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Piena occupazione e sostenibilità ambientale - Parte 1

Mathew Forstater,  Direttore del Centro per la Piena Occupazione e la Stabilità dei Prezzi (CFEPS) della Università Missouri Kansas City (UMKC).

Working Paper N° 13

Questo lavoro suggerisce che l'implementazione di un programma di servizio di pubblico impiego [PSE - Public Service Employment n.d.t.] o di lavoro garantito [JG - Job Guarantee n.d.t.] con i principi della finanza funzionale può essere progettato per promuovere la sostenibilità ambientale.

Le economie capitaliste non regolamentate, o scarsamente regolamentate, sono insoddisfacenti, sia a livello macroeconomico (qui concentriamoci sulla disoccupazione, ma anche sulla stabilità dei prezzi), che a livello di sostenibilità ambientale. Gli approcci tradizionali, che affrontano sia la disoccupazione che il degrado ambientale, sono insufficienti per raggiungere la piena occupazione e la sostenibilità ambientale, e spesso le proposte per raggiungere uno di questi due obiettivi non concordano con l'altro. Un programma PSE basato sulla finanza funzionale può conseguire la piena occupazione; e anche presentare opportunità per promuovere la sostenibilità ambientale. Un approccio di finanza funzionale per una riforma fiscale ecologica offre l'opportunità di promuovere sia gli obiettivi macroeconomici che quelli ambientali. La flessibilità di un sistema PSE può anche essere utilizzata per promuovere la sostenibilità in un certo numero di altri modi. I lavoratori PSE possono anche eseguire una serie di servizi ambientali, tra cui il monitoraggio, la pulizia, il riciclaggio, l'educazione, e altro ancora.

I. Il capitalismo non regolamentato o mal regolamentato è insoddisfacente (disoccupazione) sia a livello macro-economico che insostenibile a livello ambientale.

La storia ci ha mostrato che la disoccupazione e il degrado ambientale sono caratteristiche normali delle economie capitaliste. La disoccupazione involontaria può derivare da una carenza della domanda aggregata, nonché da cambiamenti strutturali e tecnologici. Keynes (1936) ha dimostrato che il capitalismo, come economia monetaria di produzione, è di per sé a domanda vincolata. In particolare, il desiderio del settore privato di risparmi netti, o di avere attività finanziarie nette, si mostrerà come disoccupazione, a meno che questo desiderio sia soddisfatto dalle politiche del governo (Mosler, 1997-98, Wray, 1998):

"La disoccupazione è la reale, la prova materiale della discrepanza tra il desiderio e gli effettivi livelli di risparmi nominali netti, se il livello desiderato fosse più basso, le persone spenderebbero di più, le vendite sarebbero maggiori, e le imprese assumerebbero più lavoratori ... C’è solo una soluzione per colmare il divario tra il livello desiderato e livelli effettivi di risparmi nominali netti: il disavanzo pubblico ... Non c'è altra fonte per cambiare le quantità totali detenute dal settore privato in attività finanziarie nette (attività denominate in valuta nazionale) ... Il settore privato non è in grado di creare attività finanziarie nette. "(Forstater, 2000b, p. 8)

La natura intrinsecamente vincolata alla domanda delle economie capitaliste, con conseguente disoccupazione involontaria, può essere indicata come il problema della domanda effettiva.

Le economie capitaliste sono anche incapaci di mantenere la piena occupazione, anche se potrebbero raggiungerla, di fronte al continuo cambiamento strutturale e tecnologico. Anche se il problema della domanda effettiva potrebbe essere rettificato con una politica del governo, i cambiamenti nei mercati della fornitura di lavoro, capitale, lavoro, dislocante cambiamento tecnologico, e i cambiamenti nella composizione della domanda finale impongono spostamenti intersettoriali nei requisiti del lavoro, improbabili da soddisfare dalle forze di mercato senza generare disoccupazione (Lowe, 1976; Pasinetti, 1981, 1993). Le rigidità strutturali associate con un alto tasso di occupazione, sistemi capitalisti ad alta capacità, possono essere indicate come il problema del cambiamento strutturale.

