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Job Guarantee ed il cuore della MMT - Sesta parte, John Carney su stagnazione e prosperità con la disoccupazione

L'appassionato appello ad abbandonare la chiusura ideologica che reputa di poter garantire la prosperità solo mantenendo una certa quota di disoccupazione. Non c'è prosperità per i disoccupati, per le loro famiglie, o per i loro bambini. Non c’è prosperità neanche per i lavoratori i cui redditi o sono mantenuti bassi o sono ulteriormente depressi dalla crescita della disoccupazione. Se vogliamo creare una società più equa, più coerente con i principi democratici allora dobbiamo smettere di deprimere i salari per combattere l’inflazione attraverso grandi riserve di disoccupati; quella scorta di disoccupati con funzione regolatrice che l'economia mainstream da 40 anni propugna, e che ha impedito di distribuire prosperità, sta continuando a rovinare un sacco di vite.

Abbiamo bisogno di cambiarlo, questo sistema, e continuare a cambiarlo, fino a che non andrà bene – fino a che queste vite smetteranno di essere rovinate. Non c'è spazio né giustificazione per l'atteggiamento conservatore del "non si può fare”. Il ricco confronto si sviluppa in 16 parti.

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testo duplicabile o utilizzabile da terzi, dietro citazione di Epic come fonte.


 

Job Guarantee e il cuore della MMT - Sesta parte, John Carney su stagnazione e prosperità con la disoccupazione

 

Parti Due,Tre, Quattro Cinque

 

Nei primi cinque post di questa serie, ho analizzato i punti di vista sull'idea del Job Guarantee (JG) di  Cullen Roche Peter Cooper insieme al post di John Carney, che ha dato il via ad un'esplosione sui blog di post e commenti sul JG. Nella terza parte ho iniziato un'analisi dell'opinione di Carney partendo dall'obiezione alle sue affermazioni che il JG sarebbe inflattivo, un incubo burocratico, e causerebbe stagnazione economica. Nella quarta parte ho criticato il suo punto di vista sul problema dello squilibrio tra domanda e le competenze necessarie per corrispondere ad essa, il possibile impatto inflazionistico di questo squilibrio e anche le sue affermazioni sul JG e la stagnazione. Nella quinta parte mi sono focalizzato sulle sue discussioni sul problema dello squilibrio tra domanda e le competenze necessarie per corrispondere ad essa, il possibile impatto inflazionistico di questo squilibrio, e anche la stagnazione.

 

In questo post, continuerò l'analisi sull'ulteriore assunto di John sul JG nel suo il problema col programma di Job Guarantee. I suoi ragionamenti in questo post comprendono gli incentivi al lavoro che potrebbero essere toccati dal programma di JG, e il concetto che noi conosciamo che la prosperità con la disoccupazione è possibile. Le mie risposte, elaborate da una prospettiva MMT, alle sue affermazioni ed argomentazioni si trovano in questo e nei successivi post, come nella Parte Quattro e Cinque di questa serie. Tutte le mie risposte presuppongono che il JG non sarebbe a carico dei contribuenti, ma si realizzerebbe attraverso la spesa a deficit.

 

Il JG è una Garanzia di un’offerta di lavoro, non un lavoro

“Sarebbe possibile, naturalmente, diminuire o sradicare gli effetti inflattivi limitando la spesa pubblica, aumentando le tasse, o assicurandosi che gli stipendi degli impieghi nel Job Guarantee siano così bassi che l’aumento di domanda che genererebbero sarebbe minimo. I Sostenitori della MMT sostengono che le occupazioni del Job Guarantee sarebbero retribuite a livelli così bassi che i lavoratori non sarebbero incentivati a rimanere lì. Ma non sono sicuro che ciò sia corretto. Capiamo veramente come i lavoratori reagiranno ad un lavoro che non possono perdere? Ci saranno alcune persone che preferiranno lavorare quel tanto che basta per tirare avanti, presentandosi all'ufficio del Job Guarantee ogni tanto, per lavorare un paio di settimane, poi tornare ai loro hobbies personali?”.

