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Micromania e MMT

Il potere tecnocratico ed oligarchico, la plutocrazia per usare le parole di Noam Chomsky, ci conduce a sbeccarci nel ‘pollaio’ del micro (partitocrazia, amministrazioni, leggicole, burocrazia, banche, microeconomia, micro-governo ecc.) mentre loro (un'élite capitalistica ben organizzata) ci divorano l’economia e i diritti sociali usando il macro (i trattati UE sovranazionali, la macro finanza, le lobbies affaristiche ed i loro accordi di libero scambio, ecc).

Sono 40 anni che le persone vengono spinte a protestare nel micro, ricercando “soluzioni” individuali e ritrovandosi “angosciati”, perché purtroppo una soluzione vera non la si può trovare lì; il micro infarcito di regole neoliberiste ed il libertarismo che ne consegue fa sempre e solo tanti vinti e pochi vincitori e non può essere altrimenti.
Gli economisti Augusto Graziani e Alain Parguez, due grandi studiosi del circuitismo monetario, hanno illustrato un assioma del sistema finanziario privato: lasciato da solo il settore privato (circuito credito/debito) finisce per arricchire solo la classe dei rentiers (a cui vanno interessi più risorse reali), lasciando al cappio le attività economico produttive e i lavoratori in miseria. Il settore privato da solo, nella mano invisibile del mercato, non è mai in grado di “garantire” risparmio, salari, profitti e diritti sociali; si compete nel micro ed il plusvalore delle attività umane e produttive va direttamente nelle tasche dei rentiers.

Le persone, pur vivendo sulla propria pelle le iniquità e le ingiustizie prodotte dal modello macroeconomico neoliberale, sanno ancora poco del vero sistema di potere, profondamente rinnovato e lontano, alcune volte lo percepiscono con scarso interesse o anche con profonda impotenza. Intanto bisogna dire, a scanso di equivoci, che esso non risiede più dove credono o ancora credono che stia, vale a dire nei luoghi degli anni '60 o '70, cioè a Roma, nella politica nazionale e nelle amministrazioni locali. Devono comprendere che i problemi che nascono dal macro potere sovranazionale, dalle politiche macroeconomiche eurocratiche sono risolvibili solo conoscendone dettagliatamente il campo. Se insistiamo ad urlare solo nel micro, nazionale o locale, tralasciando o perdendo completamente di vista il macro, facciamo solo il gioco del potere, che ci vuole vinti e pochi “furbetti” vincitori.
Nel micro, considerando valide le tesi di Graziani e Parguez, ogni diritto/azione esercitato da un qualsiasi soggetto danneggerà sicuramente qualcun altro, casomai di un territorio meno organizzato e meno “furbo”.
La logica del solo micro, la micromania indotta, finisce nei falsi moralismi, nella retorica, nelle ipocrisie, nella iper-competizione (che fa vinti e vincitori) e nel conflitto sociale tra poveri.

In chiave metaforica il concetto micro-macro può essere rappresentato immaginando il “micro” come il lavoro di sistemazione dei fogli di carta presenti su di una scrivania: ci si impegna strenuamente in questa attività quotidiana, mentre la finestra deve obbligatoriamente rimanere aperta, rendendo cosi il lavoro di sistemazione impossibile, perché basterebbe una folata di vento a scompigliare tutto. Premessa fondamentale è che la finestra aperta sia percepita come una condizione naturale, in maniera tale da fuorviare i problemi ad essa connessi.

Coerentemente, pertanto, la plutocrazia si potrà sconfiggere solo guardando al macro, analizzando la macroeconomia come unico strumento in grado di permettere di raggiungere risultati di interesse generale nel micro, a vantaggio delle attività e dei bisogni umani e a danno degli stessi plutocrati.
Riprendendo la metafora precedente, dobbiamo insieme analizzare e capire il modo in cui si deve chiudere la finestra, e condividere il fatto che è un bene per tutti che la finestra stia chiusa quando i fogli sono sistemati sulla scrivania.
Lo sconforto o la disattenzione sulle vere cause e sugli attori primi del malessere ci rende pessimisti ed individualisti. Nella realtà, però, non è vero che non esistono rimedi contro la plutocrazia.
Questo potere che oggi sottrae ricchezza e diritti a tutti noi, lo si potrà sconfiggere mettendo in azione una potente arma “pacifica” di liberazione sociale, l'arma della salvezza, della democrazia, dei diritti e dello sviluppo sostenibile che nessuno di noi ha mai veramente conosciuto: quella dello Stato (Governo) virtuoso a sovranità popolare e democratica.
Nessun italiano dal 1948 ad oggi, ha mai conosciuto le reali potenzialità di uno Stato democratico, pienamente sovrano e cosa esso “dovrebbe fare” per noi.
Il passato recente, soprattutto fino agli anni ’70, è stato un periodo storico pieno di contraddizioni e di forte dialettica sociale, dialettica che però, oggigiorno, ha cessato completamente di esplicitarsi. Tutti, o per lo meno la stragrande maggioranza, hanno accettato la logica neoliberale del mercato, la mano invisibile che fa da padrona e l'ottica della finestra che deve obbligatoriamente rimanere aperta, adducendo mille scuse perché essa lo sia: sprechi, corruzione, debito pubblico, spesa pubblica negativa, giustizia ecc.

