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Le leggi dei rendimenti in condizioni di concorrenza di Piero Sraffa

Cominciamo subito dicendo che vista la difficoltà dell’autore, il principale lavoro del quale, “La produzione di merci a mezzo di merci”, è stato definito come un’opera straordinariamente concisa e schematica, ma anche enigmatica e sconcertante [1], sembra d’uopo, come minimo, iniziare con una nota (metodologica) alla traduzione.

“Laws of returns under competitive conditions”, titolo in lingua originale del “lavoro” di Sraffa di cui si propone la traduzione, è stato pubblicato dall’Economic Journal [2], nel 1926; e non è di facilissima reperibilità in lingua italiana. Si trovano, infatti, un paio di versioni italiane “cartacee” con il medesimo titolo: “Le leggi della produttività in regime di concorrenza”, una a cura di G. del Vecchio (1937) [3]; e l’altra, contenuta nei “Saggi”, a cura di S. Baldone, M. Lucii e S. Zamagni (1986) [4]; mentre non si trovano (almeno, noi non abbiamo trovato) versioni “digitali” in italiano.

Come appena detto, la difficoltà dell’autore ci ha spinto ad una sorta di comparazione della nostra traduzione con quelle cartacee esistenti (il libro “Saggi” è fuori catalogo e preso in prestito, mentre “Economia pura” è stata trovata disponibile solo per la consultazione), per valutare e segnalare le differenze della traduzione da noi effettuata, con le versioni precedenti dei ben più illustri autori sopracitati.

Per cominciare, nelle due versioni citate la traduzione del titolo è: “Le leggi della produttività in regime di concorrenza”. Mentre noi traduciamo: “Le leggi dei rendimenti in condizioni di concorrenza”. A traduzione conclusa, ma nella fase iniziale della revisione, per questioni di convenienza dipendenti dal fatto di evitare titoli diversi per la stessa opera, cosa che avrebbe potuto disorientare chi si approcciasse a una ricerca del testo; nonché per motivi di opportunità determinati dal fatto che coloro i quali avevano curato le traduzioni precedenti erano tutti professori e, quindi, per forza di cose, “dotati” di una maggiore “autorità economica” rispetto a noi, avevamo pensato di seguire la versione delle traduzioni disponibili e, pertanto, utilizzare “produttività” per tradurre “returns”. Successivamente, però, valutando altre fonti [5] e considerando che lo stesso Piero Sraffa [6] utilizza la parola rendimenti per tradurre “returns”, abbiamo deciso di tradurlo anche noi così, sia nel titolo che nel testo. Pertanto, mentre nelle due versioni cartacee precedentemente disponibili del presente lavoro “returns” viene tradotto come “produttività”, nella nostra versione online traduciamo come “rendimenti”.

Oltre a questo, segnaliamo che anche alcuni altri termini sono stati tradotti in modo differente. Un esempio su tutti riguarda, nei “Saggi” [7], la traduzione di “marketing expenses” come “spese di smercio”; mentre noi traduciamo “spese per il marketing”, essendo ormai la parola inglese marketing entrata nel vocabolario “comune”. Inoltre, secondo noi, rispetto alle traduzioni già disponibili, la nostra potrebbe sembrare un po’ più “letterale”. Ricordiamo però, che l’autore, fosse solo per i temi che tratta rispetto allo “spazio” nel quale lo fa (la “Produzione di merci a mezzi di merci” è un libro di un centinaio di pagine e anche negli altri pochi [8] scritti disponibili la sintesi è, manco a dirlo, estremamente schematica), è molto difficile e, perciò, una traduzione più letterale ci sembrava più vicina al suo stile molto tecnico. Inoltre, potremmo anche più semplicemente dire che non siamo noi che possiamo, o dobbiamo, aggiungere o togliere nulla a P. Sraffa; oppure anche solo cercare, per quanto possibile, di semplificarlo [9].

Quindi, tenendo conto di questa “nota metodologica” alla traduzione, della difficoltà di trovare altre traduzioni da comparare, sia online che cartacee, e, della difficoltà dell’autore, invitiamo a prendere questo “lavoro” non come un punto di arrivo ma, bensì, come un punto di partenza.

Non possiamo approfondire, inoltre, in un semplice articolo introduttivo ad una traduzione, il pensiero e la teoria di un autore che ha scritto così poco; e la cui conoscenza approfondita richiederebbe una bibliografia maggiore di quella qui riportata se non addirittura lo studio dei suoi appunti conservati nella biblioteca Christopher Wren del Trinity College di Cambridge [10]; ma ci limiteremo a porre in evidenza il fatto che Piero Sraffa non vedeva l’economia come un processo lineare che, partendo dai fattori della produzione, arriva ai beni di consumo ma, bensì, partendo dalla “Tableau économique” di François Quesnay, economista fisiocratico, la vedeva come un processo circolare nel quale le merci possono essere allo stesso tempo fattori della produzione e beni di consumo.

