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Modern Monetary Theory e inflazione - parte 1

 

Leggendo la sezione dei commenti, risulterebbe che, nell'ambito della teoria monetaria moderna (di seguito MMT, n.d.r.), non ci sia una sufficiente preoccupazione per l'inflazione, cioè che in un modo o nell'altro si ignori il rischio inflattivo.

 

Uno degli aspetti sorprendenti di questo dibattito pubblico, nell'ambito della crisi economica attuale, è stato il sentir dire costantemente che c'è questa preoccupazione per una possibile inflazione, e queste preoccupazioni sono state espresse parallelamente al collasso delle varie nazioni, mentre i tassi di utilizzo della forza lavoro impiegabile diminuivano al di sotto del 70% e ancor di più nella maggior parte delle nazioni i tassi di disoccupazione salivano alle stelle.

In tutta questa situazione, le voci che portavano a credere che ci fosse una reale paura per un avvento dell'inflazione, si facevano sentire. Non si riusciva a credere che i deficit dei bilanci preventivi delle nazioni, oppure una costituzione di riserve bancarie, non portassero inevitabilmente all'inflazione. Tutto ciò mi suggerisce che probabilmente tutti questi commenti sono stati fatti perché la maggior parte delle persone non capisce come davvero funzioni il sistema monetario. Il dire che la MMT non si preoccupi dei problemi inflattivi mi suggerisce che probabilmente chi sostiene questi argomenti, conduca delle attività di ricerca nel settore economico che non sono completamente vere o non rispecchiano completamente la realtà dei fatti. Il lavoro e la stabilità dei prezzi costituiscono davvero i nuclei centrali della MMT. Il corpus teorico e anche le applicazioni a livello pratico che possono essere derivate dalla MMT servono da integrazione alla nozione di àncora nominale, la quale viene vista come l'elemento principale di questa teoria, e questo blog riguarda proprio questo.

Recentemente un commentatore ha dichiarato:

“Bill, credi davvero che i governi siano preoccupati della stabilità dei prezzi? E pensi che la sostenibilità fiscale abbia davvero a che fare con il livello di inflazione nell'ambito della MMT nel cui ambito la politica monetaria non esiste così come la concepiamo noi? A dire la verità, a meno che non si inizi davvero a parlare seriamente dell'inflazione e come sia possibile controllarla nell'ambito di un'economia gestita dalla MMT, non credo che tu possa convincere molte persone delle tue idee. Se la tua risposta sarà semplicemente una dichiarazione, tipo quelle che fanno molti, vale a dire, la disoccupazione è un grande problema ma un problema maggiore dell'inflazione, e quindi non ci si dovrebbe preoccupare troppo dell'inflazione... beh, questa costituisce una risposta troppo facile e ideologicamente poco motivata”.

Per prima cosa la disoccupazione è sempre un problema maggiore rispetto a quello dell'inflazione. Qualsiasi sia la sua dimensione, indipendentemente da come lo si voglia definire, e indipendentemente da come sia calibrato da delle metriche che vengono fissate da varie ideologie, per es. si dice che equivalga ad una perdita di prodotto interno lordo, non vi è nulla di ideologico nel dichiarare che quelle perdite derivate dalla disoccupazione possano essere associabili a quelle provocate dall'inflazione.

Anche i manuali di più larga diffusione, non riescono a risolvere positivamente il problema di calcolare davvero i costi dell'inflazione, anche se in genere vengono fatti degli elenchi precisi delle cause che la provocano e anche quello che citiamo così spesso come libro della vergogna per antonomasia, vale a dire, il volume intitolato “The principles of economics” (i principi dell'economia) di G. Mankiw, nota che l'inflazione di per se non riduce il potere di acquisto della gente.

Tra le voci di costo dell'inflazione si permette di elencare, il costo delle suole delle scarpe, vale dire, il dovere recarsi in banca più spesso, i costi che servono a nutrire questo fenomeno, quindi, i cataloghi che cambiano troppo spesso, la confusione, però è difficile giudicare quanto grave sia il grado di confusione, oppure le distorsioni fiscali indotte dall'inflazione stessa, e di solito tutto questo ha un impatto sui risparmi e su quanto gli utenti vorrebbero guadagnare dai risparmi messi da parte. Ha a che vedere anche con le ridistribuzioni arbitrarie della ricchezza, se per es. vi è un cambiamento improvviso di inflazione. Tuttavia, le perdite stimate non sono per nulla simili a quelle attribuibili per es. ad un problema di disoccupazione persistente. Fino a questo momento non è ancora stato compiuto uno studio credibile che dimostri che le perdite generali che derivano da questi costi ammontino a milioni di dollari di produzione persa ogni giorno. Vi è una prova conclamata che la disoccupazione di massa provochi delle perdite notevolissime e permanenti ogni giorno in termini di produzione mancata e di mancato reddito, e se poi si prendono in considerazione gli altri settori come per es. la sanità, i problemi sociologici di igiene mentale, di criminalità oppure quegli studi che sono stati compiuti dal punto di vista della famiglia, ci si rende assolutamente conto, che le perdite a livello macroeconomico, causate dalla disoccupazione sono davvero solo la punta di un grandissimo iceberg. I problemi e le perdite a livello personale, familiare e a livello di comunità, dovute a questo problema, sono ingenti e persistono per generazioni.

Secondo, la MMT ha in se un altra preoccupazione che è quella della stabilità dei prezzi, e si tratta di uno dei principi fondanti della stabilità fiscale. I modelli che abbiamo sviluppato, forniscono delle soluzioni innovative sia al male della disoccupazione che a quello causato dall'inflazione, anche se dobbiamo riconoscere in quanto fatto empirico e quindi indipendentemente dalle nostre ideologie, che la disoccupazione sia un male estremamente più grave se paragonato all'inflazione.

Ho scritto molto sull'inflazione, ho prodotto parecchi elaborati accademici e ho anche scritto parecchi post a questo proposito. Nel libro che ho recentemente scritto con Joan Muysken, che si intitola “Full employment abandoned” (la piena occupazione è ormai abbandonata), abbiamo tenuto in considerazione l'inflazione e l'abbiamo trattata come concetto centrale. In questo mio elaborato scientifico, la disoccupazione e l'inflazione costituivano i temi centrali della trattazione e il mio contributo allo sviluppo della MMT nel corso di molti anni a questa parte, si è sempre focalizzato sull'inflazione come prima preoccupazione da tenere presente.

Quindi, a rischio di ripetermi ancora una volta voglio parlare dell'inflazione e chiedervi cosa sia l'inflazione?

In questo post considero semplicemente quelle pressioni inflattive che provengono da una domanda nominale, quindi da una spesa che cresce ad un livello tale da superare la capacità reale che l'economia possa avere di reagire in termini di produzione, in altre parole, escludo che l'inflazione possa essere provocata da problemi di offerta come per es. aumenti di una materia prima data, per es. il petrolio perché questo è un problema completamente diverso.

Il motivo per cui io escludo gli impulsi inflattivi guidati da problemi che sono relativi all'offerta è perché l'attacco che viene comunemente sferrato contro l'uso che si fa attualmente della politica fiscale e anche monetaria, riguardi davvero le pressioni a livello di domanda, nel senso che continuamente leggiamo dichiarazioni assolutamente crude, quali per es. c'è troppo denaro nell'ambito del nostro sistema, e bene, i meccanismi attraverso i quali i problemi di offerta si manifestano, sono diversi e qui ci vorrebbe una analisi separata che faremo e della quale vi parlerò in un post seguente, che è intitolato “inflazione parte seconda”.

Tuttavia la soluzione per quanto riguarda entrambe queste fonti inflattive, non è dissimile, anche se ulteriori misure potrebbero essere messe a punto per riuscire a gestire il caso per es. di una situazione in cui si abbia un improvviso innalzamento dei prezzi in una materia prima che è di importazione, ma per prima cosa dovremmo capire di che cosa stiamo parlando.

