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Il Ministero della Propaganda all'opera: il caso di DONNA MODERNA

Se perfino una rivista di moda femminile comincia a fare propaganda politica, siamo davvero al regime, con metodi di propaganda "tout court" che ricordano le dittature del secolo scorso. Leggere il settimanale "Donna Moderna" del 13 maggio fa capire quanto si sia diffuso l'insegnamento di Joseph Goebbels "La propaganda è un'arte, non importa che dica la verità".
 

"PERCHE' NONOSTANTE TUTTO BISOGNA VOTARE PER L'EUROPA" è il titolo, a caratteri cubitali, di un articolo alle pag. 61 e 62 della rivista DONNA MODERNA, diretta per lo più a quelle donne che vogliono facilitarsi la vita, come suggerisce la copertina. E per aiutarle a raggiungere questo scopo, l'articolo offre loro sette buoni motivi facili facili sul perché bisogna votare e dire SI' all'Europa.


Primo Punto 

La Moneta unica tiene bassi i prezzi: "nessuno creda ai benefici di un ritorno alla Lira. Sarebbe una catastrofe" sostiene Franco Bruni, docente di Economia Monetaria all'università Bocconi di Milano (al solito, ndr) "Alcuni pensano che dovremmo dotarci di una moneta nazionale e svalutarla per favorire le esportazioni. Ma l'Italia importa molte materie prime, come petrolio e gas, che sul mercato internazionale si comprano in dollari. L'euro ci permette di acquistarle a costi sostenibili, mentre una valuta debole farebbe esplodere i prezzi della benzina e delle bollette. Di conseguenza la Banca d'Italia sarebbe costretta ad alzare i tassi per frenare la crescita dell'inflazione. E ci ritroveremmo con interessi sui mutui simili a quelli della fine degli anni '90, superiori al 10%."

Come da prassi, chi vuol fare del terrorismo ci illumina su quanto sarebbe catastrofico uscire dall'euro con lo scopo di svalutare per rendere più appetibili i beni italiani all'estero e lo fa ricordandoci che le nostre importazioni diverrebbero molto più costose. Caso principe: la benzina. E siccome la propaganda è un'arte e non importa che dica la verità, intanto si evita di dare risalto al fatto che il prezzo della benzina alla pompa è costituito da molteplici fattori, che possono essere brevemente elencati così: prezzo industriale della benzina quindi prezzo del barile, oltre che il tasso di cambio, e le imposte (IVA, accise). E' chiaro, se la questione viene presentata correttamente al lettore, che un eventuale aumento del prezzo della benzina alla pompa non sarebbe da calcolare in base al prezzo finale della benzina prima della svalutazione ma al solo costo legato al prodotto al netto delle tasse. Per maggiori dettagli, si rimanda a questo lavoro preliminare, pubblicato su asimmetrie.org, sito dell'associazione per la promozione della cultura economica fondata dal prof. Bagnai ed altri, tra cui il prof. Claudio Borghi Aquilini, impegnati in un lavoro enorme di sensibilizzazione agli aspetti reali della crisi europea e presentato al convegno internazionale “Un’Europa senza euro” promosso da a/simmetrie col Manifesto di Solidarietà Europea avvenuto a Roma il 12 Aprile scorso.


Secondo punto

I giovani trovano più lavoro: "Il progetto Erasmus è appena stato rifinanziato dall'Unione con quasi 15 miliardi di euro per il periodo 2014-2020. Permette agli universitari europei di studiare in altre città del continente e coinvolge 20.000 ragazzi italiani" dice Carlo Bitetto, presidente del network Erasmus Italia."E' una opportunità per i giovani che favorisce la ricerca del lavoro: la Commissione Ue ha condotto un sondaggio tra i direttori delle risorse umane di grandi imprese e il 78% di questi ha affermato che tra due candidati, a parità di titoli, preferisce quello con un'esperienza all'estero"

Anche in questo caso, si racconta una versione assolutamente avulsa dalla realtà, facendo passare sottobanco il concetto, per altro falso, che per viaggiare in Europa sia necessario far parte di un enorme superstato, cosa che sappiamo essere falso giacché le migrazioni di italiani all'estero, spesso verso il Nord Europa, sono un fenomeno largamente presente nella storia del nostro Paese già dagli anni dell'unificazione, tant'è che ci hanno addirittura fatto un museo online. Si evince quindi che affermare che l'Ue aumenti la possibilità di trovare lavoro grazie a quel bagaglio di esperienze accumulate all'estero è una falsità, più che un luogo comune. E, come tutte le falsità, non tiene conto della realtà dei fatti. In Europa, la disoccupazione dilaga, specie quella giovanile, raggiungendo livelli visti solo nel dopoguerra. Alcuni dati recenti, direttamente da tradingeconomics.com, ci dicono che si registrano lievi miglioramenti, ma cantare vittoria è davvero fuori discussione.