Il problema della domanda effettiva ed il problema del cambiamento sono strutturalmente presenti nelle economie capitaliste contemporanee con la sfida per raggiungere e mantenere la piena occupazione. In aggiunta, ci sono altre questioni connesse, come la stabilità dei prezzi e della valuta. Alcune politiche o un insieme di politiche devono essere elaborate e attuate per poter affrontare questi problemi.

Il degrado ambientale in forma di esaurimento delle risorse naturali ad un livello insostenibile e l'inquinamento eccessivo di terra, aria e acqua, sono caratteristiche delle moderne economie capitaliste. L'umanità deve ora affrontare sfide significative nella forma sia di crisi locali ecologiche che di problemi ambientali globali, quali la riduzione dell'ozono, il cambiamento climatico globale, la perdita di biodiversità, l’erosione del suolo e la deforestazione (si veda Wackernagel e Rees, 1995; Brown, Renner, e Halweil, 1999, per le rassegne ei riassunti).

In un'economia capitalista, le pressioni concorrenziali limitano notevolmente la discrezione che le imprese hanno per quanto riguarda le soluzioni usate, i prodotti realizzabili, ed i metodi di produzione utilizzabili. Queste devono prendere decisioni sulla base della loro stima della redditività delle azioni alternative, redditività che richiede la minimizzazione dei costi dell'impresa. Una società non ha un incentivo diretto di mercato a caricarsi di costi che sono un onere per terzi o per la società in generale, compresi quelli che danneggiano l'ambiente. Ad esempio, una società può scegliere un particolare metodo di produzione che crea inquinamento sulla base della sua efficienza, anche se impone costi sociali. "Efficienza" qui significa minimizzazione dei costi privati, e non solo non garantisce una più ampia definizione di "efficienza sociale", ma può anche ridurre l'efficienza sociale. Inoltre, come si vedrà di seguito, non sono solo gli effetti dei comportamenti di una singola impresa isolata, ma anche gli effetti cumulativi, concentrati, e combinati di molte imprese - spesso superiore alla somma delle loro parti - che sono fonte di preoccupazione. Le famiglie, inoltre, possono prendere decisioni relative ai modelli di consumo, in materia di stili di vita, e l'organizzazione delle famiglie ha delle più ampie implicazioni sociali ed ambientali. Anche qui, gli effetti aggregati possono essere soggetti alle forze cumulative. I costi sociali e ambientali della società di mercato possono essere ulteriormente aggravati da tipi di sussidi sbagliati e dalle politiche governative che incoraggiano comportamenti non sostenibili (vedi Roodman, 1996). Un capitalismo non regolamentato o scarsamente regolamentato non è ecologicamente sostenibile.

Per comprendere le sfide ambientali ed ecologiche che deve affrontare l'umanità, e le implicazioni economiche di una risposta adeguata a queste sfide, è necessario di riconcettualizzare il rapporto tra l'economia e l'ambiente. In economia è stata a lungo trascurata o non adeguatamente trattata la relazione tra l'economia e l’ambiente. Se consideriamo questo rapporto, anche a livello di base, possiamo ricavare quello che potrebbero essere chiamate “alcune condizioni biofisiche per un'economia sostenibile”. Simili condizioni possono essere trovate nella letteratura sullo "sviluppo sostenibile" e "economia ecologica" (vedi, ad esempio, Prato, 2001; Holmberg, et al, 1996;. Callenbach, 1999; Prugh, et al., 2000).

L'ambiente fornisce all’economia le risorse naturali che sono utilizzate come materie nei processi di produzione (la "funzione-sorgente fonte n.d.t.?" dell'ambiente). I risultati di questi processi di produzione possono essere sia materie prodotte per successivi processi produttivi o prodotti finali per il consumo diretto. Eppure queste materie prodotte e i prodotti finali non sono la totalità della produzione, ci sono anche residui sottoprodotti di questi processi (rifiuti).

Così come l'economia estrae risorse naturali dall'ambiente, così scarica pure molti residui, sottoprodotti o rifiuti, di nuovo nell'ambiente (la "funzione lavello" dell'ambiente). C’è un rifiuto in ogni fase del processo di produzione economica: rifiuti da estrazione e raffinazione delle risorse naturali, rifiuti provenienti dai processi di produzione, rifiuti nella commercializzazione di prodotti, e rifiuti in materia di consumo.

