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Stop dogane: è davvero cosa buona? Prima le persone, poi le merci, e non il contrario

Il 18 aprile anche Bari ha preso parte alla giornata di mobilitazione mondiale contro il Ttip (Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti) e gli altri trattati di libero scambio, tra i quali il Ceta, ossia l’accordo con il Canada, e il Tisa, il negoziato sulla liberalizzazione dei servizi. Lo ha fatto attraverso due iniziative organizzate dal ‘Comitato stop Ttip Puglia’ in collaborazione con altre associazioni aderenti, l’una svoltasi di mattina in via Sparano per manifestare, e l’altra di sera presso il Lap di via De Rossi, 9.

 

Che cos’è il Ttip? È un trattato in corso di negoziazione tra l’Europa e gli Stati Uniti avente ad oggetto il tema dell’accesso al mercato con la finalità di eliminare i dazi doganali ed altre barriere per rendere più agevoli le importazioni, le esportazioni e gli investimenti oltreoceano.

Oltre a lanciare anche a Bari la sottoscrizione europea Stop Ttip, obiettivo comune dei manifestanti è stato soprattutto quello di “disvelare il fantasma” attraverso un’informazione, che ribaltasse la logica alla base del trattato oggetto di contestazione, la logica – come si legge nella descrizione facebook dell’evento – delle “merci prima delle persone”, per riabilitare il primato delle persone sul profitto.

Per richiamare le caratteristiche insidiose del Ttip, era presente la mattina in strada e successivamente, in serata, in esposizione in via De Rossi un “cavallo di Troia” realizzato dall’artista Nicola Genco.

Al fine di approfondire il tema del Ttip, gli interventi serali sono stati intervallati dalla visione di alcuni spezzoni della puntata di Report del 19 ottobre 2014 dal titolo Il segreto sul piatto; sono emerse le perplessità di quanti non lo considerino un semplice accordo commerciale, ma “un cavallo di Troia, che apre le porte ad un attacco devastante alle più elementari leggi e regolamenti nazionali”, riportando le affermazioni di Lori Wallac, direttrice del Public Citizen’s Global Trade Watch, nel corso di un’intervista trasmessa durante la suddetta puntata.

Il timore di questo attacco ai dettami nazionali è generato dalla volontà di omogeneizzare i regolamenti tra Europa e Stati Uniti. Vi sono settori nei quali vi è una forte discrepanza tra la regolamentazione dell’Ue e quella degli Stati Uniti; nel campo dei prodotti geneticamente modificati, ad esempio, la legislazione europea è molto più rigida rispetto a quella statunitense, definendo come e quando tali prodotti possano essere venduti in Europa. Negli Stati Uniti, invece, gli organismi geneticamente modificati sono abitualmente consumati. Secondo gli oppositori del Ttip, l’accordo comporterebbe l’eliminazione delle etichette recanti “prodotto da Ogm”, minando così la sicurezza alimentare; stesso discorso potrebbe farsi per il made in Italy, minacciato dal fatto che l’eventuale mancanza dell’indicazione dell’origine geografica di un bene consentirebbe alle multinazionali di commerciare prodotti, che richiamano l’italianità pur non essendo italiani.

In aggiunta, potrebbe risultare in pericolo il principio di precauzione europeo, in base al quale, in caso di incertezza riguardo all’esistenza e alla portata dei rischi per la salute delle persone, si possono assumere misure cautelative e protettive senza attendere che siano dimostrate scientificamente la realtà e la gravità di questi rischi; altrettanto non avviene negli Stati Uniti.

A quanti li giudicano complottisti, un’accusa negli ultimi tempi abusata – direi inflazionata per adeguarmi al contesto economico – gli scettici sul Ttip rispondono che la segretezza sulla negoziazione alimenta i dubbi. Anche alcuni eurodeputati, che saranno chiamati a ratificare il testo ultimato, poi, non hanno giudicato positivamente certo esercizio della trasparenza; il giornale “eldiario.es” ha riportato la testimonianza sull’esperienza negativa vissuta da un eurodeputato spagnolo del gruppo dei Verdi, Ernest Urtasun, dopo aver avuto accesso alla stanza sita presso il Parlamento Europeo, dove sono custoditi i documenti sul Ttip. Privato della penna, della carta e del telefono, ha dovuto firmare un documento per impegnarsi alla riservatezza e ha avuto a disposizione solo due ore per valutare del materiale tecnicamente di non facile accesso agli estranei alla materia.

pubblicato il  4 maggio 2015 su il foglio di Maxima