Terzo punto  

I cibi sono sicuri: "Un esempio su tutti: la Ue vieta gli ormoni agli animali destinati al macello mentre negli USA si utilizzano" spiega Maria Caramelli, direttore dell'Istituto di zooprofilassi di Piemonte-Liguria-Valle d'Aosta. "L'Europa impone un buon livello di controllo a ogni stadio della catena alimentare in tutti i Paesi. L'anno scorso è stato scoperto il caso della carne di cavallo nel ragù delle lasagne pronte, fatte con grano russo, carne rumena e preparate in Francia. Questo significa che scoppiano sì gli scandali, ma proprio perché i test funzionano: è in seguito alla "mucca pazza" del 2000 che oggi nell'etichettatura dei bovini leggiamo l'intera provenienza dell'animale. L'Italia ora si batte in Europa per arrivare allo stesso livello di tracciabilità per ogni alimento."

Come nei punti precedenti, la sequela di lievi imprecisioni è notevole. Non solo ci si prodiga nell'attribuire una efficienza elevata nei controlli alimentari che poco o nessun riscontro ha con la realtà, ma si tralascia di ricordare, giacché si parla anche dell'anno scorso, che proprio nel 2013 Coldiretti ha reso noto uno studio sulla sicurezza alimentare che attestava che i cibi italiani sono i più sicuri d'Europa lanciando, tra l'altro, una frecciatina alla Ue, per bocca di Sergio Marini, accusandola di «rispondere alle lobby su come apparecchiare la tavola» piuttosto che «risolvere i grandi problemi dall’economia all’occupazione, dal commercio internazionale alle speculazioni finanziarie». Sempre Coldiretti ci fa sapere che, dall'inizio della crisi, le frodi alimentari in Italia sono aumentate del 248% e che il miglior modo per combatterle è quello di comprare a chilometro zero (come buonsenso direbbe, ndr).


Quarto punto

I diritti civili vengono tutelati: "Grazie a sentenze della Corte di Giustizia europea sia a norme introdotte dall'Ue, oggi sono riconosciuti diritti civili impensabili fino a qualche anno fa" dice Costanza Margiotta, autrice di "Cittadinanza europea, istruzioni per l'uso (Laterza) "Un caso clamoroso? Un italiano ed un sudamericano si sono sposati in Spagna, poi si sono trasferiti a Reggio Emilia. Anche se il nostro ordinamento non contempla i matrimoni gay, lo straniero è riuscito a farsi riconoscere dal tribunale il ricongiungimento familiare, e quindi la cittadinanza italiana. Questo è stato possibile grazie alla direttiva europea che vieta la discriminazione in base all'orientamento sessuale"

Il quarto punto si apre con quelli che possono essere definiti "diritti cosmetici", ossìa quei diritti che servono a dare l'immagine, assolutamente di facciata, di grande tolleranza e tutela dei diritti fondamentali da parte delle istituzioni europee, quando per ammissione dello stesso José Manuel Durrão Barroso, Presidente della Commissione Europea, l'Ue è un antidoto per i governi democratici. Questa dichiarazione di Barroso sarà fondamentale anche e soprattutto per smontare la tesi del punto sei. Ma, se vogliamo rimanere in tema di "casi eclatanti" di poco rispetto dei diritti dei cittadini Ue, possiamo confrontare quello dei gay a sposarsi ed a ricongiungersi col proprio compagno (o compagna), con il diritto alla salute dei cittadini greci aggredito brutalmente a prescindere dall'orientamento sessuale.