C'è un interessante rapporto tra il totale delle risorse naturali utilizzate e il totale dei rifiuti prodotti dall'economia. Cioè, sono in definitiva equivalenti. Questo è a causa della prima legge della termodinamica, in cui si afferma che la materia-energia non può essere né creata né distrutta, ma solo sotto forma di materia-energia può cambiare (Georgescu-Roegen, 1971). Naturalmente, è più complicato di una semplice uguaglianza. Le risorse naturali sono congelate sotto forma di beni capitali durante il processo di ammortamento (e i beni capitali dei periodi precedenti sono nelle diverse fasi del processo di ammortamento), e vi è pure un elemento temporale nel consumo di molti prodotti finali. Fondamentalmente, tuttavia, l'uguaglianza regge.

I rifiuti possono essere suddivisi in due tipi: quelli riciclabili che possono essere riutilizzati e quelli non riciclabili. Il fatto che non tutti i rifiuti sono riciclabili o riutilizzabili è dovuto alla seconda legge della termodinamica, in cui si afferma che qualsiasi utilizzo di materia-energia diminuisce il totale disponibile di materia-energia. In altre parole, alcune delle forme in cui la materia-energia viene trasformata non possono più essere utilizzate. Questo è anche nota come legge dell'entropia, e in altri termini significa che non tutte le forme in cui la materia e l’energia sono trasformate sono riciclabili o riutilizzabili. E che i rifiuti che non vengono riciclati o riutilizzati sono scaricati nell'ambiente.

L'ambiente ha una capacità di assimilazione, che è la capacità dell’ambiente di trasformare i rifiuti in forme non pericolose (o addirittura benefiche). Questa capacità di assimilazione, però, non è infinita. Rifiuti di un certo tipo non solo non possono essere assimilati, ma possono danneggiare o addirittura distruggere la capacità di assimilazione stessa.

Non è semplicemente il livello omogeneo di rifiuti rispetto alla capacità assimilativa che deve essere considerato, ma inoltre quali tipi di rifiuti sono emessi. Alcuni tipi di rifiuti non sono assimilabili in nessuna quantità, e ad un certo livello possono causare vari effetti negativi, tra cui danni alla capacità assimilativa stessa. Inoltre, si deve riconoscere che non è sufficiente guardare semplicemente ciascun tipo di rifiuti e la quantità emessa isolatamente di questi, ma anche agli effetti sinergici.

Le combinazioni di forme diverse di rifiuti hanno effetti che sono più dannosi della semplice somma dei prodotti di scarto delle componenti prese indipendentemente l'uno dall'altro. Un caso classico è il biossido di zolfo e l’ossido di azoto da cui derivano le precipitazioni acide (pioggia acida, nebbia, e neve). Quindi non è solo la quantità e la qualità dei rifiuti, ma anche la combinazione dei loro effetti.

Si deve anche riconoscere che non sono semplicemente le qualità e le quantità di rifiuti a livello globale che sono cruciali, ma anche le considerazioni spaziali riguardanti la concentrazione locale di rifiuti. E non si tratta semplicemente del fatto che la capacità di assimilazione disintossica e degrada i rifiuti istantaneamente, o anche entro un certo periodo di tempo determinato. Esistono degli effetti cumulativi che devono essere affrontati. Quindi nel valutare la capacità nella possibilità di assimilazione quando si ha a che fare con rifiuti industriali e di altro tipo, effetti combinati, effetti di concentrazione, e effetti di cumulo tutti insieme, bisogno essere attenti nelle considerazioni.

Inoltre, non vi è nulla che garantisca che tutti i rifiuti che possono essere riciclati o riutilizzati vengano riciclati o riutilizzati. Tutti i rifiuti, riciclabili o non, che vengono scaricati nell'ambiente, possono avere un impatto sulla capacità di assimilazione. Pertanto, se si considerano le quantità e le qualità dei rifiuti in confronto con la capacità di assimilazione, solo quelli residuali possono essere esentati, come se fossero stati effettivamente riciclati.

