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Il Programma Job Guarantee ed il cuore della MMT: quarta parte, John Carney sul problema dello squilibrio e la teoria di Hayek

La MMT risponde alla critica che considera la causa "benefica" della disoccupazione la mancata corrispondenza tra le competenze richieste dal mercato del lavoro e quelle offerte dai lavoratori. Questo squilibrio, accusano i critici del JG, non può essere risolto da un programma di garanzia del lavoro. In questa quarta parte il confronto si sviluppa quindi su temi quanto mai attuali, legati alla delocalizzazione e alla riqualificazione della forza lavoro. Non si tratta solo di riflessioni teoriche ma di un importante chiarimento e approfondimento su cosa sia il JG.

 

Il tema del lavoro è quanto mai centrale nella crisi economica, e la MMT ha gli strumenti per comprendere e proporre soluzioni. Il ricco confronto si sviluppa in 16 parti.

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testo duplicabile o utilizzabile da terzi, dietro citazione di Epic come fonte. 


 

Il Programma Job Guarantee ed il cuore della MMT: quarta parte, John Carney sul problema dello squilibrio e la teoria di Hayek

 

Parti UnaDue, e Tre.

 

Nelle prime tre parti di questa serie, ho analizzato i punti di vista sull'idea di Job Guarantee (JB) offerta da Cullen Roche e Peter Cooper insieme al post di  John Carney, che ha dato il via ad un'esplosione sui blog di post e commenti sul JG. Nella terza parte ho iniziato un'analisi dell'opinione di Carney partendo dall'obiezione alle sue affermazioni che il JG sarebbe inflattivo, un incubo burocratico, e causerebbe stagnazione economica.

 

In questo post, inizierò analizzando l'ulteriore assunto di John sul JG nel secondo dei suoi post. Il suo ragionamento in questo post, si concentra sul problema dello squilibrio tra la domanda e le competenze di cui c'è bisogno per appagarla, il possibile impatto inflattivo di questa non corrispondenza, ed inoltre ribadisce le sue affermazioni sul JG e la stagnazione. Le mie risposte, elaborate da una prospettiva MMT, alle sue affermazioni ed argomentazioni si trovano in questo e nei successivi post. Tutte le mie risposte presuppongono che il JG non sarebbe a carico dei contribuenti, ma si realizzerebbe attraverso la spesa a deficit.

 

Il Problema dello squilibrio

Nel commentare gli sforzi del Governo per combattere la disoccupazione sin dalla “Grande Depressione” John Carney scrive riguardo gli sforzi del Governo per raggiungere la piena occupazione attraverso la politica monetaria. Inizia il suo racconto con: 

“... c'erano pochi motivi per credere che la domanda aggiuntiva creata sarebbe stata per le competenze e gli impieghi posseduti dai disoccupati. Se la causa della disoccupazione non era solo una carenza di domanda, ma una carenza della domanda di ciò che i disoccupati potevano fare, non ne sarebbe risultata una crescita di posti di lavoro. Quello che accadrebbe invece sarebbe maggior denaro a caccia di beni e servizi effettivamente richiesti. Questo ha creato il potenziale per una alta disoccupazione ed un'alta inflazione.

 

Commento: non penso sia corretto dire che il Governo americano stesse cercando di raggiungere la piena occupazione usando la politica monetaria durante il periodo del dopo-guerra 1945-1970. Invece, i sostenitori della politica fiscale e monetaria si scontravano sul fatto che la politica monetaria potesse eventualmente produrre la piena occupazione. Durante le amministrazioni Kennedy/Johnson la politica fiscale ebbe certamente il sopravvento, e anche nel corso del 1970 Nixon affermò la celebre “siamo tutti Keynesiani oggi”, ammettendo che la politica fiscale era stata la chiave per la piena occupazione.

 

Durante gli anni '70, comunque, il neoliberismo cominciò a guadagnare consenso, così come il monetarismo di Milton Friedman. Con il tempo dell'Amministrazione Carter, e a fronte dell'inflazione da shock di offerta introdotta dal Cartello Petrolifero, la politica monetaria per ridurre l'inflazione divenne all'ordine del giorno, e il Governo fece marcia indietro con la politica fiscale Keynesiana per creare piena occupazione.

