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Il QE è “l’ultima migliore speranza” – se si ignora la prima migliore speranza – William Black

È la maledizione del commentatore sui commentatori. Ho recentemente dato un parere favorevole su un articolo di Neil Irwin del New York Times sulla zona euro. Il 22 gennaio 2015, ha scritto un articolo circa l'adozione da parte della BCE del quantitative easing (QE), nel quale ha sostenuto che era "l'ultima, migliore speranza" per la zona euro. In tutta onestà l’articolo di Irwin è molto scettico, come se il QE sia una povera "speranza" per la zona euro. Irwin ha anche riportato una citazione giusta di Mario Draghi, il capo della BCE.

Il Sig. Draghi ha riconosciuto che ci sarebbe voluto di più che un rubinetto di denaro aperto da parte della banca centrale per ottenere che l'economia europea torni in pista, e che le autorità politiche di tutta l'Europa devono agire così. 'Quello che la politica monetaria può fare è creare le basi per la crescita', ha detto in una conferenza stampa a Francoforte. 'Ma per la aumentare la crescita, sono necessari gli investimenti. Per gli investimenti, è necessaria la fiducia. E per la fiducia, sono necessarie le riforme strutturali'".

Sì, Draghi, sette anni dopo l'inizio della crisi europea, fa ancora affidamento su quella che Paul Krugman giustamente deride come “la fata della fiducia”. Si noti come due concetti che gli economisti considerano critici in modo schiacciante scompaiano dalla favola di Draghi: la domanda inadeguata e gli stimoli fiscali. Irwin non tratta nessuno di questi punti.

"Le riforme strutturali" sono un eufemismo disonesto per una guerra contro i salari dei lavoratori e più della stessa deregolamentazione verso il basso che ha contribuito a creare un ambiente criminogeno ed ha fatto diventare la City di Londra il nero pozzo finanziario globale. La guerra contro i salari dei lavoratori riduce ulteriormente la domanda, ma è progettato per innescare una corsa verso il fondo della zona euro. L'obiettivo evidente è quello di aumentare i profitti aziendali e la ricchezza degli amministratori delegati, ma la guerra contro i salari dei lavoratori è razionalizzata essenzialmente per vincere la gara per diventare i più grandi esportatori netti. Sì, il neo-mercantilismo, la rovina dell'esistenza di Adam Smith, è tornato. E si sta diffondendo grazie a chi pretende di essere suo devoto. Non possiamo, ovviamente, essere tutti esportatori netti.

È letteralmente scritto nei libri di testo che la prima e migliore opzione di rispondere ad una recessione è con una combinazione di stimoli fiscali e monetari. In una grave recessione uno stimolo fiscale è molto più efficace di uno stimolo monetario. La Troika ha rifiutato di acconsentire a degli stimoli fiscali significativi ed ha invece insistito sull’austerità autodistruttiva. I tentativi della Troika per far scomparire la politica fiscale come politica sono passati attraverso l'invocazione costante dell'affermazione che "non c'è alternativa" (TINA) all'austerità.

È brutto quando i plutocrati di Davos e gli economisti sono più favorevoli agli stimoli che il NYT

La dissolutezza annuale di Davos è in pieno svolgimento. Il New York Times ha rintracciato Kenneth Rogoff, il sommo sacerdote dei falchi del debito a Davos. Si è scoprerto che anche Rogoff concorda sul fatto che l’imposizione dell’austerità da parte della Troika è stato auto-distruttiva e necessita di essere fermata. Più precisamente, dice cose contraddittorie da entrambi i lati della sua bocca.

"[P]iù grandi passi devono essere fatti per stimolare fiscalmente i paesi europei più colpiti, il signor Rogoff ha aggiunto. In primo luogo, ha aggiunto, è opportuno procedere per alleggerire in modo significativo il debito pubblico di questi paesi, con l'obiettivo di dare spazio e libertà ai governi per spendere di più".

Se Rogoff vuol dire che il “perdono” del debito deve essere abbastanza grande per "alleggerire in modo significativo il debito pubblico di questi paesi", va bene; ma non accadrà. Egli ammette che "passi molto più grandi devono essere fatti per stimolare fiscalmente i paesi europei più colpiti." Quando l’opinione del NYT sulla zona euro è molto più a destra di quella di Rogoff si sa che il giornale è perduto.

 


Traduzione a cura di Luca Pezzotta

Fonte: New Economic Prespectives