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Job Guarantee ed il cuore della MMT - terza parte, una risposta a John Carney

Studiosi e fondatori della MMT hanno dato vita ad uno stimolante dibattito sul ruolo del JG (la garanzia del lavoro) nel corpo teorico della Modern Money Therory. Non si tratta solo di riflessioni teoriche ma di un importante chiarimento e approfondimento su cosa sia il JG. Il tema del lavoro è quanto mai centrale nella crisi economica, e la MMT ha gli strumenti per comprendere e proporre soluzioni. Il ricco confronto si sviluppa in 16 parti. Ecco la terza

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testo duplicabile o utilizzabile da terzi, dietro citazione di Epic come fonte.

 


 

Il Job Guarantee ed il cuore della MMT - terza parte, una risposta a John Carney

 

Parti uno e due

 

Nelle prime due parti di questa serie ho analizzato i punti di vista di Cullen Roche e Peter Cooper sulla proposta del Job Guarantee (JG) insieme ad un post di John Carney, che ha dato il via ad un'esplosione, nella blogosfera, di messaggi e commenti sul JG. In questa parte approfondirò il pensiero di John sul programma JG.

Carney scrive:

 

“Ci sono almeno tre ragioni per cui il Job Guarantee non può funzionare.” È “ … enormemente inflazionistico”; “… un incubo burocratico e stagnante dal punto di vista economico.” 

 

Seguono le sue argomentazioni, e le mie risposte elaborate nella prospettiva della MMT. Tutte le mie risposte si basano sull'assunto che il JG non sarebbe a carico dei contribuenti ma si attuerebbe tramite la spesa a deficit.

 

Il JG sarebbe enormemente inflazionistico?

 

“Se assumere disoccupati può non creare una pressione al rialzo sui salari, aumenta però sensibilmente la domanda. Il reddito nazionale è maggiorato dell'importo che il governo paga coloro che lavorano nel programma JG.”

 

Ad onor del vero, il PIL è incrementato ancora di più (rispetto a quanto sopra riportato ndt), poiché ci sarebbe un moltiplicatore fiscale collegato ai salari del JG, simile al moltiplicatore legato all’indennità di disoccupazione, probabilmente intorno al 1.6-1.7 punti percentuale

Inoltre, a differenza dell'indennità di disoccupazione”, i lavori JG porterebbero dei benefici, incluso l'accesso al Medicare (l'assistenza sanitaria ndt), quindi i pagamenti collegati al Medicare e il loro moltiplicatore sarebbero da aggiungere al moltiplicatore allegato all'indennizzo di disoccupazione. Il moltiplicatore fiscale legato all’introduzione iniziale del JG è uno degli argomenti a suo favore, dal momento che rappresenterebbe un aumento dell'attività del settore privato ed una espansione delle assunzioni nel settore privato.

 

“Quel reddito viene totalmente da denaro appena creato, quindi l'offerta di moneta cresce. Quella domanda aggiuntiva, tuttavia, non corrisponde ad un offerta aggiuntiva.”

 

Credo che questo punto della teoria di John sia molto debole. Dato che la differenza tra il PIL attuale e quello potenziale della nostra economia si attesta ora al 25-30 % rispetto al potenziale della nostra economia, possiamo aspettarci attività che rispondano alla nuova domanda aggregata, con un incremento nell'offerta, ma non con un aumento dei prezzi. Questo dipenderà da cosa le persone desidereranno acquistare, ovviamente. Non c’è alcuna ragione, tuttavia, per pensare che le persone che vivranno con un salario JG vorranno acquistare beni e servizi che siano scarsi. Se John è convinto del contrario, allora deve approfondire quella parte della sua teoria che riguarda l’impatto del JG.

 

“Le persone occupate nei lavori del JG non producono beni richiesti dal mercato. Il loro lavoro è in gran parte uno spreco. Il che significa che la domanda aumenta, senza che aumenti l'offerta dei beni richiesti. Il risultato: inflazione.”

 

Possiamo considerare le persone occupate nei lavori del JG come fornitori di domanda che il mercato richiede. Come facciamo a sapere che questo è vero? A causa dell’enorme gap produttivo tra la nostra capacità di offerta e ciò che stiamo vendendo. L’idea che l'offerta non aumenterebbe con l'aumento della domanda avrebbe senso solo se la nostra capacità di offerta fosse esaurita. Ma, naturalmente, abbiamo un gap di produzione stratosferico che ci dice che il l'offerta aumenterà e che l’inflazione non ci deve preoccupare fino a quando quel gap, sarà colmato.