Molti esperti dicono o sono inclini a pensare che quando il lavoratori abbiano un aumento di stipendio questo possa portare all'inflazione... non è così. Gli esponenti della sinistra possono essere portati a pensare che per es. quando i produttori aumentano il prezzo di una materia, di un prodotto o di un servizio, si verifichi un processo inflattivo, ebbene, non è così.

E non c'è inflazione neppure quando il tasso di cambio subisce delle diminuzioni improvvise spingendo verso l'alto il prezzo delle importazioni e neppure la svalutazione di una valuta qualsiasi può portare all'inflazione di per se stessa.

Può stimolare l'inflazione ma di per se non è una causa di inflazione. Non c'è inflazione neppure quando un governo aumenta una particolare imposta diciamo l'IVA per es. o altre imposte per un certo x per cento e la porta ad un'aliquota superiore, allora si può dire che un aumento di prezzo sia una condizione necessaria al verificarsi dell'inflazione e tuttavia non sufficiente.

Osservare un aumento di prezzo di per se stesso non è sufficiente a far si che il fenomeno osservato possa essere definito come episodio inflattivo. L'inflazione è un aumento continuo del livello dei prezzi vale a dire il livello dei prezzi è in salita per ciascun lasso di tempo di osservazione, quindi, se il livello di prezzo o il livello salariale aumenta del 10 % ogni mese, allora si ha un episodio inflattivo. In questo caso il tasso inflattivo può essere considerato stabile, vale a dire un aumento costante per un dato lasso di tempo.

Se il livello di prezzo aumentasse il 10% il primo mese, poi del 11% il secondo mese, del 12% il terzo mese e via via di seguito, allora si ha un processo di inflazione accelerata, in alternativa, se il livello di prezzo aumentasse del 10% nel primo mese, del 9% nel secondo mese, ecc, si ha un'inflazione a tasso decelerante, e se il livello dei prezzi inizia a diminuire costantemente e continuamente, allora saremmo di fronte ad un episodio deflattivo.

L'iperinflazione è semplicemente un'inflazione moltiplicata, quindi un aumento di prezzo può divenire inflazione ma non necessariamente diviene un episodio inflattivo. Molti commentatori ed esperti interpretano male questa definizione e spesso continuano in questa erronea interpretazione senza correggerla.

Secondo, ne consegue altresì che tutti quegli aggiustamenti ciclici dei livelli di prezzo che vengono operati dalle aziende rispetto al loro livello di prezzo attuale che è già depresso e quindi in ribasso rispetto ai loro normali livelli di fissazione di prezzo, non deve essere considerato inflazione, nel senso che quando l'economia va male le aziende tendono ad abbassare i prezzi tentando in questo modo di aumentare l'utilizzo della loro capacità sopprimendo temporaneamente parte del proprio margine di profitto e quindi cercando in questo modo di mantenere una quota di mercato.

Però man mano che le condizioni della domanda diventano più favorevoli le aziende tendono ad aumentare ancora i prezzi fino a ché ritornano a quei livelli di prezzo originali e che forniscono il tasso di ritorno che si avrebbe in un periodo di utilizzo di capacità normale.

Le aziende di fatto cosa fanno? Riaggiustano quantitativamente la loro produzione a seconda della capacità disponibile che possiedono, cioè, cercheranno quindi di mantenere la loro quota di mercato quando c'è una crescita della domanda nominale aumentando la produzione dove possibile. Nell'eventualità in cui la domanda nominale aumenti, e ciò viene sopportato parzialmente dal livello netto di spesa da parte del pubblico, allora sono le aziende che diventano esse stesse dei regolatori di prezzo, perché non riescono più, in questo modo, ad espandere il loro output reale. Si possono avere dei problemi in alcune subcategorie di mercato prima ancora che gli altri settori di mercato abbiano riempito la loro capacità di produzione e quindi le pressioni di prezzo che vengono esercitate possono emergere appena prima del raggiungimento e quindi della copertura della capacità produttiva complessiva, quindi in realtà la reazione aggregata all'offerta che serve per sapere quale sarà davvero la produzione reale a ciascun livello di prezzi in futuro, potrebbe anche non essere strettamente una correlazione a L ribaltata dove il prezzo rimane sull'asse verticale, mentre la produzione sull'asse orizzontale. Quanto questa L ribaltata divenga un curva ad un certo punto, nel tempo, man mano che ci si approssima alla copertura della capacità disponibile è ancora un problema di tipo empirico. L'inflazione si verifica quando vi è una domanda cronica ed in eccesso, relativa alla capacità reale che l'economia ha di produrre. I volumi di stabilizzazione e la stabilità dei prezzio volumi di stabilizzazione sono anche chiamati “buffer stocks”.

La MMT fornisce un cornice teorica macroeconomica molto ampia che si basa sul riconoscimento che i sistemi di valuta attuali sono di fatto e di per se dei monopoli pubblici, e introduce il concetto di competizione imperfetta a quello di sistema monetario e che le imposizioni delle tasse insieme ad un livello di spesa pubblica insufficiente generi disoccupazione nel settore privato.

Capire la MMT vi permette di capire come si verifichi il fenomeno della disoccupazione e vi permette anche di capire in maggior dettaglio il ruolo che il governo può espletare nel mantenere il proprio mandato biunivoco universale che prevede un controllo sulla stabilità dei prezzi e sulla piena occupazione. Io ho iniziato ad occuparmi e a scrivere di questo a partire dal 1978!

Vi pregherei di leggere il mio post intitolato “functional finance in MMT” (finanza funzionale nella MMT) che servirà da introduzione al materiale che segue.

Vi sono due modalità principali per controllare l'inflazione e i buffer stocks, cioè i volumi di stabilizzazione sono coinvolti in ciascuno di questi due modi:

Volumi di stabilizzazione per la disoccupazione. 

Nell'ambito di un regime tradizionalmente di tipo NAIRU (non accelerating inlflation rate of unemployment, n.d.r.), vale a dire, l'ortodossia attuale, l'inflazione viene controllata avvalendosi di politiche monetarie e fiscali molto pregnanti, questa cosa porta ad un fenomeno che si chiama volume di stabilizzazione della disoccupazione o buffer stock of unemployment. Si tratta di un obiettivo estremamente costoso e inaffidabile per coloro che si trovano a dover decidere quali politiche mettere a punto e quindi non serve neppure come mezzo di controllo inflattivo. Poi esistono dei volumi di stabilizzazione della occupazione o employment buffer stocksIl governo sfrutta il potere di imposizione fiscale che si trova insito in una autorità governativa di emissione per introdurre piena occupazione sulla base di una politica di volume di stabilizzazione dell'occupazione. Il modello garantista dell'occupazione o JG (Job guarantee) che è uno dei nodi centrali della MMT, è un esempio di approccio alla politica di volume di stabilizzazione per l'occupazione.

Sulla scorta di un sistema di occupazione garantita, l'ancora inflattiva viene fornita sotto forma di una garanzia di occupazione a salario fisso, detto anche prezzo.

Una piena occupazione necessita che vi siano abbastanza posti di lavoro, nell'ambito di una certa economia, per far sì che si assorba l'offerta sul mercato del lavoro. Se vogliamo davvero sostenere la piena occupazione non si può compatibilmente accettare che sussistano dei tassi di disoccupazione che possano essere accettati solo politicamente.

Nell'ambito di un regime politico neoliberale, le banche centrali (di seguito BC, n.d.r.), hanno via via e sempre più assunto la responsabilità data loro dai governi di gestire il livello dei prezzi. Per poter condurre delle politiche monetarie che riescano a garantire i propri obiettivi economici principali, le BC manipolano i tassi di interesse e cercano di gestire lo stato delle aspettative inflattive.

