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La necessità del debito pubblico

 

Breve sintesi dell'articolo su Teoria Monetaria della Produzione e Debito Pubblico presentato da Giorgio Gattei alla riunione annuale del 2013 della Associazione Italiana degli Storici del Pensiero Economico (AISPE)

 La necessità del debito sovrano dedotta dalla Storia del pensiero economico

 

1. C’è stato un tempo in cui, nel pensiero economico, si è teorizzato che un’economia di mercato pienamente libera di operare, assicurando il pieno impiego di tutti i fattori produttivi, realizzerebbe un equilibrio di lungo periodo in cui le imprese non avrebbero fatto “né profitto né perdita”. E’ questo il paradosso del profitto prodotto che non è altro che la logica conseguenza del fatto che in una posizione di equilibrio di lungo periodo gli investimenti risultano perfettamente eguali al risparmio disponibile.

2. Il pensiero economico del Novecento ha superato questo paradosso dimostrando che la produzione di profitti positivi è possibile quando il valore dell’investimento supera al risparmio - e questo sia nel caso, alla Schumpeter, di un maggiore investimento rivolto a ridurre i costi di produzione che in quello, alla Keynes, necessario per aumentare il prezzo di vendita delle merci prodotte. Ma come realizzare l’eccedenza degli investimenti sul risparmio? Mediante il finanziamento bancario alle imprese, così che la banca non è più soltanto un passacarte (o un guardaroba) tra risparmiatori ed investitori, bensì il luogo di produzione di potere d’acquisto aggiuntivo. Ne risulta che solo in virtù del queste ultime le imprese possono arrivare a produrre profitti positivi.

3. La Teoria Monetaria della Produzione elaborata al termine del Novecento ha sviluppato l’argomento individuando un secondo paradosso. Se col finanziamento bancario le imprese sono messe in grado di produrre profitti positivi, essi saranno realizzati in moneta sul mercato? Mettiamo che nella produzione sia stata investito l’intero finanziamento bancario, oltre a tutto il risparmio disponibile, e che quindi il valore del capitale investito in mezzi di produzione e forza-lavoro sia stato accresciuto del profitto così prodotto, al momento della vendita della produzione ci sarà sul mercato soltanto il denaro equivalente a quel finanziamento e a quel risparmio, così che il profitto, sebbene prodotto, non potrà essere convertito in moneta. E’ questo il paradosso del profitto realizzato.

4. Affinché si possano realizzare (e non solo produrre) profitti positivi è necessario che sul mercato sia presente una quantità di moneta aggiuntiva, oltre a quella immessa dai risparmiatori e dal finanziamento bancario alle imprese. E qui le alternative offerte dalla pensiero economico sono state diverse: dalle miniere d’oro che dovrebbero fornire col minerale estratto il denaro mancante, alla moneta pagata dai paesi stranieri che importano le merci nazionali oppure, nel caso di una circolazione monetaria cartacea e a prescindere dal commercio internazionale, dalla presenza di un altro soggetto economico che s’indebiti presso le banche. E’ questo lo Stato: infatti solo se al precedente finanziamento bancario alle imprese si aggiunge un indebitamento sovrano le merci possono trovare sul mercato la moneta necessaria a realizzare (e non solo a produrre) profitti positivi.

5. In conclusione, se la presenza di un finanziamento bancario alle imprese è condizione per produrre profitti reali positivi, è la presenza di un indebitamento finanziario dello Stato che realizza profitti monetari positivi, al punto che una eventuale riduzione del debito sovrano comporta la simultanea diminuzione del finanziamento bancario alle imprese, perché i profitti eventualmente prodotti non possono venire realizzati, costringendo le imprese ad investire nei limiti del solo risparmio disponibile e quindi, alla lunga e in concorrenza perfetta, a non fare “né profitti né perdite”.


Per approfondire il tema guarda le interviste al prof. Giorgio Gattei