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Il dibattito post-mortem MMT vs Austriaci parte IV

Icona MMT

L’estensione (legale) del caso MMT

Non siate confusi da quello che è in superficie; nelle profondità tutto diventa legge – Rainer Maria Rilke.

Come osservato alla fine del paragrafo precedente, ho trovato il dibattito coinvolgente ma alla fine frustrante, infatti mentre la critica di Murphy della natura coercitiva del nostro sistema monetario moderno è moralmente seducente, invita a porre una inevitabile domanda: "Ok, ma qual è la sua alternativa?!".

Mentre il dibattito è andato avanti, è diventato chiaro per me che questa era la domanda fondamentale a cui Murphy doveva rispondere per muoversi oppostamente al governo rappresentativo ed al di là della mera ideologia e nel regno della prescrizione politica perseguibile. Purtroppo, quando Murphy ci è andato più vicino è stato durante il seguente scambio:

Murphy: la maggior parte degli austriaci direbbe, relativamente ai soldi, che il governo non dovrebbe essere coinvolto in questo (…) Gli austriaci direbbero che non vogliono che il governo scelga cosa è denaro.

Mosler: Quindi non ci sarebbero più tasse.

Murphy: No no tasse

(…)

Mosler: Mi stavo chiedendo se ci fosse la spesa governativa. Se non c'è tassazione, spenderanno?! Come funziona?!

MurphyAncora una volta, siamo ancora nella versione austriaca dell’economia rispetto ai punti di vista politici che molti austriaci hanno. E così, sì. Molti economisti austriaci moderni, o persone che amano quella scuola di pensiero, pensano che tutto dovrebbe essere fatto volontariamente nel settore privato ciò che pensano, relativamente a molti dei presunti orrori, è che quello che sarebbe accaduto se non avessimo avuto un governo con polizia e militari è che in realtà ci sarebbero state meno guerre, ci sarebbero stati un minor numero di pestaggi di persone da parte della polizia e così via; e che le persone libere possono volontariamente risolvere molti di questi problemi. E sì, ci sarebbero cose folli che accadrebbero, ma potrebbero non essere così folli come la guerra mondiale, che è ciò che accade quando i governi forniscono tali servizi. Ma non è tutto - alcuni austriaci sono liberali classici dello Stato guardiano notturno, o quel genere di cose.

Questa risposta mi ha confuso per due ragione:

In primo luogo, non riuscivo a capire se l’ultima frase di Murphy fosse da intendere come una difesa vicaria della posizione liberale classica Misesiana-Friedmaniana-minarchica [di Von Mises, Friedman e degli anarco-capitalisti n.d.t.], o semplicemente un riconoscimento del pluralismo ideologico interno [https://xkcd.com/1095/] della scuola austriaca. Mi aspetto che fosse quest'ultima, come non riesco a vedere come si possa disporre uno Stato guardiano notturno senza tassazione, che porterebbe alla moneta le dinamiche di monopolio descritte da Mosler e discusse nella Parte II.

In secondo luogo, non è chiaro in che modo il sistema, non coercitivo, ideale di Murphy stabilirebbe e farebbe rispettare il sistema dei titoli di proprietà necessari per un’economia di "mercato anarchico" senza ricorrere ad una entità statuale generale con potere di polizia e piena giurisdizione.

Fortunatamente, sono riuscito (scavando un po’) a trovare una risposta a quest'ultima domanda in uno dei post del blog di Murphy del Mises Institute, dal titolo "Diritto senza lo Stato". In questo saggio, Murphy tratteggia le caratteristiche di base di ciò che egli ritiene essere una regola non coercitiva a cui la legge potrebbe essere simile. L'articolo è lungo, ma ho riprodotto sotto l'introduzione e (a mio parere) gli estratti chiave con la raccomandazione a tutti di leggere l'articolo per capire interamente la sua posizione:

 L'argomento centrale del modello di Murphy è che un sistema di titoli di proprietà derivanti contrattualmente servirebbe come un centro giurisprudenziale su cui l’intero sistema giuridico di “mercato anarchico” potrebbe quindi essere costruito:

Tenete a mente che ovunque qualcuno si trovi in una società puramente libertaria, sarebbe sulla proprietà di qualcun altro. Questo è il modo in cui la forza può essere esercitata sui criminali senza violare i loro diritti naturali.