Tali strumenti politici vengono usati per riuscire ad ottenere un livello ottimale di stabilità dei prezzi e di utilizzo della capacità che si presume siano invariabili a lungo termine rispetto agli aggregati nominali. Nel caso in cui si riconoscano gli effetti reali negativi dovuti all'introduzione di una politica monetaria che si preoccupi in prima battuta dell'inflazione, i teorici sostengono che siano necessari talis strumenti politici per una crescita ottimale a lungo termine quindi per dare ossigeno all'occupazione e che però siano di entità limitata.

Queste considerazioni suggeriscono che le BC che fanno parte di un settore pubblico consolidato di emissione valutaria, abbiano in effetti una possibilità ulteriore e più efficace di determinazione del volume di stabilizzazione che è di fatto un modo alternativo di gestire un programma per la risoluzione del problema della disoccupazione.

Per la MMT, nel suo ambito, il miglior uso di un rallentamento dell'occupazione per creare stabilità dei prezzi, consiste nel mettere a punto un piano occupazionale per coloro che altrimenti sarebbero disoccupati che costituisca però un'attività di base in un settore industriale dato. E ciò serve ad ancorare il livello generale dei prezzi al costo della manodopera attiva di questo volume di stabilizzazione e può produrre quindi un risultato utile con effetti positivi sull'offerta.

Questo approccio di volume di stabilizzazione dell'occupazione o JG come viene definito nella MMT sfrutta la concorrenza imperfetta introdotta da quelle valute che hanno un tasso di cambio variabile, e che fornisce ai governi emettitori il potere in termini di pricing e li libera da qualsiasi tipo di legame nominale finanziario.

L'approccio di stabilizzazione del volume di occupazione, rappresenta uno iato nel paradigma sia sulla base delle politiche tradizionali keynesiane che per quanto attiene, appunto, l'approccio di volume di stabilizzazione NAIRU. La differenza è un passaggio tra ciò che potrebbe essere definito come spesa sulla base di una regola quantitativa ad un livello di spesa basantesi su di una regola di prezzo.

Ad esempio sulla scorta dell'attuale politica, il governo in genere stanzia una certa quantità di denaro che debba essere spesa a dei prezzi di mercato prevalenti, invece, con l'opzione di stabilizzazione del volume (di occupazione, n.d.r.) il governo può ulteriormente offrire un salario fisso a chiunque sia in grado di lavorare e voglia lavorare, e quindi lascia che siano le forze di mercato a determinare la quantità complessiva di esborso da parte del governo. Io chiamo una situazione come questa: spesa basantesi sulla regola del prezzo.

Invece sulla scorta dello schema di stabilizzazione del volume di occupazione (JG), il governo assorbe continuamente quei lavoratori che vengono licenziati dal settore privato. Questi lavoratori quindi costituiscono un volume di stabilizzazione di occupazione e vengono pagati ai livelli salariali minimi.

Molti economisti che sono propensi ad accettare le motivazioni che giustificano la teoria della piena occupazione sono scettici per quanto attiene questo approccio perché hanno paura che un approccio di questo genere renda impossibile il controllo dell'inflazione. Per rispondere a queste loro istanze devo ancora una volta sottolineare che meccanismi di controllo inflattivo, ci sono e sono parte di questo modello . Se il settore privato è soggetto ad inflazione, un restringimento di politica fiscale o monetaria prevede il passaggio dei lavoratori dentro al settore di remunerazione minima fissa per poter ottenere lo scopo di stabilizzare l'inflazione, senza aumentare la disoccupazione.

 

Volume di stabilizzazione della disoccupazione e stabilità dei prezzi

Ci sono, nel corso degli ultimi trent'anni, stati due episodi critici di sviluppo nell'economia. Il primo è stato una rivoluzione teorica che si è verificata nella macro economia, partendo dal keynesismo fino la monetarismo e andando al di là di questo a partire dalla metà degli anni '70. In seconda battuta i tassi di disoccupazione hanno continuato a persistere ai livelli più alti a partire dal secondo dopoguerra, e nell'ambito della crisi attuale sono addirittura aumentati ancor di più e sono sfuggiti apparentemente a qualsiasi controllo.

Allora il concetto di piena occupazione come vero e proprio obiettivo politico, è stato abbandonato attraverso l'introduzione del cosiddetto tasso naturale di disoccupazione, di Milton Friedman ed Edmund Phelps che è diventato il pilastro centrale del pensiero economico attuale.

Qui si asserisce che ci sia semplicemente un tasso di disoccupazione che possa essere paragonabile e paragonato quindi alla situazione di inflazione stabile. In questa ipotesi di tasso naturale, nessuno ha un ruolo discrezionale, dunque, manca la possibilità di gestire la domanda in aggregato e sono solo quelle modificazioni microeconomiche che possono ridurre il tasso naturale di disoccupazione. Di conseguenza il dibattito politico si è concentrato via via sulla deregulation, sulla privatizzazione, sulle riduzioni di servizi assicurativi e sociali e anche sanitari pubblici, istituendo regimi monetari e fiscali assai più stretti.

L'attenzione che le BC hanno quasi esclusivamente dato al mantenimento della stabilità dei prezzi, spalleggiato da una fede e da una convinzione assai esagerata nella ideologia NAIRU, ha segnato le fasi finali dell'evoluzione del abbandono di quelle che erano le politiche di piena occupazione previamente messe in essere.

La situazione politica moderna è in contraddizione rispetto alle prassi messe in essere dai governi nel secondo dopoguerra fino ad arrivare al 1975, prassi che cercavano di mantenere livelli di domanda regolari avvalendosi di tutta una serie di misure fiscali e monetarie che erano sufficienti ad assicurare la possibilità di una piena occupazione. I tassi di disoccupazione in quel periodo rimanevano di solito al di sotto del 2%.

Spinte dagli obbiettivi di controllo inflattivo, relativamente ai regimi monetari, le BC hanno mutato la loro enfasi dal punto di vista delle politiche da implementare. Adesso le loro politiche monetarie mirano a rimanere in linea con i loro obiettivi inflattivi, e questo rimane da discutere, per cui pensano di non avere più alcun obbligo di sostenere una politica “ambientale” che possa raggiungere e mantenere la piena occupazione. A partire dalla metà degli anni '70 la disoccupazione si è non solo verificata ma ha continuato a sussistere ad alti livelli anche se nell'ambito di alcune economie, si è avuta un'emergenza di attività e quindi di richieste di attività di lavoro, di basso livello assolutamente temporanee vista la persistente mancanza di richiesta di occupazione.

Tuttavia i responsabili delle BC non sono d'accordo nel definire che a loro politica abbia portato a questa situazione, e si rifiutano di riconoscere il fatto empirico, sulla scorta del quale, una politica monetaria contraddittoria continua a creare perdite di produzione e di occupazione in modo permanente. Invece il paradigma dominante suggerirebbe che la piena occupazione sia un derivato naturale del mantenimento della stabilità dei prezzi, anche se attraverso questo approccio, ottenere stabilità di prezzo significa dover mantenere un volume di stabilizzazione della disoccupazione, in altre parole mantenere un serbatoio di disoccupati.

L'uso della disoccupazione in quanto strumento per sopprimere le pressioni di prezzo si è rivelato sulla base dell'esperienza OCSE degli anni 90 positivo nel senso che adesso l'inflazione non viene più alimentata dalle proprie aspettative interne. Una delle spiegazioni potrebbe essere che la disoccupazione bilanci temporaneamente la situazione conflittuale di richiesta di occupazione e capitale disciplinando le aspirazioni della forza lavoro in modo tale che queste aspirazioni siano compatibili con le necessità di profitto da parte del capitale.