La porzione di rifiuti che sia effettivamente riciclata o riutilizzata ha un impatto positivo sui nostri stock di risorse naturali, nel senso che il riciclaggio e il riutilizzo diminuiscono la quantità di nuove risorse che dobbiamo utilizzare. Non possiamo, tuttavia, rappresentare un feedback positivo dei materiali riciclati sugli stock delle risorse naturali fino a quando non si tiene conto del fatto che anche il riciclaggio è un processo entropico. Ci vogliono energia e materia per riciclare i rifiuti, in tal modo dei rifiuti sono emessi anche nel processo di riciclo. Anche se è necessario riciclare, ci dobbiamo rendere conto della perdita di materia e di energia disponibili, derivanti dal riciclaggio stesso. Quindi, se si vuole indicare il ritorno positivo del riciclo sullo stock delle risorse naturali, dobbiamo considerare anche i rifiuti prodotti da riciclo.

Anche le risorse naturali possono essere suddivise in due tipi: quelle che sono rinnovabili solo all'interno di un arco di tempo “geologico” e quindi per i fini umani devono essere considerate risorse esauribili o non rinnovabili; e quelle che sono rinnovabili nell'ambito di un intervallo di tempo “umano”. Nel caso di risorse esauribili, in quanto lo stock totale è fisso, il rendimento o “tasso di rinnovamento” è uguale a zero. Pertanto, ogni utilizzo di tali risorse riduce la quantità delle stesse che abbiamo a nostra disposizione per un uso futuro. Quindi, se il tasso di utilizzazione supera il tasso di rinnovamento (ad esempio, è positivo), il totale delle risorse esauribili è in calo e si può ridurre a zero.

Nel caso delle energie rinnovabili, che hanno un rendimento o un tasso di rinnovamento positivo, ci sono due scenari alternativi. Se il tasso di utilizzo è inferiore o uguale al tasso di rinnovamento, l'importo totale di tali risorse può essere mantenuto o addirittura aumentato. Ma se il tasso di utilizzazione supera quello di rendimento, la quantità totale che abbiamo a disposizione può diminuire e scendere fino a zero.

In realtà è un po' più complicato di così, perché non vi è una distinzione tra stock di fonti rinnovabili, come gli alberi, e i flussi di energie rinnovabili, come l'energia solare, il vento, o “l’idra”, a volte chiamate risorse perpetue. Come fonte, i flussi rinnovabili sono limitati dalla velocità del flusso e dalla nostra capacità tecnologica di catturare il flusso per uso umano. Nel caso di stock rinnovabili, la resa non è costante e può anche diventare negativa. Questo perché, per gli stock di rinnovabili, il rendimento è correlato al livello di stock.

Oltre un certo livello di stock critico, la capacità di carico degli habitat sarà raggiunta e la resa diventerà negativo. Inoltre, se il livello di stock delle energie rinnovabili scende sotto un certo punto critico, la rinnovabilità della risorsa può essere danneggiata e la resa diventare negativa. Ma a livello degli stock, tra il livello minimo e quello massimo, il rendimento sarà positivo, anche se non in modo costante. Poiché il rendimento non è costante, c'è un qualche livello di stock, associato con quello, che viene chiamato “rendimento massimo sostenibile”.

Ovviamente, a questo livello di stock il tasso di utilizzo può essere massimizzato senza ridurre la quantità di questa risorsa disponibile per un uso futuro. Questo risultato, tuttavia, richiede una ipotesi ceteris paribus [a parità di condizioni n.d.t.] per quanto riguarda tutti gli altri fattori significativi nell’ecosistema. In altre parole, ignora il problema fondamentale dell’interazione delle risorse (vedi Semmler e Sieveking, 1992).

Naturalmente, le popolazioni umane possono anche superare la capacità di carico dell’ambiente, a livello locale o globale. Questa è una domanda complessa e comporta una attenzione particolare per alcune questioni, tra cui i bisogni umani fondamentali e la tecnologia. Anche gli esseri umani hanno una limitata capacità fisica di assorbire tossine. Pertanto, la questione della popolazione, così come la salute umana, devono essere prese in considerazione.