 

 

Quando questo avverrà, tuttavia, l’apporto del JG all’economia sarà ampiamente esaurito poiché praticamente tutti i lavoratori JG saranno stati nuovamente assunti dal settore privato, e l'organico federale sarà tornato ai suoi livelli standard con l'eccezione di uno staff dedicato all'aggiornamento del programma JG in modo tale da salvaguardare la capacità di decollare nuovamente quando la prossima crisi del settore privato colpirà.

 

Inoltre, su quali basi John sostiene che i prodotti e i servizi del lavoro del JG sono in gran parte “uno spreco”? L’assistenza medica per gli anziani e gli infermi è uno spreco? L’edificazione di centrali eoliche e solari è uno spreco? Lavorare nelle scuole pubbliche è uno spreco? Fare da mentore a bambini senza genitori è uno spreco? L’assistenza all’infanzia è uno spreco? Il frutto dei progetti culturali è uno spreco? Riparare strutture, infrastrutture e spazi pubblici è uno spreco? Formare persone con nuove competenze è uno spreco? Lavorare a progetti imprenditoriali è uno spreco? Che i prodotti del lavoro JG siano, o non siano, uno spreco dipende dal fatto che gli occupati nel JG producano beni di valore e/o servizi che migliorano la qualità della vita di altri americani . Non dipende dal fatto che “il mercato” abbia bisogno di quei beni e servizi, considerato che il mercato opera i suoi giudizi in base al profitto che può ricavare dalla loro produzione e vendita.

 

La storia dell’economia statunitense, negli ultimi anni, è stata la storia dei fallimenti del mercato. È la storia di aziende farmaceutiche incapaci di produrre farmaci effettivamente in grado di migliorare la salute delle persone. È la storia di società di servizi finanziari, che stanno sedute su disponibilità liquide (di denaro), e speculano in un gigantesco casinò d’azzardo internazionale piuttosto che impiegare il loro denaro in maniera produttiva per l’economia. È la storia di aziende energetiche che non sono riuscite ad investire il denaro necessario per abbassare il costo delle risorse energetiche alternative e che, così facendo, ci hanno lasciato dipendenti dai combustibili fossili. È la storia del fallimento delle compagnie assicurative nel fornire assicurazione sanitaria a prezzi accessibili, e del fallimento dell’assistenza sanitaria privata nel contenere i costi.

 

In breve, negli ultimi 40 anni le indicazioni del mercato, come meccanismo per stimare e produrre valore per la società, non sono state buone. Il mercato non è stato capace di adattarsi alla società in generale. L’avidità ha giocato un ruolo negativo per il mercato perché ha spinto molti uomini d'affari a cercare di rovesciare i suoi meccanismi, a gestirlo e persino a controllarlo in certi settori. La verità è che il mercato funziona bene quando è libero, ma nessuna impresa di affari già affermata vuole che il mercato rimanga libero.

 

Nel proprio campo di azione, un'impresa vuole manipolare il mercato, controllarlo, e dare vita ad un mercato regolato. Le aziende non sono favorevoli ad un mercato libero, sono contro le regolazioni del governo. Sono favorevoli invece al loro monopolio nei propri rispettivi settori, senza che regolazioni da parte del governo ostacolino la loro egemonia.

 

Negli ultimi 40 anni i pesci grossi del mercato sono stati molto abili nel regolare i salari del mercato del lavoro in modo tale da trarne guadagno. La verità, quindi, è che il mercato è stato in gran parte un meccanismo per fare in modo che i benefici finanziari degli incrementi di produttività andassero ad una percentuale molto piccola di americani e ad una élite internazionale emergente. In quel periodo, non è stato un meccanismo che ha aumentato di molto la vera ricchezza della maggior parte degli americani.

 

Il JG si rivelerà un incubo burocratico?

 

John arriva a questa conclusione facendo notare che oggi, negli USA, ci sono 13,5 milioni di disoccupati, e che lo sforzo per impiegarli tutti renderebbe il programma JG enorme, e implica che il governo non sia in grado di occupare tutte queste persone senza una burocrazia altrettanto enorme. Sostiene che:

 

“ Il JG è figlio di tempi migliori ed economie più ridotte. Bill Mitchell spiega che ha ideato il progetto mentre era uno studente all’università di Melbourne. Il totale degli occupati in Australia si aggira solo intorno a 11,5 milioni. Al momento l’Australia ha un tasso di disoccupazione intorno al 5,3 percento, cifra che si traduce in 635.800 persone senza lavoro. In altre parole, un programma JG in Australia potrebbe funzionare. Ma non è applicabile in scala statunitense.”