Analogamente la domanda limitata di prodotto sul mercato, che è la situazione analoga alla creazione di massiccia disoccupazione, sopprime la capacità che le aziende hanno di riuscire a giocare sui prezzi per proteggere i loro margini reali. Ma è possibile che vi siano altre spiegazioni per quanto riguarda l'efficacia che la disoccupazione potrebbe avere come strumento di controllo dell'inflazione.

Vi è una prova empirica conclamata che nella maggior parte delle economie OCSE, non ci sia stata la possibilità di creare abbastanza posti di lavoro a partire dalla metà degli anni '70 e che quindi la tipologia di politica monetaria abbia contribuito a questa situazione di malessere. Le banche nazionali e quindi le BC di tutto il mondo hanno costretto i disoccupati ad impegnarsi in una lotta involontaria contro l'inflazione e in molti casi le autorità fiscali hanno ulteriormente peggiorato la situazione mettendo a punto misure ulteriori di austerità.

Ma allora bisogna chiedersi quanto può essere utile la NAIRU come guida a questa tipo di politica.Vi è una messe di testi che prova che la NAIRU non è assolutamente utile in quanto strumento di guida in questa direzione politica.

Vi prego di leggere il mio post intitolato “The dreaded NAIRU is still about!” vale a dire “il tremendo NAIRU è ancora qui” per avere ulteriori spunti di discussione su questo particolare problema.

Ci potrebbe essere stabilità fra l'inflazione e il tasso di disoccupazione per un certo lasso di tempo e questa sulla scorta dell'esperienza fatta da parecchi paesi OCSE che suggerirebbe che uno shock improvviso specialmente sul fronte dell'offerta, come è successo nel 1974, può peggiorare la disoccupazione e risulta da una strategia deflazionaria che cerca di sfruttare una curva di Phillips specifica.

Sulla scorta di quanto sperimentato nei paesi OCSE a partire dal 1975 si potrebbe dire che le politiche deflazionistiche siano efficaci nel abbassare il livello di inflazione e tuttavia impongono costi incredibilmente onerosi dal punto di vista delle varie economie e soprattutto su certi gruppi demografici e questi costi vengono raramente considerati e tenuti in conto.

Il tremendo problema che l'approccio NAIRU ha rispetto all'inflazione ed al suo controllo, è nel capire se l'economia, una volta sottoposta a delle forze deflazionistiche attraverso la gestione restrittiva della domanda possa essere ripristinata senza nessun tipo di inflazione. Nell'eventualità in cui le cause sottese al processo inflattivo non vengano affrontate, l'espansione della domanda, non farà altro che dare nuovamente fuoco alle tensioni e ai problemi di squilibrio fra salari e prezzi (aumento dei prezzi o ritorno ad un livello naturale, originario, dei prezzi, n.d.r.). In quanto fondamento politico, l'approccio NAIRU è quindi assolutamente restrittivo e non fornisce alcuna base pregnante per l'avvento della piena occupazione e della stabilità dei prezzi, inoltre non ostante il fatto che sia centrale rispetto alle varie politiche, il NAIRU, non si presta ad un calcolo di preventivazione sufficientemente accurato e non è possibile quindi sostenere sufficientemente la possibilità che si tratti di un fenomeno unico e di non variabilità ciclica. Date tutte queste variabili, il NAIRU non può essere considerato uno strumento sufficientemente affidabile.

  

Volumi di stabilizzazione dell'occupazione e stabilità dei prezzi.

E' chiaro che le BC adesso si avvalgano di questi volumi di stabilizzazione nell'ambito della disoccupazione per riuscire ad avere un livello di prezzi che sia sufficientemente affidabile. Gli effetti reali di questa politica sono stati oggetto di numerose contestazioni e tuttavia vi è una prova conclamata che suggerirebbe che i costi cumulativi di questa strategia in termini reali siano stati assolutamente sostanziali.

Parecchi ricercatori hanno riscontrato che i coefficienti di sacrificio rimangono significativi e persistenti, e questo significa le perdite a livello di PIL nel corso degli episodi deflattivi siano ancora sostanziali, inoltre un componente principale di questo comportamento di politica monetaria è la persistenza di un numero abbastanza considerevole di disoccupati o comunque di altre forme di sotto utilizzo della manodopera, ad es. sottoccupazione, e che questo costituisca un volume di stabilizzazione per il livello salariale e quindi per quanto riguarda la stabilità dei prezzi.

Leggete per cortesia il mio post “The Great Moderation myth” (Il grande mito della moderazione) per ulteriori spunti di discussione su questo argomento.

Oltre alla perdita di produzione, vengono a crearsi ulteriori costi reali che la nazione deve sobbarcarsi incluso quello dell'ammortamento del capitale umano e di dover ammortizzare i costi correlati ai problemi familiari, ulteriore criminalità e ulteriori costi medici.

Quindi questo bacino di disoccupazione viene non solo ampiamente riconosciuto, monitorato e trattato come un'àncora dei prezzi, ma anche come fonte di preoccupazione primaria dal punto di vista della stabilità dei prezzi in generale, ed è anche un obiettivo primario per quanto riguardala politica monetaria.

Tuttavia l'efficacia di questo sistema di stabilizzazione basato sul volume si deteriora nel corso del tempo, nel senso che ci sono sempre più giovani disoccupati o sottoccupati che funzionano come àncora di prezzo per la stabilizzazione dei salari.

Quindi nel riconoscere che l'effi della disoccupazione, di per sè , è un'àncora di prezzo ed è quindi anche una ulteriore funzione dei termini, delle condizioni e della amministrazione del programma politico per controllare la disoccupazione, la MMT raccomanda che una corretta gestione della politica della disoccupazione ed anche dei vari programmi che vengono messi a punto per combatterla, dovrebbe essere messa a punto in funzione di quanto viene fatto dall'ente che è responsabile di questa stabilità dei prezzi, cioè la BC.

Ma il quesito che ne consegue è il chiedersi se davvero avere un bacino persistente di disoccupati o comunque di sottoccupati sia il modo più efficace dal punto di vista dei costi per arrivare ad una stabilità dei prezzi.

Sulla base dei principi enunciati nella MMT, si suggerisce che un'alternativa migliore potrebbe essere quella di utilizzare un volume di stabilizzazione per l'occupazione con un approccio tale per cui divenga un modo alternativo di gestire il problema della disoccupazione.

La MMT sancisce che un miglior uso dei rallentamenti connessi con la scarsità di manodopera sia necessario per generare la stabilità dei prezzi e che sia possibile attraverso questo implementare un programma di occupazione per coloro che altrimenti sarebbero disoccupati e che costituisce un'attività base in un settore industriale dato. Ciò serve sia per ancorare il livello generale dei prezzi al costo della manodopera attiva, di questo volume di stabilizzazione, e può produrre un risultato utile con effetti preziosi sull'offerta.

  

Teoria dell'occupazione garantita.

