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L'inflazione non è sempre ed ovunque un fenomeno monetario

A Milton [Friedman, ndt] tutto ricorda l’offerta di moneta. Be’, a me tutto ricorda il sesso, ma io cerco di tenerlo fuori dai miei articoli.

(Robert Solow)

Il monetarismo è un’antica leggenda che fa danni in due modi diversi. Il primo è direttamente sulle spalle di Milton Friedman, ed è quello di aver generato un’intera generazione di economisti nella pratica monetaristi in tutti i loro ragionamenti. Una volta Greg Mankiw aveva osservato che quello che chiamiamo neokeynesianismo dovrebbe essere chiamato più accuratamente neomonetarismo e a prima vista le dichiarazione degli stessi neokeynesiani più autocritici lo confermano senza ombra di dubbio.

Il secondo danno creato dalla corrente monetarista potrebbe essere chiamato “monetarismo dell’uomo per strada” (man in the street monetarism). Il monetarismo dell’uomo per strada è la reazione istintiva che si ha dalla persone che non hanno mai studiato economia e non ha mai letto niente di economia (e anche da qualcuno che l’ha studiata, ma senza la dovuta attenzione!). Quando (i monetaristi per la strada, ndt) sentono parlare di emissione di moneta pensano istantaneamente all’inflazione. Questo non succede solo la sera al pub con gli amici, ma anche tra i media giornalistici. Nella sua forma più estrema si hanno le persone dedite al culto (del monetarismo), come quelli della scuola neoaustriaca, la quale è diventata popolare su internet a seguito della crisi finanziaria. Questi poveri idioti sono poi quelli che hanno venduto l’oro e altri strani prodotti sotto consiglio dei leader dell’industria finanziaria.

L’essenza del monetarismo sta nella trasformazione di un’identità, pubblicata dal Irving Fisher nel suo classico del 1911, Il potere d’acquisto della moneta, in una presunta relazione di causalità. In questo testo Fisher espone la seguente identità:

equazione-fisher


L’equazione si legge così: “l’ammontare di moneta, M, moltiplicata per la sua velocità, V, è uguale, per identità, alla somma della quantità di beni e servizi acquistati, Q, per i rispettivi prezzi, p”. Notare bene il pezzo “uguale, per identità”. L’uguale con una terza stanghetta indica proprio che si sta avendo a che fare con una tautologia. Semplicemente deve essere sempre vero. Nel suo libro Fisher espone più situazioni in cui questa identità si dimostra vera. Io penso che le considerazioni di Fisher avessero molte più sfaccettature di quanto i monetaristi che sono nati negli anni Sessanta e Settanta hanno interpretato. Io tratterò di questo argomento in un capitolo del mio libro in uscita.
I monetaristi hanno poi “giustamente” convertito questa identità in una equazione comportamentale. L’equazione diventa dunque come riportato in seguito e deve essere letta da sinistra verso destra:

Notiamo bene due cose. Prima, abbiamo convertito l’uguale per identità in un semplice uguale (due stanghette, ndt). Questo implica una relazione di causalità fra la parte di sinistra verso quella di destra. Quindi, la parte sinistra dell’equazione causa quella destra. Secondo, abbiamo introdotto una linea sulle variabili V e Q. Questo, implica che possono essere considerate come costanti. Perciò ora l’equazione si leggerà in un altro modo, ovvero: “la somma dei prezzi è uguale alla quantità di moneta”. Utilizzeremo ora l’indice dei prezzi al consumo (CPI) per analizzare il livello dei prezzi.

Addirittura quando Friedman presentava per la prima volta queste tesi, gli empiristi classici, come Nicholas Kaldor in The Scourge of Monetarism, le smentirono in quanto si dimostravano empiricamente false. Oggigiorno però abbiamo la fortuna di avere a disposizione un’immensa quantità di statistiche e possiamo velocemente fare delle regressioni a riguardo. Quindi, vediamo come i monetaristi reagiscono davanti ai fatti di oggi.
Per prima cosa bisogna notare una peculiarità del monetarismo, ovvero la sua vaghezza. Quando le politiche monetariste furono implementate alla fine degli anni Settanta e agli inizi degli anni Ottanta e non hanno avuto gli effetti desiderati, gli economisti monetaristi iniziarono a mettere in dubbio le misurazioni usate per calcolare la quantità di offerta di moneta. Ogni volta che le politiche non funzionavano gli economisti dicevano che le banche centrali non stavano misurando correttamente l’offerta di moneta. Questa è la strategia classica per immunizzare le teorie economiche marginaliste contro le critiche empiriche tanto da essere analizzata dal filosofo neo-positivista Hans Albert. Noi introdurremo dunque tre misurazioni chiave dell’offerta di moneta - M1, M2 e M3 - e le metteremo in relazione con l’indice dei prezzi al consumo (CPI), per dare alla teoria maggiori chance di essere confermata dai dati. Tutti i dati che verranno utilizzati da qui in poi sono della FRED e gli anni sono stati scelti in base alla loro disponibilità.
Per prima cosa creiamo dei grafici standard per vedere se intuitivamente si riescono a cogliere delle correlazioni. Tutti i grafici riportano le percentuali di scostamento anno dopo anno delle variabili in esame.