 

Commento: La gente sarà capace di lasciare il proprio impiego nel JG. Le proposte MMT garantiscono un offerta di lavoro. Non garantiscono che qualcuno sarà in grado di continuare a lavorare se il suo lavoro non sarà soddisfacente.

Forse ci possono essere alcune persone che vorranno lavorare quel tanto che basta per tirare avanti. Quindi? Perché questo è un problema, se le persone ce la fanno in questo modo? Faranno un lavoro valido, mentre di volta in volta staranno facendo un lavoro JG. Se non vogliono laurearsi per un lavoro nel settore privato, e invece periodicamente seguono e abbandonano il programma di JG, allora perché ci dovrebbe preoccupare, a patto che siano pagati per il lavoro che fanno?

 

“Sì. Ci saranno. E alcune di queste persone saranno persone molto intelligenti anche diligenti. Conosco persone come queste a New York, che attraversano lunghi periodi di disoccupazione durante i quali dipingono recitano e scrivono. A loro questo stile di vita è concesso dall’assicurazione contro la disoccupazione e dal controllo sulle tariffe degli affitti. Alcune di queste persone di solito erano ingegneri informatici ma ho scoperto che loro preferivano maggior tempo libero e un’entrata dalla assicurazione contro la disoccupazione piuttosto che meno tempo libero e un reddito da impieghi nel settore privato.

E’ davvero una vita meravigliosa. Ma se fosse troppo popolare sarebbe ovviamente economicamente stagnante. Riesco a vedere la possibilità che il programma di Job Guarantee porti questo tipo di stagnazione economica ad un livello completamente nuovo. Lavori una settimana al mese, guadagni abbastanza per pagarti l’affitto del tuo appartamento a canone controllato, poi passi le seguenti tre settimane a dipingere.

Lavori a giorni alterni. Lavori mezze giornate. Qualsiasi cosa. Il giorno dopo c’è sempre un lavoro che ti aspetta. Ti ammali? Scendi all’ufficio del Job Guarantee, prendi un lavoro, così usi l’assicurazione sanitaria per pagare le medicine che ti servono.

Non sappiamo che questo è ciò che accadrebbe. Ma fa parte della questione. Niente di questa portata è mai stato tentato prima. E’ destinato a produrre risultati inaspettati e non voluti. Far finta di conoscere le conseguenze economiche e sociali di questa specie di rivoluzione del modo in cui gli americani lavorano è un concetto pericoloso”

 

Commento: Oh, quei malvagi newyorkesi fannulloni e bohemienne! Come può la gente che lavora sodo su nell’Iowa eventualmente accettare di sostenerli col lavoro occasionale garantito, anche se hanno la stessa garanzia per se stessi, anche se si offre loro il lavoro continuativo a tempo pieno che preferiscono, e anche se non li stanno in realtà finanziando (ricorda, John, questa è MMT) con i soldi delle tasse di qualcuno?

 

E cosa esattamente non va, nel valore prodotto dal dipingere, recitare e scrivere? Ovvio, non ogni cosa prodotta da queste attività aggiunge valore. Ma lo stesso vale per le attività del settore privato. Davvero John pensa che gli economisti siano più di preziosi per la società di quanto non lo siano gli artisti, gli attori e gli scrittori, per esempio?

 

E perché non può essere che molte persone useranno Il JG come un mezzo per riuscire a far iniziare nuove imprese? Perché pensare che questo tipo di modello sarà economicamente stagnante? Forse accadrà il contrario? Forse libererà creatività? Perché una certa dose di libertà dal giudizio altrui, riguardo quali attività sono valide da intraprendere, è “stagnante”? Ancora, John qui sta mostrando il suo pregiudizio ideologico, ed è un pregiudizio conservatore teso a rafforzare l’autorità e contro la crescita della libertà personale.

 

La prosperità con una scorta regolatrice di disoccupati?

"Come fa notare Cullen Roche in Pragmatic Capitalism, sappiamo che possiamo avere prosperità con la disoccupazione. Non sappiamo se possiamo averla senza disoccupazione perché non l’abbiamo mai provato e i nostri modelli economici saranno sempre una riduzione. Le mappe non sono il territorio.”