In questo ambito si suggerisce che i politici dovrebbero fissare uno standard minimo accettabile di vita accettabile e assicurare che sia sempre disponibile un livello occupazionale di base minimo per permettere tutti i cittadini di poter raggiungere quello standard di vita indipendentemente da quelli che sono le incentivazioni o gli incentivi che vengono erogati da enti tipo la previdenza sociale, e questo è veramente il concetto essenziale della possibilità di garantire occupazione. Analogamente a quello che espleta la BC quando agisce come prestatore ultimo, il concetto di occupazione garantita è proprio come un volume di stabilizzazione che assorbe tutta l'occupazione potenziale ad un livello salariale accettabile minimo. Il governo diviene quindi l'ultima risorsa e quindi l'ultimo datore di lavoro possibile. Un ulteriore vantaggio è che creando un volume di stabilizzazione occupazionale il governo faciliti anche il controllo sull'inflazione. Leggete il mio post intitolato “When is a job guarantee a Job Guarantee?” (quando una occupazione garantita è veramente una occupazione garantita) per ulteriori concetti e delucidazioni su questo tipo di assunto. Anche se è facile definire l'occupazione pubblica garantita come un strategia di creazione del lavoro meramente atta al settore pubblico, è importante comunque tenere in considerazione che si tratta di un insieme di politiche macroeconomiche che sono destinate a creare piena occupazione e stabilità di prezzo basantesi sulla teoria del volume di stabilizzazione dove la creazione dell'occupazione e la sua distruzione sono solo una componente. Mi venne questa idea nel 1978 quando stavo studiando economia dell'agricoltura presso l'università di Melbourne. Nei miei lavori scientifici precedenti, si tratta di quello che è il collegamento fra l'approccio che si basa sull'occupazione garantita e gli schemi di stabilizzazioni basantisi sul volume ai prezzi agricoli come per es. lo schema dei plafond di prezzo della lana introdotto dal governo australiano nel 1970. Si trattava di un sistema sulla base del quale il governo desiderava stabilizzare i redditi agricoli e quindi si stipulò di mantenere un certo prezzo per la lana che sarebbe stato versato agli agricoltori. Il governo avrebbe poi acquistato la produzione in eccesso di lana sul mercato per garantite che si potesse mantenere il prezzo stipulato e poi continuare a vendere, in tempi migliori, la lana che era stata acquistata dal governo. La lana acquistata dal governo veniva mantenuta in grossi depositi che si trovavano in varie aree del paese. Al fine di una più corretta gestione appunto dei prezzi e quindi dei salari degli allevatori, in quel caso il governo deteneva volumi di stabilizzazione di prodotto proprio per poterne gestire meglio il prezzo. Anche l'occupazione garantita può essere analogamente accorpata un concetto di questo genere. Insieme al mantenimento e alla creazione della piena occupazione nel settore della produzione laniera, c'era un altro problema però: quale fosse un livello ragionevole di produzione in un periodo di domanda declinante. Questo tipo di assunto non è rilevante se applicato ad una manodopera che ha problemi di occupazione. Se c'è una garanzia di prezzo al di sotto del prezzo di mercato prevalente ed un volume di stabilizzazione di ore di lavoro, in modo da assorbire l'offerta in eccesso alla valutazione corrente di mercato, allora è possibile generare una forma di piena occupazione senza per questo danneggiare la struttura dei prezzi che viene a crearsi. L'altra problematica che si genera in presenza di sistemi di stabilizzazione volumetrici basantisi su una commodity, è che si incoraggi alla iperproduzione, che in ultima analisi peggiora le cose, in caso venga abbandonata questa prassi ed il prodotto venga improvvisamente riversato sul mercato. Queste obiezioni però non hanno a che vedere con l'idea di un mantenimento di un volume di stabilizzazione di manodopera perché per esempio non è una preoccupazione per nessuno se i lavoratori occupati possono avere più figli di quelli disoccupati. Benjamin Graham, scrisse nel 1930 circa, che si potesse stabilizzare i prezzi degli standard di vita con delle eccedenze di prodotti o beni immagazzinati. Descrive cosa dovrebbe fare un governo in presenza per es. di una eccedenza di produzione nella propria economia, e disse e cito:” Lo stato può gestire una situazione di eccedenza reale o minacciata” adottando uno dei seguenti quattro principi: 1) prevenirla, 2) distruggendo quella eccedenza, 3) vendendola sottocosto o 4) conservandola. In un contesto di eccessiva offerta di forza lavoro, i governi ora scelgono la strategia del dumping, cioè della vendita sotto costo attraverso la NAIRU. Sarebbe molto meglio invece avvalersi dell'approccio che mira alla conservazione come descritto da Graham, e cito:” La prima conclusione che si trae è che indipendentemente dalla eccedenza, se questa è stata conservata in prima battuta per usi futuri, allora il piano può dirsi un piano positivo, a meno che non sia inficiato da errori madornali di gestione e amministrazione, la seconda conclusione è che nel caso la eccedenza sia stata acquisita e sia stata detenuta in prima battuta per essere venduta in futuro il piano potrebbe essere suscettibile di conseguenze avverse in futuro”. Questa distinzione è importante nell'ambito del modello della occupazione garantita. La politica mesa in atto per la conservazione del prezzo della lana australiano, è stato un esempio di conservazione e magazzinaggio a scopi di vendita futura e non è stato motivata per aiutare il consumatore della lana ma bensì il produttore della lana. La politica della occupazione garantita è un esempio di magazzinaggio per usi futuri quando la riserva verrà impiegata per soddisfare un bisogno futuro che sulla scorta di ciò che ci insegna l'esperienza è un fenomeno di probabile entità. Graham ha anche proposto una soluzione del problema dell'interferenza rispetto alla struttura di prezzi relativa nella eventualità in cui il governo fosse responsabile della costruzione di questa eccedenza. Nel contesto della politica della occupazione garantita, ciò significa fissare un livello salariale per l'occupazione garantita al di sotto del livello salariale del mercato privato. Per evitare qualsiasi disturbo alla struttura salariale del settore privato ed al fine di garantire che il concetto di occupazione garantita sia in linea con la stabilità dei prezzi, il tasso salariale nell'ambito di questo schema di occupazione garantita deve essere probabilmente fissato a quello del livello salariale attuale minimo legale. Quand'anche per es. possa però essere offerto un livello salariale di occupazione garantita in alcuni casi più alto se per es. il governo cercasse di combinare la politica di occupazione garantita con una politica industriale per es. il cui scopo fosse quello di aumentare la produttività. Secondo quanto stabilito dal principio dell'occupazione garantita, il settore pubblico offre un posto di lavoro a salario fisso che noi consideriamo essere il riferimento di esborso e questo viene offerto a chiunque voglia e sia in grado di lavorare. Così facendo, si crea e si mantiene un volume di stabilizzazione per quanto attiene i lavoratori occupati. Questo volume di stabilizzazione si espande o declina al declinare dell'attività dell'industria privata o man mano che questa si espande, proprio come accade oggi con i volumi di stabilizzazione della disoccupazione, ma potenzialmente con assai più liquidità nell'eventualità in cui questo sistema venga mantenuto appropriatamente. L'occupazione garantita quindi soddisfa una funzione di assorbimento per minimizzare i costi reali che sono attualmente associati con il flusso di lavoratori nel settore privato. Al declinare dell'occupazione nel settore privato, l'occupazione del settore pubblico reagirà automaticamente e aumenterà i propri addetti. In questo modo rimarrà sempre piena occupazione nella nazione e sarà solo il mix fra occupazione del settore pubblico e privato a cambiare o fluttuare, in risposta alle decisioni di esborso del settore privato. Dal momento che l'occupazione garantita e il suo livello salariale è aperto a tutti, diventerà funzionalmente, diciamo, il livello salariale minimo nazionale di riferimento.

  

Controllo inflattivo sancito dall'occupazione garantita.

