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''Arbeit Macht Frei'' Il lavoro che non c'è

All'ingresso di molti campi di concentramento vi era scritto ''Arbeit Macht Frei'' che vuol dire ''Il Lavoro Rende Liberi''. La famosa frase che sbeffeggiava i poveri deportati dall'allora dittatura nazista. Un po' come oggi, il lavoro rende liberi, appunto, il lavoro...che non abbiamo.

E' anche vero che non siamo nelle condizioni in cui erano quei poveri Cristo che venivano uccisi, maltrattati e sfruttati, ma se ragioniamo sulla frase continuano le prese per i fondelli e noi, come pecore in fila, camminiamo per entrare nel recinto. 
L'Italia che si trasforma è l'Italia che pensa al futuro, ai giovani ed agli anziani. Ah, ma non è questo il paese delle meraviglie che tanto desideriamo.

L'art. 1 della Costituzione recita chiaramente “l'Italia è una repubblica FONDATA sul LAVORO”, ma sappiamo bene a che livelli è la disoccupazione generale (12% circa), per non parlare di quella giovanile che ha superato il 40%, livelli mai visto dal dopoguerra ad oggi.
Il mistero di un parlamento che, a quanto dicono, stia lavorando nell'interesse di noi cittadini, nell'interesse collettivo di queste paese e per far sì che l'Italia si rialzi dalla bruttissima caduta.


Insomma un'Italia da così:                                                     a così:

crescita              declino

 

I dati diffusi dall'Europa e dall'ISTAT circa la previsioni sul PIL da parte del Governo nazionale, smentiscono fase per fase le ''rassicurazioni'' rilasciate dal Presidente del Consiglio Enrico Letta. 

Che dire... noi abbiamo un governo di larghe intese e la crisi a noi ci fa un baffo, perché?
Perché anche se c'è crisi, c'è stabilità; c'è l'aumento dell'assistenzialismo, ma c'è stabilità; l'Europa ci bacchetta, ma c'è stabilità; il PIL è in negativo, ma c'è stabilità.

Rialzati Italia dicevano, riusciremo a far crescere il paese partendo dalle riforme strutturali volte alla correzione del bilancio dello stato, della grande spesa di questa macchina ormai rimasta a secco e che va a spinta, ma tra poco verrà meno anche quest'ultima.
L'Italia rovesciata perché non si intende prendere una reale e seria posizione su una politica volta alla sola austerità ed alla paura immane dell'inflazione.

Ricordiamoci che con queste riforme dovremmo ridurre il rapporto debito/pil dal 130% circa al 60%, che la spesa a deficit la dovremmo abbassare dal 3% allo 0,5%. Altro che ''rialzati Italia'', semmai, abbassa le mutande cara Patria.
Questo amato paese che tanto ha sofferto per costruire ciò di cui avevamo bisogno, ossia unità, diritti e un futuro saldo, si ritrova a elemosinare i soldi e ad aumentare le tasse per far cassa.

Qualcuno lassù, in quei palazzi, dovrebbe sapere o perlomeno capire che le tasse non sono il motore che deve finanziare lo stato e che purtroppo lo è diventato per via delle politiche sbagliate, volte al beneficio di pochi e non dell'intera comunità.
Manca quello strumento che dà la possibilità di poter spendere, comprare, campare, costruire, rendere fieri, avere una dignità.... IL LAVORO.

La continua disoccupazione, il fallimento delle imprese, la chiusura delle attività dei piccoli commercianti, la mancata onestà della politica e tanto altro, ha ridotto l'Italia in un cumulo di macerie.
Il Parlamento sforna solo tasse, tasse e ancora tasse.
Il 22 maggio 2012, PMI.IT attraverso Barbara Weisz, riportò che “La tassazione sulle imprese è al 31,4%, tra le più sfavorevoli nel quadro internazionale”. Il Messaggero il 1 gennaio 2013 scrisse ''la pressione fiscale salirà al 45% circa”.

