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Perché gli economisti si sbagliano quasi sempre

Questo titolo ridondante è quasi l’opposto dell’arrogante affermazione di supremazia economica pubblicata dal britannico Daily Telegraph - nella pagina editoriale della sezione economica - ad opera di Andrew Lilico. Intitolato nell'edizione cartacea “Gli economisti hanno quasi sempre ragione sulle cose, nonostante quello che potreste pensare”, i suoi contenuti e toni sintetizzavano tutto quello che della teoria economica, e del credo cieco che vi ripongono gli economisti, mi portò a scrivere Debunking Economics più di dieci anni fa.

 

Figura 1: larticolo di Lilico nella edizione cartacea del Daily Telegraph


I due fattori principali che resero quel libro necessario furono l'abilità degli economisti di intimidire gli avversari con la loro apparentemente profondità di conoscenza di una materia difficile, e la realtà che la conoscenza degli economisti della propria materia era, per coniare una frase, nemmeno che superficiale: era di frequente completamente sbagliata.

L’articolo di Lilico ne conteneva numerosi esempi, ma mi concentrerò su quello apparentemente esoterico: la sua difesa del presupposto del comportamento razionale, che è parte integrante della teoria economica convenzionale. Come pezzo di prosa, la sua difesa è un gioello di “logica” e linguistica che dovrebbe far rotolare i fan di Noam Chomsky dal ridere, ma questo non è il motivo per cui lo sto citando:

“Ma la razionalità non è un'ipotesi della teoria economica ortodossa in quel senso. E' invece quello che viene definito un “assioma”. Nessun comportamento può provare che le persone non siano, nei fatti, razionali, perché per un economista ortodosso il solo tipo di spiegazione per ogni comportamento che conti come spiegazione economica è un una spiegazione che dia senso a quel comportamento - il che dimostra perché il comportamento sia razionale. (Lilico, 2014/01/22)”

Ok, ora smettete di ridacchiare (oppure mettete via la bottiglia di brandy). A parte il fatto che questo descriverebbe come razionale sia il suicidarsi (e si, certo, ci sono teorie economiche che lo affermano) sia il non suicidarsi, è sbagliato anche a proposito della teoria economica stessa. Questo poichè Paul Samuelson, primo sviluppatore della sottostante teoria della scelta razionale, reagì precisamente a questa critica dell’economia come non-scientifica: se una teoria può spiegare tutto, non spiega nulla - una posizione che lo stesso Lilico sostiene nel tirare un pugno ai critici professionisti come me:

“L’irrazionalità e altre eterodossie sono solitamente qualcosa di poco meglio di una teoria della cospirazione omnicomprensiva,che spiega tutto e quindi nulla - perché sebbene molti comportamenti possano non essere razionali, non c’è comportamento che non sia irrazionale. Nel processo, all’eterodossia sfugge tutto quello che è proficuo e importante.”

Ok, si è tirato la vanga sui piedi criticando l’eterodossia per “spiegare tutto e quindi nulla”, quando precisamente la stessa critica si applica alla sua infalsificabile definizione di razionalità, la tripla negazione nella penultima frase potrebbe rendere necessario un altro sorso di brandy - e Chomskiani, alzatevi dal pavimento. Ma ritorniamo a Paul Samuelson e al perché Lilico non sa di quello di cui sta provando a parlare.

Nel 1938, Samuelson (Samuelson, 1938) sviluppò quanto divenne famoso come “gli assiomi della preferenza rivelata”, in risposta alle critiche che una componente chiave del concetto economico della razionalità fosse non-osservabile, e quindi più metafisica che scientifica - secondo la definizione di scienza data da Popper.

Questa era l’idea dell'utilità soggettiva, e la sua rappresentazione nelle cosiddette “curve di indifferenza” che John Hicks ha recentemente ricevuto in eredità. Samuelson, in altre parole, non era felice che la teoria si basasse meramente su credenze insindacabili - eppure Lilico crede di difendere la teoria economica affermando che la razionalità è un “assioma” incontestabile. Questo è tipico: gli economisti mainstream come Lilico non conoscono la storia della loro stessa disciplina, per non parlare di conoscere qualcosa dei suoi difetti.