Il livello salariale fissato in base al concetto di occupazione garantita è un meccanismo di controllo inflattivo costituitosi internamente. In un lavoro scientifico che ho pubblicato in passato, ho definito il coefficiente di occupazione sulla base della occupazione garantita rispetto a quello complessivo dell'occupazione, il coefficiente di stabilizzazione dell'occupazione o in inglese VER. Il coefficiente di stabilizzazione dell'occupazione condiziona l'intero l'intero tasso di richiesta salariale. Nell'eventualità in cui il coefficiente di stabilizzazione dell'occupazione sia alto, la domanda in termini di salario reale sarà corrispondentemente bassa, se invece l'inflazione supera gli obiettivi annunciati dal governo, si dovrà mettere a punto una politica fiscale e monetaria restrittiva per aumentare il coefficiente di stabilizzazione dell'occupazione, e ciò presuppone un trasferimento di lavoratori dal settore soggetto all'inflazione al settore a salari fissi governato dal principio di occupazione garantita. In ultima analisi ciò attenua la spirale inflattiva, quindi, invece di avere un volume di stabilizzazione per la disoccupazione che viene impiegato per disciplinare lo sforzo distributivo la politica che si basa sull'occupazione garantita, riesce ad arrivare allo stesso obiettivo attraverso dei cambiamenti compositi nel settore dell'occupazione, vale a dire: può anche affrontare uno shock di offerta che generi delle domande distributive che in ultima analisi causano l'inflazione. Il coefficiente di stabilizzazione dell'occupazione che sfocia in una situazione di inflazione stabile, viene chiamato il “non accelerating inflation buffer employment ratio” (di seguito NAIBER, n.d.r.) o in italiano “coefficiente di stabilizzazione dell'occupazione che non accelera l'inflazione”. Si tratta di uno stadio di piena occupazione che perdura a livello di occupazione garantita e che dipende da tutta una pletora di fattori ivi compreso lo svolgersi, lo svilupparsi dell'economia stessa, ma è del tutto plausibile per provare e comprovare la dinamica di una economia che si basa sulla occupazione garantita rispetto ad un'economia NAIRU, potrebbe essere per es. quello di un'economia che ha due sottomercati del lavoro: A primario e B secondario che corrispondono a grandi linee al mercato del lavoro duplice (privato e governativo d'ultima istanza. n.d.r.) che può più o meno sussistere. I prezzi vengono fissati a seconda di rialzi che vengono praticati ai costi unitari in ciascun settore di produzione. La fissazione dei salari nel caso A viene fatta su una base contrattuale e risponde in modo inversamente proporzionale a una crescita salariale relativa A/B (A fratto B) e al livello di attesa dei disoccupati in quel settore vale a dire quei lavoratori appartenenti al settore A che pensano di ritrovare lavoro presto nel settore A. Gli stimoli governativi a questa economia aumentano immediatamente la produzione ed anche l'occupazione in entrambi i settori. I salari sono relativamente flessibili verso l'alto nel settore B e vi è una reazione immediata. La compressione della relatività fra A e B stimola la crescita salariale nel settore A dopo un certo lasso di tempo, mentre i tempi di attesa nel caso della disoccupazione diminuiscono proprio grazie all'aumento di occupazione nel settore A che però aumenta anche all'aumentata probabilità di trovarsi un lavoro in quel settore A, l'effetto netto non è chiaro. Il tasso di disoccupazione complessiva diminuisce dopo che sono stati assorbiti gli effetti partecipativi. La crescita salariale in entrambi i settori può obbligare le aziende ad aumentare i prezzi anche se ciò verrà in un modo o nell'altro attenuato da un aumento della produttività poiché c'è un aumento dell'uso. Una combinazione di meccanismi salario/salario e salario/prezzo in un prodotto di non primaria importanza su un mercato abbastanza incline all'assorbimento, può portare all'inflazione e ci troviamo nella situazione descritta dalla curva di Phillips. Per arrestare l'inflazione il governo deve reprimere la domanda. Un più alto tasso di disoccupazione porta le aspettative in termini di reddito reale dei lavoratori delle aziende in linea con la disponibilità reale di reddito e stabilizza l'inflazione,ed è una situazione questa tipicamente e classicamente di tipo NAIRU. Se introduciamo una politica di occupazione garantita nell'economia depressa, si eserciterà una pressione nel settore B e particolarmente ai datori di lavoro in questo settore i quali ristruttureranno i loro posti di lavoro per poter mantenere la loro forza lavoro. Per un dato numero di livelli di produttività, il salario di occupazione garantita costituisce un tetto della struttura dei costi economici. La dinamica di questa economia cambia in modo significativo. Dopo aver eliminato tutto eccetto la lista di attesa o i tempi di attesa dei disoccupati nel settore A, non si distorce la struttura salariale in modo che le pressioni salario su salario che prima facevano la parte del leone ora sono ridotte. I salari dei lavoratori che agiscono in una condizione di occupazione garantita, e quindi anche il loro livello di spesa, rappresentano un incremento modesto rispetto alla domanda nominale dato che è lo stato che in genere li sostiene per quanto attiene i benefici di disoccupazione. É possibile che una domanda aggregata in rialzo, riesca a rendere più agevole il mercato della produzione e quindi faccia aumentare la domanda occupazionale nel settore A. Tuttavia non ci sono nuovi problemi che si pongono davanti a quei datori di lavoro che desiderino assumere forza lavoro per poter far fronte a più alti livelli di fatturato in questo settore. Essi debbono solo sobbarcarsi questo tasso, che è comunque ancora preferibile, per poter assumere dei lavoratori sufficientemente preparati e quindi versare livelli salariali superiori a quelli dell'occupazione garantita. L'aumento della domanda di per se, non causa pressioni inflazionistiche nel caso in cui le aziende aumentino l'uso o l'utilizzo delle loro capacità per far fronte a più alti livelli di fatturato. Rispetto al comportamento dei lavoratori del settore A si potrebbe pensare che la possibilità di far ricorso l'occupazione garantita possa portare a una situazione tale per cui i lavoratori nel settore privato che non siano contenti di lavorare per certi datori di lavoro, possano lasciare i loro posti di lavoro più agevolmente. E' chiaro che in una situazione di occupazione garantita, la contrattazione salariale, non è più soggetta alla minaccia generale della disoccupazione, tuttavia, non è ancora chiaro se tutto ciò potrà portare delle possibilità di aumenti salariali. Nei mercati di lavoro professionali, o per lo meno di alcune professioni, rimarrà comunque un certo lasso di tempo di attesa prima di poter trovare un nuovo posto di lavoro. Quei lavoratori specializzati che vengono licenziati in una situazione come questa, molto probabilmente, ricevono delle indennità che fanno si che loro non abbiano una immediata necessità di tornare al lavoro, sono cioè disincentivati ad accettare immediatamente un posto di lavoro di tipo garantito, poiché i livelli salariali sono bassi e anche perché probabilmente si tratterebbe di accettare un lavoro stigmatizzato dal resto della società. Nel settore A quindi, la domanda viene regolata dalle varie prassi di attesa prima di trovare un posto di lavoro, tuttavia, un innalzarsi della richiesta sul mercato potrebbe anche portare all'esaurimento di questa riserva e potrebbero quindi venirsi a creare delle pressioni che dipendono dal salario dei prezzi. Un punto cruciale è quello che l'occupazione garantita non si basa sul esborso pubblico a prezzi di mercato e allo sfruttamento dei moltiplicatori per avere la possibilità di ottenere una situazione di piena occupazione che caratterizza la teoria tradizionale keynesiana del “pump priming”. I rimedi Keynesiani tradizionali non riescono a fornire un situazione sufficientemente affidabile di integrazione fra piena occupazione e ancoramento ai prezzi, in effetti, il programma keynesiano potrebbe avere un impatto più significativo sull'inflazione se fosse vero che l'occupazione garantita fosse inflazionaria in conseguenza agli impatti che questa avrebbe sul mercato dei prodotti. Il NAIBER sarà superiore al NAIRU e nell'ultimo punto ha provocato un dibattito molto acceso e questo punto riguarda le dimensioni relative del NAIBER rispetto al NAIRU. Alcuni commentatori sostengono che il NAIBER debba essere superiore o più grande del NAIRU per poter avere la stessa possibilità di controllo inflattivo. Vi sono due scuole di pensiero a questo proposito, per prima cosa, il punto di vista intuitivo, ma comunque