 

Beh, la questione qui è: la prosperità per chi? Forse c’è la prosperità per Cullen, e per John, ma non c’è la prosperità per le persone che costituiscono la riserva dei disoccupati, per le loro famiglie, o per i loro bambini. Non c’è prosperità neanche per i lavoratori i cui redditi o sono mantenuti bassi o sono ulteriormente depressi dalla crescita della scorta regolatrice di disoccupati. Quello è il motivo per cui i redditi medi negli Stati uniti sono aumentati di pochissimo dal 1970, e quello è anche il motivo per cui l’ineguaglianza è cresciuta così fortemente. Se vogliamo fermare le tendenze di questo tipo e creare una società più equa, più coerente con una solida democrazia politica, allora dobbiamo smettere di deprimere i salari per combattere l’inflazione attraverso grandi riserve di disoccupati.

 

Inoltre, qual è lo standard utilizzato per stabilire che la scorta regolatrice di disoccupati “funziona”? Di certo non ha funzionato per i lavoratori americani, se paragoniamo la loro condizione a quella dei cittadini di altre nazioni. Ogni anno che passa vediamo che, tra le nazioni gli indicatori di benessere economico mostrano che i cittadini degli USA stanno scivolando sempre di più dietro i cittadini delle altre nazioni moderne. C’è poco da girarci intorno: c’è qualcosa di marcio negli Stati Uniti, ma non in Danimarca. Gli Stati Uniti non funzionano come un’economia che dovrebbe produrre delle opportunità di valore per le persone. Inclusa l’opportunità di avviare una nuova impresa, di frequentare il college, di ricevere cure mediche in caso di bisogno, o anche di avere una rete di sicurezza economica in caso di disastro. E una delle ragioni è che (John Carney e Cullen Roche, non lo sopportano) non abbiamo ampiamente distribuito prosperità a causa della nostra insistenza sull’avere una scorta regolatrice di disoccupati.

 

“Noterete che nel mio racconto dei miei amici artisti di New York di cui sopra ho fatto notare che la disoccupazione interagisce con il controllo degli affitti in modi che molte persone non hanno mai considerato. Il Programma di Garanzia del lavoro non entrerà in un economia svincolata dalla regolamentazione. Diventerà parte di una rete estremamente complessa di normative emanate nel corso ultimi 150 anni. E’ impossibile per chiunque sapere come il programma di garanzia del lavoro interagirà con il resto del corpo normativo.”

 

Questo è una protesta conservatrice molto comune verso ogni tentativo di cambiare il modo in cui le cose vengono fatte. Sì, viviamo in un sistema adattivo complesso e la nostra partecipazione ad esso vi si riflette ulteriormente. La vita è fatta di conseguenze impreviste e “cigni neri”. E’ impossibile conoscere esattamente cosa succederà in caso di importanti cambiamenti al nostro sistema economico. Ma l’unico modo per scoprirlo è realizzare i cambiamenti che pensiamo miglioreranno le cose, per valutarli, e poi cambiare le cose ancora, se ciò che abbiamo fatto non funziona. L’atteggiamento di John verso il Job Guarantee è il tradizionale atteggiamento conservatore del “non si può fare”. L’atteggiamento secondo cui il cielo ti cadrà addosso se cambi qualcosa di sostanziale. Ma penso che l’attuale sistema stia rovinando un sacco di vite. Abbiamo bisogno di cambiarlo, e continuare a cambiarlo, fino a che non andrà bene – fino a che queste vite smetteranno di essere rovinate.

 

Conclusione: gli errori del tema

Ciò che stiamo vedendo nelle obiezioni di Cullen Roche e John Carney al JG sono argomenti micro-economici e anche aneddotici usati contro la proposta del JG da persone che non vogliono rischiare, certo i possibili, ma non probabili effetti del programma. Si può riconoscere cosa sia possibile pensando a scenari come quelli che si concludono con inflazione, eccessiva burocrazia, non corrispondenza delle competenze, e stagnazione. Tutte queste cose sono possibili conseguenze dell’impatto del JG sui singoli individui.