La letteratura economica contiene inoltre la confutazione dello sprezzante “Nessun comportamento può provare che le persone non siano, nei fatti, razionali.” di Lilico. Infatti, Samuelson disegnò i suoi “assiomi di preferenza rivelata” così che fosse possibile testare il comportamento delle persone e stabilire se queste fossero o meno razionali. Questi assiomi del comportamento razionale erano:

Completezza: mostrati due panieri di spesa pieni di beni, un consumatore sarebbe stato in grado di dire quale fosse il suo preferito (o se gli fosse indifferente la scelta).
Transitività: se il consumatore preferiva il paniere A al paniere B, ed il paniere B al paniere C, allora necessariamente doveva preferire il paniere A al paniere C.
Non - sazietà: se il consumatore era indifferente ai due panieri A e B, gettando una barretta di Mars dentro il carrello A il consumatore doveva preferire il paniere A al paniere B.
Convessità: questo è un po’ più complicato da spiegare. Se il consumatore era indifferente tra A e B, allora qualsiasi paniere contente un misto dei beni di A e B avrebbe dovuto essere preferito ad A o B.

La tesi di Samuelson era che, se il consumatore si fosse comportato razionalmente come definito da questi assiomi, allora si sarebbe potuto presentare loro un’intera gamma di panieri, e dedurre dove fossero le loro “curve di indifferenza” - così che non fosse vero che fossero inosservabili, potendoli in effetti derivare dalla ricerca empirica.

Alla fine degli anni ’90, l’economista tedesco Reinhard Sippel decise di mettere alla prova tutto questo con un esperimento meticoloso: presentò ai suoi studenti insiemi di prezzi che potevano usare per “comprare” una manciata di beni, dove le scelte erano assemblate per testare quanto fossero razionali questi studenti secondi gli “assiomi della preferenza rivelata”.

La sostanziale maggioranza dei suoi studenti risultò essere “irrazionale” secondo la teoria del comportamento razionale, poichè violavano alcuni, o tutti, i suoi assiomi. Avrebbero scelto il paniere A invece del B una volta, e il B al posto di A un’altra; data una scelta tra A e B, avrebbero scelto B, quindi tra B e C avrebbero scelto C; infine tra C ed A, avrebbero scelto A.

Erano “irrazionali”? No, certamente no: è la definizione di razionale dell’economia mainstream ad essere “irrazionale”, poiché ignora l’abbagliante complessità che esiste anche in quello che appare essere una semplice scelta tra differenti combinazioni di una manciata di beni - diciamo dieci per esempio, dove si potrebbe comprare da zero a nove unità di ogni bene.

Quanti panieri di spesa potreste riempire con differenti combinazioni di quei 10 beni? Cento milioni di dannati carrelli. Provate a immaginare di un parcheggio riempito con 10.000 carrelli in una direzione e 10.000 in un altra. Pensate che (dato un insieme i prezzi e un vincolo di reddito) potreste facilmente scegliere quello che preferite tra tutti quelli che potreste permettervi?

Certo che no. Quindi quello che razionalmente fate è ignorare molte di queste combinazioni, usando gruppi di beni differenti insieme (“compra frutta” piuttosto che “compra mele o arance o banane o…” secondo di quale sia più conveniente), seguire le abitudini (“Papà, perché ci dai sempre le rape?), tradizioni, ecc… Quindi il comportamento razionale non è quello che Samuelson ha definito essere - considerare tutte le opzioni e scegliere la migliore - ma ridurre la complessità del processo decisionale in maniera sensibile così che si possano prendere decisioni soddisfacenti in un tempo finito.

Ho un gran rispetto per Sippel perché sono sicuro che pensò, quando preparò l’esperimento, che avrebbe difeso la teoria e l’avrebbe fatta vivere per i suoi studenti. Invece, osservò i risultati sperimentali e concluse che contraddicevano la teoria economica:

“Concludiamo che la prova dell’ipotesi della massimizzazione dell’utilità è al suo meglio mista… vorremmo sottolineare la diversità del comportamento individuale e mettere in discussione l’universalità del principio di massimizzazione…,” disse. “Dovremmo quindi prestare maggiore attenzione ai limiti di questa teoria come descrizione di come effettivamente le persone si comportino, per esempio, come ad una teoria positiva del comportamento del consumatore. Riconoscendo questi limiti, noi economisti dovremmo forse essere un po’ più modesti nelle nostre “ambizioni imperiali” di spiegare comportamenti non di mercato secondo principi economici.”

La reazione di Sippel al suo esperimento è stata un tratto da vero scienziato. La difesa di Lilico dell’economia a dispetto dei suoi molti fallimenti empirici è il tratto di un fanatico. Questa è la vera debolezza della teoria economia mainstream: genera nei suoi sostenitori un credo folle che è impermeabile alla realtà empirica.


 

Traduzione di Emiliano Galati con la revisione di Cecilia Aventaggiato

Fonte:
http://www.businessspectator.com.au/article/2014/1/27/economy/why-economists-are-almost-always-wrong