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Paura dell'inflazione

L’idea della "paura dell’inflazione" è sostenuta dalla dichiarazione dell'ex presidente della Federal Reserve Board dei governatori che, poiché non vi è alcun limite alla capacità della Fed di aumentare l'offerta di moneta attraverso alcuni tasti sul suo computer, è sempre possibile creare domanda che superi la capacità dell'economia di produrre beni e servizi reali, portando all'aumento dei prezzi.¹

Infatti, l'inflazione è l'obiettivo dichiarato della politica della Fed e della Banca Centrale Europea (BCE).

Ma, nonostante il dito grasso della Fed sul suo computer l'offerta di moneta non è aumentata, e il moltiplicatore monetario è diventato moribondo. Proprio come in risposta alla Grande Depressione, la Fed ha scoperto che è impossibile aumentare l'offerta di moneta per mezzo di fornitura di depositi di riserva nelle banche centrali in cambio di attività bancarie esistenti. I depositi bancari, che costituiscono l'offerta di moneta e forniscono il potere d'acquisto del settore privato, possono essere creati solo se il settore privato è disposto a rilasciare le passività per finanziare nuovi investimenti produttivi o l'acquisizione di attività esistenti. E questo può avvenire solo se le banche sono disposte ad acquistare tali passività in cambio di depositi. È il settore privato che controlla la trasformazione della riserva in finanziamento denaro.

Ciò è stato chiaramente compreso nel 1930: "Il credito della banca centrale non è nelle mani della comunità per essere speso per le materie prime, in modo che la prima necessità è di mostrare gli effetti della politica della banca centrale sul volume del credito bancario " (Dunkman 1933, 166). Inoltre, "al fine di procurare il credito bancario nelle mani del pubblico, qualcuno deve prendere in prestito dalle banche, dal momento che nessuna tecnica è stata ideata per l'immissione di credito bancario direttamente a disposizione della comunità senza che venga stabilito un reclamo reciproco" (206).

In una fase di depressione economica, l'assenza di carta commerciale a causa della mancanza di volontà delle imprese di prendere in prestito per procedere alle spese è stato pensato essere il problema che ha ostacolato la capacità della Fed di espandere l'offerta di moneta. Ma è altrettanto probabile che ci fosse riluttanza da parte delle banche ad accettare carta moneta che credevano essere di dubbio valore, preferendo invece titoli di Stato meno rischiosi.

Oggi, la necessità di risistemare i bilanci significa che il settore privato sta distruggendo credito pagando i prestiti, piuttosto che cercare di finanziare nuovi impegni. E questa azione porta ad una riduzione, piuttosto che all’espansione dell'offerta di moneta.

Il semplice fatto è che la crescita del bilancio della banca centrale è il risultato degli scambi di beni registrati nel bilancio della banca in rapporto alle riserve della banca centrale registrate nel bilancio della Fed. A meno che la Fed acquisti beni di nuova creazione da parte della banca, questa operazione non può avere alcun impatto sul rapporto tra la domanda e l'offerta di beni. Non ci può essere l'inflazione fino a quando il settore privato inizia ad emettere debiti che forniranno gli attivi che le banche detengono nei loro bilanci come contropartita dell’espansione dei depositi che creano la crescita monetaria². Le dimensioni del bilancio della Fed quindi non hanno alcun impatto diretto sull’offerta monetaria o sulla spesa, dal momento che la Fed non ha potere di influenzare direttamente le decisioni delle banche di finanziare un aumento delle spese nel settore privato, o le decisioni del settore privato di indebitarsi per realizzare queste spese.

 

Note dell'autore

1."Le autorità monetarie possono emettere più moneta  a loro piacere. Quindi, se il livello dei prezzi fosse veramente indipendente dall’emissione di moneta, allora le autorità monetarie potrebbero utilizzare la moneta  che creano per acquisire quantità indefinite di merci e beni. Ciò è evidentemente impossibile in equilibrio. Pertanto l’emissione di moneta deve infine aumentare il livello dei prezzi, anche se i tassi di interesse nominali sono delimitati a zero. Questo è un argomento elementare, ma, come vedremo, è molto corrosivo dei crediti di impotenza monetaria". (Bernanke 2000, 158)


2. Ancora una volta, un punto ben compreso nella crisi del 1930: "La banca non crea credito ma crea un debito contro se stessa il quale circola per il fatto che la banca ha un credito. Dove nasce poi il credito della società? Nasce da futuri guadagni eccedenti di imprese commerciali e di privati. Il credito delle banche è un riflesso del credito di coloro ai quali hanno esteso potere d'acquisto" (Whitney 1934, 20-21).

Riferimenti dell’autore:

Bernanke, B. S. 2000. “Japanese Monetary Policy: A Case of Self-Induced Paralysis?” In R. Mikitani and A. Posen, eds. Japan’s Financial Crisis and Its Parallels to U.S. Experience. Special Report 13. Washington, D.C.: Institute for International Economics.

Whitney, C. 1934. Experiments in Credit Control: The Federal Reserve System. New York: Columbia University Press


 

Jan Kregel è Senior Scholar e direttore della politica monetaria del Levy Institute e del programma di struttura finanziaria. E' professore al Tallinn University of Technology e detiene il titolo di Distinguished Professor di ricerca presso l'Università del Missouri-Kansas City. In suo onore è stato pubblicato il libro “Contributions to Economic Theory, Policy, Development and Finance: Essays in Honor of Jan A. Kregel”.

Note di traduzione

Swap: http://www.treccani.it/enciclopedia/swap/

Termine della Borsa britannica e statunitense che indica specifiche operazioni finanziarie su valute e tassi d’interesse. In particolare, gli accordi di swap costituiscono una forma di cooperazione fra banche centrali di paesi appartenenti all’FMI, in base alla quale una banca acquista a pronti una determinata divisa in cambio di un’altra valuta, impegnandosi contemporaneamente allo scambio a termine di segno opposto. Gli accordi swap sulle valute possono anche riguardare operatori privati con esigenze valutarie opposte.

Nel caso di uno s. su tassi d’interesse, le parti si accordano per scambiarsi gli interessi relativi al debito contratto e calcolati in base a metodi diversi (per es., scambio degli interessi maturati su un prestito a tasso fisso contratto da un operatore privato e degli interessi su un prestito a tasso variabile contratto dall’altro operatore).


 

traduzione di Alberto Mantova e Matteo Catania

Estratto dalla fonte: “Why raising rates may speed the recoveryhttp://www.levyinstitute.org/pubs/pn_14_6.pdf