 

Implementare un Programma di JG può ben causare un aggiustamento una tantum dei prezzi nell’economia. Probabilmente saremo in grado di indicare degli esempi dove la sua introduzione causa un aumento di determinati prezzi. Ma a causa dell’impatto di altri programmi di stimolo MMT e della domanda aggregata immessa dallo stesso JG, il settore privato si muoverà con forza verso il pieno impiego (anche se a livelli di salari più elevati) entro 6 mesi. Così la popolazione occupata nel programma di JG diminuirà, e con essa la spesa a deficit governativa e qualunque impatto inflattivo che questa possa avere. Dal punto di vista micro economico, può essere ragionevole ipotizzare che il JG causerà inflazione, ma da un punto di vista macro economico non ha alcun senso se osserviamo le cose nel corso del tempo e nei termini delle probabili interazioni tra il Governo e il settore privato.

 

Quando pensiamo al JG, inoltre, e pensiamo anche alla nostra esperienza personale con i programmi governativi, una reazione plausibile è: “Oh no, non altra burocrazia governativa”. Tuttavia, se il programma di JG si appoggia alle autorità locali e dello Stato e alle organizzazioni non profit per assumere, mentre il governo si limita al finanziamento, allora non può aggiungere molta burocrazia a quella che già esiste. Così, se guardiamo nel contesto delle altre burocrazie che ci sono, la micro obiezione che questo porterebbe un’altra enorme burocrazia sbiadisce di fronte alla realtà che il lavoro può essere supervisionato dalla burocrazie e dalle organizzazioni che già esistono.

 

La denuncia della non corrispondenza delle competenze, poi, sembra plausibile, se pensiamo al fatto che la maggior parte di noi ha vissuto l’esperienza di vedere un annuncio per un lavoro interessante e poi lamentarsi di essere carenti in alcune qualifiche per poter cogliere l’opportunità. Ma questo non è guardare le cose da un punto di vista macroeconomico. Quali settori realmente hanno un problema di non corrispondenza delle competenze/qualifiche lavorative che richiederebbe più di un breve periodo di formazione finanziato dall’azienda, o dal programma di JG, o da entrambe per essere risolto? Su quale percentuale della massa di disoccupati quale questo incide? Qual è la percentuale di quelli che non saranno assunti perché vogliono buoni stipendi e benefit, e le persone con le qualifiche richieste costano molto meno in altre nazioni? Senza dei dati validi sulla frequenza di questo “problema” di non corrispondenza, come possiamo sapere se avrà un impatto sul JG o meno? Può essere una possibilità, ma ciò non la rende probabile.

 

Infine sappiamo tutto delle “regine del welfare” (termine dispregiativo per indicare le persone che abusano e approfittano di sovvenzioni assistenziali; è entrato nel lessico comune degli americani durante la campagna per le elezioni presidenziali del 1976, quando Ronald Reagan descrisse una “regina del welfare” del South Side di Chicago ndt). Reagan non è mai esistito. Ha solo raccontato una storia e la gente ci ha creduto perché poteva immaginare che sarebbe potuto succedere, e perché voleva credere il peggio riguardo le persone che ricevono sovvenzioni assistenziali.

 

Il racconto di John sui suoi “amici artisti” di New York, può essere vero, e forse li conosce. Ma il fatto che il programma di JG possa creare Re e Regine del JG diventa un problema soltanto, se le persone coinvolte sono statisticamente una quota consistente del programma, e anche, se sono persone che nella loro occupazione nel JG non stanno producendo valore e ruoli sociali più ampi.

John lo sa, gli aneddoti sugli individui non mostrano che questo possibile fenomeno sarebbe un problema reale se il programma di JG fosse implementato. Invece, dimostrano solo il suo calvinismo sentenziante, che esaminato da un punto di vista macro sociale può essere un problema più grande e molto più serio di quanto qualsiasi possibile Regina o Re del JG potrebbe mai essere.

 


Fonte: qui 

traduzione di Simona Marasi