 

Ok, innanzitutto John non sta valutando l'entità del problema in modo affidabile. È una sua illazione basata sulle cifre U3 (tasso ufficiale della disoccupazione che non include: coloro che, pur potendo e volendo lavorare non hanno cercato lavoro recentemente, i lavoratori scoraggiati ovvero coloro che non cercano lavoro da più tempo ed i lavoratori part-time che vorrebbero un lavoro full-time. Cifre invece incluse nell'indice U6 ndt) della disoccupazione. Per fare una previsione migliore bisogna riconoscere, per prima cosa, che, dato che la quota dei non occupati raggiunge circa 28 milioni, c’è bisogno di circa 25 milioni di lavori a tempo pieno per portare la quota al 2%, cosa che corrisponde all’obiettivo MMT della piena occupazione. In altre parole, c’è un problema di disoccupazione molto più grande di 13,5 milioni da affrontare. Dall’altra parte, però, non tutto di queste cifre deve necessariamente rappresentare un problema da gestire per il JG.

 

Le proposte della MMT per il JG vengono pensate in un contesto di spesa a deficit aggiuntiva del valore di 700 miliardi di $ di spesa a finanziare il taglio totale delle imposte sul lavoro dipendente sia per i lavoratori che per i datori di lavoro, e la redistribuzione ai singoli stati del gettito prelevato con le tasse federali per un ammontare di 1000 $ a persona, il che produrrebbe un moltiplicatore fiscale pari forse al 1,3% che avrebbe effetto ben prima che i fondi del JG comincino a circolare. È probabile che questa spesa a deficit riduca i disoccupati a tempo pieno ad 6,5 milioni, lasciando però altri 8 milioni di occupati part-time in cerca di un lavoro a tempo pieno.

 

Quindi, non appena gli effetti dei lavori del JG si manifestassero, dopo un periodo di avviamento di 3 mesi con un moltiplicatore del 1,6-1,7%, le assunzioni nel settore privato comincerebbero ad aumentare. Credo che questo ridurrebbe le dimensioni iniziali del problema del JG più verso i 5 milioni piuttosto che i 13 milioni. Voglio tuttavia chiarire che questa mia stima non è nient’altro se non una congettura.

 

Ovviamente c’è bisogno di calcoli più approfonditi per poter stimare le dinamiche a lungo termine e le interazioni tra le differenti componenti del programma MMT nell’aumentare la domanda ed il responso del settore privato. È chiaro che la stima di John Carney sulla dimensione necessaria del programma JG non sia stata analizzata a fondo ed è forse il doppio o il triplo del suo probabile picco massimo effettivo. 

 

Inoltre, con il prendere piede della domanda JG, è probabile che nel giro di 6 mesi otterremo un responso dal settore privato nella forma di incremento dell'offerta e nelle assunzioni di lavoratori a tempo pieno. È inoltre molto probabile che il programma JG scenda a meno di 500.000 occupati entro 9 mesi dall'inizio delle assunzioni del JG.

 

Brevemente, vedo il JG come un programma permanente con un picco temporaneo di circa 5 milioni, che si riduce molto velocemente a 500.000 ed infine a meno di 100.000 occupati. Se il governo federale ingaggia l’aiuto delle organizzazioni no-profit e delle amministrazioni locali e statali per aumentare il personale del programma JG il necessario a coprire il picco di breve termine e, successivamente, si affida ai lavoratori singoli JG ed al settore privato per ridurne il personale tramite l'assunzione dei lavoratori disponibili, non vedo la necessità di creare per questo progetto una grande burocrazia federale permanente. La teoria di John di un incubo burocratico è davvero esagerata, e certamente non possiamo accettare la mera affermazione che questo risultato sarebbe verosimile.

 

Il JG condurrà alla stasi economica? 

 

John scrive anche:

 

“La disoccupazione incoraggia coloro che erano impiegati in professioni che hanno dimostrato di non essere domandate, a rinunciare a quelle professioni, e cercarne altre. Questo è economicamente produttivo poiché porta risorse stagnanti – persone in grado di fare cose per le quali nessuno pagherebbe- fuori dalla stagnazione.

 

Il JG eliminerebbe questo processo. Il governo acquisterebbe il lavoro di persone con competenze non richieste dal mercato, impedendo loro l’acquisizione di nuove abilità. Il capitale umano stagnante continuerebbe semplicemente a ristagnare.”

