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Una difesa conservatrice dei programmi di lavoro garantito

John Locke è il “padre” della teoria del diritto di proprietà, e continua ad essere citato in difesa della proprietà privata. Nel secondo volume dei suoi Due Trattati sul Governo, Locke specifica le condizioni che devono essere soddisfatte affinché la proprietà possa essere definita legittima. Innanzitutto, ogni sottrazione della proprietà da parte dei “commons” (proprietà collettiva o pubblica) deve essere basata sul lavoro che è stato necessario al proprietario per migliorare la proprietà stessa. (Sebbene Locke si concentri sulla proprietà terriera, il suo argomento può essere applicato in senso più generale.)

John LockeTuttavia, ci sono due ulteriori condizioni che devono essere soddisfatte, ovvero i vincoli del “pregiudizio” e del “saccheggio” – e questi vengono visti come vincoli morali. Essenzialmente, il vincolo del pregiudizio significa che nessuno può essere svantaggiato a causa dell’appropriazione altrui della proprietà; tutti devono beneficiarne, anche se qualcuno può beneficiarne più di altri. Il vincolo del saccheggio invece implica che nessuno può accumulare più proprietà di quanto possa utilizzarne con il proprio lavoro. Se uno dei due vincoli non viene rispettato, sono proposte due opzioni: gli svantaggiati hanno il diritto di ribellarsi e abbattere un regime di proprietà privata, oppure il governo ha l’obbligo di entrare in gioco per riequilibrare la situazione nell’interesse generale della comunità.

Ora, è chiaro che ogni possedimento – fabbriche giganti, la multinazionale moderna, e così via – violino il vincolo del saccheggio. Lo stesso Locke è consapevole del fatto che ci sia un problema nella sua formulazione al punto che, se seguita rigorosamente, il processo di accumulazione capitalistica non potrebbe procedere. (Egli ha provato a smarcarsi dal suo dilemma auto-imposto sostenendo che l’accumulazione di denaro – l’oro nella sua visione – è moralmente accettabile perché non viola né il vincolo del pregiudizio né quello del saccheggio; ognuno può accumulare denaro, e il denaro (oro) non saccheggia. Per una valutazione critica della proposta risolutiva di Locke, potete consultare Bell, Henry e Wray 2004). Il problema principale che viene affrontato qui è se la disoccupazione violi o meno il vincolo del pregiudizio, il che mette in discussione il continuo mantenimento in essere di un regime di proprietà privata. Se così fosse, da un punto di vista puramente lockiano, il governo deve intraprendere un programma volto a garantire il pieno impiego nell’interesse della società nel suo insieme, e ciò costituisce un obbligo morale.

Bisogna notare che Locke sostiene una posizione che oggi può essere considerata politicamente conservatrice. Ai suoi tempi, Locke era considerato simile ad un radicale, ma con il passare del tempo la proprietà privata è diventata talmente organica alle nostre istituzioni e alle nostre abitudini di pensiero che si potrebbe parlare di una sua santificazione come condizione necessaria per la nostra stessa esistenza – l’essenza della “libertà”.  Perciò, da una posizione conservatrice moderna, ciò che segue dovrebbe essere visto come coerente con la difesa della proprietà elaborata da Locke e, nuovamente, Locke continua ad essere chiamato in causa come punto di riferimento fondamentale nei dibattiti attuali.

È chiaro che in una società capitalistica moderna, la maggior parte di quel segmento non-proprietario della società – che costituisce sempre più la maggioranza della popolazione – dipende dal settore privato (proprietario) per l’occupazione, quindi per il reddito, perciò per il benessere. Tuttavia, non c’è nulla all’interno dei meccanismi dell’economia moderna in grado di garantire che il settore privato offrirà abbastanza lavoro per soddisfare i bisogni di occupazione dei non-proprietari. (Né, per questo motivo, che i salari offerti soddisferanno i bisogni associati con il benessere.) In realtà, il caso standard è che vi sia sempre un certo ammontare di disoccupazione; il “pieno” impiego (in qualunque modo venga determinato) è eccezionale e solitamente coincidente con guerre su larga scala – quando buona parte della forza lavoro è mandata ad uccidere e morire. Poiché i non-proprietari (lavoratori) dipendono dai proprietari per trovare lavoro, e se quell’occupazione non è in arrivo, i lavoratori sono pregiudicati dall’esistenza della proprietà privata: il “patto sociale” fra proprietari e non-proprietari è stato violato; non tutti traggono vantaggio dall’accordo.