L'Italia di ieri che si svuota, i giovani emigrano per cercare un presente, un futuro e un lavoro migliore nei paesi che realmente fanno politiche per la persona, per il popolo. 
La lontananza della politica dai problemi della società è aumentata sempre più per i porci comodi di ''qualcuno'', ma a parte il populismo e la demagogia, ora abbiamo bisogno di un drastico cambiamento per il bene della Patria e del popolo tutto.

Ecco una notizia fresca (ANSA) - VENEZIA, 9 NOV - In un lustro è crollato il popolo delle partite Iva: dal 2008 al giugno del 2013, secondo la Cgia, hanno cessato l'attività 400 mila lavoratori indipendenti. In questi cinque anni e mezzo di crisi economica la contrazione è stata del 6,7%. Sempre nello stesso periodo di tempo, ogni 100 lavoratori autonomi, ben 7,2 hanno cessato l'attività. Al 30 giugno di quest'anno il cosiddetto popolo delle partite Iva ammontava a 5.559.000 lavoratori.

Che dire? Previsioni tutt'altro che positive quelle del Governo. Il mondo del lavoro riporta grossi ''buchi'' e questo lo si vede giorno per giorno. Sono anni che annunciano la ripresa e l'unica ripresa che noto è quella per i fondelli.

Quando parlo con mia nonna di situazioni economiche di oggi e le metto a confronto con quelle di qualche decennio fa, se non di più, lei non perde occasione per dirmi che con la Lira stava decisamente meglio e si poteva acquistare tanto, a partire da una sostanziosa spesa, insomma un carrello di prodotti vari. Oggi, invece, non bastano 50 euro per una semplice spesa.
Lei, infatti, sfiducia questa politica che non sta dando risposta neanche per quanto riguarda la Previdenza Sociale. Lei che ha lavorato una vita per poi ritrovarsi col nulla e ciò è sconcertante.
Siamo usciti dalla seconda guerra mondiale con gran voglia di crescere e svilupparci e invece che andare avanti stiamo tornando indietro all'età della pietra.
Famiglie, vedove anziane, e non solo, costrette a vendere per pochi soldi la propria fede nuziale ed i ricordi di una vita.
Che futuro c'è per i giovani, per i bambini, per le prossime generazioni che dovranno popolare questo paese, ma anche la Grecia, la Spagna e cosi via. Vogliamo tornare allo schiavitù della razza umana?

La classe politica ha fallito, ciò però non vuol dire che non ci sia più nulla da fare, anzi, ci sono tanti modi per rimediare, ma se lo ''stampo'' politico italiano è improntato sul ''fregare il prossimo'', non ne usciamo. Ecco quindi che le nuove generazioni devono entrare in gioco, cambiare culturalmente il Paese e dare la svolta che tutti si aspettano.

indicazioni-democrazia-vs-italia


Scelte scellerate stanno togliendo la democrazia a partire dall'Unione Europea che non ragiona come COMUNITA' ma come unica e sola padrona delle nazioni. Il Presidente della Repubblica non si sbilancia, anzi, appoggia questo sistema autoritario dell'UE/Merkel.
Questa intransigenza però serve solo a pochi, non a tutti, sarà perché siamo i pagliacci ovunque, sarà che non sappiamo neanche gestire i piccoli problemi, sarà che....qualcuno lo fa volutamente per propri scopi personali.
I cittadini non vengono coinvolti in nulla se non in quelle piccolezze inerenti le autonomie locali e a volte regionali, ma mai in quelle nazionali. La trasparenza è anche questo, ovvero aprirsi al popolo ''sovrano'' (che dubito sia ancora sovrano). Ormai non scegliamo neanche più i governi.

Termino col dire che il LAVORO, diritto costituzionale, dovrebbe rendere liberi e non schiavi. Ma ahimè il lavoro non lo abbiamo e i nostri governanti non hanno nessuna intenzione di cambiare lo status quo. 

Arbeit Macht Frei