in qualche modo non esatto, è, e consiste nel fatto che siccome i lavoratori che operano in un ambito di occupazione garantita hanno dei redditi superiori, superiori rispetto a quando erano disoccupati, un passaggio verso questa politica presupporrebbe sempre dei livelli di domanda superiori che non in una situazione gestita e guidate dal NAIRU. Sulla base di un nesso logico, se col NAIRU si hanno dei livelli di produzione commensurabili con la stabilità dei prezzi, allora mantenendo una situazione di uguaglianza di tutti gli altri fattori, un più alto livello di domanda dovrebbe generare degli impulsi inflazionistici. Sulla base di questo assunto, il livello di disoccupazione associato al NAIRU, è intrinsecamente legato ad un unico livello di domanda al quale si stabilizza l'inflazione. Secondo ed ad esso correlato, si sostiene che l'introduzione dell'occupazione garantita riduca la minaccia di disoccupazione che serve da disciplina al processo di fissazione dei salari. Il principio cardine che guida l'intera idea del volume di stabilizzazione, proprio come lo è in effetti l'occupazione garantita, è molto chiaro. Si assorbono i livelli inferiori a zero offerta e questo sistema non esercita pressione sui prezzi che sono al di sopra di questa soglia minima quindi la scelta di questa soglia minima può avere degli effetti unici e limitati nel tempo. Bisognerebbe notare che, se da una parte è chiaro che quei lavori che agiscono in regime di occupazione garantita, avranno un potere di acquisto superiore, rispetto a quello che ne risulterebbe se vigesse una politica NAIRU, non è inevitabile che la domanda aggregata in generale possa aumentare con l'introduzione della occupazione garantita, però presupponendo che la domanda aggregata sia superiore quando l'occupazione garantita venga introdotta rispetto a quella che prevaleva nella economia NAIRU, allora un economista tradizionale ed alcuni post keynesiani potrebbero per es. chiedersi il perché l'inflazione non sia inevitabile dal momento che noi sostituiamo la disoccupazione con un occupazione a più alto salario. Una domanda in aumento di per se, non presuppone necessariamente delle pressioni inflattive perché per definizione, e vista la logica che abbiamo trattato al capitolo 8, questa liquidità in eccesso, soddisfa un desiderio se vogliamo di risparmi netti che si devono avere nel settore privato. Inoltre, nell'ambito di una situazione di costrizione della domanda delle nostre economie attuali, le aziende aumenteranno senz'altro l'utilizzo della loro capacità per far fronte a ulteriori richieste di fatturato o di produzione. Visto l'impulso della domanda è inferiore a quanto necessario in una economia NAIRU, è chiaro quindi che, se ci sono delle forze inflattive guidate dalla domanda, queste forze inflattive sono decisamente più basse in un regime di occupazione garantita, quindi non ci sono nuovi problemi che i datori di lavoro devono affrontare se desiderano assumere forza lavoro per far fronte a delle richieste maggiori in termini di fatturato e produzione. Qualsiasi aumento iniziale di domanda, stimolerà la crescita dell'occupazione nel settore privato e ridurrà invece il livello di occupazione in un regime di occupazione garantita riducendone anche gli esborsi. L'impatto sul livello dei prezzi dell'introduzione dell'occupazione garantita, dipenderà anche dagli aspetti qualitativa del bacino di occupazione garantita relativo al volume di stabilizzazione della disoccupazione in ambito NAIRU. E' qui che si inizia ad affrontare il dibattito che riguarda il cosiddetto concetto di minaccia. Il volume di stabilizzazione in ambito di occupazione garantita, è qualitativamente superiore in quanto strumento per combattere l'inflazione rispetto al volume di stabilizzazione della disoccupazione in un ambiente NAIRU, quindi la situazione NAIBER sarà più favorevole rispetto a quella NAIRU e ciò significa che la occupazione può essere superiore prima di raggiungere la barriera inflattiva. Nella logica NAIRU, i lavoratori possono considerare l'occupazione garantita come una opzione migliore rispetto alla disoccupazione, senza la minaccia della disoccupazione i lavoratori soggetti a contrattazione salariale, possono avere mero incentivo a moderare le loro richieste ad es. salariali, indipendentemente da quello che è il ruolo di calmieratore espletato dai tempi di attesa per l'impiego in mercati del lavoro specializzati. Tuttavia una volta esaurite queste risorse le aziende private dovranno comunque formare nuovi lavoratori con delle caratteristiche specifiche proprio come avrebbero fatto in un'economia non guidata dal concetto di occupazione garantita. Inoltre i lavoratori in un ambito di occupazione garantita, molto più probabilmente avranno un livello di abilità professionale superiore rispetto a quelli che sono obbligati a soccombere a per es. lunghi periodi di disoccupazione, quindi è ragionevole supporre che un datore di lavoro possa prendere in considerazione un lavoratore che agisca in un ambito di occupazione garantita che abbia già dimostrato un suo impegno al lavoro, una prospettiva di preparazione professionale superiore e che questi abbia delle abilità superiore a un lavoratore disoccupato o sotto occupato. Questo cambia molto l'ambiente di contrattazione che le caratteristiche di contrattazione perché ora le aziende hanno ridotto i costi di assunzione. Prima, le stesse aziende avrebbero abbassato i loro standard di assunzione e fornito esse stesse una formazione professionale in azienda in condizioni di richiesta di certe specifiche abilità da parte del mercato. Il funzionamento e l'efficacia di questo volume di stabilizzazione della disoccupazione è critica proprio perché funziona come àncora di prezzo. La condizione e la liquidità ne sono la chiave. Proprio come viene usata nell'esempio che abbiamo citato prima, della lana magari di cattiva qualità che è del tutto inutile come strumento di stabilizzazione dei prezzi nel settore laniero, anche le risorse in termini convenzionali dovrebbero essere proprio attentamente studiate, perché il capitale umano costituisce l'investimento essenziale se vogliamo una crescita e una prosperità future. La prova conclamata che la disoccupazione a lungo termine generi dei costi che eccedono di molto la perdita di produzione, che andrebbe ad essere sacrificata a livello giornaliero in un economia che non garantisce comunque una piena occupazione, è chiaro che più adatti all'impiego sono i disoccupati, meglio funzionerà l'àncora al prezzo. La politica del settore di occupazione garantita ridurrebbe quindi quell'inerzia che è insita nella disoccupazione a lungo termine e permetterebbe una migliore espansione del settore privato, quindi, i lavoratori che appartengono ad un regime di occupazione garantita costituirebbero una minaccia credibile a quelle che sono le situazioni degli attuali impiegati nel settore privato. Al montare della pressione salariale, il datore di lavoro, potrebbe più probabilmente esercitare una resistenza se per es. potesse attingere le proprie risorse da un bacino a prezzo fisso di lavoratori che agiscono in termini di occupazione garantita. Di conseguenza, la pianificazione a lungo termine con il controllo dei costi, vengono ad essere migliorate, quindi in questo senso, la limitazione inflattiva che viene a crearsi attraverso una situazione di NAIBER, molto probabilmente sarà molto più efficace che non ricorrendo ad una strategia basantesi sul NAIRU. Un altro fattore associato è relativo al comportamento dei mercati dell'occupazione nei vari settori professionistici. In questi mercati sarà appunto il tempo di attesa di occupazione che disciplinerà la domanda salariale e le pressioni in termini di domanda alla fine possono esaurire questo tipo di pressione sul volume di stabilizzazione e sulle pressioni salariali di prezzo che potrebbero conseguirne. Con un buon settore di istruzione terziario che risponda adeguatamente alle necessità insieme a dei processi di formazione ad oc è possibile evitare tutte le problematiche che hanno a che vedere con la mancanza di professionalità in un regime ad occupazione garantita rispetto ad all'altro tipo di regime NAIRU. In effetti i lavoratori in occupazione garantita già riescono a mantenere le loro abilità generali, proprio perché facenti parte della forza lavoro effettiva. Gli aspetti quantitativi di questo bacino di disoccupati, deteriorano col passare del tempo e rendono la transizione di ritorno verso il mercato del lavoro più problematica, di conseguenza la disoccupazione a lungo termine esercita pochissima pressione al ribasso per quanto attiene per es. la crescita dei salari proprio perché non si tratta di ripieghi credibili.