Ciò mette anche in discussione i problemi riguardanti il vincolo del saccheggio. Se qualcuno dovesse acquisire più proprietà di quanto possa utilizzare esercitando il proprio lavoro, se egli “entrasse in possesso di una quota maggiore della sua, e derubasse gli altri” (Locke, p. 318), agli altri sarebbe impedito l’utilizzo delle risorse saccheggiate a seguito della privatizzazione e ne verrebbero perciò pregiudicati. Il saccheggio offende “…la Legge comune della natura”, e il proprietario “sarebbe passibile di punizione perché non avrebbe Diritti al di là di quanto fosse relativo al suo Utilizzo…” (Ibid, p. 313; corsivo nell’originale). Locke, se fosse coerente, si opporrebbe a possedimenti su larga scala. Una soluzione lockiana a questo problema sarebbe l’imposizione di una democrazia “in stile Jefferson” nella quale tutti sarebbero piccoli agricoltori indipendenti, artigiani, e così via. Ma questo non è il capitalismo, nel quale una classe di proprietari assume una classe di lavoratori non-proprietari. (In realtà, sembra che ci si muova verso una direzione opposta rispetto a quella che Locke considererebbe legittima.  Alcuni ordinamenti recenti che permettono ad imprese private nel settore del petrolio e del gas di utilizzare grandi possedimenti nel loro interesse e causare grave “pregiudizio” che ricade sia sui non-proprietari che sui piccoli proprietari – i danni di tipo ambientale, alla salute e in altre forme che vengono inflitti dal “fracking”, la costruzione di oleodotti, e così via – rappresentano un’abrogazione della responsabilità morale del governo. Potete leggere: http://readersupportednews.org/news-section2/328- 121/13067-oil-and-gas-companies-can-take-your-land.)

Ora, mentre tutto ciò evoca lo spettro della rivolta, concentriamoci sull’alternativa più “ragionevole” – un programma di lavoro garantito. Per Locke, se i due vincoli vengono violati il governo ha l’obbligo morale di supervisionare la correzione del problema. Una soluzione potrebbe essere un sussidio di disoccupazione molto generoso che eguaglierebbe almeno il salario che si potrebbe guadagnare se si avesse un lavoro. In aggiunta a questo trasferimento, tuttavia, il pacchetto di benefit dovrebbe includere una somma volta a compensare i costi psicologici dell’essere disoccupati, la perdita di competenze come effetto dell’assenza di lavoro, forse un ammontare addizionale per risarcire il “marchio sociale” associato all’incapacità di assicurarsi un lavoro. Tutto questo sarebbe necessario per indennizzare il “pregiudizio” lockiano causato da chi detiene la proprietà e poessiede la capacità di assumere lavoratori ma che non lo fa in una misura sufficiente. Chiaramente, ciò è impraticabile poiché il pacchetto di benefit sarebbe notevolmente maggiore rispetto ai salari pagati agli occupati e molti lo vedrebbero come un’alternativa più soddisfacente rispetto al lavoro. Probabilmente i salari sarebbero portati a crescere, causando l’incremento dei costi nel settore privato; e il segmento proprietario della popolazione opporrebbe una forte resistenza.

L’altro approccio, e l’unico che sia praticabile, è un programma di lavoro garantito. I governi hanno la capacità di implementare programmi di occupazione che non competono con i settori lavorativi del settore privato – e in realtà potrebbero essere complementari ad essi. Data la loro capacità di spesa senza incorrere in vincoli di profitti (un aspetto importante della cosiddetta Teoria della Moneta Moderna), i governi possono organizzare programmi per assumere tutti coloro che desiderano un lavoro e, se strutturati correttamente, fornire risorse utili alla società. La ricostruzione di infrastrutture negli USA e altrove viene subito in mente. E un programma simile fornirebbe chiaramente benefici al settore privato. Cioè, non confliggerebbe con i diritti di proprietà esistenti. La lista di progetti è estesa: scuola, ospedali e così via. Inoltre, non ci si dovrebbe dimenticare delle varie possibilità nel settore dei servizi, inclusi i progetti pubblici nel campo delle arti. Uno sguardo rapido alle imprese del Works Progress Administration [NdT: una delle maggiori agenzie pubbliche istituita dall’amministrazione Roosevelt nell’ambito del New Deal] degli anni ’30 confermerà che il governo può intraprendere ed ha intrapreso attività utili che migliorano il benessere personale e sociale. E può farlo in maniera efficiente (sebbene l’efficienza nel senso di minimizzare i costi o potenziare i ricavi non debba costituire un obiettivo).

John Locke approverebbe? Se lo si prendesse in parola, la risposta sarebbe un indubbio “sì”. Quando la disoccupazione è vista come un “pregiudizio” che deriva dal normale andamento di un regime proprietario, il governo ha l’obbligo morale di correggere il problema. E questa è una posizione politicamente conservatrice.

Fonti:

Bell, S., Henry, J, e Wray L. “A Chartalist Critique of John Locke’s Theory of
Property, Accumulation, and Money: Or, is it Moral to Trade Your Nuts for Gold?” Review of Social Economy, LXII, n.1, March 2004.

Locke, John. Two Treatises of Government, a cura di Peter Laslett. Cambridge: Cambridge University Press, 1967.

(Originariamente pubblicato su New Economic Perspectives)