Ci sono anche i rapporti tra la capacità di assimilazione e risorse rinnovabili che devono essere presi in considerazione. Per esempio, se il tasso di utilizzazione delle risorse rinnovabili è superiore alla loro resa, non solo la quantità totale disponibile per uso futuro diminuirà, potenzialmente anche fino a zero e questo può avere pure effetti secondari sulla la capacità di assimilazione dell'ambiente. Le foreste pluviali servono come un buon esempio qui. Se si vogliono utilizzare gli alberi più velocemente di quanto si rinnovano, non solo ce ne saranno meno a nostra disposizione, ma la capacità della foresta pluviale di svolgere la sua funzione di assimilazione trasformando l'anidride carbonica in ossigeno verrà danneggiata.

Questo per non parlare degli altri effetti di estinzione di piante e animali. Anche astraendo dalle nostre considerazioni etiche del valore intrinseco delle altre specie e forme di vita, ciò comporta l'eliminazione di grandi opportunità per il genere umano e la riduzione di preziose diversità genetiche (comprese potenziali medicine, ecc. ecc.). Il nesso causale può anche andare nella direzione opposta: e la distruzione della capacità di assimilazione ha implicazioni per le risorse rinnovabili. Se i rifiuti non sono assimilati, la vita delle piante, ad esempio, può essere danneggiata.

Infine, la capacità limitata della funzione specifica assimilativa di assorbimento del calore della Terra definisce il livello e la composizione dell’attività economica possibile senza alterazione della temperatura della terra. Ciò è dovuto al riscaldamento globale. Cerchiamo di riassumere brevemente le nostre condizioni biofisiche per un'economia sostenibile:

1) In primo luogo, il livello e la composizione dei rifiuti nel tempo e nello spazio deve essere tale che tutti i rifiuti possono essere trasformati in innocui (o addirittura benefici), così che la capacità di assimilazione dell'ambiente sia conservata per svolgere la sua funzione nel futuro, a livello locale e globale. Un corollario di questo è che tutti i rifiuti riciclabili o riutilizzabili devono essere effettivamente riciclati e riutilizzati, a meno che l’utilizzo di un particolare processo di riciclo consumi più risorse di quanto non ne salvi, o ci sia qualche problema qualitativo per quanto riguarda lo scambio. Così, per il mantenimento della funzione sink [funzione lavello n.d.t.] dell’ecosfera, W ≤ A, dove W è un vettore delle quantità di rifiuti distinti qualitativamente e geograficamente (a livello locale e globale), mentre A è un vettore di capacità di assimilazioni distinte qualitativamente e geograficamente (a livello locale e a livello mondiale).

2) In secondo luogo, per le risorse rinnovabili il tasso di utilizzazione deve essere minore o pari al tasso di rinnovamento, e per le energie rinnovabili gli stock e il livello degli stock devono essere mantenuti tra il livello minimo e quello massimo. A seconda delle circostanze particolari il livello delle scorte ed il tasso di utilizzazione devono corrispondere alla massima resa sostenibile. Così, il mantenimento della funzione di fonte dell’ecosfera per gli stock di risorse rinnovabili è Usr ≤ Ysr, dove U è il tasso di utilizzo o di raccolta, Y è il rendimento o il tasso di rinnovamento, e la radice sr indica gli stock di risorse rinnovabili. Tuttavia, questa seconda condizione può essere modificata in funzione del problema delle risorse non rinnovabili, di cui ci occuperemo ora.

3) Anche se queste prime due condizioni sono soddisfatte abbiamo ancora a che fare con il fatto che la resa degli esauribili è pari a zero, in modo che qualsiasi uso di queste risorse ne riduce l’importo che abbiamo a nostra disposizione per un uso futuro, e si può ridurre a zero. Così, la terza condizione è che ci deve essere una trasformazione della struttura tecnologica di produzione da fonte a base-esauribile, verso una tecnologia a base-risorse rinnovabili. Alcune modifiche della condizione degli stock di energie rinnovabili alla luce dell’inevitabile esaurimento delle fonti non rinnovabili, in modo che Usr + Unr ≤ Ysr, dove la radice nr indica le risorse naturali non rinnovabili o esauribili. Qui il totale nell’utilizzo sia delle risorse rinnovabili che non rinnovabili deve essere minore o uguale alla resa delle energie rinnovabili, in modo che come lo stock di fonti non rinnovabili diminuisce, l'utilizzazione delle energie rinnovabili può di conseguenza aumentare. Ma non possiamo sopravvalutare la probabilità di una trasformazione delle tecnologie su base rinnovabile per il prossimo futuro. Molta attenzione deve essere posta alle strategie per influenzare la produttività di tutte le risorse, sia non rinnovabili che rinnovabili.