(…)

Alcuni lettori potrebbero chiedersi come posso proporre di sostituire il sistema di "giustizia" dello Stato, quando non ho prima offerto una teoria razionale della fonte e della natura dei diritti legittimi di proprietà. La risposta è semplice: non ho una tale teoria. Tuttavia, posso ancora dire che un sistema di mercato di diritto privato avrebbe funzionato molto più efficacemente rispetto all'alternativa dello Stato; e che le obiezioni standard all’anarchia sono infondate.

 Purtroppo, al momento cruciale nel costruire il suo caso, Murphy opta per una analisi semplicemente ideologica e afferma semplicemente che i mercati non sono coercitivi, quindi un sistema del diritto di "mercato" non sarebbe coercitivo, così:

Vi è una diffusa diffidenza nel permettere al mercato di "determinare" qualcosa di cruciale come, ad esempio, i divieti di omicidio. Ma "il mercato" è solo una scorciatoia per la totalità delle interazioni economiche degli individui che agiscono liberamente. Consentire al mercato di impostare regole giuridiche in realtà significa che nessuno usa la violenza per imporre la propria visione su tutti gli altri.

 La premessa di questa affermazione è categoricamente sbagliata. Il "mercato" non è “la scorciatoia per la totalità delle interazioni economiche degli individui che agiscono liberamente". Piuttosto, è - come Karl Polanyi ha osservato molti anni fa – una istituzione socialmente (e legalmente) costruita, incorporata in una costellazione più ampia di altre istituzioni sociali (e legali), molte delle quali esercitano una pressione coercitiva (spesso attraverso il diritto) sui loro partecipanti spesso riluttanti. Questo punto è ben compreso da anarchici di sinistra come Proudhon, che erano molto sensibili alle origini coercitive dei sistemi economici proprietari come nella proposta di Murphy della "anarchia di mercato". Un’eccellente articolazione di questo punto di vista può essere trovato in un articolo del 1923 del professore della Columbia Robert Hale, "la coercizione e la distribuzione in uno Stato presumibilmente non coercitivo" , una breve riflessione su quello che possiamo trovarci è qui . Murphy, al suo attivo, riconosce che le questioni di attribuzione, definizione e applicazione dei titoli di proprietà sono questioni politicamente sensibili. Purtroppo, la sua soluzione è, ancora una volta, autoreferenziale, in quanto egli sostiene che i problemi di progettazione di un equo mercato possono essere risolti dal mercato stesso:

"Nell’anarchia di mercato, chi definirebbe i diritti di proprietà?! Se qualcuno consegna il denaro per l'acquisto di una casa, quali garanzie ha?!”


Si tratta di una questione complessa, e non sarò in grado di fornire dettagli, dal momento che la soluzione reale del mercato dipenderebbe dalle circostanze del caso e attingerebbe alle competenze giuridiche (molto più grandi delle mie) di tutta la comunità. Posso, tuttavia, offrire alcune osservazioni di carattere generale:

Qualunque sia (se del caso) la natura astratta o metafisica del diritto di proprietà, il fine delle qualifiche pubbliche è abbastanza utilitaristico; ma sono necessari per consentire alle persone di pianificare in modo efficace e coordinato le loro interazioni con ogni altro. Ditte specializzate (forse distinte dalle agenzie di arbitrato) sarebbero preposte alla conservazione dei titoli di proprietà, sia per una specifica area che per gruppi di individui. Il titolo del registro sarebbe probabilmente realizzato attraverso una complessa rete gerarchica di tali imprese.

La paura di agenzie canaglia, che unilateralmente si dichiarano "proprietarie" di tutto, è del tutto infondata. In anarchia di mercato, le aziende che pubblicizzano i diritti di proprietà non sarebbero le stesse aziende che impongono quei diritti. Più importante, la concorrenza tra le imprese potrebbe fornire veri "pesi e contrappesi". Se una società ha iniziato violando le norme comunitarie stabilite e codificate sul mercato, dovrebbe uscire dall’attività, così sicuramente come un produttore di dizionari andrebbe in rovina se il suo libri contenessero definizioni improprie.

Questa risposta è retoricamente efficace, ma oscurantista. Anche se l'affermazione che "la concorrenza tra le imprese potrebbe fornire veri pesi e contrappesi", "dal momento che" [s]e una impresa iniziasse a violare le norme comunitarie stabilite e codificate nel mercato, andrebbe fuori mercato" fosse vera, questa ignorerebbe il rischio più fondamentale che uno o più soggetti privati potrebbero utilizzare la loro influenza politica ed economica a favore di un certo numero di imprese per la progettazione di strutture giuridiche che favoriscano l'accumulo di un controllo monopolistico su qualche risorsa che è scarsa; e quindi sfruttare tale monopolio per stabilire e difendere un’oligarchia permanente .

