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ITALEXIT (Eurostop) - Intervento di Loredana Signorile e Giacomo Bracci (EPIC)

In occasione dell’evento “Ital/EXIT: una via per rompere la gabbia dell’Unione Europea”  organizzato dalla Piattaforma Sociale Eurostop e tenutosi a Napoli sabato 21 maggio, l’Associazione “Economia Per I Cittadini” (EPIC) era presente attraverso le parole di due attivisti soci-fondatori.

 

Per approfondire e divulgare le proposte di EPIC, per una vera ripresa sociale ed economica del popolo, vi riproponiamo di seguito gli interventi, rispettivamente di Loredana Signorile e Giacomo Bracci, che hanno portato un necessario contribuito al dibattito

Noi di Economia Per I Cittadini chiediamo Lavoro, Dignità, Giustizia Sociale e Libertà per esercitare la Democrazia.

Crediamo che il tasso naturale di disoccupazione sia nullo, così come quello di interesse!

Quindi chiediamo Piena Occupazione intesa come volontaria e sindacalizzata. Ogni persona che voglia lavorare e possa farlo, deve avere il diritto di poter lavorare con salari degni e con tutti i benefici. Così è scritto nella nostra Carta Costituzionale del 1948: l’unica che io riconosca in quanto scritta col sangue dei Partigiani, L’UNICA ANTIFASCISTA.

Voglio lottare come un partigiano, per poi votare come cittadino un governo che garantisca lavoro e diritti sociali.

La vera stabilità economica e sociale si attua mantenendo l’economia in piena occupazione. Questo è il vero parametro macroeconomico di cui una vera banca centrale debba preoccuparsi!

Invece di far passare i lavoratori tra occupazione e disoccupazione, li si può far passare tra un impiego pubblico ed uno privato e viceversa a seconda del ciclo economico. L’economia sarebbe sempre a piena occupazione e sarebbe mantenuta prospera!

E' possibile fare tutto ciò con degli ingredienti fondamentali, quali :

  • Sovranità Popolare

  • Sovranità Monetaria

  • Spesa a deficit dello Stato ovvero Spesa Pubblica

  • Finanza funzionale all’economia reale ovvero all’occupazione

  • Programmi di Lavoro Garantitocon salario minimo dignitoso.

Il lavoro deve essere creato da parte della domanda ovvero con il rilancio del pubblico e non come vogliono le destre ovvero lavoro creato da parte dell’offerta in modo liberale e privatistico.

Questa è la vera differenza con le destra e non certo la diatriba sulla sovranità monetaria, la sovranità monetaria è una condizione necessaria ma non sufficiente per realizzare una Economia post-Keynesiana in una fase di transazione tra Capitalismo e Socialismo.

L‘adesione di Epic alla piattaforma sociale Eurostop è motivata dal fatto che tutto ciò non possiamo farlo all’interno della Unione Europea. La UE per come è stata pensata e costruita non è “internazionalista”  ma piuttosto nazionalista. il dogma dell’austerità imposta agli stati membri è di destra.

Per noi ITAL-EXIT è il nostro 25 APRILE 1945.Noi siamo europei ma non siamo europeisti.

La sinistra deve rompere con il monoteismo del mercato, l’austerità, la flessibilità e precarietà di fatto delle nostre vite. La sinistra deve rompere con il PD, la destra mascherata del paese.

Economia per i cittadini vuole far parte del blocco sociale del paese che soffre e che però lotta contro la povertà imposta dalla UE tramite i suoi trattati e l’EURO. Lo facciamo studiando, formando ed informando, con i libri perché citando Gramsci diventa necessario: Agitarsi Organizzarsi e Studiare.

La lotta alla povertà possiamo vincerla con la creazione di posti di lavoro, lavoro pubblico grazie all’intervento diretto dello stato in economia con la spesa a deficit. Il rilancio del pubblico, l’unico che possa rimettere in piedi l’economia di un paese. I già citati piani di lavoro garantito nascono da Minsky, economista post Keynesiano, oggi però implementati dalla scuola di economia della teoria della moneta moderna (MMT) che noi di Epic studiamo.

Lo stato spendendo è l’unico che può agire in modo ANTICICLICO ovvero invertire il ciclo economico, passando da una fase di recessione ad una di espansione.

Minsky è autore del saggio: “Combattere la povertà, lavoro, non assistenza” che consiglia ai governi “il Lavoro per Tutti“.

Ci sono due modi per combattere la povertà: 1) sussidi per gli indigenti, 2) lavoro per tutti.

Minsky è stato un appassionato sostenitore del secondo metodo ed un accanito oppositore del primo.

Il benessere e l’autodeterminazione dei popoli non si possono creare esclusivamente tramite politiche di assistenza. Il soccorso ai disoccupati può essere solo una misura transitoria e non di lungo periodo. Non si possono lasciare migliaia di giovani fuori dal lavoro, distruggendo preziose risorse umane. Discorso valido anche per i non più giovani. La spesa a deficit dello Stato non può essere impiegata per una carità sociale a vita o come accade oggi per pagare la disoccupazione, la giusta finalità è quella della creazione di occupazione.

Se un male è lo sfruttamento, un male risulta essere anche l’inattività col disagio e conflitto sociale che ne derivano.

