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Smascherato il mito del debito

Un governo con un piano "credibile" per un "consolidamento fiscale", presumibilmente, ha meno probabilità di default sul proprio debito o di lasciarlo da pagare in futuro. Questo, si crede, consenta al governo di prendere in prestito denaro più a buon mercato di quanto non sarebbe in grado di fare altrimenti, a sua volta, l'abbassamento dei tassi di interesse per i mutuatari privati, che dovrebbero incrementare l’attività economica. Quindi, il consolidamento fiscale è la strada maestra per la ripresa economica.

 

Questa, la dottrina ufficiale dei Paesi più sviluppati oggi, contiene almeno cinque grandi errori, che passano quasi inosservati, questo perché la narrazione è molto plausibile.

 

In primo luogo, i governi, a differenza dei privati, non hanno bisogno di "ripagare" i loro debiti. Un governo di un paese con la propria banca centrale e la sua valuta può semplicemente continuare a prendere in prestito emettendo la moneta che gli viene prestata ...

 

In secondo luogo, il taglio intenzionale del disavanzo non è il modo migliore per un governo di bilanciare i suoi conti. La riduzione del disavanzo in un'economia depressa non è la strada per la ripresa, ma per la contrazione, perché significa tagliare il reddito nazionale da cui dipendono i ricavi [stessi, ndt] del governo ...

 

In terzo luogo, il debito pubblico non è un onere netto alle generazioni future. Anche se dà luogo a passività fiscali future (e alcuni di esse lo saranno), queste saranno trasferite dai contribuenti ai titolari di obbligazioni. Questo può avere conseguenze distributive spiacevoli. Ma cercare di ridurlo ora sarebbe un onere netto per le generazioni future: il reddito si abbassa immediatamente, i profitti cadranno, saranno diminuiti i fondi pensione, i progetti di investimento saranno cancellati o rinviati, e case, ospedali e scuole non saranno costruite . Le generazioni future staranno peggio, essendo state private ​​di beni di cui altrimenti avrebbero goduto.

 

In quarto luogo, non vi è alcun collegamento tra la dimensione del debito pubblico e il prezzo che un governo deve pagare per il suo finanziamento. I tassi di interesse che il Giappone, gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Germania pagano sul loro debito pubblico sono altrettanto bassi, nonostante le grandi differenze nei loro livelli di debito e politiche fiscali.


Infine, i bassi costi finanziari per i governi non riducono automaticamente il costo del capitale per il settore privato. Dopo tutto, le società mutuatarie non prendono in prestito al rendimento “privo di rischio”¹, per esempio, sulle obbligazioni del Tesoro USA, e l’evidenza dimostra che l'espansione monetaria può spingere verso il basso il tasso di interesse sul debito pubblico, ma non ha quasi nessun effetto sul nuovo credito bancario per imprese o famiglie.

pubblicato il 16 febbraio 2015

 

 

Nota di traduzione

¹ tasso d'interesse privo di rischio (Risk-free interest rate)


 

traduzione di Alberto Mantova


Fonte: https://larspsyll.wordpress.com/2015/02/16/debt-myths-debunked/