Questo problema è stato recentemente esplorato in dettaglio in un post sul blog di Mike Konczal sul Next New Deal, dal titolo "Abbiamo già provato il libertarismo - Si chiamava feudalesimo". Ho riprodotto la parte che interessa qui di seguito:

Per i liberali, i diritti di base sono fondamentali, nel senso che non possono essere compromessi o scambiati contro altri diritti non fondamentali. Sono anche inalienabili; non posso contrattualmente trasferire o rinunciare ai miei diritti di base. Nella misura in cui stipulo contratti che predispongono questo, ho una opzione per recedere che ripristina quei diritti.
(…)
Quando i libertari dicono di essere per i diritti fondamentali, quello che stanno realmente dicendo è che sono per trattare ciò che i liberali considerano i diritti fondamentali come i diritti di proprietà. I diritti fondamentali ricevono, più o meno, la tutela degli altri diritti di proprietà. Si possono facilmente cedere o contrattare e così alienarsi da questi. (Nel frattempo, tutti i diritti di proprietà sono del tutto fondamentali - non possono mai essere regolati.).

 Inoltre, dal momento che tutte le norme sociali nell’utopia di Murphy sono subordinate al contratto e alla proprietà, non vi è alcun controllo equitativo su una eventuale pessima legge comune. Nel loro insieme, queste caratteristiche fanno sì che se dovesse emergere un monopolista, la persona media sarebbe - in una dinamica simile alla storia della tassazione di Mosler - tenuta ad accettare qualunque termine che un lui o una lei impostassero al fine di accedere ai mezzi minimi per la sopravvivenza, tra cui, potenzialmente , la schiavitù e/o il debito-schiavitù.

Una possibile risposta a questa critica è che, mentre questo risultato sarebbe concepibile, le pressioni competitive gli impediranno che si verifichi. Questa è una affermazione empirica e forse esatta – non ne posso essere sicuro. Tuttavia, come è stato sottolineato da un ottimo articolo su Harpers Magazine nel mese di ottobre del 2012 sul gioco da tavolo del Monopoli , vi è motivo di credere il contrario:

Sedici minuti di gioco e Doug ha offerto a Billy uno scambio. ("La propensione al commercio, alla permuta e o allo scambio di una cosa per un'altra", scrive Adam Smith in “La ricchezza delle nazioni ", “è comune a tutti gli uomini, e non può essere trovata in nessun'altra razza di animali.") Il terreno aveva già una crescita scarsa, e come il terreno scarseggia nel Monopoli - così nel mondo reale - il suo valore di mercato aumenta, spesso oltre il suo valore nominale. "Questa", ha detto Doug, alzando una delle sue opere gialle, "per quella", indicando una delle opere tugurio di Billy, "più trecento dollari."

In cosa consisteva l’inizio delle cospirazione, Billy ha poi detto ad Eric che se avessero fatto uno scambio e ciascuno avesse ricevuto un monopolio di conseguenza, avrebbero condiviso un "free ride” – nessun affitto sarebbe stato addebitato - quando atterrassero uno sui monopoli dell’altro: un duopolio corrotto, in effetti, era l’obiettivo di Doug e Trevis.

Doug si strinse nelle spalle quando Eric meditava l'affare, mentre Trevis era atterrito. "Non si può fare questo: è contro le regole."

"Regole", ha detto Billy. "Io imposto il mio prezzo."

"Stronzate!"

"Arbitro!"

Un arbitro, fischietto al collo, si affrettò - il giudice con il martelletto era scomparso - a decidere sulla questione, come i giocatori si “abbaiavano” a vicenda. "Non puoi farlo", disse alla fine.

Poche settimane prima del torneo, avevo avuto una conversazione con Richard Marinaccio, il campione nazionale USA di Monopoli del 2009. "I giocatori di Monopoli intorno al tavolo della cucina" - che è come dire, la maggior parte delle persone - "pensano che il gioco sia tutto di accumulo", ha detto. "Sai, fare un sacco di soldi. Ma l'oggetto reale è quello di mandare in bancarotta gli avversari il più rapidamente possibile. Per farlo è sufficiente fare in modo che tutti gli altri non abbiano nulla".