Lo Stato stesso diviene micro-governo di “natura privatistica” e organismo del mercato, assoggettato alle stesse regole di bilancio del settore privato, non più regolatore e stabilizzatore delle “naturali” disfunzioni della mano invisibile. Lo Stato neoliberale è esso stesso impresa, dovendo paradossalmente fare profitti (!) (fiscal compact) per essere considerato uno Stato "virtuoso"(!!). L’impresa progetta, investe, produce, offre e vende per guadagnare. Lo Stato, seguendo la stessa logica, programma e produce servizi con la spesa che deve però essere recuperata anticipatamente attraverso la tassazione o richiedendo prestiti alla finanza speculativa, sottoponendosi così a tutti i rischi finanziari che tali operazioni comportano (default, fallimenti, dismissioni, svendite e privatizzazioni ) e su cui la mano invisibile dei rentiers (il vento della finestra aperta) è pronta ad agire.

Questa condizione dogmatica induce invece a non mostrare, o a celare del tutto, il lato positivo delle potenzialità di un macro-Stato, di quanto un macro-governo ed un parlamento popolare legittimato e democratico debbono fare per l’interesse pubblico. Il pareggio di bilancio, introdotto nella Costituzione in tutta fretta il 22 dicembre 2012 dalla partitocrazia, è stato varato da una maggioranza qualificata che di fatto impedisce di riformarlo anche previa rimessa in discussione per via referendaria. Il che la dice lunga sugli interessi delle élites capitalistiche e sulla politica corrotta e servile nell’aver accettato i privilegi della logica dogmatica della finestra obbligatoriamente aperta.

 

Riprendendo le analisi degli economisti Augusto Graziani ed Alain Parguez, senza deficit spending (spesa pubblica produttiva e positiva) e senza un governo sovrano regolatore del mercato nell’interesse pubblico, si vive nell’indebitamento privato e nell'esclusivo circuito monetario credito/debito.
Si programma e progetta in funzione degli interessi dei rentiers e di grandi gruppi capitalistici che controllano ovviamente la “moneta” ed il “debito” per capitalizzare i loro investimenti speculativi ed i loro affarismi.
Il micro, vale a dire tutto il settore privato (cittadini e imprese) è obbligato a competere, a concorrere strenuamente per i bisogni primari (lavoro, casa, ecc.), ad indebitarsi per il superfluo e, al tempo stesso, costretto e privato sempre più dei servizi essenziali (non più diritti gratis, ma a pagamento).
I fogli di carta svolazzano, la finestra è “forzatamente” spalancata, la politica macroeconomica neoliberale è ben organizzata per tenere sempre aperta la finestra: i fogli devono saltare “naturalmente”, e sui fogli che saltano, saltano fuori speculazioni ed affarismi sia in alto che in basso.

Ma esiste, grazie all’eterodossa MMT (Teoria della Moneta Moderna), un’altra concezione di Stato “sovrano” e “popolare”, uno “Stato di classe”, uno strumento per un macro-governo “garante” dell’occupazione e dei diritti sociali. Esiste, cioè, un alternativo strumento di politica macroeconomica, in grado di sostenere il micro ed il benessere “emancipativo” di tutto il settore privato (quell’umanità sofferente di disoccupati, precari, lavoratori dipendenti, piccole e medie attività di impresa), di chiudere la finestra quando c’è vento o quando fuori c’è un phon artificiale che, a seconda di come viene direzionato, fa saltare i fogli in aria.
Questo Nuovo Principe, citando Gramsci, comprende che il deficit pubblico è sempre l'attivo (e mai il debito) del settore privato di cittadini e aziende; lo Stato Sovrano è l'istituzione che emette la propria moneta, è il “monopolista” della propria moneta, pertanto, non è mai obbligato a doverla chiedere in prestito nei mercati dei capitali privati, non può mai fallire (ability to pay).
Con la MMT il vento può sbattere quando vuole sui vetri spessi della finestra chiusa.