 

Questo argomento sarebbe molto più convincente se non ci trovassimo nel mezzo di una recessione da passività di bilancio (una recessione causata da una bolla immobiliare o finanziaria ndt). In questa crisi, le persone possono essere disoccupate perché le loro aziende hanno avuto problemi nelle vendite dovute al calo della domanda. Le loro abilità potrebbero essere molto richieste dal mercato quando questa recessione da passività di bilancio si attenuerà e cesserà. In questa particolare recessione, gli occupati nel settore dell'edilizia hanno subito un duro colpo. Non c’è ragione di credere che, quando l’edilizia abitativa si riprenderà e il settore edile ripartirà, le loro abilità non saranno richieste. Lo stesso discorso, ovviamente, vale per l’industria automobilistica ed alle attività legate alla sua catena d’approvvigionamento.

 

La questione di quali lavori ed in quale misura ritornerebbero in seguito alla creazione di un programma MMT di creazione di posti di lavoro in funzione anti-recessiva rimane irrisolta. Ma non c’è ragione di credere che un numero sproporzionato di persone, che hanno perso il loro lavoro, abbiano competenze obsolete e che sarebbero inidonei al lavoro una volta cessata la recessione. Abbiamo bisogno di alcune cifre per verificare in che misura questo è un problema del JG. Fino ad allora è un non problema, si limiterebbe semplicemente ad offrire, a coloro che sarebbero altrimenti disoccupati, un ventaglio più ampio di competenze a cui attingere.

 

Ma ipotizziamo che 1-2 milioni di persone attualmente non occupate siano non- occupabili nel mercato quando l’economia si riprenderà, chi ha mai detto che il JG non contenga un programma di formazione per aiutare le persone ad acquisire nuove competenze? Gli ideatori della MMT sono stati molto chiari nel dire che il programma JG includerebbe tale componente. Se gestita bene in collaborazione con le aziende dei settori che hanno bisogno di tali competenze, allora queste persone che hanno perso il lavoro a causa della obsolescenza delle loro abilità, sarebbero di nuovo in grado di trovare un posto nel settore privato.

 

Andiamo oltre le parole

 

All’affermazione della MMT che il JG è in grado di portare e mantenere la piena occupazione, John Carney risponde: è “… enormemente inflazionistico”; “… un incubo burocratico ed economicamente stagnante.”

Spero di aver dimostrato in questa sede che tutti tre i rischi sono esagerati e che ancora non vanno oltre l'essere spunti di discussione. Le obiezioni mosse da John, in sostanza, sembrano seguire un copione da economia austriaca, che echeggiano Schumperter e Hayek, pur riconoscendo i vantaggi della MMT. Naturalmente puntualizzare questi aspetti non dice nulla della loro validità, ma suggerisce che Carney (ndt) non abbia ancora veramente compreso pienamente la prospettiva MMT.

 

Indica questi punti come tre rischi del programma JG, ma nel discuterli sembra non essere consapevole del fatto che ci troviamo in una recessione di bilancio dove molte persone sono disoccupate perché la domanda è crollata piuttosto che per l’obsolescenza delle loro abilità. Carney ipotizza anche una probabile dimensione del programma JG, senza considerare o analizzare a fondo il suo contesto MMT. A suo parere, la questione è semplicemente così: dato che abbiamo 13,5 milioni di disoccupati ufficiali (ndt), il programma JG li assumerebbe tutti, dimenticando convenientemente le altre componenti del programma anti-recessione della MMT e le dinamiche delle altre sue due componenti fondamentali, che ridurrebbero sia il bisogno dell’occupazione JG che le dimensioni del programma.

 

Non riconoscendo, infine, che siamo in una recessione da passività di bilancio e che abbiamo un gap produttivo enorme, mostra, nell’affermare che si verificherà “un’inflazione esorbitante” come conseguenza della spesa a deficit del JG, di non avere compreso a fondo l'intuizione davvero fondamentale che non ci sarà una forte inflazione di domanda fino a che non si raggiungerà la piena occupazione, e che a quel punto la spesa JG sarà notevolmente ridotta e sarà un fattore di una tale inflazione.

 

John Carney ha scritto un nuovo post oltre a quello che ho commentato qui. Nel mio prossimo post di questa serie criticherò anche quello.


Fonte: http://www.correntewire.com/the_job_guarantee_and_the_mmt_core_part_three_a_reply_to_john_carney

traduzione di M. E.