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Politica fiscale e occupazione garantita

Il documento presentato alla conferenza su “Disoccupazione: il ruolo dello Stato” sponsorizzata dal Centre for Economic Policy Research, Australian National University, Canberra, 6-7 settembre 2001 e pubblicato dal Centre of Full Employment and Equity, Documento di lavoro n. 01-09, agosto 2001.

 

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Politica fiscale e occupazione garantita

ABSTRACT

Negli ultimi 25 anni, una serie di scelte discrezionali in materia di politica monetaria e fiscale ha impedito all’economia australiana, come a molte altre, di conoscere uno sviluppo occupazionale in grado di colmare l’aumento della forza lavoro, nonché di generare un numero di ore lavorative sufficiente a soddisfare le esigenze delle persone disoccupate. Da ciò sono derivati livelli costantemente elevati di disoccupazione e incremento della sotto-occupazione. Paradossalmente, molti auspicabili progetti ad alta densità di lavoro non si realizzano, e questo va a danno di tutti.

Fin dalla metà degli anni ‘70 la classe politica e i vari policy-maker hanno basato le proprie scelte sull’ortodossia economica dominante, e hanno quindi volutamente e costantemente imbrigliato le economie sostenendo in modo pretestuoso che il ruolo dei propri interventi fosse quello di garantire il funzionamento dell’economia con un tasso di disoccupazione definito “naturale”. Il costo cumulativo della mancata produzione e della disoccupazione è immenso, e al suo confronto il costo derivante dalla supposta inefficienza microeconomica è ben poca cosa. La validità della teoria del NAIRU (tasso naturale di disoccupazione) trova sempre minore conferma nei dati empirici.

Benché sia ampiamente dimostrato che il costo reale della disoccupazione è nettamente superiore a qualsiasi costo legato all’inflazione (e non è invece per nulla dimostrato che un basso tasso di inflazione garantisca una maggiore stabilità esterna), in tutti i paesi dell’OCSE è prevalsa la prassi di impiegare la disoccupazione come strumento di lotta all’inflazione. Si sono convinti gli elettori che un’elevata disoccupazione fosse comunque preferibile a un livello anche modesto di inflazione. Di conseguenza, in quasi tutti i paesi OCSE l’obiettivo della piena occupazione è stato messo da parte. Con questo miope attacco sferrato dalla teoria NAIRU-buffer stock all’occupazione, la carenza di lavoro continuerà a comprimere la crescita reale e il livello di vita del popolo australiano.

Nel presente lavoro, gli Autori illustrano un’altra possibilità. Anziché imporre un buffer stock di disoccupazione per garantire la stabilità dei prezzi, gli Stati potrebbero più efficacemente ottenere lo stesso effetto e salvaguardare nel contempo la piena occupazione creando un buffer stock (una “riserva di forza lavoro”) costantemente modificabile numericamente di occupati a salario fisso. Sulla scia di precedenti lavori degli Autori, a questa politica è stata applicata la definizione di “Programma di Occupazione Garantita” (“Job Guarantee” – JG). Il presente documento fornisce un’analisi comparata di due tipi di buffer stock: quello costituito dall’occupazione (JG) e quello rappresentato dalla disoccupazione (NAIRU). In questa sede ci si limita a considerazioni di natura macroeconomica, tra cui (a) l’impatto sul deficit di bilancio e le sue implicazioni, (b) le ripercussioni sull’inflazione e (c) le implicazioni sulla bilancia dei pagamenti.

“A mio avviso, la ripresa dell’ideologia liberista negli anni ’80 è radicata nella grande capacità del mercato di eliminare ogni inefficienza. Ma non tutte le forme di inefficienza sono uguali. In particolare la disoccupazione elevata rappresenta uno spreco di risorse talmente immenso da essere inaccettabile per chiunque persegua davvero l’efficienza. E’ davvero tragicomico che, nel tentativo di garantire una maggiore efficienza dell’economia, si ignori proprio la forma di inefficienza più grave”. Alan Blinder (1987: 33)


Epic ringrazia sentitamente la dott.ssa Gabriella Verdi per la traduzione 

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