“L’unica ragione d'esistere dello Stato è quella di finanziatore di prima istanza per garantire democrazia, economia e sviluppo al suo settore privato di cittadini e aziende nell'interesse pubblico. E’ quella di essere prestatore di lavoro di ultima istanza per garantire lavoro e piena occupazione", dichiara Warren Mosler noto economista MMT (Modern Money Theory).

Cosa quindi dovrebbe fare una politica “saggia” e attenta nel regolare le dinamiche della mano invisibile del mercato? Dovrebbe innanzitutto uscire dall’euro o in alternativa non uscire dall’euro solo se lo Stato è garantito “sempre” nella spesa pubblica a deficit dalla banca centrale europea(1) ; ipotesi quest’ultima, ritenuta del tutto velleitaria, vista l’impossibilità tecnica di agire in chiave politica per rimodulare le scelte “neoliberaliste” di un organismo “costruito ad arte” per tale fine, indipendente ed autonomo per imporre, sin dalle sue origini  "falsamente legittime", un potere di esclusivo dominio di natura finanziaria. 

Nell’ipotesi di uscita, riconquistata la sovranità monetaria e la conseguente “ability to pay” lo Stato di “classe MMT”, attraverso la “Finanza Funzionale Pubblica” non ha limiti di spesa per programmare diritti sociali, democrazia in primis, perché  nella visione eterodossa della MMT, la spesa non è affatto legata alle tasse,  né tantomeno alla crescita economica(2).

Ne consegue la possibilità per uno Stato Sovrano, di avere tecnicamente a disposizione un'ampio margine di politiche macroeconomiche per poter perseguire l'obiettivo della piena occupazione, promuovere efficaci politiche di sostegno della domanda, il consumo critico, il chilometro zero, l’agricoltura biologica, fonti rinnovabili ecc...
Nel governo di “classe MMT” lo studio della moneta e dei sistemi monetari moderni è strettamente legato ai piani di lavoro garantito (Job Guarantee), o di datore di lavoro di ultima istanza (ELR), che possono sempre offrire lavoro a tutte quelle persone che sono periodicamente ed “involontariamente” disoccupate(3).

Tali politiche di pieno impiego sono in grado, infatti, di fornire salario a chiunque sia disposto a lavorare o a svolgere un’attività di utilità sociale, coerentemente con il diritto al lavoro e i principi di vita sociale e dignitosa, sanciti nella Costituzione e nella Carta dei Diritti fondamentali dell’Uomo.
"La cosa migliore della MMT è di far si che la gente capisca che i governi non hanno limiti finanziari, togliendo pertanto ad essi la scusa di fondo del non agire in favore delle persone." (Stephanie Kelton, economista della Modern Money Theory).
La MMT offre alle persone uno strumento per fare una lotta di classe costringendo la politica a chiudere la finestra e obbligando i rentiers con la loro mano invisibile a restarne fuori.
E’ tempo che i politici prendano sul serio le proposte del Job Guarantee. L’occupazione diretta (pieno impiego) a salari di sussistenza da parte del governo è il modo più immediato per ridurre il tasso di disoccupazione e tenere lontano dalla povertà i disoccupati e i loro bambini” scrive Pavlina Tcherneva, altra economista MMT.
Lo Stato di “classe MMT” sovverte il dogma della teoria quantitativa della moneta, secondo cui la moneta è un bene che richiede un suo uso parsimonioso per evitare che perda valore..
“L’euro sarà la moneta più scarsa al mondo”, scriveva Alain Parguez nel 1998, prima della sua gestazione. 
La moneta nello Stato di “classe MMT” non è affatto un bene, non ha valore intrinseco in sé, è uno strumento di “natura pubblica” che si esplica con un “io ti devo” del governo. Valoriali sono, invece, le realizzazioni umane, le attività umane in ogni campo e settore, quelle che i cittadini liberamente “scelgono” sulla base di abilità proprie naturali e/o acquisite nel corso della vita.
“Di conseguenza, la moneta ha solo un valore estrinseco che si incarna nella occupazione e nelle attività produttive in tal modo le spese di produzione generano l’estrinseco valore reale di tale moneta”. (Alain Parguez). “...e il modo migliore di gestire un monopolio della moneta è stabilire il “prezzo” e lasciare che la quantità fluttui, proprio come fa chi ha il monopolio dell’acqua”. (R. Wray, economista MMT)