In questa visione, nel Monopoli non si tratta di scatenare la creatività e l'innovazione tra molte parti in competizione, né di aprire i mercati ed espandere il commercio o creare ricchezza attraverso il duro lavoro e l'egoismo illuminato, o della virtù del pensiero di Adam Smith come le mani invisibili che aspirano a produrre una società dinamica e prospera. Si tratta di chiudere il mercato. Tutto quello che i giocatori devono fare è sedersi sulla loro terra e aspettare il loro turno per lanciare i dadi.

Smith ha descritto questi monopolisti che cercano una rendita, che ai suoi tempo furono caratterizzati dall’essere la nobiltà terriera d'Inghilterra, come i grandi parassiti dell'ordine capitalista. Hanno evitato il lavoro produttivo, non hanno innovato nulla, creato niente, il terreno era già lì e hanno fatto un sacco di soldi, mentre spogliavano chi doveva pagare l'affitto. La fase iniziale del concorso del Monopoli, la fase di libero scambio, che sembra essere la parte più eccitante da guardare del gioco, ha davvero come obiettivo di terminare il libero scambio e annullare la concorrenza, al fine di sostituirli con la ricerca della rendita.

Infatti, la vera "anarchia di mercato" sarebbe probabilmente ancora più autodistruttiva del Monopoli, come le rivendicazioni di proprietà che persisterebbero per sempre, piuttosto che avere un ripristino ad ogni generazione. Forse sorprendentemente, la risposta di Murphy alle preoccupazioni di una dipendenza del percorso è quella di sostenere una rivoluzione dei cuori e delle menti:

Il percorso per una società libera può variare in base alla storia di una regione e di conseguenza non farò nessuna singola descrizione. Il percorso intrapreso dagli anarchici di mercato Nord Coreani sarà senza dubbio differente dal percorso di una simile mentalità negli individui negli Stati Uniti. Nel primo, un violento rovesciamento dell’ingiusto regime potrebbe verificarsi, mentre nel secondo, una erosione graduale e ordinata dello Stato sarebbe una meravigliosa possibilità. L'unica cosa che tutte queste rivoluzioni condividono è l’impegno da parte della stragrande maggioranza per il rispetto totale dei diritti di proprietà.

Tutte le società, non importa quanto siano dispotici i loro governanti, devo possedere un accordo di base per il rispetto dei diritti di proprietà, anche se tale rispetto viene dovuto per abitudine, piuttosto che per apprezzamento intellettuale. Tutti sanno che si tratta di un reato di stupro o omicidio, anche i violentatori e gli assassini lo sanno.

Tali, nozioni di giustizia, intuitive e universali, costituirebbero la base per un sistema di diritto privato. Questo ampio consenso permetterebbe ai più specifici diritti definiti contrattualmente di evolversi. Il processo dovrebbe essere continuo, con uno stadio di titoli di proprietà codificati e norme giuridiche che costituiscono la base per la prossima generazione di giudici e studiosi da sistematizzare ed estendere.

Mettendo da parte l'affermazione antropologicamente che "tutte le persone" considerano lo stupro e l'omicidio come crimini e l'affermazione altrettanto problematica che il rispetto per i diritti di proprietà privata è "universale" e "intuitivo", trovo improbabile che la rivoluzione di Murphy sarebbe sostenuta dalla "stragrande maggioranza" delle persone, né oggi né in futuro. Anche se lo fosse, tuttavia, tale supporto uni-generazionale non giustificherebbe, a mio parere, la creazione di un ordine proprietario permanente, non democratico, mondiale. Per quanto posso dire, vorrebbe dire avere un dissidente, in questo sistema, quando qualcuno è colpevole degli stessi peccati di maggioritarismo coercitivo che i libertari hanno posto come base del repubblicanesimo liberale costituzionale.

Infine, anche ammettendo che la rivoluzione di Murphy fosse possibile e probabile che fosse universalmente popolare, il sistema giuridico post-rivoluzionario che propone ha bisogno di un sacco di sviluppo:

Un critico sofisticato potrebbe sostenere che la mia proposta si fonda su un ragionamento circolare: come possono le persone utilizzare i contratti per definire i diritti di proprietà quando un sistema di diritti di proprietà è necessario per stabilire quali contratti siano validi? Dopo tutto, Smith non può vendere a Jones una macchina per una certa somma di denaro, a meno che non sia stabilito in anticipo che Smith è il solo proprietario della vettura (e Jones il proprietario della somma di denaro).

Per vedere la soluzione, dobbiamo “rompere” il problema in due parti. In primo luogo, dovremmo chiedere: "Può il libero mercato fornire una base per l'interazione sociale?" credo che le parti precedenti abbiano dimostrato questo.

