo della dannosità di un sistema nel quale è negata ai cittadini europei un’effettiva voce in capitolo.