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Occupazione, Interesse & Moneta. Quale rapporto fra Economia e Collettività?

Occupazione, Interesse & Moneta. Quale rapporto fra Economia e Collettività?
Si è svolto a Roma, venerdì 20 dicembre, il workshop “Occupazione, Interesse & Moneta. Quale rapporto fra Economia e Collettività?”. Finanza, speculazione, crisi e come uscirne rilanciando la crescita attraverso welfare e politiche sociali sono stati i temi affrontati. Ecco il resoconto dell’evento.
 
Col patrocinio e la partecipazione di Nuovo Cinema Palazzo, Keynesblog, Epic ed Oltremedia è stata organizzata una conferenza di divulgazione cittadina e approfondimento in tema di economia e collettività.

La sede non poteva che essere il Cinema Palazzo di Roma, occupato il 15 aprile 2011 per salvare questo spazio sociale e di cultura dalla speculazione edilizia, dall’apertura di un Casinò al posto di un centro della cultura nel cuore del quartiere universitario di San Lorenzo.  Ebbene, se il programma che si è prospettato per la serata è stato proprio quello di colmare o almeno demistificare il divario fra economia reale e finanza, la lotta vinta dagli occupanti il Cinema Palazzo contro la costruzione di un Casinò rende emblematico questo spazio, nonché  di buon auspicio per le lotte e l’interventismo in tema di politiche sociali.
 
Ospiti della serata Andrea Baranes (Banca Etica), Giacomo Bracci e Francesco Ruggeri (Epic), Daniela Palma e Guido Iodice (Keynesblog), e Marco V. Passarella (University of Leeds), moderati da Simone Mucci (Oltremedia). 

La situazione presentata e messa in evidenza nei diversi interventi e interazioni con il pubblico, mostra come la politica, o meglio, la politica economica attuale sia arrivata ad un capolinea, o almeno sia arrivata al punto di non ritorno in cui vi sia oramai la scelta obbligata e auspicata dagli ospiti stessi di un cambiamento di paradigma, un paradigma alternativo a quella politica neoclassica monetaria, post-keynesiana e neo-mercantilista e capitalista. Insomma, il sistema finanziario bancario è fallito, collassato nel 2007, ed economisti come lo statunitense Nouriel Roubini, detto anche Dr. Doom, previdero il collasso dei mutui Subprime e la Great Recession 2008-2013, definendo l’intero sistema finanziario un Subprime dalle dimensioni globali. Ecco che i paesi dell’Eurozona si attivano con piani di salvataggio del sistema finanziario, facendo precipitare ancor più nel baratro le condizioni  dei cittadini degli stati membri, comprimendo la domanda interna.

“Finché le cose vanno bene, i profitti sono dei privati; quando il giocattolo si rompe si socializzano le perdite”, così Baranes sintetizza ciò che è accaduto negli ultimi anni. Anni in cui, nonostante il Credit Crunch, il Casinò finanziario è stato riattivato a scapito dei cittadini dei paesi membri che non accedendo più direttamente al credito hanno iniziato a dipendere dagli istituti finanziari, rincorrendo spread e fiducia dei mercati. Si tratta, incalza Bracci, di un vero e proprio trasferimento di ricchezza dal settore dell’economia reale al settore finanziario speculativo e questo è accaduto poiché vi era e vi è tuttora il preciso progetto  politico di facilitare l’accesso al credito agli istituti finanziari e chiudere i rubinetti a ciascun ministero del tesoro dei paesi membri, il tutto, così ci  è stato detto per anni, per disciplinare quei paesi che avrebbero vissuto al di sopra delle proprie possibilità negli anni precedenti alla crisi. In realtà questa azione ha raggiunto l’unico obiettivo di comprimere la domanda, il lavoro, i lavoratori e le aspettative, tagliando qua e la. Questo perché a lungo la politica e i media hanno fatto credere che la moneta fosse una risorsa scarsa legata alla rispettiva sostanza metallica, la moneta odierna è invece un’astrazione nelle casse dei bilanci bancari che ricevono moneta dalla Banca Centrale.

 
Questo perché non vi è stato mai uno Stato Europeo e perché non vi è stata mai una Banca Centrale di questo stato. E aggiunge Iodice, paesi come l’Italia e la Spagna, non erano di certo in recessione prima della crisi, anzi, almeno per il caso italiano, dal 1995 al 2007, il nostro paese aveva ridotto il proprio debito dal 120% al 103%. Quello che è successo è che, dopo i mutui subprime, dopo Lehman Brothers e dopo che vennero allo scoperto gli imbrogli dei politici greci per entrare in UE, i mercati hanno iniziato a scommettere su quale paese dell’Unione sarebbe voluto uscire dall’euro, facendo aumentare il differenziale fra tasso d’interesse sui titoli dei debiti pubblici dei paesi periferici e quelli della Germania.La Finanza ha provocato questa situazione, la Finanza “a braccetto col Capitalismo”. Sì, perché come ha inizialmente spiegato Ruggeri e più approfonditamente Passarella, questo meccanismo è il “cuore del Capitalismo”: la finanza e il progetto così pensato, ha permesso ai Capitali di fare soldi, “fare più soldi con i soldi” in una situazione di voluto vuoto politico-istituzionale. Il Capitalismo, prevede e auspica una situazione di questo tipo che il paradigma economico vigente prevede e assiomatizza nelle sue equazioni. 

Come uscirne? Fra le ipotesi vi è sia quella di uscita dall’euro sia quella di restarvi, ma per entrambe si ritiene necessario un cambio di paradigma a favore di welfare, politiche sociali e sicuramente di interventismo sul breve periodo. Uscire dall’euro, si potrebbe essere una soluzione ma senza un piano di uscita potrebbe essere molto pericoloso. Fra le proposte anche quella di alleanze e “coalizioni” con gli atri paesi del Sud europeo per uscire insieme dall’euro e tenere fuori la Germania, ma anche questa soluzione risulta poco auspicabile e credibile senza piano b. Vi è anche l’ipotesi di rimanere nell’Unione, ma certamente solo con un cambio di paradigma da capitalista ad uno che persegua politiche sociali e welfare.

Cosa accadrà, come e quando? Il come è stato affrontato nella serata, ma per quanto riguarda il cosa e quando, al momento non sembra possibile fare previsioni né per il breve né per il lungo periodo, nonostante si sia giunti alla vigilia delle elezioni europee 2014.