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Martin Wolf: Lerner, Cartalismo e Modern Monetary Theory

Un'altra scuola di pensiero, chiamata “Cartalismo” (dall'idea che la moneta è solo un segno, dalla parola latina charta), argomenta che il fallimento concettuale della ortodossia fiscale e monetaria contemporanea non è quello di dare troppa importanza alla banca centrale o al ruolo discrezionale del governo, ma di darne troppa poca; per questo, essi vanno ben oltre Keynes e molti Keynesiani. L'idea essenziale è che lo scopo della politica fiscale e monetaria è di assicurare il pieno impiego. In un'economia basata su una moneta fiat sganciata da qualsiasi parità fissa, il governo non ha alcun vincolo fiscale; può sempre creare moneta che verrà accettata dai residenti. I vincoli sono solo macroeconomici, in particolare legati ad un eccesso d'inflazione.

Adam Smith parlò dell'idea della moneta come creazione dello stato, notando come i governi delle colonie britanniche nel nord America “avessero fornito una quantità di moneta sufficiente e in certi casi più che sufficiente per condurre i loro affari interni”. Ma la teoria emerse nella sua piena forma nel 1895, all'epoca del Gold Standard, con la pubblicazione dell'analisi di Georg Friedrich Knapp sul ruolo dello stato come creatore di moneta. Egli sostenne che la tassazione dà valore alla moneta, dal momento che i cittadini ne hanno bisogno per pagare le tasse. Ciò poi la rende accettabile in tutta l'economia. Si tratta semplicemente del metodo più veloce per trasferire il maggior numero di crediti possibile, visto che il governo è il debitore più importante e permanente rispetto a qualsiasi agente economico e la moneta è solo un trasferimento di crediti: il suo valore deriva dalla volontà delle persone di avere fiducia in questa.

Questa idea influenzò Keynes e venne inclusa nell'approccio della “finanza funzionale” proposto dall'influente Post-Keynesiano Abba Lerner (1930-1982). Dal momento che il governo può emettere moneta a suo piacimento, il livello della tassazione e il livello dei suoi prestiti sono strumenti che possono influenzare l'economia. Perciò tutte le analisi economiche di bilancio basate sulle famiglie applicate allo stato sono un non senso, a meno che non venga perduta la capacità di creare moneta (come è avvenuto nell'Eurozona). Secondo Lerner “il governo dovrebbe aggiustare il suo tasso di spesa e di tassazione affinché la sua spesa totale sia necessaria né più né meno a perseguire l'obiettivo del pieno impiego di tutti i fattori al livello corrente dei prezzi. Se ciò vuol dire che deve esserci un deficit, prestiti più ampi, emissione di moneta, ecc.., allora vuol dire che tutto questo non è né bene né male in sé, si tratta semplicemente di modi per assicurare il pieno impiego e la stabilità dei prezzi”. Finché queste politiche non determineranno un eccesso di domanda, non c'è ragione di temere gli effetti inflazionistici. Questo non significa che non ci siano vincoli alla politica monetaria, ma questi vengono dall'inflazione e dal rischio associato di un brusco declino nel valore della moneta rispetto ad altre valute.

Oggi i sostenitori di questo insieme di idee lo chiamano “teoria della moneta moderna” (modern money theory). Un punto essenziale è che il settore privato può essere un accumulatore netto di asset finanziari solo se i governi hanno dei deficit o l'economia nel suo insieme ha un surplus di bilancia dei pagamenti (ciò significa che gli stranieri devono avere un deficit finanziario). Se il governo, in tempi di prosperità, decide di tenere un bilancio in surplus, come i Keynesiani ortodossi propongono, il settore privato avrà un deficit finanziario, in assenza di un surplus di bilancia dei pagamenti. Il deficit del settore privato dovrà essere finanziato dalla creazione di credito bancario, che potrebbe dimostrarsi destabilizzante.