  

Prassi fiscale responsabile nella MMT

Questa è una sequenza macroeconomica che definisce in pratica una politica fiscale responsabile in seno alla MMT. Si tratta di concetti di macroeconomia di base e di concetti relativi a debito, deficit e iper inflazione che i neoliberali sembrano incapaci di capire: (in questo elenco da 1 a 7, non riesco a definire il 4 e 6n.d.r.)

1) Il governo sovrano, che non è limitato dagli introiti, perché è il governo stesso a emettere la valuta, ha una responsabilità su quello che è la piena occupazione della forza lavoro entro i propri confini.

2) Piena occupazione, significa un tasso di disoccupazione al 2%, zero sotto occupazione e zero lavoro nero.

3) Il governo sovrano riesce ad acquistare qualsiasi bene o servizio che sia posto in vendita sul mercato in qualsiasi momento. Non deve mai finanziare il proprio esborso differentemente da una famiglia che si avvale di quella valuta emessa dal governo sovrano per i propri acquisti. La famiglia deve quindi finanziare il proprio livello di spesa proprio come fanno gli stati e le autorità locali in un sistema federale. È in genere il settore non governativo che di solito decide, in aggregato, di risparmiare una parte del reddito a cui ha accesso e questo desiderio di risparmiare motiva le decisioni di esborso che andranno a costituire il flusso di spesa che deve essere inferiore al reddito prodotto. Se non accade null'altro allora saranno le aziende che ridurranno la loro produzione e il reddito diminuirà proprio come il livello occupazionale e quindi le famiglie si ritroveranno in una situazione di impossibilità di riuscire a soddisfare i propri coefficienti o comunque aspirazioni al risparmio.

4) Il settore non governativo, complessivamente, decide di risparmiare una parte proporzionale delle entrate che affluiscono verso di esso. La tendenza a risparmiare motiva le decisioni a spendere che risultano in un flusso di spesa inferiore alle entrate prodotte. Se non accadesse nient'altro allora le aziende ridurrebbero la produzione e le entrate si ridurrebbero (così come l'occupazione) e le famiglie si ritroverebbero ad essere incapaci di raggiungere la loro percentuale di risparmio.

5) In questa situazione il settore pubblico governativo, deve riempire quel vuoto lasciato dalle decisioni prese nel settore non governativo relative ai livelli di spesa. Questo lo deve fare rispetto a quello che è il proprio flusso di reddito. Se il governo in effetti aumenta il suo contributo netto alla spesa, vale a dire, crea un deficit di bilancio preventivo fino al punto che l'esborso complessivo sia uguale al reddito complessivo, allora le aziende riusciranno a realizzare i loro fatturati e produzioni pianificate e mantenere i livelli di occupazione corrente. La posizione netta del settore pubblico, vale a dire esborso meno introiti è l'immagine speculare della posizione netta non governativa, quindi del settore privato, quindi un'eccedenza, un deficit governativo è uguale a, dollaro per dollaro o centesimo per centesimo, ad un deficit non governativo e vice versa. Quindi se il settore privato o non governativo ha un'eccedenza, cioè una posizione di risparmio netto, allora attraverso degli aggiustamenti di reddito, il settore governativo, avrà un deficit, che sia pianificato o meno. Se invece il livello di reddito diminuisce rispetto ad un comportamento di risparmio del settore non governativo, e quel intervallo di spesa non viene sufficientemente coperto da una spesa netta governativa, allora il deficit preventivo di bilancio aumenterà, perché gli aggiustamenti di reddito fanno sì che gli introiti fiscali diminuiscano e invece aumentino gli esborsi previdenziali, allora si arriva ad una situazione deficitaria ma l'economia è in una posizione decisamente meno soddisfacente rispetto a quanto non lo sarebbe stata se il governo avesse dovuto finanziare la politica di risparmio del settore privato e mantenere appunto alti i livelli di occupazione.

6) La posizione netta del settore governativo (spesa – entrate) è l'immagine speculare della posizione netta del settore non-governativo. Così un surplus del governo è uguale, dollaro per dollaro, centesimo per centesimo, a un deficit del settore non-governativo, e viceversa. Così, se il settore non-governativo è in surplus (posizione di risparmio netto), allora aggiustamenti delle entrate renderanno il settore governativo in deficit, sia che progetti di trovarsi in quella situazione o meno. Se le entrate diminuiscono, a fronte di un atteggiamento crescente verso il risparmio da parte del settore nongovernativo, e quell'intervallo di spesa non è riempito da una spesa netta del settore governativo, allora il deficit nel budget aumenterà (perchè aggiustamenti nelle entrate causeranno la caduta del gettito fiscale e un incremento della spesa per il welfare). Si finisce per avere un deficit, ma l'economia a un livello molto meno soddisfacente di quanto avrebbe potuto essere se il governo avesse finanziato la tendenza al risparmio del settore non governativo e avesse tenuto l'occupazione a un livello alto.

7) Un governo che sia responsabile dal punto di vista della politica fiscale, dovrà fare dei tentativi per mantenere i livelli di spesa sufficienti affinché possano far fronte a quanto si debba risparmiare ma non spingano un esborso nominale aggregato al di la del livello di piena capacità di produzione.

  

Conclusione.

Vista l'attenzione assolutamente smodata da parte delle BC sulla stabilità dei prezzi ed il ruolo critico dei bacini di stabilizzazione della disoccupazione attuali, noi possiamo dire che il funzionamento e l'efficacia del volume di stabilizzazione sia critico alla sua funzione in quanto àncora dei prezzi.

La condizione e la liquidità sono due fattori chiave. Proprio come nel caso australiano, la lana messa da parte non serve in quanto stabilizzatore di prezzo del intero settore laniero, anche le risorse dovrebbero essere quindi nutrite poiché il capitale umano costituisce l'investimento essenziale se vogliamo davvero una crescita e una prosperità future. Vi è davvero una prova conclamata che la disoccupazione a lungo termine generi dei costi che sono e vanno al di la di quella che è la produzione perduta che viene sacrificata ogni giorno a livello economico in un'economia dove non ci sia piena occupazione.

È quindi chiaro che più impiegabili sono i disoccupati, meglio funzionerà l'àncora dei prezzi. Il governo ha questo potere di assicurare un'àncora dei prezzi di alta qualità e che quindi un continuo impegno a far fronte a quelle attività di lavoro salariate dà in ritorno una miglior salute fisica e mentale, un comportamento più stabile del mercato del lavoro, meno pressioni a livello di reati e di sistema giudiziario, una posizione familiare più coerente e comunque se ben gestita una buona produzione.

Si può altresì affermare che per es. la formazione in un ambiente lavorativo salariato sia più efficace dei programmi isolati di formazione professionale che sono diventati un po' troppo di moda in tutti i paesi dove il governo li abbia lanciati nel corso dell'ultimo ventennio.

Ora, non dite più che la MMT non si integri e non prenda in considerazione le preoccupazioni inflattive e che non faccia di queste preoccupazione i suoi principi cardine.

Ed è tutto per oggi. Grazie per l'attenzione.

Modern Money Theory e inflazione - parte 2 


 

Functional finance and modern monetary theory Nov. 1st, 2009 - http://bilbo.economicoutlook.net/blog/?p=5762

The dreaded NAIRU is still about! April 16th, 2009 - http://bilbo.economicoutlook.net/blog/?p=1502

The Great Moderation myth January 24th, 2010 - http://bilbo.economicoutlook.net/blog/?p=7554

When is a job guarantee a Job Guarantee? April 17th, 2009 - http://bilbo.economicoutlook.net/blog/?p=1541

 


 

Fonte: http://bilbo.economicoutlook.net/blog/?p=10554

Traduzione a cura di Paolo Noseda a cui va un nostro sentito ringraziamento