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Economisti internazionali avvisano la Germania: la crisi dell'eurozona è più pericolosa che mai

Berlino, 9 aprile 2014 i tedeschi insistono nel dire che l'Europa va nella giusta direzione e sta risolvendo i problemi. In realtà la calma provvisoria guadagnata dalle mosse della BCE e dalla ripresa globale sta trascorrendo senza che avvenga alcun cambiamento significativo. Al prossimo giro di boa del ciclo di liquidità le contraddizioni riesploderanno più forti di prima. Lo riporta Ambrose Evans-Pritchard sul Telegraph

 

Il Consiglio Affari Esteri mette a confronto la linea dura della Germania con le politiche praticate dagli USA verso la Gran Bretagna alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

La crisi del debito dell'eurozona si sta aggravando e minaccia di riesplodere su scala piú ampia alla prossima svolta del ciclo di liquidità, come ha messo in guardia un gruppo di illustri economisti durante un confronto di opinioni con dei funzionari pubblici a Berlino.

"Il debito sopra il 130 percento del PIL in Italia e sopra il 170 percento in Grecia sono la ricetta per il disastro una volta che entreremo nella prossima crisi," dice il professor Charles Wyplosz, dell'Università di Ginevra.

"I politici di oggi credono che la crisi sia finita e non vogliono piú sentirne parlare, ma in realtà non hanno affatto affrontato le questioni fondamentali dell'unione fiscale e del debito pubblico," ha detto parlando alla conferenza annuale di Euromoney in Germania.

Ludger Schuknecht, direttore generale del Ministero Tedesco delle Finanze ha insistito che i paesi dell'eurozona colpiti dalla crisi del debito sono ben avviati sulla strada della ripresa, e uno alla volta stanno concludendo con successo i programmi di salvataggio della troika. Non c'è bisogno di alcuna svolta fondamentale nelle politiche in corso. "Questa strategia si è rivelata corretta. Dobbiamo abbassare il debito e su questo ora sono tutti d'accordo," ha detto.

Il signor Schuknecht, il principale artefice del programma anti-crisi nell'unione monetaria, ha detto che l'unione bancaria europea può richiedere degli aggiustamenti ma nulla di piú. "Ci sono delle cose rimaste in sospeso. Saranno sistemate tempestivamente," ha detto.

Questo ottimismo contrasta nettamente con le vedute di quasi tutti gli economisti esteri che erano presenti all'evento. Charles Dallara, ex dirigente dell'Istituto Internazionale per la Finanza e negoziatore capo per le banche internazionali nella ristrutturazione del debito greco, ha affermato che è stato fatto ben poco per rimettere l'eurozona su un percorso sostenibile, nonostante i tassi d'interesse sui debiti sovrani nell'Europa del sud siano scesi a minimi record.

"Non dovremmo farci distrarre da ciò che sta accadendo sui mercati internazionali, e dovremmo invece guardare ai fondamentali delle economie in Italia e Spagna. Il ritmo della ripresa è così lento e doloroso che finirà per essere un pericolo per le democrazie," ha detto.

"Si è tirata troppo la cinghia e non si sono fatte riforme strutturali. Il credito continua a contrarsi nel cuore dell'eurozona. Ciò che occorre è uno sforzo collettivo nell'insieme dell'eurozona per stimolare la fiducia, con un nuovo pacchetto di misure fiscali e la fine dell'austerità. Pensate quanto potente potrebbe essere," ha detto.

Benn Steil, del Consiglio Affari Esteri, ha detto che il rifiuto della Germania di permettere al fondo di salvataggio (MES) di ricapitalizzare direttamente le banche implica che non ci sarà un argine che impedisca ai problemi di finire fuori controllo nel caso in cui gli stress test previsti per il prossimo anno sulle banche europee dovessero fallire.

Ciò ignora la lezione chiave degli stress test negli USA, dove il capitale pubblico rimane di riserva per garantire stabilità al sistema. "Ci sono i presupposti per una nuova crisi se verranno annunciati gli stress test senza che il MES possa ricapitalizzare le banche," ha detto.

Sebbene il signor Steil non citi dei paesi in particolare, ci sono preoccupazioni che alcune banche irlandesi, portoghesi, spagnole e italiane possano fallire i test essendo alle prese con un portafoglio pieno di crediti in sofferenza.

"La Germania e i paesi creditori dovranno decidere se accettare i trasferimenti fiscali o se abbandonare il progetto e lasciare che l'eurozona si sciolga," ha detto.

Steil ha paragonato la linea dura della Germania alle politiche praticate dagli USA verso la Gran Bretagna alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando un Regno Unito alle corde aveva il piú grande debito del mondo - anche se alla fine le politiche degli USA sono cambiate. "Stiamo sentendo lo stesso linguaggio degli anni '40. La crisi era tutta colpa delle politiche lascive nei paesi debitori. Era precisamente il modo in cui gli USA parlavano quando erano creditori," ha detto.

Steil ha avvertito che il raggiungimento di un surplus primario in Italia e in Grecia può rivelarsi una vittoria di Pirro, perché la storia dimostra che i paesi fortemente indebitati fanno molto facilmente default una volta raggiunta questa linea, e poi coprono le spese giorno per giorno con il gettito delle imposte . "Questo è un buon momento per la Grecia per fare default," ha detto.

Il professor Michael Burda, dell'Università Humbolt di Berlino, ha detto che il problema fondamentale dell'eurozona è il surplus di partite correnti della Germania - piú del 6 percento del PIL - con i salari stagnanti da un decennio. "La Germania deve diventare meno competitiva o l'eurozona non sopravviverà. Non puoi continuare a risparmiare per sempre. È mercantilismo e non è piú fattibile. Tutto ciò che la Germania deve fare è rendere la sua gente piú felice aumentando i salari," ha detto.


Fonte: Voci dall'estero