 

La cosa più simile alla aggressiva politica fiscale Keynesiana, che abbiamo avuto da allora è stato il tentativo della presente Amministrazione (Obama ndt) di usare la spesa a deficit per riprendersi dal crollo del 2008. Ma la maggior parte dei Keynesiani e la MMT – sostenitori di incentivi indotti credevano all'inizio del 2009, che un disegno di legge di stimolo di dimensione doppia rispetto al ARRA Act (American Recovery and Reinvestment Act, nell’ambito della quale, appunto, si stima l’impatto che lo stimolo fiscale ha sull'occupazione negli USA. Si tratta di uno studio abbastanza ben costruito dal punto di vista empirico" ndt), con molta meno enfasi su tasse e tagli, e molta più enfasi sulla spesa del settore pubblico, fosse necessario per consentire la ripresa. L'esperienza dal 2009 ha smentito l'opinione che gli 800 miliardi di $ previsti dall'iniziativa fiscale ARRA fossero una cifra sufficientemente grande per consentire la piena occupazione, o qualcosa che le si avvicinasse. L'opinione tra molti macro-economisti oggi è che l'Amministrazione, probabilmente a causa della sua mancanza di volontà di essere aggressiva con i Democratici del Senato, e in parte a causa della sua ammessa sottovalutazione della severità della crisi da passività di bilancio, ha iniettato troppo poco la domanda aggregata e/o la creazione di posti di lavoro nell'economia.

 

L'esperienza ha inoltre ancora una volta smentito l'idea che la politica monetaria possa portare alla piena occupazione, o che una aggressiva politica monetaria, delineata per questo scopo, causi inflazione o iperinflazione, dal momento che è difficile immaginare una politica monetaria più aggressiva di quella praticata dalla FED sino al crollo, e vediamo che quelle politiche non hanno prodotto né pieno impiego, né un'inflazione a tutto campo. Ciò è coerente con le previsioni MMT che considera la politica monetaria incidere principalmente sulla composizione del portafoglio nel settore privato, senza tuttavia aggiungere attività finanziarie nette (NFA) ad esso. L'espansione dell'offerta di moneta da parte della FED, ha aumentato le riserve, ma non si è aggiunta alle attività finanziarie nette (NFA) e quindi alla domanda aggregata (AD).

 

In altre parole, la MMT ha predetto che la politica della FED non avrebbe contribuito ad aumentare l'occupazione, né avrebbe contribuito ad una significativa inflazione, dal momento che le riserve delle banche commerciali di assets (beni) di pari valore detenute dal settore privato aumentano l'offerta di moneta in senso stretto, ma non aumentano la domanda aggregata nel settore privato perché non aggiunge ricchezza finanziaria netta. La questione sollevata è se questa opinione di Carney, sopra citata, sia ancora rilevante per la nostra situazione presente, dal momento che la vera questione non è stata uno squilibrio tra la domanda creata dalle politiche monetarie e la composizione delle competenze della forza lavoro; ma se le politiche monetarie della FED abbiano creato alcuna significativa domanda.

 

Lo squilibrio e la teoria di Hayek

 

John Carney prosegue con la sua teoria dello squilibrio citando Hayek: 

“ in altre parole, il cuore del problema della maggior parte della disoccupazione è un problema di distribuzione. La distribuzione del lavoro non corrisponde alla distribuzione della domanda. Aumentare la domanda aggregata non diminuirebbe necessariamente la disoccupazione. Ciò che è in genere necessario per diminuire effettivamente la disoccupazione è la ricollocazione e la riqualificazione dei lavoratori, cosa nella quale interferiscono molte delle misure temporanee volte a migliorare gli effetti della disoccupazione.”

 

Commento: Questa è un'affermazione di teoria, e piuttosto indiretta nella sua costruzione del problema. La creazione di domanda, da parte del programma di Job Guarantee finanziato mediante spesa a deficit, deriva dal retribuire i lavoratori, ossia dal fornire loro NFA attività finanziarie nette, sotto forma di denaro ad alta velocità, che non avevano prima della partecipazione al programma di Job Guarantee. A quel punto, sono quei lavoratori/consumatori la fonte della domanda di ulteriori beni e servizi nel settore privato, non direttamente il Governo.