Ancora: non possiamo, di poi, nemmeno approfondire nel presente articolo e, perciò, rimandiamo alla lettura delle fonti citate nelle note, le altre interpretazioni e gli schemi “originali” prospettati da P. Sraffa, ma segnaliamo che, seguendo quanto delineato dal prof. L. Pasinetti [11], le linee di pensiero dello stesso P. Sraffa possono essere divise in tre: la prima riguarda le aberranti distorsioni che la teoria economica ha subito nella seconda parte del diciannovesimo secolo (con l’affermarsi del marginalismo); la seconda, mutuando sempre dalle parole del prof. L. Pasinetti, dove “(…) è chiaro come Sraffa appaia convinto che lo sviluppo di una critica radicale delle aberrazioni introdotte dalla teoria marginale sia assolutamente necessaria e prioritaria” [12]; la terza dove, in relazione alle altre due si sostiene la necessità di “(…) ritornare alla ‘economia politica’ dei Fisiocrati, di Smith, di Ricardo e di Marx” [13].

Infine, un’altra “annotazione” che, sempre nella presente sede, non può essere approfondita ma nemmeno completamente trascurata, è la considerazione di P. Sraffa del capitale. Infatti, mutuando e attingendo dal prof. Stefano Lucarelli [14], "il capitale non può essere considerato come una merce della quale il profitto sia il prezzo, essendo il capitale costituito da un insieme di mezzi di produzione eterogenei". Con il risultato, sempre con le parole del prof. Lucarelli che: “Da ciò consegue che il capitale non può essere dato, cioè misurato in termini di valore, indipendentemente dalla determinazione dei valori delle merci che lo costituiscono e anteriormente ad essa. Se questo non è possibile, allora non è possibile nemmeno misurare il prodotto marginale del capitale, e nemmeno quello del lavoro”. Si pongono così le basi di una critica della teoria economica e, soprattutto, dell’impianto marginalista.

Concludendo, invitiamo, ancora, a prendere questa traduzione non come un punto di arrivo, ma come un punto di partenza; e valutarla in relazione anche alle altre fonti citate, in quanto la difficoltà dei concetti espressi e la difficoltà di reperire materiale scritto di “pugno” dall’autore “reclamano” un approfondimento che va oltre un singolo scritto e/o traduzione.



testo duplicabile o utilizzabile da terzi, dietro citazione di Epic come fonte.

Bibliografia

[1] Cfr. Stefano Lucarelli, “Piero Sraffa: premesse a una critica della teoria economica”, pp. 1; Luigi Pasinetti “Piero Sraffa e il futuro della teoria economica – una valutazione personale”, pp. 1.   

[2] V. Economic Journal, 36, pp. 535-550.

[3] V. Economia pura, vol. IV, della nuova collana degli economisti, Utet, Torino, 1937. 

[4] Cfr. Saggi, Piero Sraffa, Il mulino. Con un’avvertenza di P. Garegnani, esecutore letterario di P. Sraffa.

[5] Cfr. Digilab UniRoma1, rivista open access, Moneta e credito, Vol 39, N°155 (1986), “Piero Sraffa”, autore N. Kaldor, dove la traduzione riporta “Le leggi della produttività in regime di concorrenza perfetta”. Rispetto a cui noi non mettiamo perfetta, perché non lo vediamo scritto nella versione inglese e anche perché nel lavoro non vengono trattate solo le condizioni di concorrenza perfetta. Vedi anche l’intervista ad A. Roncaglia in Rai Cultura Economia, in due parti, con titolo “Piero Sraffa”, e nella quale si trova anche un’intervista a L. Pasinetti, e dove lo stesso A. Roncaglia utilizza i termini rendimenti costanti, crescenti e decrescenti.          

[6] Cfr. Produzione di merci a mezzo di merci, P. Sraffa, 1960, nella prefazione. Infatti, da una comparazione tra la versione inglese e quella italiana dell’autore, per “constant returns” si utilizza la traduzione di “rendimenti costanti”. V. anche altri parti del libro fino all’indice analitico.  

[7]Cfr.  Saggi, P. Sraffa, pp. 84.

[8] Cfr. L. Pasinetti op. cit. pp. 2, dove si dice che Sraffa pubblicò “sorprendentemente” poco e lo stesso Prof. Pasinetti dovette andare a Cambridge per avere accesso agli inediti catalogati negli Sraffa Papers. 

[9] L’unica differenza di “sostanza” riguarda un passaggio iniziale che recita: “(…) that is might almost be thought that from these clashes of thought the spark of an ultimate truth had at length been stuck.”; e che viene tradotto nelle due edizioni citate come: “(…) che quasi si crederebbe che da quegli urti di pensiero sia veramente sprizzata la scintilla di una verità definitiva”. Mentre noi traduciamo: “(…), tanto che si potrebbe quasi pensare che da quegli scontri di pensiero la scintilla di una verità ultima sia stata a lungo bloccata.” 

[10] Cfr L. Pasinetti op. cit. pp. 2 dove: ”(…) una quantità straordinariamente abbondante di annotazioni manoscritte, riflessioni, critiche, lettere, bozze di lettere, e note di ogni sorta, sono diventate disponibili, con il consenso del suo esecutore letterario, Pierangelo Garegnani (…)”.

[11] Cfr. L. Pasinetti op. cit. pp 3 e seguenti. 

[12] Cfr. L. Pasinetti op. cit. pp. 4.

[13] Cfr. L. Pasinetti op. cit. pp. 4.

[14] Cfr. S. Lucarelli op. cit. pp. 2 e seguenti.