Cioè, io ho mostrato sopra che se avessimo un sistema di titoli di proprietà riconosciuti da imprese concorrenti e quindi un sistema contrattuale che disciplina lo scambio di quei titoli, questo formerebbe una base stabile per il diritto privato.

Ora, si tratta di una questione completamente diversa dal chiedere, "Come sono inizialmente definiti e assegnati questi titoli?!".

Questo è un argomento vasto e sarà affrontato nella prossima sezione. Ma per affrontare la questione in quanto ci si riferisce ad un presunto regresso all'infinito, consideriamo il diritto contrattuale.

Il diritto del contratti è una specifica branca del diritto, tanto quanto il diritto della responsabilità civile o il diritto costituzionale. Viene utilizzato, ad esempio, per determinare se un contratto tra due parti è giuridicamente vincolante.

Ora sicuramente il diritto contrattuale non può essere stabilito in un sistema anarchico di diritto contrattuale, non sarebbe questa una petizione di principio?!

No. Gli impegni contrattuali degli individui dovrebbero contenere disposizioni per tutte le contingenze gestite dal diritto contrattuale odierno. Ad esempio, la compagnia di assicurazione di un cliente dovrebbe promettere, "garantiremo ogni eventuale debito che il nostro cliente non riesce a pagare, a patto che gli obblighi siano stati definiti in un contratto valido, secondo le modalità descritte nell’opuscolo standard Contract Law pubblicato dallo studio legale Ace".

Questo opuscolo richiederebbe forse firme in inchiostro nero, “viste” notarili per le grandi somme, che i firmatari di un contratto siano di età e sobrietà sufficiente e non fossero sotto costrizione quando è stato fatto il contratto. Come con tutti gli elementi di diritto privato, le regole precise che disciplinano l'interpretazione del contratto sarebbero determinate dai (talvolta contrastanti) desideri di tutti attraverso la prova dei profitti e delle perdite.

Infine, tenete presente che l'ultimo giudice in un determinato caso è ... il giudice. Non importa quanto voluminosi siano i libri di diritto, o quanto ovvi i precedenti, ogni caso dipende, in ultima analisi, dall'interpretazione personale di un arbitro o giudice che deve pronunciare la sentenza.

Non dobbiamo mai dimenticare che gli statuti scritti, in quanto tali, sono impotenti a meno che siano utilizzati da persone competenti ed eque. Solo in un sistema volontario e competitivo c'è qualche speranza per una eccellenza giudiziaria.

 Per quanto posso dire, il sistema di diritto utopico di Murphy rispetterebbe i seguenti profili di base:

  1. Tutte le leggi dovrebbero essere derivate dalla sovrapposizione dei sistemi privati di legge, dei contratti privati, ed interpretate dalla sovrapposizione degli stessi sistemi giudiziari privati e fatte rispettare mediante la sovrapposizione di enti privati, i quali sarebbero concordati da tutte le parti interessate.
    Uso questo per dire che ogni individuo si presume che abbia acconsentito, non solo in termini espliciti ed impliciti e agli effetti previsti e imprevisti di qualsiasi e tutti i contratti che ha firmato, ma anche a qualsiasi e tutti i contratti stipulati dal suo contratto da altri soggetti-parte che direttamente o indirettamente interessano uno qualsiasi dei suoi interessi; e di ogni e tutti i contratti stipulati dai responsabili per interpretare e far rispettare i suoi contratti. Pertanto, la legittimità del sistema deriverebbe, in ultima analisi, dal consenso (implicitamente presunto) di ogni individuo ad un sistema di compensazione legale meta-contrattuale nel quale è stato incorporato ognuno dei suoi contratti. Questo è, a mio parere, quasi tautologicamente utopico. 

  2. Le controversie contrattuali dovrebbero essere risolte in conformità con le disposizioni stabilite di contingenza (…) dal contratto stesso.
    Prendo questo per dire che una controversia tra parti in merito all'interpretazione e alla giurisdizione di una clausola di contingenza, come avviene regolarmente per quanto riguarda le clausole arbitrali nei contratti convenzionali, sarebbe determinato in conformità con una sorta di clausola di meta-contingenza, la cui interpretazione sarebbe quindi oggetto di una clausola di meta-meta-contingenza, e così via in una catena infinita di clausole di contingenza gerarchicamente annidate. E' difficile capire come il sistema di Murphy eviti questo regresso all'infinito, nonostante il suo coraggioso tentativo di farlo. 