 

Quinto punto

Gli stati riducono gli sprechi: "Molti politici in campagna elettorale chiedono all'Europa di non impicciarsi di alcune materie, dal fisco al debito pubblico. Ma lo fanno solo per difendere il loro potere: se cedono sovranità a Bruxelles, contano meno" spiega Rony Hamaui, docente di Economia all'università Cattolica di Milano. "In realtà, controlli esterni aiutano a verificare che il denaro pubblico sia speso bene: ogni euro sprecato si traduce in meno servizi e più tasse. Per fortuna i cittadini lo hanno capito. Secondo un sondaggio della Commissione Europea, il 70% degli italiani è favorevole a multe per i Paesi che sforano il debito, il 60% vorrebbe un unico Ministero delle Finanze"


Arrivati al punto cinque, l'assurdità delle affermazioni è lampante: a parte che non si capisce perché i politici nazionali dovrebbero voler limitare il proprio potere ripetendo continuamente il mantra del "più Europa", ecco che si presenta l'idea di un'Europa benevola che come una madre attenta impedisce ai figlioletti monelli di farsi del male o di sprecare le proprie ricchezze. Sarà per questo che i debiti pubblici dei Paesi simpaticamente indicati come PIIGS sono aumentati, anziché diminuiti, da quando le misure di austerità sono state draconianamente applicate come unica salvifica cura alla malattia del debito, esacerbata dalla introduzione dell'euro? Ma, a parte questo, un post di Scenarieconomici.it ci mostra come non solo la visione di un'Europa attenta alla spesa sia sbagliata, ma come addirittura proprio per restare in Europa la tassazione sia gradualmente e continuamente aumentata in Italia.

 

Sesto punto

Le regole comuni migliorano la qualità della vita: "Il voto del 25 maggio è il più grande esempio di democrazia del mondo occidentale, visto che coinvolge 28 Paesi per oltre 500 milioni di abitanti " nota Piero Ignazi, docente di Scienze Politiche all'università di Bologna. "Come si fa a desiderare che tornino le frontiere tra i Paesi? Oggi in Italia c'è poco lavoro, dobbiamo favorire quelli che cercano fortuna altrove. E il progetto dell'unione bancaria di cui si sente spesso parlare, ovvero regole comuni per tutti gli istituti del continente, sarà un bene: per gli italiani che sopportano i conti correnti più cari significherà spese standard ridotte. Ed è sempre grazie ad un regolamento Ue se, dal prossimo anno, per navigare con il cellulare nell'intera Europa si pagherà meno"

Evidentemente, nemmeno al professor Ignazi, docente all'università di Bologna, è giunta voce delle dichiarazioni di Barroso. E, evidentemente, anche quelle di Herman Van Rompuy gli saranno sfuggite. Il problema della mancanza di democrazia è uno dei temi più dibattuti in Ue e sorprende, quando non sgomenta, che un docente di Scienze Politiche sia cieco e sordo a questa tematica.


Settimo punto

Insieme si supera la crisi: "L'Europa unita esiste? No, non ancora. Dall'America e dall'Asia vedono la Germania, l'Italia o la Francia, ciascuna con la propria identità. Ma, dalla difesa all'economia, solo una potenza continentale potrà competere con gli USA, la Cina e India " sostiene Michele Canonica, autore, con il Ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, di "La diversità come ricchezza: a che serve l'Europa? (Einaudi)."Bisogna far capire alla gente che la crisi sarebbe peggiore senza l'Unione, perché Bruxelles impone i suoi sacrifici, è vero, ma grazie all'accordo salva-Stati è scritto su bianco e nero che tutti si impegnano a mettere insieme soldi per evitare fallimenti epocali"

Il settimo ed ultimo punto, non poteva che essere la degna conclusione di un articolo basato su terrorismo e menzogne. La tesi sostenuta è che l'Italia è troppo piccola per crearsi un proprio spazio nel mondo e quindi deve unirsi in un enorme blocco di Paesi, in difetto di democrazia, che competerebbero con USA, Cina ed India (cosa smentita dai dati, poiché la crisi europea è fortemente vincolata a squilibri fra Paesi della stessa Ue e non con Paesi extra Ue). Ma ci rallegriamo: pagheremo meno la connessione su tutta l'Europa. Se potremo permettercela. Intanto, articoli come quello del Daily Mail, che ci ricorda che fare parte di una unione di Stati non significa necessariamente avere gli stessi diritti dei cittadini dei rispettivi stati-nazione, e che quindi spingere verso l'emigrazione può anche non essere una soluzione (ma addirittura acuire il malcontento ormai dilagante in Ue), vengono bellamente ignorati.

 

Dunque, se la propaganda è arte, l'Italia può stare serena: il suo posto di leader di settore risulta ancora una volta più che confermato. Così come anche il suo posizionamento nel world press freedom index 2014, al 49° posto fra Nigeria (48) e Taiwan (50).


 

Fonte: Voci dall'estero