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È una battaglia di civiltà!

Se è vero che il 13 è considerato un numero fortunato, di certo per Bologna è nefasto e belligero. Nel 2013, infatti, il primo cittadino Virginio Merola della “grassa, dotta e rossa” città dovrà rispondere ad un quesito a cui è sottoposto da mesi non solo da parte degli insegnanti che lavorano da precari da anni nelle scuole comunali, ma anche dai referendari che difendono l’articolo 33 della Costituzione: Che interessi ha per scuola pubblica?

 

Quello che sta capitando in questi mesi a Bologna, città promotrice per la salvaguardia della scuola pubblica, non deve essere un fatto isolato è una battaglia di civiltà che riguarda tutti!

 

Cosa sta succedendo realmente a Bologna? Perché tanto fermento tra i docenti comunali? Cosa preoccupa davvero i genitori? Il Comune sostiene che non ci sono sufficienti risorse economiche per mantenere le scuole comunali e che quindi ci sia una unica soluzione al mantenimento dei servizi e dell'educazione: la gestione tramite ASP. Ma cos’è l’ASP? La Corte dei Conti dell'Emilia Romagna con proprio parere del 14/12/2012 parifica le ASP ad Aziende Speciali cioè società di diritto privato proprio come ATC.

 

Intanto, Comune, Regione e vertici ASP si stanno preparando e il modello del futuro preso a riferimento per l'ASP è proprio quello peggiore: quello di Formigoni cioè basata a sostenere le scuole pubbliche attraverso il sovvenzionamento di fondazioni o aziende private, come l’ASP (una scuola di eccellenza… secondo loro!). I comuni virtuosi investiti da questo gravoso incarico cioè salvare le scuole comunali dal default sono: Bologna, Milano e Firenze.

 

L’ASP si riunirà il 1° gennaio 2014, ma nel frattempo si pensa a come “razionalizzare” i costi che nel nostro Paese significa tagli ai servizi, privatizzazione e caos contrattuale tra lavoratori pubblici, cooperative e precari di tutti i tipi.

 

Nello specifico, in una provincia di Bologna è già avvenuto il passaggio di alcuni servizi educativi all'ASP IRIDES per l'anno 2012-2013 è già stato giudicato negativamente dai genitori dei bimbi che frequentano le scuole interessate e i lavoratori sono sempre più sotto pressione. Tuttavia, a Bologna l'assessore Pillati sta confermando il passaggio dei nidi e delle scuole materne all'ASP entro settembre e già le maestre, in gran parte precarie, si vedranno cambiare il contratto con sempre meno garanzie e cambiarlo vale quanto non riconoscere più il ruolo educativo. La scelta di riconoscere un contratto enti locali ha motivazioni prettamente economiche e di flessibilità. Già in moltissime città italiane i contratti sono stati modificati, Bologna arriva tra gli ultimi. E’ lapalissiana dedurre che flessibilizzare il lavoro dei maestri significa non garantire più la stessa qualità della scuola. Inoltre, è in programma il passaggio di tutti i servizi oggi comunali alla stessa ASP.

 

Ecco allora lo sdegno da parte degli insegnati del nido e della scuola dell’infanzia che da anni lavorano per conto del Comune, mai messi in ruolo, sostenuti dai sindacati di base come la CUB e l’USB contro la privatizzazione della gestione dei servizi scolastici.

 

Le confederazioni sindacali hanno l’agenda piena di impegni, in parte assolti nel mese di maggio. Il primo appuntamento si ricorda il 10 maggio quando è stata presa d’assalto la sala Biagi della sala Borsa dove convergevano in una conferenza i maggiori esponenti ASP nella quale davano vani tentativi di espletare le motivazioni per le quali erano lì riuniti. Altro appuntamento è stato giovedì 23 del corrente mese presso la sala A. Costa di via Azzo Gardino giorno in cui si sono riuniti nell’assemblea pubblica i delegati CUB di Firenze e Milano che già hanno vissuto le privatizzazione, oltre ovviamente quelli di Bologna, al fine di produrre una discussione sul futuro dei servizi e future ASP. Il 30 maggio è stato indetto sempre dalla CUB uno sciopero dei dipendenti delle ASP cittadine e della provincia, dei dipendenti del comune di Bologna e dei lavoratori delle cooperative sociali in occasione del quale è stato ribadito non solo come ci sia connessione tra il referendum consultivo nato dal nuovo Comitato art. 33 ed i docenti della scuola comunale, ma anche il bieco tentativo del Comune di esternalizzare le scuole in sua gestione.

 

È naturale chiedersi: il Comune non può assumere? Il Sindaco che è un politico faccia una battaglia perchè il suo partito chieda al governo che sta deliberando lo sblocco delle assunzioni almeno per i servizi alla cittadinanza! La gestione diretta pubblica è l'unico modo per garantire il buon utilizzo delle risorse pubbliche!

 

 

di Teresa Roberta Russo - CUB SUR Bologna

 

 

Fonte immagine dell'autore Makkox: http://www.ilpost.it/makkox/files/2011/12/civilta.jpg