Secondo questa logica “rivoluzionaria” il governo di “classe MMT” si costituisce proprio come entità il cui compito primario è, grazie al potere di monopolista della moneta, di usare la “finanza funzionale” per l’interesse del settore privato. Vale a dire fornirgli beni finanziari al netto più di quanto li tassi per garantire la piena occupazione, la piena produzione, i pieni servizi, i profitti e il risparmio a tutto il settore privato. Le tasse, ribadiamolo, nel governo di “classe MMT” non servono a finanziare la spesa, come i dogmi della finestra aperta inducono a pensare, ma solo a regolarla, così da migliorare l’efficacia di quella spesa.
In quest’ottica non è più l’odierna offerta di moneta a generare le attività sui cui poi si innescano le produzioni reali, ma è la stessa domanda “privata” di lavoro e produzione a dover essere “garantita” dalla finanza funzionale pubblica, con effetto “automatico” e senza alcuna limitazione.
Il Job Guarantee MMT non è un programma imposto dall’alto, è la domanda individuale e/o cooperativa che determina con automatismo, l’azione governativa. Non è l’individuo ad adattarsi al programma di governo, viceversa è il programma che si adatta ai bisogni lavorativi e sociali delle persone. Esso, inoltre, non ha natura assistenzialistica, ma è uno strumento di politica attiva per il lavoro.

“Nessun burocrate del governo deve decidere, se spendere riguardo alla disoccupazione, questo è un programma che si avvia automaticamente, appena si perde il posto di lavoro e si desidera averne uno, ci si presenta e viene assegnato uno nuovo, ovviamente ci può essere anche un periodo di formazione previsto all’ interno del programma”. (Stephanie Kelton)

"La MMT è una politica macroeconomica add on, vale a dire in aggiunta a qualsiasi altro programma o azione di welfare che tuteli i diritti sociali degli individui”. (Randall Wray)

Questa formula di azione dovrebbe essere “garantita” nella Costituzione. Offriamo qui un’ipotesi di riscrittura:

“L'Italia è una Repubblica democratica che ha come prima ragione d'esistere quella di finanziatore di prima istanza per garantire democrazia, economia, diritti sociali e sviluppo al suo settore privato di cittadini e aziende nell'interesse pubblico. Lo strumento dello Stato per svolgere la sua funzione primaria è la spesa a deficit nel debito di stato, la finanza funzionale per l’interesse pubblico”.

L’interesse pubblico è da intendersi quello necessario a far vivere, stabilmente nel benessere emancipativo, tutti i cittadini del paese, nessuno escluso (e non solo una parte elitaria di essi), garantendo loro pieni diritti, piena occupazione, pieno stato sociale. E’ questo il modello di governo “macroeconomico” che dovrebbe essere imposto dalle rivolte e dall’azione di consapevolezza civica. Per dirla marxianamente nel macro l’umanità sofferente deve unirsi ed organizzarsi, assieme all’umanità pensante (studiosi, filosofi, ricercatori, economisti, sociologi, antropologi, artisti ecc.) per chiudere quella finestra, bloccare gli spifferi artificiali ed artificiosi, per consentire al micro di sistemare i fogli come meglio crede nell’interesse generale. Qualora le istituzioni non diventassero come sopra auspicato, allora è legittimo abbatterle e riformarle nel nome della Costituzione e della sovranità popolare e democratica.


OGNI POPOLO AVRA' LA SUA LOTTA SE SAPRA' CERCARLA E TROVARLA (Marcos)

“Non hanno soltanto fatto esplodere la finanza, hanno anche sovrainteso al più rapido trasferimento di ricchezza verso l’alto che il mondo abbia mai visto. Hanno gettato i lavoratori fuori dai loro posti di lavoro, hanno buttato fuori di casa i proprietari di casa, hanno sottratto le pensioni ai futuri pensionati, e hanno derubato le amministrazioni locali dei loro asset e delle loro entrate. I finanzieri stanno costringendo le scuole, i parchi, le piscine, i dipartimenti dei vigili del fuoco, i centri per anziani e le librerie a chiudere. Stanno costringendo i governi nazionali a svendere la loro eredità culturale al miglior offerente. Tutto deve finire, nelle svendite svolte sullo stile di quelle per beni danneggiati da incendi o alluvioni, a prezzi truccati da una ventina di trader, alle più grosse e corrotte istituzioni che il mondo abbia mai conosciuto. E poiché hanno comprato i politici, i policy-maker e i giudici, nessuno li fermerà. Pochi cercheranno a malapena di discutere, dato che le amministrazioni delle università sono state comprate alla stessa maniera; in molti casi, le università sono perfino rette da “leader” di corporation, e i loro professori sono a libro paga dei banksters. Siamo fottuti”. (R. Wray, economista MMT)

 Una collaborazione tra Bottega Partigiana ed Associazione Economia per i Cittadini

NOTE

1. Analisi e proposte per una exit strategy 
2. finanza funzionale 
3. job guarantee