 

Questi probabilmente sono i prodotti e i servizi che gli occupati nel JG potevano permettersi di comprare prima del crollo che provocò la loro disoccupazione. Quindi, se la capacità di fornire quei beni e servizi esisteva prima che si attivasse il JG, non vi è alcuna ragione per credere che la stessa capacità non sarebbe impiegata per soddisfare la nuova domanda creata dal JG, a condizione che si sia partiti prima che la recessione, causa della disoccupazione, abbia atrofizzato la capacità produttiva precedentemente esistente. Se la capacità è carente a causa dei licenziamenti causati dalla recessione, allora i lavoratori necessari per soddisfare la nuova domanda possono essere ri-assunti, se necessario, fino a quando le imprese del settore privato saranno disposte a superare il livello salariale e di assistenza del JG.

 

L'affermazione che la riqualificazione e la ri-localizzazione siano necessarie per ridurre la disoccupazione presuppone che, una certa proporzione delle persone che vogliono un impiego a tempo pieno nel settore privato, non lo possono avere perché le loro competenze non sono richieste dalle imprese localizzate vicino a dove vivono i disoccupati, i cui prodotti e servizi sarebbero domandati nell'ambito di un programma di JG operativo. Probabilmente in una certa misura questo è vero ad un livello micro, ma in un'ottica macro, la dimensione reale di tale segmento della potenziale capienza del JG è ciò che importa, ed afferisce ad una questione empirica. John Carney non ha nemmeno affrontato tale questione. Così non ci dice nemmeno quale sia la dimensione del suo “problema”.

 

E inoltre lui non esplicita che ha chiaramente in testa le imprese profit del settore privato locale, che lui ritiene non saranno in grado di impiegare quella parte di componenti del JG che non si adatta alla nuova domanda che quelle imprese vorranno soddisfare. Infine, tacitamente afferma, nel passaggio citato, che l'occupazione finanziata dal Governo nel programma di JG non è “occupazione effettiva”, quando chiaramente lo scopo del JG è di creare una riserva di persone pienamente occupate.

 

Poi, ci saranno sicuramente alcune persone le cui competenze non si adattano al mercato del lavoro attuale, tra quelli che vogliono un impiego a tempo pieno, e ci sarà di conseguenza bisogno di formare queste persone. Ma, i programmi JG possono prevedere la riqualificazione, ed anche una ri-localizzazione all'interno degli Stati Uniti, se è veramente ciò che serve. Molti lavori, in questi giorni, possono essere svolti a distanza via Internet. Questa modalità nel tempo crescerà, così che la questione della ri-localizzazione diventerà, col passare degli anni, sempre meno rilevante come fattore importante nelle decisioni sull'occupazione.

 

La tesi di Hayek riguardo la discrepanza tra domanda e competenze oggi ha 60 anni, e la ri-localizzazione è molto meno importante come fattore di disoccupazione strutturale di quanto non fosse un tempo. Se fosse ancora vero in modo significativo, le imprese americane non sarebbero in grado di “esternalizzare” la consulenza, il marketing, la pubblicità, il software, la contabilità, e altri lavori del settore privato in India ed in Cina, così chiaramente le imprese locali che sono in grado di utilizzare queste competenze le possono certamente “esternalizzare” in altre aree all'interno degli Stati Uniti, se è ciò che vogliono fare.

 

Infatti, se John Carney è così appassionato da questo problema del programma di JG, forse una soluzione parziale consiste nell'approvare leggi che richiedano alle imprese che operano e vendono negli Stati Uniti, di non esternalizzare servizi, come quelli citati sopra, ad aziende i cui dipendenti risiedono all'estero. Alcuni potrebbero pensare che una tale proposta che affianca il programma di JG sia al di fuori del paradigma della MMT, dal momento che la posizione della MMT è che i deficit commerciali aggiungono ricchezza reale ad una nazione, sovrana della propria valuta fiat. Ma se davvero ci fosse un grave dubbio che il programma di JG possa essere meno efficace a causa di un tale squilibrio delle competenze, allora mi sembra che nel conflitto tra un aumento, per le aziende americane, dei profitti derivanti da quel genere di esternalizzazione, che serve ad aumentare maggiormente le disuguaglianze negli Stati Uniti, la democrazia in questo paese sarebbe di gran lunga meglio servita “dall'esternalizzare” in altri luoghi degli USA a persone che sono nel programma di JG, al fine di ridurre al minimo ogni possibile squilibrio domanda/competenze che possa diminuire l'efficacia del JG, piuttosto che “dall'esternalizzare” a persone di altre nazioni.

 


 

Fonte:  a questo link 

traduzione di Simona Marasi