4) L'innovazione tecnologica con il risultato di un aumento della produttività e dell'efficienza di tutte le risorse è necessaria. Ricerca e sviluppo, concentrandosi sulle energie rinnovabili, completeranno la terza condizione riguardante la trasformazione della efficienza tecnologica nella struttura della produzione, ma un aumento nell’efficienza e nella produttività degli esauribili è pure un imperativo. Questo include un aumento dei tassi di rigenerazione, un miglioramento delle tecniche di estrazione, un maggiore abbattimento dell'inquinamento, il miglioramento per una maggiore capacità di assimilazione, e la “coltivazione” degli stock di risorse rinnovabili (vedi Lawn, 2001). E ancora: la massimizzazione del riciclo è d'obbligo (anche riutilizzare, ridurre, e riparare - suona come un mantra, ma è davvero comune buon senso, e giustificato da prove scientifiche).

5) Il livello e la composizione delle attività deve essere tale da evitare effetti termici deleteri, e la biodiversità deve essere preservata. La riabilitazione e la conservazione dell’ecosistema costituirà una base importante per un sistema sostenibile e praticabile.

Queste condizioni sono quelle che devono essere soddisfatte per preservare la base ecologica dell’attività economica, ma non sono in alcun modo sufficienti a garantire il “vettovagliamento” necessario. È facile immaginare la possibilità di soddisfare queste condizioni senza soddisfare le condizioni specificamente economiche di un'economia sostenibile. Per esempio, potremmo essere in grado di soddisfare le condizioni biofisiche per uno sviluppo economico sostenibile cessando ogni attività produttiva, ma, allora, non saremmo in condizioni soddisfacenti per la riproduzione materiale della vita umana. Il dilemma nasce dalla necessità di soddisfare entrambe le condizioni economiche ed ecologiche per la sostenibilità del sistema.

Inoltre, le condizioni biofisiche non possono essere semplicemente aggiunte alle condizioni economiche di redditività del sistema. Le condizioni biofisiche stesse modificano e influenzano le condizioni economiche, attraverso la limitazione e modellazione di tutto lo spettro delle possibili scelte di organizzazione della produzione e della distribuzione.

L'impatto reciproco delle condizioni ambientali ed economiche può inoltre influenzare il grado di flessibilità relativa a come la vitalità del sistema deve essere raggiunta. Per esempio, nel soddisfare le condizioni necessarie per l'approvvigionamento dei materiali, la tecnologia, la struttura di produzione e le distribuzione, la scala e la concentrazione di produttività e le unità consumate, e così via, si deve essere “conformi” alle nostre condizioni biofisiche. Allo stesso modo, i mezzi con cui la base ecologica dell'economia è conservata devono essere compatibili con il materiale di approvvigionamento.

C'è un senso in cui le condizioni economiche impostano dei minimi nel sistema, mentre le condizioni ecologiche impostano dei massimi: dobbiamo produrre abbastanza per sopravvivere senza distruggere la terra e noi stessi. Questo è appena sufficiente, tuttavia, un primo principio. Oltre alle quantità minime di prodotti per soddisfare le esigenze di approvvigionamento, vi è anche la composizione di tali prodotti ed il mezzo con cui sono prodotti, che sono vincolati dalle condizioni ecologiche. Pertanto, considerando le condizioni ecologiche ed economiche di redditività del sistema si restringono i confini delle possibili alternative in modi diversi, non solo si definiscono i limiti superiore e inferiore in senso quantitativo, ma anche si limita l'elasticità della composizione della produzione ed il grado di flessibilità nella scelta dei metodi di produzione nel sistema.

Parte 2 



Fonte: http://www.cfeps.org/pubs/wp/wp13.html
Fonte immagine: http://cas.umkc.edu/econ/economics/faculty/Forstater/images/umkcbanner.jpg

Traduzione a cura di Luca Pezzotta

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