 

Oh oh… di solito si dovrebbe riuscire intuitivamente a cogliere qualche correlazione dai grafici - che riportano tutti i dati disponibili su FRED delle varie misurazioni di offerta di moneta -, ma nonostante ciò non si riesce a vedere niente di utile! Tuttavia, è bene fare qualche semplice regressione per vedere se vi è qualche correlazione che non si riesce a cogliere dalle mere rappresentazioni che sfuggono occhio umano.

 

Oh no! Questa è veramente una brutta notizia per i nostri amici monetaristi. Prima di tutto, è bene dire che se la teoria monetarista fosse giusta dovremmo vedere una correlazione positiva tra la quantità di moneta e i prezzi. In altre parole, quando l’offerta di moneta aumenta dovrebbero aumentare anche i prezzi e vice versa. Tutto ciò sarebbe rappresentato da una linea di tendenza inclinata verso l’alto. Tutte le regressioni riportano però correlazioni negative, viste le linee di tendenza  inclinata verso il basso. Imbarazzante!

Secondo, è bene poi notare che il coefficiente di correlazione, R-quadro, è veramente, ma veramente basso in tutte e tre le regressioni. Questo conferma quello che intuitivamente si percepiva dai primi grafici, ovvero che non esiste una relazione significativa tra le due variabili.

Terzo, è bene notare che la misurazione dell’offerta di moneta preferita dai monetaristi è M3 e nelle nostre regressioni M3 è quella che ha il più basso coefficiente di correlazione di tutti e la relazione negativa più marcata. Addirittura se dovessimo prendere alla lettera le regressioni dovremmo aspettarci che i prezzi scendano quando M3 aumenta!

Ma prima di salutare il fantastico modo dei monetaristi proviamo a focalizzarci meglio sull’esperimento naturale di questa tesi: gli eventi estremi che hanno caratterizzato il 2008. Sotto sono state messi in relazione M1 e M2 (M3 non era disponibile per questo periodo) con l’indice dei prezzi al consumo (CPI):

 


Ancora una volta i dati sembrano andare nella direzione opposta di quello che dicono i monetaristi. Infatti, richiamando l’equazione di prima, un aumento dell’offerta di moneta dovrebbe far aumentare i prezzi. Nonostante ciò, qui vediamo sia M1 che M2 aumentare alla fine del 2008, ma i prezzi scendono. Questo è esattamente il contrario di quello che i monetaristi avrebbe detto. Infatti, la relazione negativa tra M1 e i livello dei prezzi era statisticamente molto significativa. Di seguito è riportata poi una regressione relativa a quei 12 mesi:


Tutto quello che possiamo dire della teoria monetarista - che sia sotto vesti accademiche o da uomo per la strada- è che è profondamente fuorviante. Infatti, non credo che una teoria possa essere smentita così palesemente dai dati come questa. Nonostante ciò la teoria monetarista è ancora viva, come uno zombie nelle menti degli economisti accademici, dei media e della gente comune. Perché? Perché questa teoria è stata imposta nelle menti delle persone, soprattutto negli anni ’70 - ‘ 80?
Secondo me qui subentra un discorso ideologico. Nel mio blog ho esposto qualche interpretazione dell’ascesa della dottrina monetarista e i miei lettori leggono particolarmente questa, anche se analizza solo il caso del Regno Unito. Per quanto riguarda gli Stati Uniti James Galbraith e William Darity Jr., nel loro libro di testo Macroeconomics, hanno parlato dell’adozione della teoria monetarista della Federal Reserve alla fine degli anni ’70, inizio anni ’80, dicendo che:


“La FED è stata più monetarista nei primi anni ’80 che mai; ha semplicemente vissuto in periodo in cui le tesi monetariste potevano essere usate per giustificare un drastico credit crunch, andando a provocare una recessione. Queste tesi furono poi abbandonate per riportare a una rapida fine all’inflazione (p244)”

E con questo l’argomento è chiuso. Amen!


 

traduzione di Tammaro Terracciano

Fonte: http://fixingtheeconomists.wordpress.com/2014/08/04/inflation-is-not-always-and-everywhere-a-monetary-phenomenon/


 

E' possibile scaricare l'articolo in formato pdf al seguente link