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Izquierda Unida propone un piano di 9,6 miliardi per creare un milione di posti di lavoro in un anno

Garzón sostiene che il suo programma economico può essere finanziato attraverso la riforma fiscale e la lotta contro l’evasione fiscale


Il deputato di IU e candidato premier, Alberto Garzón, con Randall Wray, e l’economista Eduardo Garzón.
EFE / Fernando Alvarado

 

MADRID - Il portavoce economico di Izquierda Plural (coalizione di sinistra che comprende IU-ICV-CHA) e futuro candidato di Izquierda Unida alla Presidenza di Governo, Alberto Garzón, questo mercoledì ha presentato una proposta per la creazione di un milione di posti di lavoro finanziata, nel suo primo anno di attuazione, attraverso un investimento netto di 9.6 miliardi di euro.

Questo programma di lavoro garantito, che sarà uno dei punti cardine del suo programma elettorale in riferimento all’occupazione, è ispirato alla teoria monetaria moderna e al libro del professor L. Randall Wray su questo tema, che fornisce un indirizzo alternativo alle teorie convenzionali su come lo Stato deve spendere e investire per migliorare il benessere sociale e garantire il diritto al lavoro dei cittadini.

In concreto, lo Stato garantirebbe un posto di lavoro retribuito e con condizioni lavorative degne a tutti i cittadini in settori, come l'istruzione, la Sanità, l'assistenza per i non autosufficienti, anziani o minori; l'ambiente, il trattamento dei rifiuti, recupero di edifici o le energie rinnovabili, tra le altre cose.


La società civile definirebbe i settori da rinforzare e individuerebbe le attività da migliorare o che si debbano evidenziare e remunerare (ad esempio, la cura degli anziani e dei non autosufficienti) e, successivamente, si assumerebbero i lavoratori necessari attraverso le organizzazioni sociali o anche Comuni e Regioni Autonome, a seconda del tipo di servizio in questione.

"Non deve essere un piano gerarchico definito dall'alto, è molto più decentralizzato," ha insistito Garzón, differenziando la sua proposta da altri programmi come il Plan E* varato dal governo di José Luis Rodríguez Zapatero per creare posti di lavoro.


Nonostante ciò, lo Stato si farebbe carico del finanziamento del programma, che nel primo anno di applicazione potrebbe creare sino a un milione di posti di lavoro con un esborso iniziale di 15 miliardi di euro, che, detratti i contributi previdenziali e le entrate fiscali, si ridurrebbero a 9.6 miliardi di investimento netto, finanziabili attraverso una riforma fiscale e la lotta contro l'evasione.

IU riconosce, tuttavia, che "per la prima erogazione potrebbe essere necessario ricorrere direttamente ai prestiti della Banca centrale europea (BCE) attraverso l'Istituto di Credito Ufficiale (ICO)" e che, come ultima risorsa, si potrebbe ricorrere a investitori privati.

Secondo Garzón, il programma verrebbe attuato "gradualmente e in diverse fasi" e gran parte dell'investimento iniziale verrebbe recuperato attraverso le nuove entrate fiscali generate e dai nuovi posti di lavoro nel settore privato - tra 200.000 e 300.000, secondo IU - che si creeranno dall’aumento del consumo innescato dall’incremento del potere d'acquisto dei cittadini.


"Così si potrebbe arrivare alla piena occupazione in un breve lasso di tempo, più veloce rispetto ad altre opzioni (di politica economica), che sicuramente non mirano a questo", ha detto il deputato di Malaga, che crede che il costo del programma sia "insignificante ", rispetto, per esempio, al salvataggio delle banche, o anche ai costi derivanti dall’attuale alto livello di disoccupazione.

Lavoro a tempo indeterminato

Nel frattempo, i cittadini avrebbero un contratto di lavoro a tempo indeterminato con salari compresi tra 900 e 1200 € al mese lordi per dodici mensilità, in linea con altri benefici (ad esclusione della disoccupazione) e con altri benefici, come contributi pensionistici, aiuti per le spese di viaggio o permessi per vacanze o paternità.

Questo salario garantito funzionerebbe anche come "salario minimo de facto", dato che "sarebbe molto difficile che chi può lavorare per 900 € scelga di andare dove è pagato meno", e ciò costringerà le aziende private a offrire salari più alti e condizioni di lavoro migliori e permetterà che i cittadini "non siano più costretti ad accettare lavori spazzatura e condizioni di semi-schiavitù", ha sottolineato Garzón.


L'idea è che il modello, che sarà di portata nazionale a causa principalmente della struttura fiscale della Spagna –è lo Stato l’incaricato di riscuotere il grosso delle tasse–, sia applicato adeguatamente alle condizioni di ciascun territorio e vengano stabiliti requisiti non discriminatori per i diversi lavori.

"Questo piano si può può attuare entro i limiti della UE, e potrebbe essere ancor più ambizioso con un’altra architettura comunitaria che non agisca come una camicia di forza e se la BCE fosse veramente indipendente ed al servizio del popolo", ha aggiunto il responsabile di IU, che non esclude di presentare qualche iniziativa parlamentare su questo argomento prima della fine della legislatura.

"Ci sono alternative"

Alberto Garzón ha insistito sul fatto che esiste un’alternativa al "pensiero unico neoliberale" e ha sottolineato che questo programma di lavoro garantito porterebbe ad una maggiore stabilità politica, alla riduzione della povertà e della disuguaglianza, e risponde anche a una domanda di una maggiore democratizzazione dell’economia e di una più equa distribuzione della ricchezza.

"Senza lavoro e senza diritti sociali, non esiste democrazia", ha sottolineato, assicurando che è tecnicamente possibile attuare questa proposta e che l'unica cosa che manca è "la volontà politica". "Se (il presidente Mariano) Rajoy volesse, potrebbe farlo partire domani stesso", ha concluso.

Nel frattempo, Randall Wray, che era presente alla presentazione della proposta, ha respinto le teorie che equiparano il funzionamento dello Stato con quello di una famiglia, dal momento che il primo può emettere una propria moneta e non può rimanere a corto di soldi, per cui le sue possibilità di spesa
e di investimento sono diverse e l'austerità non è l'unica strada percorribile.

Ciò rende plausibile il lavoro garantito, che venne già applicato in qualche modo negli Stati Uniti negli anni '30 del XX secolo con il New Deal di Franklin D. Roosevelt, ma anche in Argentina e, più recentemente, in India, che ha anche "incluso nella sua Costituzione il diritto al lavoro", che anche la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani delle Nazioni Unite riconosce.

La differenza con questo tipo di proposte implementate fino ad oggi in altri paesi –"Quasi tutti quelli che hanno un tasso di disoccupazione inferiore al 2%", secondo il professore statunitense – risiede nel fatto che IU ambisce a renderla "universale e permanente" e a non interromperla una volta passata la crisi.

4 marzo 2015


Traduzione di Alessandro Luiu e Antonello 'Martinez' Gianfreda 

Fonte: http://www.publico.es/politica/iu-plantea-plan-600-millones.html