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Job Guarantee ed il cuore della MMT - seconda parte

Studiosi e fondatori della MMT hanno dato vita ad uno stimolante dibattito sul ruolo del JG (la garanzia del lavoro) nel corpo teorico della Modern Money Therory. Non si tratta solo di riflessioni teoriche ma di un importante chiarimento e approfondimento su cosa sia il JG. Il tema del lavoro è quanto mai centrale nella crisi economica, e la MMT ha gli strumenti per comprendere e proporre soluzioni. Il ricco confronto si sviluppa in 16 parti. Ecco la seconda

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testo duplicabile o utilizzabile da terzi, dietro citazione di Epic come fonte.


Job Guarantee ed il cuore della MMT - seconda parte

 

MMT e fine pubblico: la componente normativa

 

Ho concluso prima parte dicendo che la risposta di Warren Mosler a Cullen Roche costituisce quasi un’argomentazione decisiva a testimonianza del fatto che il programma JG (Job Guarantuee) rappresenti una parte fondante della MMT, considerato che, ovviamente, si accetti che piena occupazione e stabilità dei prezzi siano una componente altrettanto importante del “fine sociale” o del “benessere comune”, e che si sia dell’idea che la politica fiscale del governo debba adempiere al fine pubblico. Dato che tutti i fondatori della MMT e molti successivi sostenitori, tra cui il sottoscritto, sono d’accordo con questo, non c’è da stupirsi se crediamo che il JG sia una parte fondante della MMT.

 

Ma se non si accettasse il “fine sociale” come un parametro normativo a guida della politica fiscale e monetaria del governo, o se si credesse che piena occupazione e stabilità dei prezzi non costituiscano i mezzi da impiegare per raggiungere il fine pubblico, o se si pensasse che qualcos'altro possa meglio adempiere al fine pubblico ed allo stesso tempo condurre alla stabilità dei prezzi e ad una piena occupazione? Allora il verdetto sull'appartenenza o meno del programma JG al nucleo della MMT potrebbe variare.

 

Ad esempio, Cullen disapprova l'obiettivo della piena occupazione perché:

“ … non credo che il JG sia l’impiego migliore di queste forze monopolistiche, potrebbe anzi, a lungo termine, rivelarsi estremamente sconveniente. Credo, piuttosto, che ci siano altre vie in grado di condurre alla stabilità dei prezzi e ad una piena occupazione.”

Nel post, così come nelle sue risposte ai commenti ricevuti, egli non menziona il “fine pubblico”, ma confessa che disapprova l'obiettivo della piena occupazione e della stabilità dei prezzi, e che crede, piuttosto, che il monopolio governativo sull'emissione della valuta dovrebbe essere impiegato per fornire:

“ … il dono del tempo e della capacità di vivere una vita il più piena e significativa possibile grazie alla prosperità che innovazione e produttività creano”

 

Continua dicendo che creare “piena produttività” avrà come effetto collaterale il raggiungimento della piena occupazione e della stabilità dei prezzi, che abbiamo la responsabilità morale di diventare estremamente produttivi e di alzare il tenore di vita per i nostri figli e le generazioni future, e che spese governative mirate al raggiungimento di questo obiettivo dovrebbero avere la priorità rispetto a spese governative effettuate per la creazione di un programma JG.

 

Cullen è, come indicato nel suo commento, anche preoccupato per i costi ed i rischi effettivi di un eventuale programma JG:

“ Voi gente non riuscite a comprendere la ragion d'essere della disoccupazione, ma io si. Credo che la disoccupazione sia una componente psicologica estremamente importante in qualsiasi economia sana. Ho temuto per il mio lavoro e sono stato disoccupato. Quei momenti hanno contribuito a definire quello che sono diventato. A posteriori riconosco che sono stati a dir poco inestimabili. Se avessi potuto candidarmi per un programma JG potrei non essere nemmeno la metà dell'uomo che sono oggi. Può darsi che sia la mia personale esperienza imprenditoriale a parlare, ma so cosa significa lottare ed essere disposti a tutto per guadagnarsi la cena. Nella mia vita, a parte l'educazione ed i miei genitori, mi è stato regalato molto poco. Ma proprio il dover lottare per guadagnarmi ogni cosa ha costituito quell'elemento fondamentale nella mia crescita psicologica che nessun programma governativo sarebbe mai in grado di fornirmi, mai.”

 

È facile farsi beffe di questo post o criticarlo piuttosto francamente come ho fatto io sulla pagina web di Cullen. In questa sede, tuttavia, preferirei affrontare questioni più importanti. Possono esserci effetti collaterali del programma JG che non possiamo prevedere ora, ma siamo a conoscenza degli effetti che la scorta regolatrice di disoccupazione ha sulla società.

Anche se considerassimo veritiera la congettura di Cullen, basata esclusivamente sulla sua personale esperienza e conclusione che vi è un valore nella disoccupazione, valore che perderemmo se si realizzasse il programma JG (nonostante questo valore può non essere altrettanto chiaro ad altri che hanno provato la disoccupazione e le sue ripercussioni logoranti), essa non sembra, a prima vista, alludere a niente che assomigli lontanamente ai costi individuali e sociali che sappiamo essere causati dalla disoccupazione.