L’economia ne risulta a sua volta danneggiata con aumento del debito pubblico “improduttivo”, che non è più, come ricordiamo da Karl Marx,  l'unica parte della cosiddetta ricchezza nazionale che entra realmente in possesso della collettività deipaesi moderni, bensì un debito vero e proprio, oltre un aumento non auspicabile di inflazione.

Voglio concludere citando Riccardo Bellofiore e Laura Pennacchi i quali nella introduzione al saggio di Minsky dicono: l’intervento pubblico, utile a temperare le fasi espansive del ciclo economico, diventa vitale per impedire che la recessione si trasformi in stagnazione.

LA SPESA A DEFICIT HA UNA FUNZIONE ANTICICLICA IN ECONOMIA.

Loredana Signorile

 

 

EPIC si forma come associazione di studio e divulgazione, io sono uno studente e moltissimi altri ne fanno parte, della cosiddetta scienza triste che però può essere anche felice! Parlo dell’economia nel momento in cui riesce a permettere un’economia prospera, che non è sicuramente quella in cui stiamo vivendo. L’obbiettivo è sfatare dei miti che in qualche modo hanno un denominatore comune e cioè: “non c’è alternativa e in qualche modo la crisi va scaricata sulle persone, sono le persone coloro che devono adattarsi alla crisi e non viceversa”. Questo lo abbiamo fatto studiando la veridicità o la falsità (come quello che poi in realtà riteniamo) di tre miti essenziali.

Il primo mito è che ci siano dei vincoli rispetto a cui lo Stato può spendere per creare occupazione. Lo abbiamo sfatato, lo facciamo sempre, e ormai è sotto gli occhi di tutti. Mi è capitato di leggere un libro di Carlo Cottarelli che si chiama “Il Macigno”, sicuramente non simpatica la copertina ma nel contenuto troverete che persino anche una persona che ha lavorato nel FMI dice: “nel momento in cui uno Stato non si indebita in una valuta estera è pienamente sostenibile la sua spesa, nel momento in cui lo fa invece il debito pubblico diventa un vero problema” e porta come esempio di questo proprio l’Euro. Quindi parliamo di cose che ormai non solo gli insider ma anche il mainstream ritiene vere, ma che invece nel dibattito politico non entrano.

E poi altri due (miti) essenziali che si collegano alla proposta che noi facciamo che è quella di avere come misura vera di welfare, non tanto una semplice integrazione al reddito ma la creazione di un posto di lavoro per le persone che non riescono a trovare lavoro né nel pubblico né nel privato. Perché i posti di lavoro tradizionali richiedono delle competenze e, come la scienza economica ci dice, ci sono tantissime persone che non riescono a trovare lavoro perché non c’è un posto di lavoro che si adatta alle loro capacità, e non il contrario come viene invece spesso detto.

Gli altri due miti che spesso limitano queste politiche sono l’inflazione e la produttività.

L’inflazione, perché è la critica che viene spesso portata rispetto al diritto di politiche espansive della domanda aggregata, critica che deriva spesso dall’idea che la spesa dei privati sia sempre efficiente perché produce beni e servizi, mentre la spesa dello Stato non lo sia, perché produce sostanzialmente clientelismo; questo è totalmente falso, perché nel momento in cui esistono degli investimenti pubblici, che producono ricchezza sotto forma di beni e servizi, non esiste quella sproporzione tra moneta e beni a cui invece i monetaristi collegano l’intero impianto del controllo anti-inflazione, a cui la BCE è votata.

E l’ultimo è, infine, quello della produttività che in qualche modo viene sempre portata come grandissimo spettro rispetto ad un utilizzo di politiche espansive, perché si dice “se aumentano le forze di lavoro rispetto alla quantità di beni del settore privato, aumenta il costo del lavoro per unità di prodotto e di conseguenza diminuisce la produttività del sistema, e quindi a lungo andare i vantaggi di queste politiche si perdono”. Ecco quello che in realtà noi studiamo, cerchiamo di diffondere, siamo felici di farlo anche oggi, è il fatto che in realtà la presenza di lavori che costruiscano uno stock di risorse utili e produttive (servizi alla persona, il risparmio energetico, la conservazione del patrimonio e il reimpiego delle competenze delle persone all’interno del sistema scolastico) sono esempi di politiche che possono, da un lato dare occupazione a chi è in cerca di occupazione attraverso anche una formazione rispetto a queste cose, ma dall’altro, senz’altro, ed è assolutamente dimostrabile, incrementano la vera produttività del sistema. Che non è la produttività a cui ci hanno abituati sia dentro che fuori l’azienda, cioè produzione diviso numero di impiegati, ma è la capacità del sistema di generare risorse in eccesso a quanto nel sistema è stato immesso per produrre la nostra ricchezza.

In conclusione l’idea è, che è necessario espandere la spesa pubblica per diminuire la disoccupazione ed è necessario farlo non solo in maniera generica con degli investimenti che vadano a privilegiare soltanto una parte delle forze lavoro, quelle che magari riescono ad essere impiegate nei processi strettamente industriali, ma è necessario ripensare il concetto di lavoro, pensare al lavoro come luogo per l’affermazione della dignità umana e pensare anche alla scienza economica come la scienza che concretizza la dignità umana e non come una scienza che in qualche modo vede le persone come strumento e non come fine dell’attività di produzione. Grazie

Giacomo Bracci