  3. I disaccordi sulle teorie della interpretazione del contratto saranno determinate sulla base della interpretazione soggettiva dei giudici, i cui principi giurisprudenziali sarebbero determinati attraverso un mercato competitivo a scopo di lucro in conformità con il test "profitti e perdite". Come la vedo io, questo significherebbe che coloro che possono permettersi di pagare di più si assumerebbero meritare una più alta qualità delle decisioni giudiziarie. Il sistema proposto da Murphy sarebbe ancora peggiore, tuttavia, dal momento che come un agente alla ricerca del profitto, un giudice sarebbe libero di modificare la propria metodologia giudiziaria al fine di sollecitare qualsiasi forma di corruzione compensazione ritenuta accettabile nei termini del contratto in questione. Questa determinazione della accettabilità di questo sarebbe, a sua volta, fatto da parte di (…) un altro giudice. Piuttosto che affrontare direttamente il fatto che un sistema giuridico puramente basato sul profitto è intrinsecamente incline alla corruzione, la soluzione di Murphy è semplicemente quella di spostare in giro il rischio, dagli avvocati ai giudici alla stampa. Secondo Murphy, questo approccio riduce il rischio a causa delle - avete indovinato! - forze di mercato: 

Solo perché un organismo arbitrale ha stabilito un certo modo questo non metterebbe tutti d'accordo, proprio come le persone si lamentano delle scandalose sentenze dei tribunali dei giudici statali. La stampa dovrebbe evidenziare le sentenze ingiuste e la gente perderebbe fiducia nell'oggettività delle decisioni dell'Agenzia X. Potenziali dipendenti ci penserebbero due volte prima di lavorare per la grande impresa, fintanto che richiederà (nei suoi contratti di lavoro) che le persone si sottopongano alla sospetta Agenzia X.

Altre imprese patrocinerebbero diverse agenzie di arbitrato più affidabili, ed i lavoratori andrebbero a greggi verso di loro. Abbastanza presto, la grande azienda corrotta e L’Agenzia X di Arbitrato subirebbero enormi sanzioni pecuniarie per il loro comportamento. 

Questo argomento si basa su una serie di ipotesi che vedo molto problematiche, tra cui a) che il pubblico sarebbe in grado di distinguere tra una stampa obiettiva ed etica ed agenti di propaganda pagati; b) che la persona media sarebbe in grado di analizzare argomenti giuridici complicati per determinare se i giudici e gli agenti che devono applicare la legge agiscono o no in modo corrotto; c) che i mercati per i giudici, le forze e la stampa rimarrebbero frammentati, piuttosto che integrati verticalmente con la produzione di agenzie monopolistiche che offrono poca scelta reale per i consumatori.

4. Le agenzie private per l’esecuzione contrattuale potrebbero pensare di essere autorizzate ad esercitare violenza legittima nei casi di inadempimento contrattuale, come determinato da un particolare giudice le cui competenze sarebbero contrattualmente determinate secondo l'interpretazione (…) dello stesso giudice particolare.
Per quanto ne so, non esiste un meccanismo nel sistema di Murphy per proteggere un individuo che, simile ad un capo di Stato sovrano affrontasse delle accuse di fronte alla Corte penale internazionale, semplicemente rifiutando di riconoscere l'autorità di un determinato contratto, il giudice, o l’agenzia di esecuzione. Di conseguenza, è possibile che un individuo si possa trovare imprigionato o costretto da un ente competente che non ha mai scelto, come conseguenza di una decisione di un giudice alla cui autorità non si è mai sottomesso e per la violazione di una disposizione contrattuale che non avrebbe mai pensato di accettare - tutto in nome di un mercato volontario e non-coercitivo.

Conclusioni

Il sistema di “diritto privato” proposto da Murphy, per quanto io possa dare un senso di esso, solleva un sacco di “sopracciglia” giurisprudenziali e logistiche. Queste preoccupazioni sono state per lo più ampiamente esplorate nella relativa letteratura della scienza giuridica e politica, ma i miei commenti sopra di forniscono un'idea generale di quelle che percepisco essere alcune delle questioni principali. E' possibile che Murphy e/o altri abbiano delle risposte a queste critiche e che il suo modello si riveli essere un'alternativa fattibile per uno Stato basato sulla legge del diritto. A questo punto, però, vedo poche prove che sia questo il caso.

Fonte.  

Traduzione a cura di Luca Pezzotta.