Un punto cruciale e indiscutibile della teoria monetaria moderna è questo: le banche non prestano le riserve della banca centrale. Le banche creano prestiti da sole, come ho spiegato sopra. Esse non hanno bisogno di riserve per fare questo e, infatti, in molti periodi, i loro depositi di riserve sono insignificanti. Solo la banca centrale (tramite operazioni di mercato aperto), il governo (tramite la spesa e la tassazione) o gli individui privati (tramite la riduzione o l'aumento dei loro contanti) possono cambiare il livello aggregato di riserve bancarie. Nemmeno l'ammontare di moneta che le banche creano è legato in modo diretto alle riserve nel sistema monetario contemporaneo, come le banche centrali hanno scoperto: le riserve aumentarono notevolmente dopo la crisi, ma i prestiti no. L'ammontare di moneta che le banche creano dipende solo dalle considerazioni su quanto profitto è possibile trarre dai prestiti ai tassi d'interesse stabiliti dalla banca centrale.

Poiché le percezioni di rischio delle banche variano notevolmente, a seconda dell'ambiente economico (per il quale loro stesse sono, in aggregato, in gran parte responsabili), la loro volontà di creare prestiti varierà a sua volta della stessa misura, passando da un prosperoso “tempo di esplosione del credito” ad una restrizione dello stesso. Se una banca ha bisogno di riserve per soddisfare gli accordi o le obbligazioni in contante, le banche centrali odierne le offriranno al tasso di interesse che hanno stabilito. Perciò, questo tasso di interesse determinerà il tasso al quale le banche presteranno. Se la banca centrale farà un quantitative easing (cioè creerà moneta col quale potrà comprare asset dal pubblico), aumenterà le riserve bancarie aggregate automaticamente. La banca centrale pagherà i membri del settore privato in cambio delle azioni che acquisterà da essi. I membri del settore privato poi depositeranno questa moneta nei loro conti alle banche commerciali, le quali poi potranno aumentare le loro passività verso il settore privato stesso e segnare un aumento dei depositi alla banca centrale. Questi aumenti di depositi sono, ovviamente, riserve bancarie.

In più, per ripetersi, le banche stesse non possono fare niente per ridurre il livello aggregato di riserve bancarie, finché il solo uso delle riserve sia quello di essere scambiate con altre banche. Famiglie e imprese non hanno conti alla banca centrale. Così una perdita di riserve (depositi) di una banca alla banca centrale è sempre un guadagno di un'altra banca. Ciò non influenza la quantità totale di riserve. Di certo, il governo e la banca centrale possono cambiare le quantità di riserve attraverso l'acquisto e la vendita di asset nel mercato. Allo stesso tempo, il pubblico può cambiare la quantità di riserve tramite la richiesta di contante, al posto di depositi. Le banche, in cambio, prendono il contante dalla banca centrale, in cambio delle loro riserve o attraverso i prestiti dalla banca centrale, che creano le riserve. In breve, si può prevedere la relazione tra banche e la banca centrale come identica a quella tra il pubblico e le altre banche. La banca centrale è la banca delle banche.

La teoria della moneta moderna pone un'altra sfida fondamentale all'ortodossia ufficiale. Argomenta come in un'economia basata sulla moneta fiat, lo scopo della banca centrale e del governo debba essere quello di stabilizzare l'economia. In più queste istituzioni possono sempre creare la domanda necessaria per spendere la moneta che hanno creato. Di certo esiste un vincolo: troppa domanda in relazione all'offerta genererà sempre inflazione. Ma ciò non accadrà solo per il quantitative easing, a meno che il suo effetto sia quello di aumentare l'offerta totale di molto rispetto al desiderio del pubblico di possederla. Ciò non è certamente avvenuto durante questa crisi, cosa che ha portato a riconoscere che molte paure sull'iperinflazione sono illusorie. La deflazione è un rischio molto più grande.

La ragione per cui il governo non usa la sua abilità di creare moneta per stabilizzare l'economia in questo modo diretto, non è perché sia tecnicamente difficile. È piuttosto perché molti lo vedono (a ragione) come politicamente pericoloso, poiché mette troppo potere discrezionale nelle mani dei politici, le cui valutazioni sull'output di piena capacità possono essere troppo ottimistiche. La risposta a questa preoccupazione è istituzionale: dare il potere alla banca centrale di decidere quanta moneta creare, ma allo stesso tempo obbligarla a farlo direttamente tramite la creazione di moneta esterna, non indirettamente tramite l'espansione di moneta interna. È interessante notare come la visione MMT della politica monetaria e il piano di Chicago siano essenzialmente la stessa cosa, con la differenza principale nel canale istituzionale con il quale lo stato crea moneta, al posto di quello privato delle banche.


traduzione di Giuliano Toshiro Yajima
fonte: http://pastebin.com/Lyh1xUsT