 

E quelli di noi che la pensano allo stesso modo potranno anche aver torto, ma credo che dar semplicemente voce a paure e preoccupazioni vaghe circa effettive ripercussioni future non sia affatto sufficiente: gli oppositori del programma JG devono fare molto di più. Essi devono almeno produrre delle convincenti argomentazioni negative sul motivo per il quale dovremmo aspettarci effetti collaterali del JG più gravi dei danni, dovuti alla scorta stabilizzatrice di disoccupati (in pratica una riserva di disoccupati ndt), a cui stiamo assistendo al giorno d'oggi, e devono, inoltre, pensare a politiche alternative che appaiano meno rischiose della proposta JG.

 

Perché non provare entrambi?

 

Partendo dal presupposto che si tratti del modo migliore per ottenere piena occupazione e stabilità dei prezzi, il JG sembra essere parte del fine pubblico e, conseguentemente, componente fondante della MMT. Questo non significa, tuttavia, anche dando al programma un tale spessore, che l'obiettivo di massimizzare la produttività non debba essere visto come un elemento altrettanto principale della MMT. Così come hanno fatto notare un certo numero di commenti al post di Cullen, il governo può permettersi di investire sia nel programma JG che in misure volte ad aumentare la produttività. Non bisogna nemmeno pensare che queste due componenti del fine pubblico siano in competizione. Perché quindi non cercare di aumentare esponenzialmente la produttività ed, allo stesso tempo, implementare il JG?

 

C’è un problema di misurazione in questo caso. L'attuale misurazione più comune degli aumenti di produttività, gli aumenti nel PIL per ora lavorata, è ridicola come misura del reale guadagno di produttività, e credo sia estremamente difficile arrivare ad un modo ottimale per misurare questi guadagni, dato che il farlo comporterebbe dover misurare anche la parte di valore non monetizzabile prodotta dall'economia, Governo incluso. Tuttavia, se questo problema nella misurazione potesse essere risolto, allora, nel momento in cui si riuscissero ad ottenere aumenti di produttività, le condizioni occupazionali della scorta stabilizzatrice rappresentata dal JG potrebbero essere facilmente modificate aumentando i salari per il JG al fine di trasmettere tali aumenti di produttività all'intera forza lavoro.

 

Dal 1970 la maggior parte dei guadagni di produzione sono stati distribuiti da regimi politicamente ed economicamente neo-liberali ai ricchi, aumentando incredibilmente la disuguaglianza all'interno della società e minacciando palesemente la democrazia stessa.

 

Ma un programma di JG in concerto con una particolare attenzione all'aumento di produttività potrebbe sì correggerla, a patto di trovare modi migliori di quelli impiegati oggi per misurare gli incrementi di produttività, e di utilizzarli per modellare i programmi di JG.

 

Il JIG di Peter Cooper incentiva la libertà 

 

Sopra ho detto che l'argomentazione che identifica il programma JG come componente fondamentale della MMT può essere quasi decisiva, considerato che, ovviamente, si accetti che piena occupazione e stabilità dei prezzi siano una componente altrettanto importante del “fine sociale” o del “benessere comune”, e che si sia dell'idea che la politica fiscale del governo debba adempiere al fine pubblico. Tuttavia, come parte del dibattito più generale sul JG, Peter Cooper ha proposto un JG integrato da una Basic Income Guarantee (BIG, letteralmente “garanzia di un reddito base”, ndt) come alternativa migliore di un semplice JG perché, in sostanza, esso aumenterebbe la libertà personale, poiché si avrebbe la possibilità di scegliere, a seconda dei propri bisogni, tra un JG o un BIG, andando sempre a soddisfare la necessità di avere una scorta regolatrice di occupati (riserva di occupati ndt) come stabilizzatore automatico.

 

Reputo questa idea promettente. Per un certo numero di giorni è stata al centro di un'accesa discussione, Dan Kervick l'ha contestata per una serie di ragioni ed io, in un commento in risposta alle sue obiezioni, ho riassunto i miei punti di vista circa la proposta di Peter, che lui ha deciso di chiamare “JIG”. Qui c’è il mio commento.

 

Riassumendo penso che né il settore privato né il governo siano infallibili nel giudicare quali lavori e quali ruoli producano valore e quali no, o nello stabilire chi, nella propria occupazione individuale, produca valore e chi no. Per quale motivo, quindi, dovremmo fare completo affidamento sul mercato o sul governo per giudizi di questo tipo?

 

Perché non possiamo invece accettare che gli individui, che preferirebbero non lavorare né per il mercato e né per il settore privato, abbiano comunque il diritto ad una vita dignitosa e ad una assistenza sanitaria gratuita? Non sono forse esseri umani? Non c'è alcuna possibilità che chi fa una scelta tale usi poi il tempo guadagnato per contribuire con il suo valore alla società o che lo possa fare in futuro?

 

Credo che certe persone utilizzerebbero il tempo guadagnato scegliendo l’opzione BIG per creare ed ideare elementi di grandissimo valore per la società. Non si può affidare né al settore privato né al governo la facoltà completa di decidere quali attività producano valore e meritino in cambio una rimunerazione dignitosa.

 

È necessario che anche le persone comuni abbiano la facoltà di decidere per loro stesse cosa vorrebbero fare, che siano comunque in grado di sopravvivere e che siano in buona salute per poterlo fare. Si tratta di un aumento della libertà personale che le nostre economie moderne, inclusa quella degli Stati Uniti, possono permettersi, e che potrebbe costituire una parte più essenziale della MMT rispetto a quanto non lo sia il solo JG.

 

Nella terza parte prenderò in visione le obiezioni di John Carney al Job Guarantee.

 


Fonte: http://www.correntewire.com/the_job_guarantee_and_the_mmt_core_part_two

traduzione di M. E.